GANDINI MORENO

GANDINI MORENO

Carro M113A-2 - Kit Academy - Scala 1/35

Iraq 2003

L'M113 è un veicolo trasporto truppe (VTT) completamente cingolato progettato negli anni cinquanta, con in mente la possibilità di ospitare una squadra di fanteria completamente equipaggiata e di fornire alle truppe l'appoggio di fuoco ravvicinato. L'M113 doveva avere capacità di movimento anfibio senza preparazione e la capacità di protezione dei soldati trasportati dal fuoco di armi leggere.

  

  

  

La funzione tattica del veicolo era di trasportare i soldati fino al campo di battaglia e, una volta sul campo di battaglia, di sostenerli con il fuoco delle armi in dotazione al veicolo. Non era previsto (e quindi non era possibile) il combattimento delle truppe trasportate da bordo del veicolo. Solo veicoli di progettazione successiva (veicoli da combattimento della fanteria) permisero ai fanti di essere portati entro il campo di battaglia e di combattere direttamente dall'interno del veicolo. Sullo scafo dell'M113 fu realizzato un gran numero di veicoli specializzati, con funzioni particolari sul campo di battaglia.

  

  

  

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Gandini moreno "Gandi"

Panzer II "Luchs" - Kit Mirage - Scala 1/35

Fronte orientale estate del 1941

Il Panzer II, abbreviazione del nome completo Panzerkampfwagen II, il cui numero di identificazione dell'esercito era Sd.Kfz. 121, fu un carro armato tedesco progettato nei primi anni trenta come rimpiazzo del blindato leggero Panzer I.

Nonostante il progetto dovesse solo fungere da anticamera per i più avanzati Panzer III e Panzer IV, il Panzer II costituì il nerbo delle divisioni corazzate tedesche durante le campagne di Polonia e di Francia, venendo utilizzato anche durante l'invasione dell'URSS nel 1941, dimostrando però parametri superati: ritirato quasi completamente dalla prima linea tra il 1942 e il 1943, fu relegato a compiti di addestramento, mantenimento dell'ordine pubblico e lotta antipartigiana; il versatile scafo fu invece riutilizzato per diversi progetti di semoventi e cacciacarri.

  

  

In totale furono fabbricati 1.906 esemplari del Panzer II di tutte le versioni, comprese quelle sperimentali; una fonte afferma invece che il totale assomma a 2.040 mentre un'altra parla di 1.931 esemplari completati numero che si avvicina alle 1.924 unità indicate da una quarta fonte. Le ditte preposte alla fabbricazione del Panzer II compresero la FAMO, la MIAG, la Wegmann, la Henschel & Sohn, la Alkett (azienda collaterale della Rheinmetall), la Daimler-Benz e la MAN, che produssero il carro in contemporanea o in differenti periodi.Il Panzer II entrò in servizio nella primavera del 1936, in quanto Hitler aveva ordinato di procedere alla rapida espansione delle forze corazzate tedesche che, essendo ancora embrionali, ricevettero carri armati sia di preserie, sia di versioni completate; in particolare, i Panzer II furono assegnati a livello di compagnia e plotone, ma ben presto si diffusero ai Panzer-Battalionen a causa dell'iniziale scarsità di mezzi pesanti. Utilizzati come carri da battaglia in Polonia e Francia, furono assegnati a compiti di ricognizione a seguito della riorganizzazione delle Panzer-Divisionen avvenuta tra il 1940 e il 1941, ma continuarono ad apparire sporadicamente in combattimenti contro altri corazzati in Unione Sovietica; durante il 1942 cominciarono a essere ritirati dalla prima linea e ultimi due anni di guerra ne videro ben pochi negli organici dell'esercito.

  

  

  

 

 

Alvis FV107 Scimitar - Kit AFV - Scala 1/35

Operation "Desert Storm" - Iraq 1991

FV 107 Scimitar è un veicolo da ricognizione blindato (talvolta classificato come un carro leggero) utilizzato dall'esercito britannico ed è stato fabbricato da Alvis a Coventry. E 'molto simile al FV101 Scorpion, ma monta un cannone da 30 mm L21 RARDEN ad alta velocità di tiro anziché un cannone da 76 mm.

Fu inserito nella Royal Armoured Corps nei reggimenti corazzati con il ruolo di veicolo da ricognizione. Ogni reggimento aveva in origine una dotazione di otto scimitarre FV 107 Scimitar, entrando in servizio per la prima volta nel 1971.

  

  

  

Inizialmente il motore era un Jaguar J60 4.2-litre a 6 cilindri a benzina, lo stesso motore impiegato da molte macchine Jaguar. Quresto motore fu poi sostituito da un più economico motore diesel Cummins BTA 5.9.

La vita operativa del Scimitar nel 2009 fu oggetto di una upgrade, grazie a un programma di ammodernamento del veicolo chiamato “Future Rapid Effect System”, modifiche comprendevano i sistemi digitali interni, cambio, fusoliera ecc., portando la vita operativa del veicolo ben oltre il 2017.

  

  

  

Questi veicoli furono comunque impiegati in azioni di combattimento nel teatro operativo in Iraq durante il “Desert Storm” e negli anni successivi sempre in questo teatro mediorientale.

  

  

  

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Gandini Moreno "Gandy"

Carro Medio M13/40 - Kit Zvezda - Scala 1/35

Preda bellica australiana - Africa Settentrionale 1942

 
L'M13/40 è stato un carro armato medio italiano durante la seconda guerra mondiale, il maggiormente prodotto ed utilizzato dal Regio Esercito assieme alle versioni successive M14/41 e M15/42. L'M13/40 è stato anche il primo blindato italiano a rappresentare una reale minaccia contro i carri avversari, operando soprattutto contro i britannici sul fronte dell'Africa settentrionale.
 
  
 
La progettazione di questo carro medio iniziò da parte della FIAT-Ansaldo nel 1937 e l'anno seguente venne realizzato il primo prototipo. Basato sul precedente carro medio M11/39, ne differiva in molti aspetti, tra i quali i più vistosi erano il tipo e la disposizione dell'armamento. Nel nuovo mezzo la dotazione offensiva primaria, un cannone da 47 mm L/32, era montata in una torretta girevole a forma di ferro di cavallo e non in casamatta, soluzione quest'ultima che nel suo predecessore riduceva notevolmente l'efficacia dell'arma. Come armamento secondario disponeva di 4 mitragliatrici da 8 mm: una coassiale al cannone, due in casamatta ed una opzionale con funzione antiaerea, installabile su un apposito supporto alla sommità della torretta. Una simile arma, assai interessante per un progetto di inizio guerra, rappresentava uno dei primi tentativi di fornire ai carri armati una propria difesa contro attacchi aerei a bassa quota; accorgimenti di questo tipo, sebbene pare fossero provvisori, erano già stati utilizzati sui T-26 repubblicani impiegati nella guerra civile spagnola.
 
  
 
Nel dicembre del 1939 tutta la produzione italiana di carri medi venne concentrata sull'M13-40 chiudendo la linea di assemblaggio degli M11/39, rivelatisi piuttosto fallimentari.
Nel 1941 venne realizzata una nuova versione dotata di un più potente e affidabile motore, uno dei punti deboli del veicolo; denominata M14/41, ne venne ricavato il semovente 75/18, che a dispetto del nome fu intensamente impiegato come cacciacarri. Tale veicolo è considerato come il miglior corazzato italiano impiegato durante la seconda guerra mondiale.
 
  
 
  
 
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Moreno Gandini "Gandi"

M3A1 Stuart - kit Italeri - scala 1/35

Company "C" del 2nd Tank Battalion dell'U.S.M.C. a Tarawa nel 1943.

 
L'M3 Stuart fu uno dei carri armati leggeri prodotti negli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale. Il nome Stuart venne attribuito al mezzo dall'esercito britannico. La designazione ufficiale presso le forze armate statunitensi era quella di Light tank M3. Presso gli equipaggi britannici era conosciuto anche come Honey.
Il carro leggero M3 nasce come uno sviluppo del precedente M2. Rispetto al carro che lo precedeva la corazzatura era stata aumentata ed era stato montato un diverso sistema di controllo del rinculo del cannone. La produzione iniziò nel marzo del 1941 e si concluse nell'ottobre del 1943.
 
  
 
  
 
Inizialmente l'armamento era simile a quello dell'M2A4 e cioè un cannone da 37 mm in torretta e 5 mitragliatrici: una coassiale al cannone, una nello scudo frontale e le altre tre in postazioni situate a destra e a sinistra dello scafo stesso. Quasi subito però queste ultime furono eliminate per guadagnare spazio interno per l'equipaggio.
Il carro era motorizzato con un motore stellare aeronautico ma altre versioni del mezzo furono dotate di motori diesel o di motori automobilistici montati in serie (Light Tank M5).
Un successivo sviluppo del carro M3 Stuart fu l'M5. Questo veicolo aveva la parte frontale dello scafo realizzata con piastre inclinate ed era dotato di motori Cadillac montati in parallelo e il posto di guida spostato. L'armamento rimase quello dell'M3. La produzione dell'M5 iniziò nel 1942 e si concluse nel 1944 quando entrò in servizio il carro M24 Chaffee.
Lo Stuart venne prodotto in grandissimi numeri, circa 25.000 M3/M5, e dopo la fine del conflitto venne scelto per equipaggiare diversi eserciti che necessitavano di un mezzo economico ed affidabile con il quale equipaggiare le proprie forze corazzate.
 
