Articoli filtrati per data: Aprile 2017

Opliti greci - kit Italeri - scala 1/72

"L'ultimo Baluardo"

L'oplita (o oplite; in greco antico: Ὁπλίτης, hoplìtes), al plurale opliti, era un soldato della fanteria pesante dell'antica Grecia.
La sua armatura, definita con il termine panoplia, era costituita da un elmo, in greco kranos, da una corazza in lana lavorata che proteggeva efficacemente dalle frecce ed era accessibile alla gran parte della popolazione (solo i nobili potevano permettersi corazze più elaborate in bronzo), da schinieri in bronzo, da una corta spada in ferro (xiphos), da una lancia (dory) ed infine da uno scudo bronzeo rotondo (hoplon) fornito di un passante centrale e di un'impugnatura lungo il bordo (antilabē).
Questo tipo di scudo, che consentiva una tenuta molto salda in posizione di difesa contro gli assalitori, costituì un'innovazione decisiva e sembra da mettere in relazione con il sorgere della falange, formazione compatta di combattenti che con gli scudi si coprivano a vicenda.
L'innovazione consisteva nelle dimensioni dello scudo, che variavano dai 60 cm ai 90 cm, sufficienti a proteggere le parti del corpo più vulnerabili.
A partire dal 1300-1200 a.C. alcune popolazioni anatoliche iniziarono ad utilizzare, presto imitate nell'Egeo, armature pesanti e ampi scudi, atti a ripararsi adeguatamente dalle armi degli arcieri a cavallo, dei carri da guerra e dalle avverse fanterie. Questi guerrieri iniziarono anche ad utilizzare ben presto lunghe lance, invece di corti giavellotti e lance leggere.
  
  
Lo scudo di legno e di vimini che copriva l'intera persona fu sostituito da quello di metallo, il quale copriva tre quarti del guerriero. Le parti esposte venivano protette con armature specifiche per le gambe, le braccia e la testa. Il complesso di queste armi, compresa la spada, costituiva la panoplia. Essa era meno costosa della dotazione del cavaliere e quindi poteva essere posseduta dai cittadini della classe media. Gli opliti spartani erano tenuti ad avere armature tutte uguali, mentre nelle altre polis si stabiliva solo il tipo di dotazioni necessarie ed ogni singolo oplita se le procurava in base ai suoi gusti ed alle sue possibilità.
 
Gli opliti in battaglia operavano in ranghi serrati costituendo un muro di metallo da cui spuntavano le lunghe lance e tale formazione fu tanto efficace che il ruolo della fanteria leggera, della cavalleria e dei carri da guerra, fu notevolmente ridimensionato in Grecia. La filosofia bellica dell'oplite si basava sulla moderazione e l'aiuto reciproco e non sulle gesta valorose di un eroe, non esistono infatti opliti nei poemi omerici.
 
  
  
  
Nei sec. VII-VI a.C. gli opliti divennero la forza preponderante negli eserciti di Atene, di Sparta e di altre città greche, e tale struttura militare si diffuse in Occidente sia nelle comunità della Magna Grecia, sia attraverso la società etrusca a Roma, dove furono valorizzati politicamente nella metà del VI secolo a.C. con la costituzione centuriata di Servio Tullio. In seguito, con il decadere dei regimi aristocratici, gli opliti rimasero il corpo militare per eccellenza, nel quale venivano però arruolati, ormai a spese dello stato, anche cittadini delle classi meno abbienti.
La struttura militare dell'esercito oplitico venne superata prima dagli eserciti organizzati sempre in falange, macedoni, e infine dai romani, la cui tecnica militare si era evoluta nella tattica manipolare.
 
Buon Modellismo a Tutti
 
Vianello "Polpetta" Gianluca

Fiat G.55 Centauro - Kit SMER - scala 1/48

1a Squadriglia Caccia "Gigi Tre Osei" del 2° Gruppo Caccia dell'ANR - pilota Ten. Ugo Drago

Il Fiat G55 “Centauro” è stato, ed è tuttora, considerato uno dei migliori aeroplani che abbiano solcato i cieli durante la seconda guerra mondiale, peccato solo che sia stato prodotto alla fine del conflitto ed in pochi esemplari. Il modello realizzato vuole essere la rappresentazione del “7 nero” pilotato dal Ten. Ugo Drago, in dotazione alla 2° Gruppo Caccia - 1^ Squadriglia “Gigi Tre Osei” nella sua caratteristica livrea a losanghe.

Non sono molti i modelli che riguardano il Fiat G55 e, anche se non conosco gli altri, quello della Smer è sicuramente un modello terrificante. Già aprendo la scatola si può avere un sussulto di orrore: stampate tutte in positivo, bave e ritiri dovuti da uno stampaggio non proprio eccelso, particolari molto grossolani. In compenso i dettagli non esistono!

