Articoli filtrati per data: Marzo 2021

BMD-1 - Kit Skif Model - Scala 1/35

Esercito Russo in Afghanistan nel 1987

Il BMD-1 (Boevaja Mašina Desantnaja Pervaja, letteralmente primo veicolo da combattimento aviotrasportato) è un IFV sovietico appositamente progettato per le truppe aerotrasportate. Esternamente assomiglia molto al BMP-1 sebbene la configurazione interna sia molto diversa, tanto che si può definire anche 'carro leggero'.
Nella parte anteriore dello scafo sono infatti presenti, l'uno accanto all'altro, 3 uomini di equipaggio.
Altri due operatori sono nella torretta ed il resto dell'equipaggio è nel vano posteriore. All'esterno della torretta è installato un lanciamissili AT-3. controcarri.
Entrato in linea nel 1970, il BMD, poi chiamato BMD-1, ha equipaggiato le 7 divisioni aerotrasportate sovietiche, la più grande forza del genere a livello mondiale, benché solo una di esse poteva essere movimentata per volta. Ben 330 veicoli costituivano l'organico di ciascuna di queste grandi unità, ma anche le brigate aviotrasportate indipendenti avevano alcuni BMD. Non pare che ne siano stati esportati.

   

   

   

Questo mezzo è sostanzialmente un concentrato di potenza, con una protezione leggermente inferiore a quella del BMP-1, ma sufficiente contro i proiettili di piccolo calibro.
Con una massa pari a metà ha una potenza propulsiva pari all'80% del suo simile della fanteria meccanizzata, e questo spiega come esso fosse straordinariamente mobile. Peraltro data la necessità di limitare la massa, l'autonomia era inferiore, circa 330 km contro 500, mentre la potenza di fuoco era addirittura superiore.
La struttura complessiva ricorda in effetti più quella di un carro leggero che un mezzo da trasporto truppe, una sorta di compromesso tra un mezzo da combattimento e uno da trasporto. Dopotutto esso è un veicolo "da assalto", quindi non specificatamente da trasporto ma effettivamente multiruolo: colpire carri nemici, distruggere fonti di fuoco, trasportare nuclei di assaltatori e portarne altri sistemati sopra il mezzo per rapidi spostamenti. Un mezzo audace e pare, riuscito, per un compito tra i più difficili: coniugare ali e corazze.
Il BMD è stato rimpiazzato via via dal migliorato BMD-2 e dal BMD-3, equivalenti del BMP-2 e BMP-3 della fanteria meccanizzata, ma dovrebbero esservene ancora alcuni in servizio.

   

   

   

Buon modellismo a Tutti

Enrico Maina

England Knight 14° century - Kit Verlinden - Scala 120 mm

Guerra dei Cent'anni

La guerra dei cent'anni fu un conflitto tra il Regno d'Inghilterra e il Regno di Francia che durò, con varie interruzioni, centosedici anni, dal 1337 al 1453; le cause che lo scatenarono furono diverse, ma il pretesto ufficiale fu la questione dinastica sulla corona francese rivendicata nel 1336 da Edoardo III d'Inghilterra e duca d'Aquitania in quanto nipote di Filippo IV di Francia.
La guerra iniziò favorevolmente per gli inglesi che inflissero pesanti sconfitte ai francesi a Crécy (1346) e a Poitiers (1356) dove arrivarono perfino a catturare il re Giovanni II di Francia. Con il trattato di Brétigny del 1360 Edoardo III rinunciò alla sua pretesa ereditaria sulla Francia garantendosi, tuttavia, il dominio di tutta l'Aquitania e di Calais. Otto anni più tardi la tregua fu rotta da Carlo V di Francia che riuscì a riconquistare gran parte del territorio ceduto agli inglesi. Tra il 1407 e il 1435 la Francia fu dilaniata da una guerra civile tra Armagnacchi e Borgognoni che, in seguito all'alleanza di Giovanni di Borgogna con Enrico V d'Inghilterra, fece riprendere il conflitto. La battaglia di Azincourt (1415) segnò una delle più gravi sconfitte francesi, gli inglesi occuparono tutto il nord-ovest e nel 1420 entrarono persino a Parigi; due anni dopo Enrico VI d'Inghilterra si nominò re di Francia.