  
 
  
 
  
 
  
 
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Gandini Moreno "Gandi"

Carro leggero VK 16.02 Leopard / Flak - Kit Hobby Boss & Tamiya . Scala 1/35

Germania 1944/45

Il carro leggero VK 16.02 Leopard fu progettato come veicolo da ricognizione a partire dal 1941 al gennaio 1943. Fu  prevista una produzione di serie a partire dall'aprile 1943, ma il progetto fu abbandonato nel gennaio dello stesso anno, prima che il primo prototipo fosse completato. La ragione di questa cancellazione fu dettata dal cambiamento delle esigenze operative previste per il 1944.

  

  

  

  

  

  

In questo progetto viene ripresa una ipotetica trasformazione del carro in veicolo antiaereo, con l'istallazione di una Flak quadrinata al posto del cannone. Il carro VK 16.02 è stato ricavato dal kit della HobbyBoss, mentre la Flak proviene da una scatola Tamiya, il tutto assemblato per un ipotetico impiego in qualità di contraerea a difesa delle colonne corazzate.

  

  

  

  

  

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Moreno Gandini "Gandy"

U.S. M113-A2 - Kit Academy - scala 1/35

U.S. Army - Vietnam 1968/69

 

La Company D, 16th Armor, 173rd Airborne Brigade dell'U.S. Army ad essere impiegata in Vietnam. In origine consisteva di tre plotoni di M113 e di un plotone self-propelled anti-tank systems (SPATS). Era l'unica unità armata indipendente nella storia dell'esercito americano.

  

  

  

  

All'arrivo della compagnia in Vietnam, gli fu aggiunta una quarta unità; Questo era dotato di M106 4.2 iper l'impiego dei mortai (M113 modificati). Il plotone con i mortai fu spesso impiegato con le unità di fanteria per fornire un supporto di fuoco di copertura. Il Platoon SPATS è stato poi riequipagggiato con M113 alla fine del 1966, mentre il plotone con i mortai fu disattivato all'inizio del 1967. Dall'inizio del 1967, la D / 16 aveva tre linee plotoni dotati di M113 nella sua versione diesel, la M113A1. Alla fine del 1968 tutt i carri furono standardizzati con tre mitragliere calibro M2 .50 e due mitragliatrici M60 montate su ogni lato. Da dire che con il tempo la composizine delle mitragliatrici variò notevolmente da APC ad APC.

  

  

  

Venticinque paracadutisti della D / 16 ° sono stati uccisi in azione e molti altri furono feriti durante il corso della guerra. La battaglia più importante della Divisione XVI si è svolta il 4 marzo 1968 a North Tuy Hoa. "Durante la giornata, la compagnia ha perso 5 uomini, 16 feriti e 3 scomparsi (sono stati dicgiarati morti), il nemico ha subito perdite maggiori: circa 2 battaglioni nemici, l'85 ° Main Force (VC) e il 95 ° Reggimento NVA, sono stati annientati con 297 morti nelle loro file.

  

  

  

  

La compagnia fu disattivata nel 1969 e gli M113 del reparto furono distribuiti alla E Company, allla 17a Cavalleria, la 173a Brigata Aerea.
 
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Moreno "Gandi" Gandini

Hawker Sea Hurricane Mk.Ic - Kit Italeri - Scala 1/48

800° Naval Squadron della FAA - Operazione Pedestal nell'agosto del 1942

  

Lo 800 Naval Air Squadron è stata una unità operativa della Fleet Air Arm, l'aviazione navale della Royal Navy. L'unità è stata formata il 3 aprile 1933 dalla fusione dei flight (sezione, parte di una squadriglia) No. 402 e No. 404 (Fleet Fighter).

  

  

  

Equipaggiato con gli Hawker Sea Hurricane Mk.Ic, nell’agosto del 1942 fu impiegato nell’operazione “Pedestal”, operazione intrapresa dalla Royal Navy, per portare aiuto alla piazzaforte di Malta, posta sotto assedio dalle forze dell’Asse. Il reparto in quel periodo operava nel settore del Mediterraneo a bordo della portaerei “HMS Indomitable”.

In seguito, con questi aerei, prenderà parte all’operazione “Torch”, lo sbarco alleato in Africa settentrionale nel novembre del 1942.

  

  

  

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Moreno Gandini "Gandi"

Panther Ausf. G - Kit Italeri/Dragon - Scala 1/35

Germania ultimo atto.....aprile 1945

Il Panzer V Panther (abbreviazione di Panzerkampfwagen V Panther, numero di identificazione dell'esercito Sd.Kfz. 171) fu un carro armato medio tedesco prodotto durante la seconda guerra mondiale che prestò servizio dalla metà del 1943 fino alla fine del conflitto in Europa nel 1945. Fu progettato come opponente del T-34 sovietico e per rimpiazzare i Panzer IV e Panzer III.

  

  

  

Risolti i problemi iniziali di messa a punto, la sua eccellente combinazione di potenza di fuoco e protezione lo fa considerare dagli storici come uno dei migliori carri armati tedeschi della guerra.

  

  

  

La versione creata per l'occasione, fu prodotta in pochissimi esemplari e sembra abbiano operato solo per pochi giorni, se non addirittura non riuscirono mai ad entrare in combattimento.

  

  

  

  

  

  

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Gandini Moreno

Stug 40 Ausf. 8 - Kit Revell - Scala 1/35

Fronte Orientale Russo - inverno 1942/43

Lo Sturmgeschütz III, denominazione spesso abbreviata in StuG III, è stato un cannone d'assalto in dotazione all'esercito tedesco durante la seconda guerra mondiale, ricavato dallo scafo del carro armato medio Panzer III. L'installazione dell'armamento principale in casamatta anziché in una torretta girevole, benché rendesse il sistema d'arma meno efficace di un carro armato, rendeva il veicolo di più facile produzione e più economico.

 

  

L'idea del cannone d'assalto venne concepita dal colonnello (poi generale) von Manstein nel 1935 come modo di fornire appoggio di artiglieria ravvicinato alle unità di fanteria per l'eliminazione di ostacoli non protetti (per esempio: nidi di mitragliatrici, fortini, armi controcarro, ecc.), quindi originariamente gli Sturmgeschütz non erano destinati a impegnare i carri armati. Nel corso della guerra l'impiego tattico degli Sturmgeschütz venne modificato, e a partire dal 1942, oltre all'appoggio delle fanteria furono impiegati come cacciacarri, lasciando il compito esclusivamente di appoggio alla fanteria agli Sturmhaubitze 42 (obice d'assalto). Negli ultimi mesi della guerra, contrariamente al parere del generale Guderian, furono utilizzati tatticamente addirittura come carri armati.

  

  

Gli Stug 40 erano scarsamente protetti, soprattutto lateralmente, quindi si decise di sostituire lo scafo base con quello del PzKpfw III Ausf. L, e, in occasione della riprogettazione totale che ne conseguì, il cannone fu sostituito con il 7,5 cm StuK 40 L/48, cioè lo stesso cannone montato sui PzKpfw IV Ausf. H e J. Con questo armamento lo StuG III fece un ulteriore passo avanti nel suo impiego tattico, diventando praticamente un cacciacarri invece di un semovente d'appoggio della fanteria. Il nuovo modello, indicato come StuG 40 Ausf. F/8, aveva anche un nuovo motore, il Maybach HL 120TRM Ausf. A. L'altezza, pur restando estremamente contenuta, tuttavia passò a 2150 mm. La modifica dell'impegno tattico impose anche l'aggiunta di un armamento secondario (non necessario finché il veicolo doveva operare a stretto contatto della fanteria), quindi al veicolo fu assegnata in dotazione una MG 34, che, tuttavia, richiedeva per l'impiego che uno dei membri dell'equipaggio si sporgesse dal portellone superiore per poter sparare.

  

  

  

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Moreno Gandini

Carro T-80B - Kit Revell - Scala 1/72

Germania Orientale 1988

Il T-80 era un carro del peso di 40 tonnellate circa, dotato di cannone 2A46M da 125 mm, che, tuttavia, almeno nei primissimi esemplari non adottava ancora la camicia termica. Il cannone era alimentato da un caricatore automatico a funzionamento pneumatico, rivelatosi molto affidabile, con 28 colpi del tipo proietto/carica separata di pronto impiego e altri 12 stipati all'interno della torre e dello scafo. L'armamento secondario era costituito da una mitragliatrice coassiale da 7,62 mm e una pesante, montata sulla cupola del capocarro, da 12,7 mm. Quest'ultima arma può essere azionata anche dall'interno del carro e ha un settore di tiro di 75º a destra e sinistra (i 360° sono raggiungibili ruotando tutta la torretta o azionandola dall'esterno). La corazzatura era stratificata, e intervallava strati di acciaio a strati di materiali compositi e, probabilmente, ceramiche.

  

  

La composizione era simile a quella del T-64 ma quest'ultimo, essendo già stato aggiornato un paio di volte e dotato anche di corazza reattiva, risultava più protetto. La necessità di stipare munizioni in spazi ristretti rendeva prono anche il T-80, in caso la corazzatura fosse stata perforata, a esplodere in maniera catastrofica. In caso di missioni non lunghissime o a bassa intensità, spesso gli equipaggi hanno preferito mantenere solo le 28 munizioni nel carosello del caricatore automatico, che, nonostante sia proprio sotto la torretta, è anche nella posizione più protetta. Anche dal punto di vista dell'armamento la prima serie del T-80 risultava inferiore al T-64. Il cannone era lo stesso, tuttavia il sistema di puntamento e tiro non permetteva ancora di sparare missili anticarro. Le prestazioni erano comunque migliori rispetto al T-72.

