Grumman F6F-5 Hellcat - Eduard - 1/72

  16 Agosto 2014

Grumman F6F-5 Hellcat - kit Eduard - scala 1/72

Storia

Il Grumman F6F Hellcat venne sviluppato rapidamente come caccia standard della Marina statunitense nella seconda guerra mondiale, entrando in servizio nel 1943 e rimanendo il velivolo più importante dell'US Navy fino alla fine del conflitto. Durante il precedente programma del Grumman F4F Wildcat la Grumman giunse alla concezione dell'ala monoplana, nonostante in origine anche questo aereo fosse ancora biplano. Tuttavia in pochi anni il progresso aeronautico divenne tale da far capire che anche il nuovo prodotto delle "Grumman Ironworks" ("Ferriere Grumman", per via della robustezza delle macchine prodotte) dovesse essere potenziato notevolmente. Dopo aver tentato di riprogettare il velivolo con motorizzazioni più potenti come quelle da 1.400-1.700 CV ci si accorse che gli obiettivi erano così difficili da raggiungere che si preferì ad un certo punto reimpostare tutto e partire con un nuovo progetto. Tra la metà del 1941 e un anno dopo il disegno venne aggiustato in ogni dettaglio e il prototipo decollò poco dopo la battaglia delle Midway. Le opzioni erano diverse, come quella con il motore da 1.700 CV, ma i colloqui con i piloti erano stati tanto formativi che i progettisti arrivarono alla conclusione che era necessario installare il motore più potente disponibile. Il prototipo giunse alla produzione di serie in maniera estremamente veloce e, per la fine del 1942, 10 aerei erano stati consegnati.

L'Hellcat aveva una struttura robusta come intuibile dal peso di circa 4.000 chili a vuoto, il doppio dei primi Wildcat; il rapporto potenza-peso non era pari al predecessore, come anche il carico alare, oltre 182 chili per metro quadro, era di molto superiore.

La struttura era convenzionale, con l'ala bassa che costituiva la maggiore originalità del progetto, con una struttura trilongherone e 5 sezioni differenti, di cui le due esterne ripiegabili. Le superfici di coda, molto squadrate, avevano struttura metallica rivestita in tela.

L'apparecchio originale aveva come ruolo solo quello della superiorità aerea e la caccia di scorta; il suo tempo di salita a 7.600 m era di circa 15 minuti, piuttosto elevato, mentre l'autonomia senza carico bellico, grazie ai quasi 900 litri disponibili, ammontava a circa 1.700 km, oltre 2.600 con il serbatoio aggiuntivo. Il tutto a velocità "economiche" di circa 270 km/h, tanto che l'autonomia oraria poteva ammontare in tal modo a circa 10 ore.

Il motore R-2.800 disponeva di turbocompressore e poteva avere dispositivi ad iniezione d'acqua per ottenere in potenza aggiuntiva circa il 10% in più del valore nominale. Blindature per 96, poi 110 chili, vennero installate nei punti vitali (posto di pilotaggio e circuito dell'olio) mentre il serbatoio era autostagnante ma non pressurizzato.

L'armamento verteva su 6 mitragliatrici Browning M2 con 2.400 colpi disponibili. Inizialmente non erano previsti armamenti per l'attacco al suolo ma solo un serbatoio aggiuntivo. In seguito vennero installati agganci per razziere calibro 127 o 165 mm HVAR o RAM, oppure bombe da 227–454 kg.

Il velivolo inoltre era dotato di radiogoniometro, apparato radio ricetrasmittente di elevata potenza e un'elica metallica tripala a giri costanti.

Giunto ai reparti all'inizio del 1943, l'Hellcat ebbe il suo battesimo del fuoco alle isole Marcus nell'agosto di quell'anno. In quel periodo molte portaerei statunitensi erano state distrutte e quelle di costruzione bellica stentavano ad entrare in servizio. Il velivolo predecessore aveva troppe difficoltà a battersi alla pari con il suo parigrado giapponese, in servizio adesso in modelli migliorati.