Armandosi di pazienza si cerca di ridurre al minimo i difetti: la mancanza totale di interni fa optare per un tettuccio ermeticamente chiuso, si effettuano i fori dove deve entrare ed uscire l’aria per il raffreddamento e gli scarichi del motore, si realizza una griglia di ingresso e di uscita per il radiatore inferiore, si rifanno le mitragliatrici alari e sul mozzo dell’elica, ecc.

 

Anche le decalcomanie hanno il loro peso, e non in senso figurato, in quanto il film è oscenamente spesso e si adatta con difficoltà alle asperità create dalla positività delle stampate (salvo eliminare tutti i rivetti oltre ai bordi dei portelli di ispezione e carico). Inoltre anche i colori delle decalcomanie sono sbagliati (il verde della bandiera è errato e gli stemmi alari sono uno in bianco ed uno in nero su fondo neutro, mentre andrebbero entrambi neri su fondo bianco). Per ultimo permettono di realizzare un modello italiano (della Squadriglia “Diavoli Rossi”) ed un modello tedesco ( ??? ), non tenendo in alcun conto le squadriglie “Asso di Bastoni” e “Gigi Tre Osei”.

La plastica con cui è realizzato non è male dal punto di vista lavorabilità, si lavora facilmente e si incolla altrettanto bene. I pezzi, quei pochi presenti, si uniscono senza grossi problemi se si esclude l’imbarcata che quelli più grandi facilmente prendono (è un classico di questa marca). Ma con mollette e scotch si riesce ad avere ragione anche dei pezzi più ostici.

Fatte le poche modifiche ritenute indispensabili (un minimo di interno con seggiolino, cruscotto e pianale; mitragliatrici; radiatore inferiore e qualche foro qua e la) si può passare al reparto verniciatura, dopo una breve sosta al reparto stucca e carteggia. La plastica non è delle migliori per “trattenere” la pittura quindi meglio iniziare da una mano di primer per poi passare ad un preshading, molto limitato, con il nero. Non sono molte le informazioni che si possono trovare su questo modello (il 7 giallo di U.Drago) ma soprattutto tutte discordano per quel che riguarda il colore delle estremità alari e dell’ogiva dell’elica.

  

Ho optato per un’ogiva bianca/gialla e per le estremità alari gialle. I colori utilizzati per la mimetica superiore sono gli Italeri, creati appositamente per la RSI, e corrispondono al Giallo Mimetico 4645AP – FS33434, al Marrone Mimetico 1 – 4640AP – FS30109 ed al Verde Mimetico2 – 4723AP – FS34092, mentre l’azzurro della parte inferiore è stato realizzato con un Tamiya XF23. La fascia bianca è stata realizzata con un Tamiya XF2, mentre la fascia gialla sotto il motore e dell’ogiva è stata realizzata con un Tamiya XF3. Dipinta la parte inferiore, sono passato al giallo mimetico, al marrone per finire con il verde.

Finalmente posso dare una prima mano di vernice trasparente per fissare questa fatica. Si passa ora alla posa delle decalcomanie. Tutte sono state rifilate per eliminare l’enorme ed antiestetico bordo esterno. Le bandiere sono state liberate della parte verde (tagliata con un bisturi) e dopo la posa sono state ripristinate con il verde bandiera a pennello; prima di posizionare i loghi alari sono stati realizzati quadrati da 14 mm di lato e successivamente posizionati i ….. Quelli inferiori sono stati realizzati a pennello.

Terminata la posa delle decalcomanie altra mano di vernice trasparente e poi avanti con i filtri di invecchiamento e con i gessetti per schiarire i pannelli e ralizzare gli scarichi del motore e dei filtri. Per questo tipo di invecchiamento faccio abbondante uso di gessetti da madonnari in quanto più grassi di quelli normali e la polvere che viene prodotta grattandoli con il pennello si deposita facilmente sui modelli e, sporcandoli poco per volta, mi permette di effettuare un lavoro che mi soddisfa.

  

  

  

  

Terminato anche questo passaggio ultima mano di vernice e poi via in vetrina in attesa di essere esposto alla prossima mostra.

Buon modellismo a Tutti

Scarpa Mauro

U.S. M113-A2 - Kit Academy - scala 1/35

U.S. Army - Vietnam 1968/69

 

La Company D, 16th Armor, 173rd Airborne Brigade dell'U.S. Army ad essere impiegata in Vietnam. In origine consisteva di tre plotoni di M113 e di un plotone self-propelled anti-tank systems (SPATS). Era l'unica unità armata indipendente nella storia dell'esercito americano.