  

Gli automatismi per il controllo del tiro adottati ricavavano molti più dati in maniera automatica dai sensori del carro (dotato fin dalla fase progettuale di telemetro laser) rispetto a quelli del più diffuso veicolo della Ural. I dati che il cannoniere doveva inserire a mano si limitavano alla pressione atmosferica, alla temperatura, all'usura della canna e poco altro. La sistemazione generale del carro armato era convenzionale, con il pilota seduto anteriormente in posizione centrale, sotto un portello rotante e dotato di tre iposcopi (col centrale dotabile di visore notturno), e capocarro e cannoniere in torretta, il primo seduto a destra del cannone e il secondo a sinistra (guardando il carro da dietro). Le postazioni dell'equipaggio erano abbastanza sacrificate, come su tutti i carri sovietici e russi di simile configurazione, per consentire una sagoma estremamente bassa (2,20 m contro i 2,90 m di un Leopard 2). In questa versione non era prevista aria condizionata, ma il mezzo era comunque dotato di protezioni NBC (armi Nucleari, Batteriologiche, Chimiche) e schermo antiradiazioni, sotto forma di pannelli di resina impregnata di piombo. Il carro fu dotato di un sistema antincendio ad halon, già sperimentato sul T-62 in grado di rilevare e estinguere un principio di incendio in pochi decimi di secondo.

  

  

L'apparato motore era costituito da una turbina da 1000 CV con un'autonomia massima di 335 km e una vita media di circa 500 ore. Lo scarico non era situato sul lato come negli altri carri russi, ma posteriormente, protetto da una serie di griglie. La collocazione del motore era posteriore. La trasmissione è manuale e il mezzo si guidava tramite le due classiche leve di comando poste ai lati del pilota. Il treno di rotolamento era costituito da sei ruote di piccolo diametro con anello in gomma, collegate a sospensioni a barra di torsione, ruota motrice posteriore e ruota di rinvio anteriore. I cingoli sono costituiti da elementi interamente in metallo. I lati del treno di rotolamento sono protetti da gonne costituite da elementi di acciaio annegati in una matrice di tessuto gommoso, che, visto dall'esterno, si presenta come gomma scura. Sono state adottate due piccole gonne in gomma/acciaio anche anteriormente: vengono montate sotto la piastra frontale per provocare l'esplosione anticipata di alcuni tipi di mine anticarro, col compito secondario di limitare la polvere sollevata durante la retromarcia.

  

  

  

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Moreno G.

North American P-51D Mustang - Kit Airfix - scala 1/72

332nd Fighter Group "Red Tails" dell'USAAF - Remitelli AB in Italia nell'autunno 1944

Sulle basi del 100th Fighter Squadron, una unità formata appositamente per la formazione di piloti afro-americani, venne formato il primo gruppo afro-americano dell’USAAF : il 332nd Fighter Group.

Venne formato sulla Tuskegee Army Air Field, in Alabama il 4 luglio 1942 ed attivata il 13 ottobre successivo. Inizialmente i piloti furono addestrati sui Bell P-39 Aircobra e ricevendo successivamente i Curtiss P-40 Warhawk.

  

  

  

Dopo numerose difficoltà, il gruppo ricevette il permesso di partecipare al conflitto, trasferendosi nel settore del Mediterraneo nell’aprile del 1943, entrando a far parte della 12^ Air Force statunitense. Qui inizialmente i piloti iniziarono a volare sui P-39 Aircobra e P-40 Warhawk fino al marzo del 1944, dopo di che iniziarono a passsare sui Republic P-47 Thunderbolt e tra il giugno e luglio del 1944 iniziarono la transizione sui North American P-51 Mustang.

 

 

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Moreno G.

Jagdpanzer IV - Kit Italeri - scala 1/35

Fronte orientale - autunno 1944

Lo Jagdpanzer IV, ( numero d'identificazione Sd.Kfz. 162), era stato ricavato dal carro armato medio Panzer IV per dotare i reparti anticarro delle divisioni corazzate e di fanteria meccanizzata di un'arma mobile e valida contro le forze blindate sempre più numerose e potenti degli Alleati e dell'Armata Rossa sovietica. Armato con un cannone da 75 mm e fornito di una corazzatura frontale spessa 80 mm, lo Jagdpanzer IV venne prodotto in circa 1.500 di esemplari, che combatterono principalmente sul fronte orientale rivelandosi eccellenti macchine.

Fu distribuito in due versioni, una armata con il cannone anticarro PaK 40 lungo 48 calibri (L/48) e una equipaggiata con il potente KwK 42 da 75 mm L/70, che rappresentò il modello più diffuso. Dopo la fine del conflitto un piccolo gruppo di veicoli fu acquistato dalla Siria.

Lo Jagdpanzer IV con il cannone PaK 39 fu distribuito ai reparti di prima linea dal marzo 1944, mentre lo Jagdpanzer IV armato del KwK 42 iniziò a essere inviato alle unità combattenti da agosto. I mezzi furono tutti suddivisi tra i Panzerjäger-Abteilung in forza alle divisioni corazzate e di fanteria meccanizzata. Il battesimo del fuoco avvenne con la Fallschirm-Panzer-Division 1 "Hermann Göring" sul fronte italiano e poi con la 4. e 5.Panzer-Division, che combattevano sul fronte orientale.

Nel giugno 1944 i veicoli in servizio sul fronte occidentale ammontavano a sessantadue, distribuiti tra la 9. Panzer-Division, la 12. SS-Panzerdivision "Hitlerjugend" e la Panzer-Lehr-Division; in agosto entrarono in linea anche gli Jagdpanzer armati del cannone KwK 42 da 75 mm, dei quali ne erano disponibili 137 durante l'Offensiva delle Ardenne. Da settembre le perdite subite dai reparti cacciacarri furono ripianate con i veicoli prodotti dalla ditta Alkett, che nella grande maggioranza furono destinati al fronte orientale. Al 10 aprile 1945 l'esercito tedesco contava in servizio 285 Jagdpanzer IV con cannone L/70, dei quali 274 sul fronte orientale, otto in Italia e tre sul fronte occidentale: in quest'anno i cacciacarri cominciarono inoltre a sostituirsi ai carri armati, la cui produzione era scaduta a livelli minimi lasciando insoddisfatte le pressanti richieste da parte dell'esercito. Tuttavia gli stessi Jagdpanzer IV erano disponibili in quantità insufficiente.

  

  

  

  

Lo Jagdpanzer si rivelò essere un cacciacarri efficace, sebbene nel corso della messa a punto e dell'impiego iniziale avesse presentato qualche problema: in particolare il cannone lungo quasi 3 metri poteva piantarsi in rilievi anche modesti a causa della contenuta altezza del semovente, riempiendosi così di terra. Questo inconveniente risultava aggravato dalle oscillazioni della canna, fino a quando non fu montato un ritegno al quale vincolarla durante la marcia. Inoltre la serie armata del cannone L/70 accusò un certo sbilanciamento in avanti rendendo più difficoltosa la guida. Si trattava però di manchevolezze tutto sommato minori, che non ne pregiudicarono l'efficacia.

  

  

  

  

  

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Moreno G.

T-80 - kit Zvezda - scala 1/35

Germania Occidentale fine anni '80 

Il T-80 è un MBT (Main Battle Tank) sviluppato in Unione Sovietica tra la fine degli anni settanta e gli inizi degli anni ottanta, affiancamento e poi successore del T-64 in qualità di MBT di prima linea. È armato con un cannone a canna liscia e pesantemente corazzato. Il suo sviluppo prosegue in Ucraina col T-84 e modelli successivi, principalmente finalizzati all'esportazione. Attualmente è utilizzato in varie versioni da Russia, Ucraina, Pakistan, Corea del sud e Cipro.

Tra la fine degli anni settanta e l'inizio degli anni ottanta fu chiaro agli analisti militari sovietici che la superiorità tecnologica in fatto di carri armati che si era venuta a costituire sull'occidente negli anni sessanta, dovuta in primo luogo alla guerra del Vietnam, che aveva fatto perdere agli Stati Uniti un ciclo di ammodernamento degli armamenti, era venuta a mancare. La Germania aveva sviluppato il Leopard 2, Israele aveva messo a frutto la lezione appresa sul Golan contro i Siriani sviluppando il Merkava, gli Stati Uniti stavano mettendo in linea l'M1 Abrams e il Regno Unito il Challenger 1.

Ognuno di questi mezzi poteva essere considerato pari o superiore ai veicoli sovietici, per uno o tutti gli aspetti fondamentali in un carro armato (potenza di fuoco, protezione, mobilità, precisione di tiro, capacità di individuare per primi l'avversario). Venne deciso quindi di procedere con un programma di sostanziale riprogettazione dell'MBT di punta dell'esercito, che all'epoca era il T-80. Il nuovo mezzo fu sviluppato dal bureau Karkov – Morozov all'inizio degli anni ottanta con la designazione di “object 478” e costruito nello stabilimento di Stato Malyshev a partire dal 1985. Il nuovo mezzo, denominato T-80U venne messo in linea abbastanza velocemente e, insieme alla sua versione con motore diesel T-80UD, è in servizio a tutt'oggi.