Il nuovo caccia venne prodotto in ben 2.545 esemplari durante il 1943, 6.139 nel 1944 e 3.578 nel 1945. L'Hellcat sostituì il Wildcat dapprima sulle portaerei maggiori, poi anche su quelle di scorta e leggere. Le missioni all'inizio si rivelarono piuttosto difficoltose dato che gli avversari sui caccia Mitsubishi A6M "Zero" erano ancora temibili e sufficientemente esperti. Tuttavia in pochi mesi l'esperienza, il livello d'addestramento oltre che la superiorità tecnica passarono tutte dalla parte statunitense. Nel 1944 alcune terribili battaglie tolsero ai giapponesi ogni residua speranza di arginare i progressi americani. La prima divenne l'incursione sulla potente base di Truk.

Quando si tennero test comparativi con uno Zero tipo 52 catturato, essi rivelarono che l’Hellcat era più veloce dello Zero a ogni quota. Inoltre, L’F6F superava di poco in cabrata lo Zero al di sopra dei 4.200 metri e aveva una velocità di rollio superiore a velocità maggiori dei 378 km/h. Il caccia giapponese poteva facilmente superare in virata l’Hellcat a basse velocità e aveva una velocità ascensionale leggermente superiore a quote inferiori ai 4.200 metri. Il rapporto sui test concludeva: “Non ingaggiare duelli aerei con lo Zero 52. Non seguirlo in un looping o in un half-roll. In caso di attacco, utilizzare la vostra superiore potenza e velocità per impegnare combattimento nel momento più favorevole. Per fuggire da uno Zero 52, compiere una rovesciata e scendere in picchiata con una veloce virata.”

Il modello del VF-83 "Death & Destruction"

Il modello è il Profipack Eduard in scala 1/72 e tra I 4 proposti ho scelto di rappresentare quello dell’US Navy VF 83 "Death & Destruction" - Pilot: Lyttleton Ward, 9 Victories - WWII Ace Pacific 1945.

Per sintetizzare in poche parole questo lavoro, potrei dire che non è stato utilizzato un milligrammo di stucco! Stampate bellissime, finemente incise in negativo dall’incastro delicato e preciso, due trasparenti per posizionare il tettuccio aperto o chiuso, qualche pezzetto doppio che non fa mai male, ottime fotoincisioni colorate e le benedette mascherine per colorare i trasparenti senza danni. Un dettagliato libretto di istruzioni a colori completa il tutto, anche se va detto che i riferimenti alle fotoincisioni erano tutte sbagliate e quindi bisogna fare un po’di occhio per non sbagliare.

Discorso a parte per le decals:si staccano praticamente subito una volta immerse in acqua e hanno creato un po’di noie nel posizionarle, specie quelle grandi che tendono ad accartocciarsi molto facilmente, fate attenzione!

  

Il montaggio è stato davvero piacevole, non ci sono molti pezzi e si va via spediti, ho provveduto alla colorazione dell’abitacolo con l’interior green gunze H58 diluito al 50%, ho applicato le fotoincisioni e poi, dopo una leggera passata di opaco, ho usato un po’di dark wash della Vallejo per dare quel tocco di vissuto, anche se a modello ultimato poco si vede dell’abitacolo….

  

Una volta protetto l’abitacolo, la presa d’aria e i pozzetti dei carrelli, ho passato del primer bianco Tamiya per verificare fosse tutto ok quindi mi son preparato alla colorazione; quest’ultima è stata fatta con il Gunze H54 Navy blue sempre diluito al 50%. Una volta asciutto, ho aggiunto una goccia di bianco al colore base e ho schiarito il modello, era la prima volta che effettuavo tale operazione e devo dire che il risultato mi ha convinto. Una bella mano di future e via con le decals, quindi ancora future e poi un po’di invecchiamento, quest’ultimo si è concretizzato nell’apporre sulle linee delle pannellature con uno stuzzicadente pochissimo colore grigio medio per dare un’effetto scrostato e nell’uso dei lavaggi AK “Oil Engine” per simulare le scie di olio sulla fusoliera, mentre con il set da “trucco “ Tamiya ho creato l’effetto delle mitragliatrici. L’elica è stata colorata in nero opaco e poi ho fatto del dry-brush con il flat alluminio.

Una velatura leggera di opaco e un po’di filo da pesca per l’antenna e il soggetto è pronto.

Modello divertente e molto molto accurato, mi sa che presto farò anche il suo fratellone in 1/48!

  

  

  

Buon modellismo a tutti!

Kekko

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