  

  

Mentre gli inglesi assediavano Orléans, nel 1429 iniziò la riscossa francese guidata da Giovanna d'Arco che aveva ricevuto dal delfino Carlo VII, nel frattempo rifugiatosi a sud della Loira, il comando di un esercito. Giovanna riuscì a rompere l'assedio di Orléans, invertendo definitivamente le sorti della guerra, e a entrare a Reims dove Carlo fu incoronato re di Francia. Successivamente i francesi furono in grado di espellere gli inglesi da tutti i territori continentali, fatta eccezione per la cittadina di Calais che rimase inglese fino al 1559. Alla conclusione delle ostilità la Francia aveva sostanzialmente raggiunto l'assetto geopolitico moderno.
Nel corso del secolo furono introdotte nuove armi e nuove tattiche che segnarono la fine degli eserciti organizzati su base feudale e incentrati sulla forza d'urto della cavalleria pesante. Sui campi di battaglia dell'Europa occidentale rividero la luce gli eserciti professionali, scomparsi dai tempi dell'Impero romano. Si trattò inoltre del primo conflitto sul continente nel quale si impiegarono armi da fuoco in campo aperto. Nonostante la notevole durata del conflitto esso fu caratterizzato da un numero relativamente contenuto di battaglie; ciononostante il territorio francese subì ingenti devastazioni da numerose incursioni di armati (dette chevauchée, celebre quella del Principe Nero del 1355), spesso accadute in periodi di apparente tregua, che contribuirono all'impoverimento della popolazione e alla diffusione della peste nera.
La straordinaria importanza della guerra dei cent'anni, nella storia dell'Europa nel suo complesso, è evidenziata dal fatto che la sua fine nel 1453 è una delle date convenzionalmente poste dalla storiografia moderna a conclusione del Medioevo europeo, vista anche la concomitante caduta di Costantinopoli.

  

  

Buon Modellismo a Tutti

Maurizio Zanetti "Zane"

Admiral Kuznetsov - Kit Italeri - Scala 1/720

Mar Nero 1991

 
Lo sviluppo di portaerei nell'Unione Sovietica dopo la seconda guerra mondiale fu lento a causa di considerazioni storiche e politiche (Stalin era contrario a questo tipo di nave), e i primi progetti – Progetto 71, Progetto 72 e Progetto 85 – iniziati a partire dal 1939 e sponsorizzati anche dall'Ammiraglio della flotta dell'Unione Sovietica Nikolaj Gerasimovič Kuznecov – furono abbandonati uno dopo l'altro negli anni '50, sotto Chruščёv. 
L'ammiraglio Sergej Georgievič Gorškov avanzava la richiesta di una decina di portaelicotteri e ciò portò alla realizzazione del Progetto 1123 Moskva, ovvero due portaelicotteri da 15.000 ton pesantemente armate per la lotta antisommergibile. 
Negli anni '70 il Progetto OREL prevedeva la realizzazione di superportaerei (a propulsione nucleare e CATOBAR) per confrontarsi direttamente con le omologhe statunitensi. Un primo progetto fu il Progetto 1160 Orel, questo prevedeva delle navi di 80.000 ton a propulsione nucleare con catapulte a vapore e cavi di arresto (CATOBAR) e un gruppo aereo imbarcato di 60/70 tra aerei ed elicotteri; il Progetto 1160 fu cancellato nel 1973. Un secondo progetto, derivato dal Progetto 1160 Orel, fu il Progetto 1153 Orel, questo prevedeva una nave un poco più piccola, da 70.000 ton sempre a propulsione nucleare con catapulte a vapore e cavi di arresto (CATOBAR) e un gruppo aereo imbarcato di 50 tra aerei ed elicotteri; ma anch'esso fu cancellato nel 1978. 
 