  

  

Due carri armati russi, un T-80UD e un T-62, con colorazione speciale realizzata in occasione del della commemorazione della vittoria sulla Germania nazista nella seconda guerra mondiale

  

  

A seguito della dissoluzione dell'URSS T-80U e T-80UD si trovarono in servizio anche negli eserciti di alcune repubbliche ex-sovietiche. Molte di esse, prive delle risorse economiche sufficienti a mantenere in linea un MBT moderno, hanno ceduto i loro mezzi alla Russia o a Paesi terzi. A oggi, i principali utilizzatori del carro sono Russia, Ucraina e Pakistan. Una certa quantità di mezzi è stata esportata anche in Corea del sud e Cipro.

  

  

  

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Moreno G.

Carro T 72 ceceno - Kit Zvezda . scala 1/35

Guerra di Cecenia 1999

Il T-72, può essere considerato come un'ulteriore evoluzione dei precedenti T-54/55 e T-62, dei quali mantiene il profilo basso e una torretta arrotondata. Proprio per limitare l'altezza del mezzo e in questo modo renderlo meno vulnerabile, le sue dimensioni sono compatte e l'equipaggio è stato ridotto a soli tre uomini, dato che l'addetto alla ricarica del cannone è stato sostituito da un caricatore automatico, che riesce a caricare un nuovo proiettile in un tempo che varia dai 6,5 ai 15 secondi e richiede che la canna del cannone sia alzata di tre gradi sull'orizzontale per permettere la ricarica.

  

 

La compattezza del mezzo ha però, secondo alcuni analisti occidentali, anche i suoi svantaggi: lo spazio dedicato all'equipaggio infatti è ridotto e l'ergonomia dell'abitacolo è carente, favorendo l'affaticamento degli uomini. Altro aspetto fondamentale, le dimensioni ridotte portano ad avere una minima distanza tra carristi e stiva delle munizioni (40-45 colpi, 22 dei quali nel meccanismo che alimenta il caricatore e il restante in torretta): un singolo colpo subito può facilmente far esplodere il munizionamento e uccidere l'equipaggio (sono noti numerosi episodi accaduti durante la Guerra del Golfo del 1991 nei quali la torretta dei T-72 colpiti letteralmente saltava in aria staccandosi dallo scafo e uccidendo gli uomini dell'equipaggio).

  

  

Il T-72 gode di una maggiore mobilità del T-62, grazie a ruote di grandi dimensioni e al motore V12 diesel V-46-6 da 780 CV con cambio a sette rapporti; nelle versioni migliorate del carro (dal T-72B in poi) è stato sostituito da un più potente V-84-1 da 840 CV che può essere alimentato da diversi tipi di carburante (gasolio, benzina, cherosene); il motore è collegato a un generatore di fumogeni che servono a "mascherare" il carro sul campo di battaglia. Le sospensioni sono del tipo a barra di torsione. Il guado di corsi d'acqua profondi fino a circa 5 metri è possibile grazie a uno snorkel che normalmente viene trasportato fissato al retro della torretta. Senza lo snorkel il T-72 può guadare fino a 1,2 metri d'acqua.

  

  

L'autonomia del veicolo può essere aumentata con l'aggiunta di barili agganciabili alla parte posteriore. Come tutti gli MBT moderni, il T-72 è dotato di apparati di protezione NBC.

Il T 72 opera con le seguenti Nazioni :

Unione Sovietica (ora paesi dell'ex Urss), Albania, Algeria, Angola, Bulgaria, Cuba, Cecoslovacchia (ora Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca), Finlandia, Repubblica Democratica Tedesca, India, Iran, Iraq, Paesi dell'ex Jugoslavia (variante M-84), Libia, Malesia. Marocco (136 T-72B e 12 T-72BK), Polonia, Romania, Siria e Ungheria.

  

  

  

  

Buon Modellismo a Tutti.

Moreno G.

T-90 Esercito Russo - kit Zvezda - scala 1/35

Russia 2014

Il T-90 è un carro da combattimento di terza generazione in servizio dal 1995 nelle forze armate russe e in alcuni altri paesi, come una versione aggiornata del T-72. Inizialmente chiamato T-72BU (Objekt 188), ne è stata cambiata la denominazione per non far condizionare il mercato dell'export dalle performance negative dei T-72 avute in Kuwait e Iraq.

Il T-90 è nato con un motore da 840 CV. Il T-90 ha la corazza reattiva Kontakt-5 sulla parte frontale dello scafo, della torretta e, opzionalmente, anche sulla parte iniziale delle gonne.

Dalla metà del 1996 circa 107 T-90 hanno raggiunto il Distretto Militare dell'Estremo Oriente.

  

Nel 1999 ha fatto la prima apparizione un nuovo modello di T-90, la versione A, con una nuova torretta saldata. Questo modello è chiamato "Vladimir" in onore del Capo Progettista Vladimir Potkin, morto nel 1999. Non si sa se con questa versione la corazza dello scafo e torretta sia cambiata.

  

Nel 2006 c'erano 272 carri T-90 in servizio con l'Esercito russo, inquadrati nella 5ª Divisione Carri della Guardia del Distretto Militare della Siberia e sette T-90 nella Fanteria di Marina. Il 15 maggio 2006 il Delegato della Difesa Ministro Alexander Belousov ha annunciato la produzione di altri trenta carri T-90 per l'Esercito russo per il 2007. Nel corso del 2008 60 nuovi T-90 sono stati distribuiti all'Esercito russo.

  

Operatori

Russia: 431 T-90 e T-90A nel 2007. Entro il 2015 la Russia pensa di averne 1.200 in servizio.

Algeria: 180 T-90SA ordinati dalla Russia nel 2006.

India: più di 500 carri, in futuro da portare a 1.657.

Corea del Nord: un T-90SA comprato nell'agosto del 2001.

Arabia Saudita: potrebbe comprare 150 T-90 dalla Russia.

Venezuela: c'è la possibilità dell’acquisto di un certo numero di T-90, tra i 50 e i 100, da costruire in Russia per sostituire gli ormai obsoleti AMX-30 di produzione francese.

  

  

  

  

Buon Modellismo a Tutti

Moreno

Carro T-72B dell'Esercito Siriano - Kit Dragon - scala 1/35

Sobborghi di Damasco nel gennaio 2013

Il modello è un Dragon  T72 w/era leggermente modificato da me per adattarlo alla versione Siriana, il più delle modifiche sono state auto costruite tutti i supporti delle corazzature “era” della torretta .

Altra modifica è stata apportata al cannone, volevo farlo apparire vissuto ammaccato e senza parte della copertura termica, come si vede in molte foto di carri siriani che si reperiscono sul web.

Per ottenere tale scopo ho adattato un cannone di un T 62 modificandolo e aggiungendo dei pezzetti di lamina sottile per simulare la copertura termica staccata. Per il resto è tutto da scatola compresi i cingoli.

  

COLORAZIONE

Per unificare i vari materiali al carro ho dato una mano di primer,seguito da un colore base verde russo, sul quale una volta asciutto ho steso in diverse mani un sand della vallejo . Ogni passata successiva il colore veniva schiarito con del crema e bianco, fino alle luci finali che erano quasi in bianco puro molto diluito dato a bassissima pressione, togliendo il puntale  del aerografo.

A colore asciutto con diverse tonalità di sabbia sia acrilici che ad olio, ho passato (con colore molto diluito diverse) piastre protettive senza seguire una logica ….. poi a caso anche qualche pannellatura del carro giusto per dare un diversità cromatica.

  

  

Sono seguiti lavaggi con terra d”ombra bruciata e terra di cassel ad olio non prima di aver protetto i colori sottostanti con una bella spruzzata di trasparente semilucido.

Usura e impolverata, sono stati affidati ai soliti pigmenti che ormai sono diventati materiale indispensabile per ricreare alcuni effetti realistici.

  

  

Buon Modellismo a Tutti.

Sherman Firefly – kit Dragon – scala 1/35

Francia fine 1944

(Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.)

Lo Sherman Firefly ("lucciola") fu una variante britannica del noto carro medio americano M4 Sherman, equipaggiata dal potente cannone da 17 libbre al posto del cannone da 75mm standard. Inizialmente concepito come ripiego in attesa che entrassero in servizio i carri inglesi di ultimo modello, divenne il carro armato con il cannone da 17 libbre più comune durante la seconda guerra mondiale.

  

Il Kit Dragon

Il modello praticamente si monta da solo in due giorni circa lo avevo montato cingoli compresi……

Oltre al kit della Dragon, ho aggiunto un set per il Firefly della Black Dog ed il cannone della Aber…..

 

Montato il tutto, comincia il bello la rete mimetica  Hessian per intendersi quel centinaio di striscioline sul carro!!!! La rete è un insieme di garza medica a trama larga e striscioline di carta inbevute nel vinavil….un lavoraccio!!!

  

Dopo un paio di giorni di asciugatura sono partito con la pittura (la rima non è voluta).... Anche qui primer per unificare i vari materiali e poi via di colore . I colori usati sono il set di colori per mezzi USA della lifecolor. La rete invece ha ricevuto diverse tonalità di verdi e marroni per dargli profondità e contrasto cromatico.

