21 Gennaio 2023

Macchi MC.202 Folgore - Kit Hasegawa - Scala 1/48

Macchi MC.202 Folgore (con MM.9066) della 151^ Squadriglia del 20° Gruppo CT del 51° Stormo CT di base a Foligno nel 1943. Pilota Sergente Maggiore Enio Tarantola.

Ennio Tarantola nasce a Como il 19 gennaio 1915. Il soprannome di "Banana", con cui era noto in tutta la Regia Aeronautica, era dovuto alla sua attività di venditore di questi frutti esotici con un carrettino in piazza Cavour, per conto della ditta Colombo-Poggi. Innamorato del volo, all'età di diciassette anni frequenta una scuola di volo per alianti, dove consegue il brevetto. Successivamente decide di entrare nella Regia Aeronautica per divenire pilota militare. Frequenta la Scuola Militare di Volo di Milano-Malpensa, dove consegue il brevetto militare. Tarantola, pilota giovanissimo, fu assegnato con il grado di sergente pilota alla 151ª Squadriglia del 6º Stormo di base a Campoformido, e quindi alla Scuola Caccia.
Allo scoppio della guerra civile spagnola, benché con solo 110 ore di volo alle spalle, decide di aggregarsi all'Aviazione Legionaria italiana raggiungendo la Squadriglia "Cucaracha" inquadrata nel XVI Gruppo Caccia Terrestri. Sulla coda del suo biplano da caccia Fiat C.R.32, dipinge la scritta autoironica "Pivello". Ma il 20 gennaio 1938 abbatte, proprio con un Fiat, il suo primo aereo avversario, il pari ruolo Polikarpov I-15 Chato delle Fuerzas Aéreas de la República Española. Durante la sua permanenza in terra di Spagna compie 400 ore di volo e rientra in Italia nell'ottobre del 1938, decorato con due Medaglie d'Argento al Valor Militare. In patria riprende servizio presso la 155ª Squadriglia, 3º Gruppo, 6º Stormo C.T, equipaggiata con i soliti Fiat CR.32.

Allo scoppio della seconda guerra mondiale il suo reparto viene trasferito in Sardegna, sull'aeroporto di Monserrato, da dove inizia a compiere lunghe ricognizioni marittime che lo fanno gravemente ammalare. Al suo rientro in reparto si ritrova destinato a prestare servizio sotto il comando del capitano Giuseppe Cenni, operando ai comandi di un bombardiere in picchiata Junkers Ju 87, soprannominato dagli italiani Picchiatello, della 239ª Squadriglia, 97º Gruppo Bombardamento a Tuffo. Per circa otto mesi, dal marzo all'ottobre del 1941, vola su questa versione italiana dei celebri Stuka. Il 29 giugno 1941 colpisce con una bomba il cacciatorpediniere della Royal Australian Navy HMAS Waterhen che, anche a causa degli attacchi tedeschi, affonda. Il giorno seguente il suo Junkers Ju 87 viene abbattuto e Tarantola rimane 18 ore sul suo battellino di salvataggio prima di essere recuperato da un idrovolante Cant Z.501 Gabbiano. Allora chiede, e ottiene, di tornare ai reparti caccia. Il 4 novembre 1941 viene quindi assegnato alla 151ª Squadriglia del 20º Gruppo, sotto il comando del capitano Furio Niclot Doglio. Il 20º gruppo è inizialmente dislocato sull'Aeroporto di Martuba, per passare poi su quello di Sidi Rezegh (villaggio 30 km a SE di Tobruch). Su quest'ultimo aeroporto viene decimato da un'incursione di bombardieri Bristol Blenheim, avvenuta il 19 novembre. Ben diciotto caccia Fiat G.50 vengono distrutti al suolo, e Tarantola riesce a salvare il proprio velivolo decollando sotto il bombardamento aereo per rientrare a Martuba. Su questo velivolo, il 5 dicembre 1941, abbatte un Curtiss P-40 in Nord Africa. Nei giorni successivi il gruppo ripiega su Agedabia ed alla fine del dicembre 1941, rientra in Italia, a Reggio Calabria, per essere riequipaggiato con i Macchi M.C.202 Folgore e subito dopo la 151ª Squadriglia viene trasferita al 51º Stormo.
Durante il 1942, Tarantola pilota di solito il Macchi MC.202 (151-2), contraddistinto dalla vistosa scritta "Dài, Banana!" sul cofano motore ed è spesso il gregario del capitano Furio Niclot Doglio. Il 29 maggio scorta cinque bombardieri Savoia Marchetti S.79 Sparviero che trasportano Benito Mussolini e lo Stato Maggiore in una visita al fronte nordafricano.