  
 
  
 
Parallelamente alle ipotesi di superportaerei, fu realizzato il Progetto 1143 Kiev, una classe di 4 portaeromobili STOVL da 40.000 ton, pesantemente armate e con un gruppo aereo di 30 tra aerei STOVL (Yak-38) e elicotteri. 
L'idea di dotarsi di superportaerei, paragonabili a quelle statunitensi dell'epoca, produsse il Progetto 1143.7 Ul'janovsk, una classe di navi da quasi 80.000 ton a propulsione nucleare con catapulte a vapore e cavi di arresto (CATOBAR) e un gruppo aereo imbarcato di 52 aerei (24 Su-27K, 24 MiG-29K e 4 Yak-44) e 18 elicotteri (Ka-27); sebbene la costruzione della prima unità fu iniziata nel 1988, il progetto fu cancellato nel 1992 a seguito della dissoluzione dell'Unione Sovietica.
Lo sviluppo della classe di portaerei Admiral Kuznetsov comincia nel novembre 1977 al Nevsky Design Bureau col nome di Progetto 1143.5, come il nome del progetto lo suggerisce, si tratterebbe un'evoluzione del Progetto 1143 Kiev, anche se alla fine la Admiral Kuznetsov sarà una nave profondamente diversa da quelle del progetto precedente. 
 
  
 
  
 
  
 
Traendo ispirazione dai Progetti 1160 e 1153, il progetto iniziale prevedeva una nave con catapulte a vapore (CATOBAR), ma in seguito il progetto fu modificato in STOBAR e fu aggiunto un trampolino a prua (sky-jump). 
Lo sviluppo dei diversi design (10 varianti) terminò il 23 luglio 1980 e il 7 maggio 1982 fu approvato il design finale della nave.
 
Buon Modellismo a Tutti
Vianello Gianluca "Polpetta"

Ford '29 Model Roadster 2'N1 - Kit Revell - Scala 1/25

Ford del '29 modificata come Roadaster

 
 
La Ford venne fondata a Dearborn il 16 giugno 1903 con 28.000 $ provenienti da dodici investitori, tra i quali il quarantenne Henry Ford e i fratelli John Francis e Horace Elgin Dodge (che fondarono qualche anno dopo anche la Dodge Brothers Motor Vehicle Company). Durante i primi anni la compagnia produsse solamente qualche auto al giorno, all'interno di un vecchio stabilimento sulla Mack Avenue a Detroit nel Michigan. Gruppi di due o tre operai lavoravano su ciascuna macchina montando componenti realizzati da altre aziende.
 
  
 
  
 
Successivamente, la casa dell'ovale blu si distinse per l'introduzione di nuove forme di organizzazione del lavoro (catena di montaggio), di meccanizzazione (nastro trasportatore), lavoratori ben pagati e prodotti buoni a basso costo: una filosofia produttiva che prese il nome di fordismo. Grazie a queste innovazioni, la Ford riuscì a produrre, dal 1908 al 1927, la "Model T" in oltre 15 milioni di esemplari. Su questa vettura, venne anche prodotto il primo autocarro della compagnia, ovvero il Model TT.
Nel 1927, Ford introdusse il Model A, la prima auto con il parabrezza realizzato in vetro laminato, un tipo di vetro che non si disperde in tanti pezzi quando subisce un urto violento, riducendo le lesioni in un incidente[3]. Nel 1932 Ford lanciò il Model B, la prima auto a basso prezzo dotata di un motore V8 Flathead.
  
