Junkers Ju.87B-2 Stuka - Italeri - 1/48

  14 Marzo 2012

Junkers Ju.87B-2 Stuka - kit Italeri - scala 1/48

Storia

Cosa dire di questo stupendo aereo che ancora non si sappia?

Lo Junkers Ju 87, detto anche Stuka (in tedesco Sturzkampfflugzeug, letteralmente "aereo da combattimento in picchiata"), era un bombardiere in picchiata monomotore con configurazione alare ad ala di gabbiano rovesciata. Pur essendo stato progettato nel lontano 1933 dall'azienda tedesca Junkers, lo Stuka restò in produzione per oltre nove anni, rimanendo per tutta la durata della guerra immutato nella struttura e nella configurazione di base, prova della validità complessiva della macchina. Ne furono costruiti più di 5.700 esemplari in una decina di versioni, che combatterono su tutti i fronti. Impiegato principalmente dalla Luftwaffe oltre che dalle forze aeree delle potenze dell'Asse, lo Ju 87 fu uno dei più efficaci bombardieri in picchiata della seconda guerra mondiale e certamente il velivolo più propagandato di tutto in conflitto. Nonostante i suoi limiti, è considerato una pietra miliare nella storia dell'aviazione.

Lo Stuka fu il bombardiere tattico di gran lunga più importante messo in campo dalla Luftwaffe. Era immediatamente riconoscibile per il suo carrello fisso e per la celebre ala a "gabbiano invertito", con le superfici mobili separate, secondo la tipica configurazione Junkers d'anteguerra.

A seguito di un incidente avvenuto in Spagna i progettisti decisero di dotate lo Stuka di un meccanismo di richiamo automatico che faceva uscire l'aereo dalla picchiata anche senza l'intervento del pilota. Un'intera formazione di Ju.87, in quell'occasione, aveva infatti effettuato la cabrata troppo tardi dopo il bombardamento e si era schiantata al suolo. Uno dei difetti operativi derivanti da un attacco in picchiata contro un obiettivo terrestre consisteva infatti nella violenta accelerazione verticale verso l'alto (fino e oltre 6 g) subita dal pilota durante la fase di cabrata che permetteva il disimpegno dell'aereo dopo lo sgancio della bomba. Tale accelerazione provocava un deflusso del sangue dal cervello alle estremità inferiori, quindi il pilota tendeva a svenire (per riduzione della quantità di sangue nel cervello) al culmine dello sforzo, generalmente coincidente con lo sgancio della bomba. I progettisti tedeschi ebbero però il merito di aver pensato anche a questa evenienza realizzando un sistema di richiamo automatico della barra, da attivarsi prima della picchiata, capace di riportare in quota l'aereo dopo l'attacco anche in caso di svenimento del pilota, che aveva tutto il tempo durante la risalita di riprendere i sensi e quindi il comando dello Stuka.

Vi era inoltre un dispositivo per il bombardamento in picchiata che includeva una forcella a cui veniva agganciata la bomba che, immediatamente prima dello sgancio. veniva allontanata dalla fusoliera.

Su suggerimento del Generaloberst (colonnello generale) Ernst Udet, capo del servizio tecnico della Luftwaffe (ma secondo altri l'idea fu dello stesso Adolf Hitler), sugli Stuka furono montate delle sirene azionate dal flusso dell'aria, chiamate "trombe di Gerico", il cui suono aveva effetti devastanti sul morale dei soldati nemici e della popolazione civile (l'idea fu ripresa da alcune unità dell'aviazione statunitense fino ai tempi della guerra in Corea).

Lo Stuka era amato dai suoi equipaggi per la robustezza e dai soldati della Wehrmacht per la sua grande precisione, essendo capace di centrare con le sue bombe bersagli piccoli come un carro armato o una casamatta.

La differenza fra i bombardieri convenzionali ed i bombardieri in picchiata è che mentre i primi sganciano grappoli di bombe su un'area piuttosto vasta navigando in volo orizzontale, i secondi si dirigono verticalmente (in picchiata) verso l'obiettivo da colpire e giunti vicino ad esso sganciano una sola bomba, ottenendo così una precisione maggiore. L'attacco in picchiata si era già rivelato come l'ideale per colpire bersagli in movimento o di difficile inquadramento, come ponti, postazioni fortificate, carri armati o navi. Questa tecnica è stata molto usata negli scontri aeronavali durante la Seconda Guerra Mondiale

Recensione kit

Era da un po’di tempo che mi solleticava l’idea di riprodurre questo splendido aereo, e, complice la visita ad Italeri, la scelta sulla scatola è stata quasi un passaggio obbligato; diversamente dal solito, ho scelto la scala 1/48 e devo dire che il completamento di questo kit mi ha convinto, per il futuro, che questa sarà sempre una scelta convinta per riprodurre i soggetti della WWII.

Le stampate sono in negativo, di ottima fattura e senza sbavature, si incastrano senza problemi e senza dover fare uso eccessivo di stucco, quest’ultimo va utilizzato solo per ritoccare l’incastro ali/fusoliera e superficie superiore/inferiore delle ali, sempre a ridosso dell’incastro con la fusoliera; è poca cosa comunque, considerando che tutta la superficie alare inferiore è un unico pezzo.

Il kit contiene delle ottime fotoincisioni che rendono ancora più bello il dettaglio dell’abitacolo, che di per sé comunque è già un ottimo pezzo..ottima la parte dedicata al mitragliere!le altre fotoincisioni sono per dettagliare il timone e le walk-around sull’ala.

Il  montaggio è facile…e ovviamente manca la parte più bella:la possibilità di esporre il motore! Qui, a parte un po’di pazienza per montare i tubicini di gomma forniti nel kit, uno può veramente sbizzarrirsi e divertirsi nel montare e colorare (e sporchicchiare) tutto il motore, davvero un’ottima idea quella della casa bolognese.

La colorazione è quella a due toni di verde, si possono fare 4 versioni, la mia è quella relativa al velivolo inquadrato nello Stab III/StG77, Bulgaria, aprile 1941. Le decals sono della Cartograph e come sempre, ottime, anche se mancano le svastiche, reperite grazie al buon Cima.

La colorazione è avvenuta a pennello, dopodiché, una volta passata una mano di trasparente lucido, ho applicato le decals, quindi ancora lucido e poi una copiosa sporcatura a tempera sulle pannellature, mentre per le restanti “sporchezze” mi sono affidato agli ottimi set della Tamiya. Ho poi sigillato il tutto con l’opaco.

Il motore ha ricevuto una prima passata di primer, sul quale, prima dell’asciugatura, ho provveduto a soffiare un po’di sabbiolina fine per dare un po’di tridimensionalità e qualche rugatura; ho poi lavato con più mani di smoke Tamiya ed infine ho usato il set Tamiya per la zona scarichi. Per le ruote ed il carrello ho provato il “fango” dell’ak, niente male, a parte a spussa.

La basetta è molto spartana ma mi ritengo soddisfatto del lavoro svolto.

Concludendo, il kit è consigliatissimo, un ottimo modello con un altrettanto ottimo rapporto qualità/prezzo;si attende la versione per la Regia a sto punto.

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