  

  

  

Nel giugno del 1942 il Maresciallo Tarantola, con la 151ª Squadriglia, viene trasferito all'Aeroporto di Ponte Olivo in Sicilia per gli attacchi contro Malta. La sera del 1º luglio 1942 rivendica l'abbattimento di un Supermarine Spitfire su Malta, dopo un combattimento con il 603° Squadron. I piloti italiani, in quell'occasione, dichiaravano otto Spitfire abbattuti a fronte del danneggiamento di due caccia. La RAF, da parte sua, rivendicava l'abbattimento di un Macchi, più uno probabile, ammettendo la perdita di un solo Supermarine Spitfire.
La mattina del 4 luglio, dieci Spitfire del 249° Squadron intercettavano tre S.M.84bis del IV Gruppo scortati da 22 M.C.202 del 51º Gruppo con ulteriori 17 "Folgore" a quota più alta, come scorta indiretta. Durante il combattimento, il 249° Squadron rivendicava tre bombardieri abbattuti a fronte di nessuna perdita, anche se due degli Spitfire risultavano gravemente danneggiati. Gli italiani persero due bombardieri, ma rivendicarono l'abbattimento di quattro Spitfire, uno da parte dei bombardieri e tre da parte dei caccia, incluso quello dichiarato da Tarantola.
Il 7 luglio abbatteva, proprio in collaborazione con Niclot Doglio, lo Spitfire (matricola AB 500) del Flight Sgt. D. Ferraby appartenente al 249° Squadron. Il 9 luglio mentre scortava (sempre con Niclot) dei bombardieri tedeschi Junkers Ju 88 su Luqa fu colto, con il suo comandante, da un malore dovuto al cattivo funzionamento dell'impianto dell'ossigeno a 8 000 metri.
Venerdì 10 luglio la "coppia" Niclot-Tarantola otteneva un'altra vittoria in collaborazione, durante una grande battaglia aerea a sud di Rabat, che vedeva coinvolti 19 M.C.202 del 20º Gruppo e 6 M.C.202 del 155º Gruppo, in appoggio ai Messerschmitt Bf 109 dello Jagdgeschwader 53 contro sette Spitfire del 249° Squadron, più tardi rinforzati da altrettanti Spitfires del 603° Squadron. Uno Spitfire che aveva attaccato degli Ju 88 veniva a sua volta abbattuto dopo un lungo combattimento sul Mediterraneo. Poco dopo, un altro Spitfire che aveva attaccato, con altri tre, di sorpresa i Macchi, sulla via del ritorno, veniva abbattuto dal capitano della 151ª Squadriglia, ma il Macchi di Tarantola rientrava fortemente danneggiato.
Il 23 luglio, sempre durante una scorta agli Ju 88, abbatteva un altro Spitfire che cadeva nella baia di St. Thomas. Era la sua quinta vittoria aerea: Tarantola era ormai un "asso" (anche se solo ufficiosamente, non riconoscendo la Regia Aeronautica un tale titolo). Pochi giorni dopo, proprio mentre volava assieme a un altro asso, il suo comandante Niclot Doglio, aveva uno scontro dagli esiti tragici con l'asso canadese George Beurling.