 
  
 
Buon Modelismo a Tutti
Francesco Caccese "Longman"

SIAI-Marchetti SF-260EA - Kit KP-Kovozávody Prostējov - Scala 1/72

SF-260 codice 70-26 special color “50.000 ore di volo” Aeronautica Militare Italiana - 70° Stormo

 
 
L'SF-260 fu progettato agli inizi degli anni sessanta come sviluppo di un altro aereo di successo che l'ingegner Frati realizzò per l'Aviamilano, l'F.8 Falco. L'aereo avrebbe dovuto essere più moderno e soprattutto adatto alla produzione in serie: il progetto, denominato F.250, fu acquistato dalla SIAI-Marchetti che, dopo alcune modifiche, tra cui l'adozione di un motore più potente, lo mise in produzione nel 1966. Le grandi doti acrobatiche e di addestratore basico lo resero un prodotto molto interessante per le aviazioni militari e così ne venne prodotta la versione M, a cui furono apportate modifiche nella strumentazione e che consentiva l'utilizzo di carichi bellici a scopo addestrativo. La versione espressamente progettata per ruoli di attacco al suolo e antiguerriglia è l'SF-260 W Warrior, che può portare fino a 300 kg di lanciarazzi, bombe, mitragliatrici, pod fotografici e lanciabengala. Fu anche realizzata una versione per il pattugliamento marittimo, l'SF-260SW Sea Warrior, dotata di contenitori sganciabili contenenti battelli di salvataggio e kit per la sopravvivenza in mare.
Il nuovo Aermacchi SF-260EA esposto alla Giornata Azzurra 2006 a Pratica di Mare.
 
  
 
  
 
Nel 1980 volò la versione SF-260TP, dotata di un motore turboelica Allison 250B17 con potenza massima di 420 hp, che ne aumentò le prestazioni facilitando il supporto tecnico logistico. La differenza, grazie ai 160 hp di potenza extra (deratati a 320 hp nella versione civile e 350 hp nella versione militare), ha avuto come risultato l'incremento delle prestazioni: velocità da 330 a 422 km/h, velocità di salita da 7,5 a 11 m/s, quota di tangenza da 4 500 a 7 500 m. L'autonomia ne è risultata però assai inferiore, da 1 600 a 950 km, e il successo commerciale, causa ritardi tecnici e maggiori costi (le macchine leggere non hanno vantaggi concreti a passare ai motori a turbina, evidentemente), è stato ben modesto rispetto alla macchina con il motore a pistoni, che ha continuato a esser prodotta.
 
  
 
  
 
  
 
  
 
Gli ultimi modelli prodotti sono l'SF-260E e l'SF-260F: con motore migliorato, a iniezione il primo dei due, presentato senza successo al concorso per il nuovo addestratore basico USAF; con motore a carburatori normali il secondo. Per l'Aeronautica Militare Italiana è stata prodotta una versione speciale, l'SF-260EA, dotata di prestazioni e avionica migliorata, che è entrata in servizio nel corso del 2006, confermando così l'incredibile longevità che hanno ormai raggiunto i moderni progetti aeronautici. Il 31 luglio 2012 viene consegnato allo Zambian Air Force and Air Defence Command il 900º esemplare prodotto, facendone dell'SF-260 l'addestratore italiano più venduto del dopoguerra.
 
  
 
  
 
  
 
  
 
Buon Modellismo a Tutti
Roberto Cimarosti "Cima"

Messerswchmitt Bf.109G-10 - Kit Revell - Scala 1/72

Gruppe II./JG 7 della Luftwaffe verso al fine del 1944 di base nel nord della Germania.

 
Il Jagdgeschwader 7 (JG 7 - 7º Stormo Caccia), soprannominato Nowotny in memoria di Walter Nowotny, fu un reparto aereo della Luftwaffe, l'aeronautica militare tedesca, attivo dal 1944 al 1945. L'unico velivolo impiegato fu il caccia a getto Messerschmitt Me 262, affiancatyo da alcuni Messerschmitt Bf.109G-10 e G-14. Fu il primo reparto ad usare caccia a reazione in battaglia.
 