A seguire lavaggi mirati con colori ad olio terra di cassel e seppia  ed invecchiamento a base di pigmenti del range MIG. Per ultimo l’inserimento del capocarro e servente, realizzati con figurini della MiniArt.

  

  

Buon Modellismo a tutti......

Panzer VI Tiger II o "King Tiger" - Kit Dragon - Scala 1/35

Inverno 1944/45

Storia

Il Panzerkampfwagen VI Ausf. B fu un carro armato tedesco della seconda guerra mondiale. Fu conosciuto anche come Sonderkraftfahrzeug 182 (Sd. Kfz. 182), o informalmente come Tiger II o Königstiger (tedesco: Tigre del Bengala, spesso tradotto letteralmente nell'inglese King Tiger) e dalle forze britanniche come Royal Tiger.

Nel gennaio 1943, pochi mesi dopo l'entrata in servizio del Tiger I, l'ufficio armamenti dell'esercito tedesco emanò la richiesta per un nuovo carro armato pesante con una torretta in grado di ospitare il potente cannone da 88 mm lungo 71,2 calibri.

L'appalto di progettazione venne affidato alle due migliori divisioni di ricerca allora disponibili: la Porsche e la Henschel & Sohn, e, come per il Tiger I, fu il modello della Henschel a risultare vincente date le caratteristiche di maggiore affidabilità e di facilità di produzione: da questo progetto nacque il Tiger II.

Nonostante il legame dato dal nome, la struttura del Tiger II era completamente diversa da quella del Tiger I e richiamava quella del Panther, con l'inclinazione dello scafo anteriore ripresa dal T-34 russo, che era in grado di ridurre notevolmente la potenza delle granate perforanti usate dai carri pesanti.

Vennero aggiunte le opportune modifiche come l'aumento della corazzatura in generale, quella anteriore sfiorava i 150 mm e inclinata a 50°, e da piastre laterali spesse 80 mm e inclinate a 25°. La parte posteriore era composta da un'unica piastra spessa 40 mm, mentre la torretta aveva una piastra frontale spessa 180 mm e inclinata di 9°, con una scudatura del cannone sagomata a "muso di maiale" (tedesco: Saukopfblende) spessa 100 mm.

La notevole corazzatura comportava un peso notevole, e, con le sue 68,7 tonnellate, il Tiger II fu uno dei carri armati più pesanti impiegati durante la seconda guerra mondiale. Come motore il Tiger II peccava in fatto di velocità e maneggevolezza, come propulsore fu scelto lo stesso del Panther ma molto potenziato, un Maybach HL 230 P30, che sviluppava 750 cavalli, e che era in grado di muovere le 70 tonnellate del carro ad una velocità di 38 km/h su strada e di 20 km/h su altri fondi; mentre l'elevato consumo di carburante comportava che gli 860 litri di benzina contenuti nel suo serbatoio assicurassero una autonomia massima di 170 chilometri.

Come armamento principale era utilizzato il temutissimo cannone 8,8 cm KwK 43 L/71,2 ad alta velocità iniziale (con una dotazione di 72 granate) in grado di sparare proiettili controcarro alla velocità di 1.020 metri al secondo e con una gittata utile di 2.200 m; grazie alle doti balistiche dell'arma era possibile aver ragione delle corazzature a disposizione degli Alleati ben prima che i corazzati nemici si portassero a distanze pericolose.

Modello

Il progetto era nato sul "King Tiger"  with zimmerit della Dragon

 

 

 

 

 

 

Bel modello …. Niente da dire  maaaa ad un certo punto del lavoro.. praticamente a lavoro finito  mi sono reso conto di quanto odio i modelli con lo zimmerit!!! Preso da raptus ho accantonato tutto.

In un secondo momento un amico del club e riuscito a procurarmi torretta e scafo senza zimmerit.  La torre proveniva da un modello Tamiya mentre lo scafo era di dubbia provenienza, forse Academy.

  

Riaccesasi la speranza di realizzare un King senza pasta antimagnetica , ho ripreso in mano il dragon ormai finito e lo ho smembrato cercando di recuperare più pezzi possibile da riutilizzare  sul nuovo progetto.

Dopo una lunga battaglia a colpi di lima seghetto e stucco  sono riuscito a ricomporre  il "King Tiger" e a mimetizzare i vari difetti creatisi nel assemblaggio delle parti di diversi kit

Colorazione

Come colore base ho utilizzato il set "German  afv dunkelgelb" della Lifecolor… tre colori che servono anche per ricreare l effetto contrasto e desaturazione. I due toni della mimetica sono il Red Brown XF-64 della Tamiya  e il Panzer olivegrùn 1943 della Italeri.

  

A mimetica conclusa ho effettuato diversi passaggi con filtri  del range mig e colori ad olio stemperati in Withe Spirit  .

Ho ricreato con un pennellino 4 “0000” tutte le scrostature e danni da contatto e usura del carro… premetto so che esistono metodi più semplici ,veloci e che magari danno anche un risultato migliore ma sinceramente non ho dimestichezza con spugnette e quantaltro e visto che riesco nel intento con  pennellino penso di continuare su questa strada ,almeno fino a quando non prenderò dimestichezza con queste tecniche.

Invecchiamento

Il lavoro “più”è stato cercare di ricreare l’effetto usura e ruggine sulle maglie di cingolo a protezione della torretta ,ho usato diversi toni di marrone , ruggine e rosa,acrilici, lavaggi e pigmenti e alla fine ho ottenuto un risultato accettabile “ almeno per me”.

  

Per il resto del carro ,treno di rotolamento compreso ho usato colori ad olio e pigmenti.

Il figurino è della  Royal Model al quale ho sostituito la testa con una della Hornet  e dipinto con tecnica mista olio, acrilico.

  

 Buon Modellismo a Tutti

 

Sturmgeschütz StuG. III Ausf.C - kit Dragon - scala 1/35

Origine degli Sturmgeschütz

In seguito allo sviluppo della concezione tattica di impiego dell'artiglieria come supporto ravvicinato per la fanteria, nel 1936 la Daimler-Benz ricevette la commessa per lo sviluppo e la produzione di un mezzo di supporto alla fanteria armato con una bocca da fuoco da 75 mm. Le specifiche prevedevano che l'armamento avesse una gittata di almeno 6 chilometri; la corazzatura frontale avesse uno spessore tale che non fosse perforabile da un proietto da 37 mm ad una distanza di 500 m; fosse di peso e dimensioni contenuti (non avrebbe dovuto essere più alto di un uomo di statura media); armamento tale da assicurare un'adeguata copertura alla fanteria e capacità di impegnare mezzi blindati.

La Daimler-Benz per realizzare il mezzo utilizzò lo scafo, le sospensioni ed il gruppo di rotolamento del carro PzKpfw III Ausf. E che aveva già in produzione.

Il mezzo

Lo Sturmgeschütz III usava, come già detto, lo scafo, il treno di rotolamento e la motorizzazione del PzKpfw III, la parte superiore con l'anello di torretta era stata sostituita da una casamatta in cui era alloggiato l'armamento principale, il 7.5 cm StuK L/24 (Cannone d'assalto 75/24 usando la terminologia italiana, notare che, sempre secondo la terminologia italiana, la bocca da fuoco sarebbe stata classificata come obice e non come cannone). Nella prima versione il mezzo era privo di armamento secondario. L'equipaggio alloggiava nella casamatta, in cui entrava da due ampi portelloni posti posteriormente sul cielo della casamatta stessa. Le sistemazioni generali erano quelle del PzKpfw III, con il motore posteriore e gli organi di trasmissione anteriori (davanti al compartimento di combattimento).

Lo sviluppo degli Sturmgeschütz III.

Lo Sturmgeschütz III passò senza modifiche dalla produzione di prototipi al primo modello operativo (Ausführung A), che fu distribuito quanto prima ai reparti operativi per avere un feedback. I primi esemplari lasciarono le catene di montaggio della Alkett ai primi di agosto del 1940. Tuttavia, già a novembre, dopo che erano stati elaborati i commenti sia sui prototipi (utilizzati operativamente in Francia) sia sul modello A, iniziò la produzione dell'Ausf. B. La principale differenza dall'Ausf. A era data dal nuovo sistema di sospensioni e dai cingoli, la cui larghezza era stata portata a 400 mm, ed utilizzando le componenti meccaniche del PzKpfw III Ausf. H. L'aumentata larghezza dei cingoli e l'aumento di potenza del motore (ora un Maybach HL 120 TRM) permisero di portare il peso del veicolo a 21,8 t, senza con questo ridurre, anzi aumentando, la sua mobilità su strada e fuori strada.

StuG. III impiegato sul fronte italiano del corso del 1944

Nel 1941 iniziò la produzione dello StuG III Ausf. C, che fu seguito, con lievi modifiche, dai modelli D ed E, le commesse per la costruzione di questi veicoli passarono dalla Daimler Benz direttamente alla Alkett. La produzione di queste macchine proseguì fino all'autunno 1942, per un totale di circa 450 veicoli dei tre tipi.