  

  

  

Il 27 luglio 1942, Tarantola, Niclot, il sergente Faliero Gelli della 378ª Squadriglia e il sottotenente Beniamino Spadaro venivano attaccati contemporaneamente, di fronte, da sei Spitfire e da sinistra da altri otto. Niclot veniva abbattuto dall'asso canadese George Beurling e Tarantola rimaneva ferito al braccio mentre cercava di rientrare alla base.
Il 14 ottobre - mentre Beurling veniva abbattuto e ferito, nel suo ultimo volo su Malta - Tarantola era impegnato a scortare alcuni bombardieri Ju 88 in un'incursione sull'aeroporto di Hal Far. In questa occasione la formazione italo-tedesca venne intercettata da 19 caccia nemici ed egli abbatteva uno Spitfire, ma il suo aereo veniva seriamente danneggiato ed era costretto a lanciarsi con il paracadute vicino alla costa siciliana. Purtroppo in questa occasione riportò gravi ustioni alle gambe[3] che lo tennero lontano dai voli per molto tempo. Nel dicembre dello stesso anno la Squadriglia si trasferì a Ciampino per essere riequipaggiata con i nuovi Macchi C.205 Veltro.
Nel maggio del 1943 la 151ª Squadriglia ritornava in servizio all'aeroporto di Capoterra, presso Cagliari. Il 28 giugno, sempre ai comandi di un M.C.202, abbatteva sull'isola un Curtiss P-40. Sempre con il Macchi, il 30 luglio distruggeva un caccia Lockheed P-38 Lightning. Ottenuto, subito dopo, uno dei Macchi M.C.205 serie III (armato con cannoni alari da 20 mm) consegnati alla Regia Aeronautica prima dell'armistizio di Cassibile, il 2 agosto 1943, compiva 5 missioni e riusciva ad abbattere altri due P-38 e colpire un idrovolante Consolidated PBY Catalina che era ammarato rendendolo non operativo. L'8 settembre 1943, prostrato psicologicamente e fisicamente, abbandonava il reparto ritornando a casa.

Nel 1944 decide di arruolarsi nell'Aeronautica Nazionale Repubblicana (ANR), assegnato in forza alla Squadriglia complementare d'allarme “Montefusco-Bonet” dove faceva servizio nel mese di febbraio, il cui scopo era contrastare i bombardamenti degli alleati sulle città italiane . Il 25 aprile 1944, a bordo di un caccia Fiat G.55, decolla con altri otto piloti, sei sui "Centauro" e due su Macchi M.C.205 dell'ANR, per contrastare l'attacco di 117 B-24 Liberator della 304th Wing USAAF, scortati da 45 P-47 Thunderbolt del 325th FG, diretti ad attaccare la fabbrica dell'Aeritalia (allora Fiat Avio) di Torino. I caccia italiani attaccavano i bombardieri, ma venivano subito intercettati dai P-47. Tarantola, colpito pesantemente, doveva lanciarsi dal suo aereo (G.55 serie I "Yellow 8" MM91101), riportando ancora gravi ustioni alle gambe.
La guerra per Tarantola era finita. Nel corso del conflitto aveva abbattuto 10 aerei, ai quali si doveva sommare la vittoria ottenuta in Spagna durante la guerra civile. Durante la seconda guerra mondiale era stato decorato con due medaglie d'argento al valore militare (oltre alle due ricevute in Spagna), due Medaglie di bronzo e cinque Croci di guerra. Inoltre aveva ottenuto per ben due volte la promozione per meriti di guerra.
Dopo il conflitto entrò a far parte della neocostuita Aeronautica Militare Italiana, volando dapprima come istruttore di volo, e poi entrando a far parte della Pattuglia Acrobatica Nazionale come solista. Fino al suo congedo, avvenuto nel novembre 1960, ebbe modo di volare su Fiat G.46, Fiat G.59 e de Havilland DH.100 Vampire. Rimase a Cesenatico fino alla sua morte, avvenuta il 30 luglio 2001 all'età di 86 anni.

  

  

  

Buon Modellismo a Tutti

Roberto Cimarosti "Cima"

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