Messerschmitt Bf.109E-4 della Stab/JG 53 nel settembre 1940

  17 Marzo 2017

Messerschmitt Bf.109E-4 – kit HELLER – scala 1/24

Pilota Hptm. Wilhelm Meyer Weissflog della Stab/JG 53, abbattuto il 5 settembre 1940 a Manston (GB)

L’aereo, nella sua versione “generica” è ben noto al popolo dei modellisti. Nello specifico il modello rappresentato è stato pilotato dall’ Hptm. Wilhelm Mayer Weissflog.

Descrizione tecnica

Questo aereo era di per sé estremamente semplice:monoplano, monomotore, monoposto,carrello retrattile a carreggiata stretta, piani di coda convenzionali e dotati fino al modello E di montanti di sostegno, mentre il ruotino posteriore divenne retrattile solo nei modelli F e K. Era progettato per essere facile da costruire e riparare, molto robusto, immune da vizi di pilotaggio quali instabilità o autorotazione, e nel modello E, necessitava di sole 4500 ore di lavoro per essere costruito, mentre nel modello G salivano a 6800. Questi tempi non tengono conto delle parti come il motore, costruite fuori della ditta. Il tettuccio era totalmente raccordato con la fusoliera e non consentiva una visibilità del tutto accettabile, specie all'indietro. Il Bf 109 non ebbe mai uno specchietto retrovisore come invece avevano i caccia angloamericani. Per quelli era consuetudine, talvolta persino in quelli col tettuccio a goccia. 

L'armamento basico comprendeva un paio di mitragliatrici nel muso, talvolta altrettante nelle ali. In seguito vennero aggiunti cannoni, razzi, bombe nelle configurazioni concesse dalla stretta carreggiata del velivolo dovuta a quella che era una delle sue più grandi limitazioni: la disposizione del carrello con ritrazione esterna, che limitava per molti aspetti la sistemazione di armi e carburante dentro e sotto una cellula tanto piccola. Le due mitragliatrici montate sulla fusoliera MG 17 da 7,9 millimetri erano caricate ognuna con 1000 colpi nella versione "E".

Il modello

Il modello della Heller è un vecchio stampo (acquistato nel 1995 e già datato allora) ma presenta allo stesso tempo discrete caratteristiche di dettaglio, se escludiamo il pilota realizzato in due gusci che non combaciano tra di loro.

  

  

  

Vista la mole non ci sono grosse difficoltà nel dettagliare il motore con qualche cavo addizionale (tanto i pistoni non sono a vista) e le mitragliatrici del muso con la foratura totale delle canne di raffredamento (in alternativa non sono brutte ma orrende !!!).

Il problema, una volta montato il motore è chiudere il cofano in quanto le mitragliatrici che si trovano sopra di esso risultano più alte dell’attaccatura del cofano. È necessario quindi un bel lavoro di taglierino fino a quando non si riesce ad eliminare il dislivello.

Non è possibile nemmeno lasciare il cofano completamente aperto in quanto molti elementi che dovrebbero essere “di passaggio” per l’aria e quindi forati, risultano pieni e non sono molto estetici, l’unica alternativa è rifarli completamente.

Così come è indispensabile scavare completamente i condotti di scarico del motore in quanto tutti rigorosamente pieni, forare la parte anteriore del muso con tutte le sue piccole prese d’aria e le varie prese d’aria che ci sono ai lati del cofano.

  

  

L’abitacolo è la parte più divertente da fare. È completo ma decisamente qualche correzione può essere apportata. Sul lato destro il “portariviste” (o piani di volo) è pieno e quindi un lavoro di fresa fa solo bene; nel lato destro mancano tre “farfalle” con i relativi cavi. Non so a cosa servano ma c’erano, si vedono e quindi vanno rifatte.

Il collimatore è sbagliato rispetto alla versione che ho realizzato e quindi un paio di colpi di lima, un po’ di plasticard bianco e trasparente ed eccolo rinascere. Mancano completamente le cinture, la leva di chiusura del tettuccio, il cuscino del sedile, ed altri piccoli dettagli interni. Anche in questo caso i pezzi combaciano perfettamente … solo dopo degli opportuni colpi di cutter. Non mancano comunque gli spazi da riempire con lo stucco.

Una volta terminato il lavoro passo una mano di primer ed il grigio RAL62 (Tamiya XF62) e dettaglio con bianco in dry-brush e bruno van dich a olio per la profondità. Un po’ di colore vivace (rosso per l’estintore, nero per il cruscotto, marrone per il sedile) ed l’abitacolo si può dire terminato.

  

  

La chiusura dei due semigusci non si può dire automatica. C’è sempre qualche pezzo che deve essere convinto di stare al suo posto. Ma con le buone maniere ed un po’ di stucco si riesce a rimediare a tutto.

Le ali non presentano grosse difficoltà. Si chiudono a dovere senza stucco. Solo il pozzetto dei carrelli risulta drammaticamente spoglio e brutto da vedere. L’intervento è stato minimale in quanto era spoglio anche nella realtà, ho solo utilizzato qualche striscia di plasticard da 0,13mm per delimitare le pareti e non far vedere l’interno dell’ala.

 Anche qui le mitragliatrici hanno subito le stesse attenzioni di quelle del cofano (foratura compelta delle volte di raffreddamento). I carrelli sono sufficientemente dettagliati in quanto non erano presenti i tubi di olio dei freni esterni alla struttura e le ruote sono di gomma. Si arriva quindi ad assemblare il tutto e si passa alla colorazione generale.

Dopo il primer, un dettaglio delle pannellature con una passatina veloce di nero tra gli interstizi. Il nero asciuga in fretta e quindi, tempo di prepararlo, una soddisfacente mano di grigio generalizzato. Appena asciutto provvedo a delimitare le aree grigie con dello scotch da carrozzieri (quello da 10mm risulta troppo stretto) e procedo con la colorazione del verde scuro.

  

  

Una bella mano di trasparente opaco e mentre aspetto che si asciughi preparo le dime per croci e segni vari poiché le decalcomanie presenti nella scatola, oltre ad essere vecchissime ed ingiallite, non riuscivano neppure a staccarsi dal supporto in maniera ordinata ed unita.

Vari passaggi di dime per il bianco ed il nero ed ecco apparire croci, svastiche e simboli del comando. Un lavoro che mi lascia globalmente soddisfatto.

Un’altra mano di vernice ed un veloce passaggio di marrone ad olio per evidenziare i dettagli in profondità. Per i rilievi invece mi affido a della polvere di gessetti per madonnari data a pennello che risulta abbastanza fine da poter essere facilmente spostata ma sufficientemente grassa da riuscire a sporcare dove mi serve in maniera anche scomposta.

  

  

  

Quando il tutto risulta di mio gusto una bella mano definitiva di vernice e poi è pronto per qualche mostra.

  

  

  

  

Buon modellismo a tutti

Mauro Scarpa 

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