Dopo la comparsa sul campo di battaglia dei T-34 sovietici fu chiaro che l'armamento dei veicoli corazzati dell'epoca doveva essere totalmente rivisto, e quindi che un pezzo come il 7,5 cm StuK L/24, con la sua bassa velocità iniziale, non poteva avere buon gioco contro i nuovi carri, quindi si assistette ad una corsa a installare sui veicoli tedeschi cannoni di maggiore potenza. Come era successo al Panzer IV, anche sullo StuG III fu installato un cannone da 75 mm lungo, capace di impegnare i carri russi, quindi sullo Sturmgeschütz 40 Ausf. F (questa divenne la nuova denominazione del mezzo) fu installato il cannone 7,5 cm StuK 40 L/43 (lo stesso cannone montato sui PzKpfw IV Ausf. F2 e G), questa arma aveva sia la capacità di impegnare fanterie con proiettili ad alto esplosivo, sia quella di impegnare veicoli corazzati con proiettili a carica cava. L'unica altra modifica apportata allo StuG III Ausf. E per passare a questa versione fu l'aggiunta di lamiere anteriori per aumentare la protezione, un grosso problema fu dato dal fatto che le munizioni per il cannone lungo erano più ingombranti di quelle del cannone corto, quindi nel nuovo modello fu necessario dedicare maggiore spazio alle riservette delle munizioni. Dato anche il maggior volume dei fumi di combustione, fu necessario aggiungere sul tetto della casamatta un ventilatore per estrarre i fumi dalla camera di combattimento. Questo veicolo fu costruito in 119 esemplari. Nonostante l'introduzione della corazzatura laminata gli StuG 40 Ausf. E erano scarsamente protetti, soprattutto lateralmente, quindi si decise di sostituire lo scafo base con quello del PzKpfw III Ausf. L, e, in occasione della riprogettazione totale che ne conseguì, il cannone fu sostituito con il 7,5 cm StuK 40 L/48, cioè lo stesso cannone montato sui PzKpfw IV Ausf. H e J. Con questo armamento lo StuG III fece un ulteriore (e definitivo) passo avanti nel suo impiego tattico, diventando praticamente un cacciacarri invece di un semovente d'appoggio della fanteria. Il nuovo modello, indicato come StuG 40 Ausf. F/8, aveva anche un nuovo motore, il Maybach HL 120TRM Ausf. A. L'altezza, pur restando estremamente contenuta, tuttavia passò a 2150 mm. La modifica dell'impegno tattico impose anche l'aggiunta di un armamento secondario (non necessario finché il veicolo doveva operare a stretto contatto della fanteria), quindi al veicolo fu assegnata in dotazione una MG 34, che, tuttavia, richiedeva per l'impiego che uno dei membri dell'equipaggio si sporgesse dal portellone superiore per poter sparare.

 

StuG. III dell'Esercito Finlandese

Le necessità di spazio entro il vano di combattimento, sia per il personale, sia per le ricervette delle munizioni (lo StuG 40 Ausf. F/8 aveva a bordo solamente 44 colpi), impose un nuovo studio per la casamatta, quindi questa fu allargata fino a comprendere le coperture dei cingoli, eliminando così, fra l'altro gran parte delle trappole per i colpi che esistevano sul mezzo, e spostando il ventilatore sulla piastra posteriore della camera di combattimento. Esternamente fu aggiunto un supporto per la mitragliatrice ed una piastra mobile per proteggere il servente. Il nuovo mezzo fu denominato Sturmgeschütz 40 Ausf. G e rappresentò il modello finale del mezzo, costruito in più di 7000 esemplari. L'unica modifica che fu portata al mezzo, senza però modificarne né la denominazione né le caratteristiche generali, fu la sostituzione del mantelletto del cannone, saldato e di forma prismatica, con la cosiddetta Saukopf (testa di scrofa), cioè una struttura fusa che assicurava maggiore omogeneità e riduceva le trappole per colpi.

La linea di sviluppo degli StuG III come cacciacarri aveva portato ad un'arma che non era più ottimizzata per l'impegno di bersagli scarsamente protetti, ma alla funzione controcarri. Per questo motivo fu necessario progettare un'arma che svolgesse la funzione tattica precedentemente svolta dai cannoni d'assalto, quindi sullo scafo dello StuG 40 Ausf F fu costruito un mezzo armato con l'obice 10,5 cm StuHb42 L/28 (Obice da 105/28), denominato Sturmhaubitze 42 Ausf. F, che ebbe la funzione tattica avuta in precedenza dagli StuG III; quando la produzione di scafi Ausf. F terminò lo Sturmhaubitze 42 assunse la denominazione Ausf. G.

Infine si deve citare lo Sturmgeschütz lange 7,5 cm Kanone L/33, cioè uno StuG III armato con un cannone 75/33, intermedio fra i modelli E ed F. Questo mezzo è esistito solo in una foto, pesantemente ritoccata dalla censura, che mostrava uno StuG III Aus. F a cui era stato accorciato il cannone. Questa foto suscitò molte illazioni in campo alleato, ed ancora negli anni sessanta veniva indicata come prova di un veicolo di transizione fra l'Ausf. E e l'Ausf. F (in realtà mai esistito).

Una rara immagine dell'epoca rappresentante il modello che andrò a ricreare.

IL MODELLO

Per ricreare questa versione dello StuG. III Ausf. C, ho impiegatoi l'ottimo kit della Dragon, con la sostituzione del solo cannone e relativo mantelletto.

Questa modifica lo trasformano nella versione ausf C/D 75cm L48

A parte questa non sono state apportate altre modifiche al modello,il montaggio e’stato veloce e senza intoppi…vista la preferenza a ricreare modelli vissuti usurati dal tempo e dalle battaglie ho insistito sulla zona parafanghi asportandone una buona porzione , simulando cosi un danno  da imboscata (spesso questi carri si infilavano tra le macerie degli edifici distrutti aspettando che passasse qualche vittima sotto forma di carro nemico!!

  

Per la colorazione ho deciso, dopo una breve ricerca di buttarmi sul monocromatico scegliendo il Dunkelgelb come tinta di base .

  

I colori usati sono gli ottimi colori acrilici lifecolor, al quale sono passato dopo una lunga convivenza con i vallejo che pero’ non disdegno visto che ne ho una abbondante scorta .

  

Dopo la base e le prime luci ho effettuato un lavaggio molto blando con colore seppia ad olio diluito con white spirit

  

Passato un giorno per l’asciugatura del lavaggio,ho cominciato con l’invecchiamento , da prima ho usato dei filtri della True Haert per poi passare ai pigmenti della Mig.

  

Ho completato il tutto con casse bidoni e taniche sulla parte posteriore del carro ,fango e fibre di posidonia per i cingoli.

  

  

Tiger I ausf. E - kit Tamiya - scala 1/35

Storia

Il Panzer VI Tiger I (abbreviazione di Panzerkampfwagen VI Tiger I, numero di identificazione dell'esercito Sd.Kfz. 181) fu uno dei più famosi carri armati pesanti prodotti dalla Germania durante la seconda guerra mondiale. Sviluppato nel 1942 in risposta ai mezzi corazzati messi in campo dall'Unione Sovietica, fu il primo carro armato della Wehrmacht a montare un cannone da 88 mm e venne impiegato, solitamente in battaglioni corazzati indipendenti, in tutti i fronti di guerra.

Il veicolo, benché dalle caratteristiche formidabili e temuto dagli avversari, si rivelò costoso da costruire e fu afflitto da svariati problemi di trazione, senza contare la ridotta autonomia causata dal suo elevato peso, che lo rallentava anche su terreni accidentati.

Nel 1937-1938 i vertici militari dell'esercito tedesco cominciarono ad ipotizzare un nuovo carro armato per rimpiazzare il Panzer IV. Vennero stesi alcuni progetti, ma nessuno entrò in produzione e la situazione rimase sostanzialmente ferma fino al 1941, quando venne commissionato alla Henschel & Sohn un prototipo di un carro da trentasei t, in grado di raggiungere i 40 km/h e con corazza ed armamento pesante. Il progetto, denominato VK 3601 sfociò nell'effettiva costruzione del prototipo, ma ulteriori sviluppi vennero bloccati nel mese di maggio, quando venne ordinato un nuovo prototipo da 45 t e armato con la versione anticarro del cannone antiaereo 8,8 cm FlaK.

Fu richiesto alla Henschel di di completare il prototipo per il successivo compleanno del Führer (20 aprile 1942), perciò l'azienda cominciò a lavorare su un precedente progetto (VK 3001(H)) inizialmente studiato per il Panzer V Panther. Mentre la Henschel portava avanti il suo VK 4501(H), anche la Porsche iniziò a lavorare alla richiesta dell'esercito con il progetto VK 4501(Porsche). Entrambi i prototipi furono pronti per la data designata ma alla fine, nell'agosto 1942, solo l'idea della Henschel venne ammessa alla produzione di massa sotto il nome ufficiale di Panzerkampfwagen VI Ausf. E (numero di identificazione Sd.Kfz. 181).