  

  

  

  

All'arrivo della compagnia in Vietnam, gli fu aggiunta una quarta unità; Questo era dotato di M106 4.2 iper l'impiego dei mortai (M113 modificati). Il plotone con i mortai fu spesso impiegato con le unità di fanteria per fornire un supporto di fuoco di copertura. Il Platoon SPATS è stato poi riequipagggiato con M113 alla fine del 1966, mentre il plotone con i mortai fu disattivato all'inizio del 1967. Dall'inizio del 1967, la D / 16 aveva tre linee plotoni dotati di M113 nella sua versione diesel, la M113A1. Alla fine del 1968 tutt i carri furono standardizzati con tre mitragliere calibro M2 .50 e due mitragliatrici M60 montate su ogni lato. Da dire che con il tempo la composizine delle mitragliatrici variò notevolmente da APC ad APC.

  

  

  

Venticinque paracadutisti della D / 16 ° sono stati uccisi in azione e molti altri furono feriti durante il corso della guerra. La battaglia più importante della Divisione XVI si è svolta il 4 marzo 1968 a North Tuy Hoa. "Durante la giornata, la compagnia ha perso 5 uomini, 16 feriti e 3 scomparsi (sono stati dicgiarati morti), il nemico ha subito perdite maggiori: circa 2 battaglioni nemici, l'85 ° Main Force (VC) e il 95 ° Reggimento NVA, sono stati annientati con 297 morti nelle loro file.

  

  

  

  

La compagnia fu disattivata nel 1969 e gli M113 del reparto furono distribuiti alla E Company, allla 17a Cavalleria, la 173a Brigata Aerea.
 
Buon Modellismo a Tutti
 
Moreno "Gandi" Gandini

Macchi MC.205 Veltro - Kit Italeri - Scala 1/72

Macchi MC.205 "23-1" della 1a Squadriglia Caccia "Asso di Bastoni" del 1° Gruppo dell'ANR

Questo Macchi MC.205 della 1^ Squadriglia, con numero identificativo “23-1”, recava MM.92302, impiegato da alcuni dei migliori piloti dell’ANR tra i quali Luigi Gorrini e Adriano Visconti. Il velivolo in questione è stato riprodotto sulla base di Campoformido nell’aprile del 1944. Poi nel maggio-giugno dello stesso anno, il velivolo riceverà una fascia bianca in fusoliera.

  

  

  

  

Il kit della Italeri è tutto sommato di buona fattura, con un accenno di interni, discrete pannellature. Alcuni errori vengono riportati nel foglio istruzioni, come la colorazione dell’ogiva, fatta a segmenti e non a spirale, alcune decal mancanti (come ad esempio il numero 1 sul carrello). Tutto sommato cose che possono essere corrette facilmente.

L’assemblaggio del velivolo risulta buono senza troppe stuccature o correzioni.

Il velivolo in questione riceve una mimetica tipo Luftwaffe in RLM 74/75/76.  Per la colorazione ho impiegato tutti colori della Gunze, rispettivamente H68, H69 e H314. Le chiazze in fusoliera sono fatte con il RLM 74/75 (H68 e H69).

  

  

  

  

  

  

  

Le decal sono buone, non troppo spesse e con un ammorbidente tipo Mr.Mark Softer si adattano bene alle pannellature.

In chiusura un paio di mani di trasparente opaco con un mezza goccia di H69 per desaturare meglio le decal.

  

  

  

  

  

Buon Modellismo a Tutti

Roberto "Cima" Cimarosti

Lockheed/GD F-16 Fighting Falcon - Kit Revell - scala 1/72

349° Squadron (F) della Belgian Air Force

Questo reparto venne formato come reparto da caccia in Nigeria nel giugno del 1942, ed equipaggiato, nel novembre dello stesso anno, con i Curtiss P-40 Tomahawk. Inizialmente fu destinato alla difesa del Congo Belga, ma poco dopo fu trasferito per le operazioni in Africa settentrionale. in seguito passava in Gran Bretagna a Witterning, dove ricevette (il 5 giugno del 1943) i primi Supermarine Spitfire. Divenne operativo con questo reparto nell'agosto del 1943, iniziando ad operare nei cieli francesi.

  

  

  

Partecipava allo sbarco in Normandia, passando poi in suolo francese nell'agosto del 1944, compiendo missioni di cacciabombardamento e scorta ai bombardieri. Nell'aprile del 1944 passava in Olanda, e dopo la sconfitta della Germania, fu impiegato per un periodo nella forza di occupazione. Passerà sotto il controllo dell'Aviazione Belga il 24 ottobre del 1946.

L'avventura con i General Dynamics F-16A/B Fighting Falcon inizia nel 1976, e nel 1992 festeggia il 50° anniversario della formazione dello Squadron con F-16 commemorativo, raffigurante sul dorso uno Spitfire.

  

  

  

Buon Modellismo a Tutti

Francesco "Kekko" Sfriso

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