Articoli filtrati per data: Settembre 2019

Volkswagen Schwimmwagen mod.166 - Kit Italeri - Scala 1/35

Ardenne dicembre 1944

 
La Volkswagen Schwimmwagen è un veicolo militare anfibio per il trasporto leggero, prodotto dalla Volkswagen. Venne prodotto durante la seconda guerra mondiale fino al 1944 in circa 15 000 esemplari.
Il Veicolo era basato sulla meccanica della Kübelwagen, ma era equipaggiata con un motore a benzina sensibilmente più potente. Il VW Schwimmwagen venne prodotto a partire dal 1940 in un discreto numero di esemplari, soprattutto se ne consideriamo le particolarità, vennero prodotti ben 14.625 esemplari. La produzione terminó nel 1944 a causa di bombardamenti che portarono alla mancanza di materie prime. Venne usato soprattutto dalla fanteria e dai paracadutisti.
 
  
 
  
 
Il mezzo era un 4x4 e montava pneumatici speciali: aveva una piccola elica intubata dietro la carrozzeria, che era normalmente ripiegata verso l'alto per non essere danneggiata. Poteva trasportare fino a 4 passeggeri ma non aveva protezione né armamento. Lo scafo era caratterizzato da un profilo "a ciambella", con i cassoni di galleggiamento presenti sia anteriormente che posteriormente. Il veicolo, scoperto, era molto piccolo ed agile, e si dimostrò all'altezza sulla sabbia come sull'acqua. Alcuni esemplari vennero spediti in Nord Africa, ma la maggior parte venne inviata in URSS.
 
  
 
  
 
Lo Schwimmwagen era una preda bellica molto ambita dagli Alleati, che catturavano quelli che potevano per usarli soprattutto come trofeo. In ogni caso non vi erano praticamente equivalenti nel loro arsenale, eccetto l'onnipresente Jeep in versione anfibia. Alcuni mezzi esistono ancora, classificati come mezzi d'epoca.
 
Buon Modellismo a Tutti
Moreno Gandini "Gandi"
 

Macchi MC.205 Veltro - Kit Italeri - Scala 1/48

Macchi MC.205 (23-1), pilotato dal Serg. Magg. Luigi Gorrini della 1^ Squadriglia “Asso di Bastoni” del 1° Gruppo Caccia dell’ANR, di base a Reggio Emilia il 15 giugno del 1944.

Alla data dell'armistizio di Cassibile, Gorrini aveva sostenuto 132 combattimenti, conseguito 15 abbattimenti sicuri e 9 probabili, era stato ferito due volte, era stato citato più volte sul bollettino di guerra ed era stato proposto 6 volte per decorazioni, ottenendone 2.
Gorrini, come altri 6.996 volontari, risponde all'appello del tenente colonnello Ernesto Botto e raggiunge il Nord Italia per continuare a combattere contro gli alleati.

«Dopo aver volato per tre anni fianco a fianco con i piloti tedeschi, sulla Manica, in Nord Africa, Grecia, Egitto, Tunisia e - infine - sulla mia patria, avevo fatto amicizia con alcuni di loro, in particolare dello JG 27... non volevo fare la banderuola, per dire così, e forse sparare sui miei amici tedeschi. Inoltre, volevo proteggere le città del Nord Italia dai bombardamenti indiscriminati per quanto possibile.»
(Luigi Gorrini)

Il 23 dicembre 1943 si arruola nell'Aeronautica Nazionale Repubblicana, nel 1º Gruppo caccia "Asso di bastoni". Il 30 gennaio di quel mese, nel cielo di Grado, ai comandi di un 205 abbatte un P-47 "Thunderbolt" del 325° Fighter Group di scorta a bombardieri americani della 15ª Air Force. La mattina seguente intercetta e fa precipitare nella laguna di Comacchio un P-38 da ricognizione basato all'Aeroporto di Bari-Palese. L'11 marzo abbatte ancora un quadrimotore B-17. Il 6 aprile, a nord di Zara, Gorrini fa precipitare il suo secondo P-47 - appartenente al "Checkertail clan" - ma viene a sua volta abbattuto da un Thunderbolt, riuscendo a salvarsi con il paracadute. Gorrini ottiene la sua ultima vittoria due mesi dopo, il 24 maggio 1944.

  

  

  

Quel giorno decolla con il tenente Vittorio Satta, sempre su M.C.205, per intercettare, sul quadrante di Parma-Fidenza, una formazione di B-24 diretti a sud. Nel cielo di Colorno, i due piloti dell'A.N.R. attaccano i due bombardieri americani di coda. Gorrini colpisce in pieno, al primo passaggio, il "suo" Liberator, i cui motori si incendiano e il cui carrello si abbassa per i danneggiamenti subiti, ma Satta viene attaccato da due P-47 che lo abbattono prima che Gorrini possa intervenire. Ed è sempre proprio uno di questi caccia pesanti a colpirlo e ferirlo gravemente, il 15 giugno 1944. "Il mio ultimo combattimento fu quando venni abbattuto - ricorda ancora nell'intervista ad Andrea Benzi - era la V volta, a Reggio Emilia, con il 205. Ho sempre avuto nella RSI a disposizione il 205, qualche volta il Fiat G.55 Centauro. Ci diedero l'allarme molto in ritardo e partimmo, ma non riuscimmo a fare quota a sufficienza e ci piombarono addosso: mi hanno abbattuto a Fogliano. Ho aperto il paracadute, ma nella caduta a terra ho battuto violentemente la schiena (mi fa ancora male) e persi conoscenza: intorno ci avevo i contadini con il forcone che forse mi credevano un inglese o un americano. Arrivò il maggiore Visconti a prendermi e con la sua auto mi portò dal nostro medico, il quale mi visitò e mi fece ricoverare all'ospedale a Reggio. Il medico a Reggio mi fece avere una licenza: ero ridotto male, vicino ad un esaurimento nervoso, e me ne andai a casa. Quando tornai stava tutto per finire." Gorrini non volerà più, durante la guerra. La sua carriera di pilota da caccia finisce qui.
Egli stesso sintetizzò la sua carriera così: "212 combattimenti, 24 vittorie aeree individuali, 5 lanci con il paracadute."

  

  

  

Nel corso del conflitto gli sono state assegnate due Medaglie di Bronzo al Valor Militare e la Croce di Ferro tedesca di prima e seconda classe. Nel 1958 gli viene assegnata la Medaglia d'oro al valor militare, unico pilota dell'ANR ad aver ricevuto la più alta onorificenza delle forze armate italiane. Nonostante l'iniziale opposizione del Comando Alleato, riuscì a entrare nei ranghi della neonata Aeronautica Militare. La sua ultima unità fu il 50º Stormo[, ma per la nomina ad ufficiale dovette attendere il pensionamento, nel 1979. Come avviene per ogni pilota, alcuni degli abbattimenti di Gorrini, sia pure suffragati da testimonianze, non sono confermati dai registri delle forze aeree coinvolte. Come è noto, inoltre, tutti gli abbattimenti dei piloti italiani sono ufficiosi, in quanto la Regia Aeronautica - a differenza delle forze aeree alleate e tedesca - non teneva registri ufficiali delle vittorie dei propri piloti, preferendo attribuire gli abbattimenti all'intero gruppo.

  

  

  

  

Nel 2011 è stato realizzato un film documentario sull'esperienza bellica di Gorrini, dal titolo Il cacciatore del cielo diretto da Claudio Costa.
Ha vissuto nel paese natale fino alla morte, avvenuta nel 2014 all'età di 97 anni.

Buon Modellismo a Tutti

Roberto Cimarosti "Cima"

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