L'armamento principale era costituito dal cannone anticarro KwK 36 L/56 da 88 mm (lungo 56 calibri) che, installato in torretta e protetto da una pesante scudatura d'acciaio spessa 110 mm, era in grado di perforare qualunque carro statunitense o britannico a più di 1.500 m di distanza, con l'eccezione dell'M26 Pershing, mentre con i carri pesanti sovietici del tipo JS-2 si rivelava inefficace, con penetrazioni possibili sul frontale soltanto entro i 300 m. Nella torretta era installata anche una mitragliatrice MG 34 da 7,92 mm coassiale al cannone che veniva azionata dal puntatore mediante un pedale; mentre un'altra arma dello stesso tipo era posizionata nella parete anteriore destra dello scafo. Le sospensioni erano a barra di torsione e, per diminuire la pressione sul terreno del carro, furono adottati cingoli larghi 725 mm, che potevano essere sostituite da cingoli più stretti da 520 mm per il trasporto del Tiger su ferrovia o per marce verso il fronte Il suo potente motore Maybach HL230P45 da 12 cilindri a V 60° a benzina richiedeva una costante manutenzione e soprattutto una gran quantità di carburante (il serbatoio da 540 litri era sufficiente per soli 195 km su strada, molto meno in condizioni di terreno accidentato), che l'esercito tedesco non fu più in grado di fornire nelle ultime fasi del conflitto.

Al momento del suo ingresso nel conflitto, nel 1942, il Tiger aveva un cannone estremamente potente e una corazzatura notevole, ma era complicato e difficile da produrre, essendo inoltre soggetto a svariati problemi alla trazione, specialmente su terreni accidentati. Con il seguito della guerra la potente corazzatura del Tiger I risultò progressivamente vulnerabile alle nuove e più efficaci armi anticarro avversarie: il cannone D-25 da 122 mm sovietico poteva penetrare il frontale del Tiger I fino a 1.500 m di distanza mentre il 17 libbre britannico poteva riuscirci frontalmente fino a 1.700 metri con i tradizionali proiettili APCBC (Armour Piercing Capped Balistic Cap – perforanti con protezione balistica) A causa di ciò la produzione venne progressivamente ridotta fino a cessare completamente nell'agosto del 1944 dopo che erano entrati in linea circa 1.350 esemplari.

Il Modello

Zimmerit e fotoincisioni  Eduard

Figurini  miniart  leggermente modificati

Che dire ! tutti conosciamo il livello qualitativo dei modelli tamiya eguagliato se non, ultimamente superato  solo da dragon e comunque il modello praticamente si monta da solo...alcune rogne le ho avute incollando lo zimmerit  foto inciso che in alcuni casi non combaciava  con lo scafo /torretta.

  

 

Colorazione

In partenza avevo optato per una mimetica tre toni ,ma poi sono stato attratto da una foto che ritraeva un tigre in mimetica invernale nelle campagne innevate della Germania  nel inverno del 44.

Per la colorazione ho usato i soliti colori acrilici vallejo aiutandomi nel’opera di invecchiamento con pigmenti della Mig.

  

  

Buon modellismo.

Panzerkampfwagen IV (Panzer IV) Ausf. H - kit Italeri - scala 1/35

Il Panzerkampfwagen IV (spesso abbreviato in Panzer IV, numero di identificazione dell'esercito Sd.Kfz. 161) fu un carro armato tedesco della seconda guerra mondiale. Venne prodotto per tutto il corso della guerra in molte varianti in circa 8.000 esemplari, rappresentando la spina dorsale della Wehrmacht nel corso del conflitto.

Storia

Inizialmente era stato pensato come carro di appoggio alla fanteria da affiancare al Panzer III, quest'ultimo invece concepito per l'ingaggio dei carri armati nemici. Successivamente, durante il corso della guerra, venne aggiornato nell'armamento e nella protezione passiva (aumento degli spessori della corazzatura) ed assunse il ruolo di carro armato standard dell'esercito, con il Panzer III che fu prima declassato a carro da supporto per la fanteria e poi radiato dalla prima linea, rimanendo in servizio solo nelle sue varianti.

Il Panzer IV divenne il carro armato tedesco più comune della seconda guerra mondiale e il suo scafo fu usato come la base per molti altri veicoli di combattimento, come i cacciacarri Nashorn, carri di recupero e semoventi antiaerei. Il Panzer IV fu per così dire il "mulo da soma" dell'esercito nazista, essendo stato usato in tutti i teatri operativi tedeschi della guerra. Il disegno fu aggiornato ripetutamente per rispondere alle continue minacce provenienti dalle forze nemiche.

Il Panzer IV nella prima versione, la Ausf. D, aveva una corazzatura d'acciaio omogeneo spessa 30 mm, nella parte frontale della torretta e dello scafo, inclinata di pochi gradi rispetto alla verticale(10-25°s); sui fianchi tale protezione si riduceva a 15 mm e a 10 mm sul cielo della torretta e sul fondo dello scafo. Tali spessori all'epoca erano ritenuti più che sufficienti, dato che pochi carri armati erano dotati di cannone anticarro ed inoltre tali minacce sarebbero state efficacemente contrastate dal Panzer III, il quale era il carro preposto all'affrontare gli altri mezzi corazzati.

Durante il conflitto, il Panzer IV si trovò sempre più spesso invischiato in combattimenti tra carri, soprattutto in Francia, così si decise di aumentare la corazza frontale del carro, dai 30 mm dell'Ausf. D, ai 50 mm dell'Ausf. E e infine ai 50+30 mm dell'Ausf. G, con aumenti rilevanti dello spessore anche sui lati del mezzo. Dal giugno 1943 iniziò la produzione di una nuova versione del carro, il Panzer IV Ausf. H, con una corazza frontale di 80 mm, piuttosto che con piastre supplementari; tuttavia la corazza frontale della torretta rimase di 50 mm, a cui però erano aggiunte piastre supplementari per aumentarne lo spessore fino a 80 mm. Il Panzer IV cominciò poi anche ad essere frequentemente dotato degli Schürzen, ossia piastre di acciaio a copertura della parte superiore dei cingoli, le quali venivano in genere montate sul campo. Dal 1943 fino al settembre del 1944, divenne comune l'uso della Zimmerit, la pasta antimagnetica, con la quale veniva rivestito tutto il carro per contrastare l'efficacia delle mine magnetiche.

Il Modello

Trattasi di un vecchio modello italeri trovato ad una mercatino modellistico più di 20 anni fa ..costruito quasi da scatola ho sostituito il cannone tutto storto in plastica ,con uno in metallo della Aber i cingoli in vinile sono stati sostituiti con quelli a maglia singola della Dragon anche questi ormai fuori produzione da tempo,e alcuni attrezzi  recuperati da un kit Tamiya...

I figurini sono Dragon più due rubati da un bellissimo Wespe Tamiya.

il montaggio non è stato..come dire “una passeggiata” vista la vecchia struttura degli stampi c’era di tutto...pezzi storti,rotti,segni di estrattori che sembravano trincee,e ritiri da paura..... ma nulla che non si potesse sistemare con qualche kilo di stucco

alla fine però tutto è andato al suo posto

Questo è stato il mio secondo modello sul quale ho voluto provare a ricreare un winter cammo di aspetto vissuto molto vissuto !!

ho iniziato dando un primmer  marrone scuro ad aerografo, dopo l’asciugatura ho steso  il dark yellow  XF 60 della tamiya sempre a spruzzo cercando  di stenderlo in maniera irregolare su tutto il carro.

Poi sono passato ai vari invecchiamenti a base di lavaggi e pigmenti. Come se il carro dovesse restare della tinta iniziale,dopo una giornata di riposo ho spruzzato sul tutto il carro 3 mani di lacca per capelli a distanza di una mezzora l’una dal l’altra ,...e via un altro giorno ad asciugare

 A lacca asciutta armato di aerografo e bianco acrilico Valleyo ho ridipinto tutto il carro ,sempre in maniera irregolare,cioè stando all’interno delle pannellature o spruzzando dal basso verso l’alto fatto questo ho preso un pennello piatto bagnato con acqua e picchiettando sono andato a togliere il colore nei punti dove volevo che risaltasse il colore di base.

Ultima fase... nuovo invecchiamento mirato alla sola parte bianca, sempre con lavaggi a olio diluito con white spirit e pigmenti terrosi.

FIGURINI - kit Dragon e Tamiya

Figurini dipinti con tecniche miste olio e acrilici e sporcati con pigmenti stemperati con White spirit

Come basetta ho usato una cornice di legno grezzo quelle che si acquistano nei vari empori del fai da te per pochi euro, lasciando il fondo l’ho riempita di gesso liquido

Il fango o neve sciolta sono pigmenti mischiati con polvere di gesso e resina acrilica  della Mig  mentre la neve fresca è stata ricreata con sale fino misto bicarbonato fatti cadere da un colino su colla vinilica .

Accessori di miglioria

Cannone:   ABER

Cingoli :      DRAGON

Panzer II - kit Alan - scala 1/35

Il Panzer II, abbreviazione del nome completo Panzerkampfwagen II, il cui numero di identificazione dell'esercito era Sd.Kfz. 121, fu un carro armato tedesco progettato nei primi anni '30 come rimpiazzo del blindato leggero Panzer I.

Nonostante il progetto dovesse solo fungere da anticamera per i più avanzati Panzer III e Panzer IV, il Panzer II costituì il nerbo delle divisioni corazzate tedesche durante le campagne di Polonia e Francia, venendo utilizzato anche durante l'invasione dell'URSS nel 1941, dimostrando però parametri superati: ritirato quasi completamente dalla prima linea tra il 1942 e il 1943, fu relegato a compiti di addestramento, mantenimento dell'ordine pubblico e lotta antipartigiana; il versatile scafo fu invece riutilizzato per diversi progetti di semoventi e cacciacarri.