   
 
   
 
Il JG 7 fu costituito il 25 agosto 1944 a Königsberg sotto il comando dell'Oberst Johannes Steinhoff. Inizialmente avrebbe dovuto essere equipaggiato con Focke-Wulf Fw 190, ma tali velivoli non erano disponibili. Così, in ottobre, si decise di ri-equipaggiare il reparto con Messerschmitt Bf 109 G-14, ma anche di questi non c'era disponibilità. Allora, fu deciso che il reparto avrebbe adottato il nuovo caccia a getto Me 262.[1] Così, il Kommando Nowotny, il reparto che fino a quel momento operava coi Me 262, fu trasformato nel III./JG 7. Sotto il comando del Major Erich Hohagen, il III./JG 7 fu l'unico Gruppe del JG 7 che era in condizione di affrontare gli Alleati. 
 
   
   
   
 
Buon Modellismo a Tutti
Luca Zampieri "Zampy"

Armoured Scout Veicle P.204 (f) - Kit Revell - Scala 1/35

Unità antiguerriglia - Fronte dei Balcani nel 1943

L'automitralleuse de découverte Panhard et Levassor Type 178 era una moderna realizzazione francese entrata in produzione dall 1935, quando la ditta francese concretizzò le richieste dell'esercito francese per una nuova autoblindo che rimpiazzasse i vecchi modelli allora in servizio. Il progetto venne derivato da un mezzo chiamato TOE-M-32, pensato per l'impiego coloniale in Nord Africa e armato con un cannone corto da 37 mm. La macchina che ne derivò aveva un motore posteriore (a differenza del precedente) mentre manteneva la propulsione 4×4.
Tecnicamente, essa era un veicolo, come detto, a trazione integrale 4×4 e motore posteriore, con una grossa torretta biposto (quando i carri francesi erano dotati di torri monoposto) armata di cannone semiautomatico da 25 mm SA 35. Questo armamento era capace solo di fuoco a colpo singolo, ma nondimeno poteva perforare corazze di 40 mm a 400 m di distanza, molto in quanto esso aveva una elevata velocità iniziale e quindi una potenza controcarro di tutto rispetto. Non tutte le macchine erano così armate, alcune avevano solo 2 mitragliatrici leggere da 7,5 mm (una coassiale era sempre presente anche col cannone) mentre i veicoli comando erano dotati di apparecchiature radio ma privi di qualsiasi arma. Per il resto, la costruzione era solida, con una buona meccanica e una corazza imbullonata.

  

  

In servizio in grandi quantità nel 1940, le Panhard combatterono in unità di cavalleria dell'esercito francese, tra le più numerose del mondo. Esse non poterono arrestare, nonostante la mobilità di tali unità si avvicinasse a quella delle Panzerdivisionen tedesche, l'invasione del loro Paese. Alla fine di giugno nel 1940 ne restavano in linea almeno 190, ma nessuna venne ceduta all'Esercito italiano, che scarseggiava di autoblindo mentre ebbe un certo numero di carri ex-francesi di dubbia utilità. La massa di veicoli rimasti era infatti tenuta dai tedeschi, che ebbero modo di apprezzarne le qualità, chiamandole Panzerspähwagen P 204 (f) e usandole per pattugliamenti antipartigiani in URSS. Altre 45 ebbero invece un uso diverso, nascoste dai reparti francesi e utilizzate dalla resistenza. La mancanza di torretta rese necessario armarle con realizzazioni di fortuna, ma pur sempre con armi da 25 o 47mm.
La storia non era finita, perché nel 1944, dopo la liberazione le Panhard tornarono in produzione per le esigenze dell'esercito francese, prodotte dalla Renault dalle fabbriche di Parigi. La Panhard 178B venne armata di cannoni da 47 mm e rimasero in servizio con la cavalleria francese nel dopoguerra, con altri impieghi in azioni durante le tragiche guerre d'Indocina e di Algeria, fino a che essa venne tolta dal servizio nel 1960. Infatti era arrivata una nuova blindo, con un cannone da 90 mm controcarro che l'adeguava alle corazze dei carri nemici, e scafo saldato, ma per il resto assai simile alla 178, si trattava della Panhard AML.

  

  

Buon Modellismo a Tutti

Moreno Gandini "Gandi"

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