Preserie

I modelli sperimentali del Panzer II erano tutti armati di un cannone 2 cm KwK 30 L/55, derivato dal paricalibro FlaK 30 contraerei, capace di sparare proiettili esplosivi o perforanti con un rateo di 280 colpi al minuto (180 proietti disponibili); la punteria consisteva di un mirino ottico TZF 4, che si sarebbe evoluto con il procedere delle versioni. Il cannone era montato sulla sinistra della torretta, decentrata sullo stesso lato, e lo affiancava a destra una mitragliatrice MG 34 da 7,92 mm (1425 cartucce totali in 17 nastri). Lo scafo dalla parte frontale arrotondata ospitava un equipaggio di tre uomini: il guidatore trovava posto nella parte anteriore, il comandante sedeva nella torretta mentre il cannoniere rimaneva in piedi a fianco.

La corazza era spessa 13 millimetri su tutti i lati del carro, con superfici poco inclinate; cielo, fondo e parti superiori della torretta e dello scafo presentavano corazze spesse dai 5 ai 12 millimetri. La velocità massima era di 40nbsp;km/h con un'autonomia di 200 chilometri e un serbatoio della capacità di 200 litri; le dimensioni erano: lunghezza 4,38-4,76 metri, larghezza 2,14 metri, altezza 1,95-1,98 metri.

Ausführung c

Questa fu l'ultima versione per test e ricerche sulle migliori caratteristiche da adottare: l'Ausf. c presentava un treno di rotolamento completamente rivisto, composto da 5 ruote di medio diametro indipendenti, 4 rulli tendicingolo e sospensioni a molla ellittica; la corazza frontale era inoltre più squadrata, ottenuta con la saldatura, e il peso era salito a 8,9 tonnellate. L'Ausf. c cominciò a essere prodotto nel marzo del 1937 usando per i primi 25 esemplari dell'acciaio al molibdeno, ma di preciso non si quanti ne siano stati costruiti; fu la base per la produzione in serie delle Ausf. A, B e C, nient'altro che modelli c meglio protetti e con qualche piccola aggiunta.

Il modello

Vecchio modello della ditta Alan ormai fuori produzione l’ho acquistato per pochi euro in qualche mercatino modellistico... non ricordo neppure dove ! come al solito ho voluto riprodurlo da scatola modificando solo alcuni particolari a mio parere un po’ troppo spessi e grossolani.

La colorazione

Come colore base ho usato un panzer gray della valleyo ,schiarendolo successivamente sulle zone più in rilievo..praticamente la mia idea iniziale era di ritrarlo in una tipica livrea grigio panzer ma a lavoro quasi ultimato ho cambiato idea optando su una mimetica invernale

Essendo questa la mia prima mimetica invernale ho proceduto a tentativi ..ho ripreso tutte le pannellature del carro ad aerografo con diversi toni di grigio sempre più chiari fino al bianco puro,cercando di far intravedere il grigio panzer

Invecchiamento a base di lavaggi ad olio e pigmenti ..un poco di fango e neve qua e là ed il gioco e fatto!!! Niente male eh !!!

Dimenticavo...il figurino è un insieme di pezzi dragon..dipinto con tecniche miste olio acrilico.

Panzerkampfwagen V (Pz Kpfw V) "Panther" - kit Italeri - scala 1/35

Storia

Il Panzerkampfwagen V (Pz.kpfw V) "Panther", semplicemente noto come Panzer V Panther fu un carro armato medio cacciacarri tedesco prodotto durante la seconda guerra mondiale che prestò servizio da metà del 1943 fino alla fine della guerra in Europa nel 1945. Fu progettato come opponente del T-34 e per rimpiazzare i Panzer IV e III, sebbene avesse prestato servizio al loro fianco e accanto ai più pesanti Tiger I e Tiger II fino alla fine della guerra. La sua eccellente combinazione di potenza di fuoco, protezione e mobilità servì da banco di prova per i carri armati di fine e post guerra di altre nazioni ed è frequentemente considerato insieme al sovietico T-34/85 come il miglior progetto di carro armato della seconda guerra mondiale. Era preferito al Tiger da molti equipaggi per la sua maggiore manovrabilità che lo rendevano ottimo nell'attaccare i corazzati nemici con il suo cannone da 75 mm.

Fino al 1944 venne designato come Panzerkampfwagen V Panther e ebbe la designazione di inventario di "Sd.Kfz. 171". Il 27 febbraio 1944 Hitler ordinò che fosse conosciuto solo come Panther.

 

Derivati e produzione

Nell'estate del 1943 venne messa in produzione la versione Ausf A, nella quale erano corretti la maggior parte dei difetti della Ausf D, seguita all'inizio del 1944, dalla Ausf G.

Le principali differenze tra le varie versioni riguardavano l'adozione di una protezione emisferica per la mitragliatrice di scafo, una diversa cupola del capocarro, uno scudo del cannone progettato in modo da impedire che colpi di rimbalzo colpissero il tetto dello scafo e un diverso armamento delle linee laterali dello scafo nella parte posteriore. Nelle ultime fasi della guerra alcuni Panther montarono anche un modernissimo sistema di visione notturna all'infrarosso.

Il Panther, prodotto in quasi 6.000 esemplari, fu tra i migliori carri della seconda guerra mondiale grazie alla combinazione di protezione, mobilità ed armamento.

Tra i suoi derivati vi furono un carro per l'osservazione del tiro d'artiglieria, un carro comando, un carro recupero e lo Jagdpanther, un potente semovente anticarro armato con un cannone da 88 mm Pak 43/3 L/7.

Recensione kit Italeri

 

Modello vecchiotto ma ben realizzato .migliorabile sicuramente su tutti i fronti dai cingoli in vinile in su ma per chi si accontenta si può realizzare semplicemente da scatola...come ho fatto io!!

La colorazione a due toni è stata realizzata con colori acrilici Valleyo, lavaggi a olio.. con varie tonalità di colori scuri ( bruno van dik ,terra d’ombra bruciata,terra di cassel )

Asciugati i lavaggi ho schiarito il tutto con gli stessi colori di base leggermente più chiari

Ho terminato l’invecchiamento con pigmenti o pastelli polverizzati fissati con White spirit

Il figurino è un pezzo RoyalModel dipinto con tecniche miste  ..olio ,e acrilici

M4A3E2 Jumbo - kit Tamiya - scala 1/35

M4A3E2 Jumbo Aveva una protezione rinforzata (aggiunta di piastre di spessore 38 mm frontali e laterali) ed una torretta con 152 mm di spessore, ne furono costruiti 254 ed entrarono in servizio nell'autunno del 1944. Armati inizialmente con il 75 mm, alcuni furono ricondizionati con il 76 mm. Avevano lo scopo tattico di stare in testa alle colonne quando si temevano imboscate.

Modello

il modello è un vecchio Kit Tamiya 

 Kit  di facile montaggio ma poco dettagliato diciamo che per renderlo accettabile bisognerebbe arricchirlo con qualche set di fotoincisioni.

Io personalmente ho voluto costruirlo praticamente da scatola  aggiungendo solo un paio di pezzi fotoincisi non ho sostituito nemmeno i cingoli ... ho provveduto a rendere accettabili quelli in vinile del kit in fase di colorazione.

Dopo aver montato il carro ho cominciato ad impostare i figurini ..i due scelti provengono dalla MiniArt..certo non sono degli Alpine Mignature...ma fanno lo stesso la loro figura.

La prima mano di fondo è stata data con un verde scuro XF 61 della Tamiya ad aerografo ,dopo un paio d’ore ho ripassato tutto il modello con un Olive drab Valleyo dato in modo irregolare dal alto verso il basso.

Dopo una giornata ad asciugare ho cominciato con le velature e invecchiamento usando colori a olio diluiti con White spirit .

Finito l’invecchiamento e dopo un paio di giorni di riposo “non io ma il modello” ho dato una passata  di lacca per capelli su tutto il carro...per poi spruzzarlo di bianco acrilico insistendo su alcune zone  e meno su altre...poi senza aspettare che il bianco sia asciutto del tutto, con un pennello a pelo corto bagnato d’acqua ho sfregato il colore quasi a volerlo togliere ..questa tecnica simula lo scrostamento della vernice bianca usata sul campo per mimetizzare i carri durante il periodo invernale.

Ho finito il tutto con delle sporcature a base di pigmenti della Mig fissati con l’ onnipresente White Spirit.

Il risultato finale non mi sembra malvagio che ne dite!!!!

Buon modellismo a tutti....

U.S. MILITARY POLICE  - kit MiniArt - scala 1/35

Aprendo la scatola ed osservando le stampate dell' Harley WLA 42 si capisce subito di avere tra le mani un piccolo gioiellino da costruire...sono circa un ottantina di pezzi con fotoincisioni a seguito.Alcuni pezzi risultano un pò difficili da trattare vista la grandezza.. ( soprattutto per le fotoincisioni..alcune sono microscopiche )ci vuole una buona vista e tanta pazienza.

Ottima l'idea della MiniArt di inserire nella stampata del modello le dime per curvare le varie fotoincisioni..

Nota dolente riguardo i figurini buono il panneggio delle uniformi,ma secondo me un po fuori misura su alcuni particolari, il volto dei figurini lascia un pò a desiderare..volendo si puo sostituire la testa con altre che si trovano in commercio ,io personalmente ho voluto farlo da scatola propio per vedere il risultato finale....diciamo che tra moto(bella!!) e figurino (un po meno) ,una mano lava l'altra...

Buon modellismo a tutti.

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