Ansaldo A.1 Balilla - Italia, settembre 1918

  10 Luglio 2015

Ansaldo A.1 Balilla - Kit HIT KIT - scala 1/72

Velivolo personale di Antonoio Locatelli - settembre 1918

Storia dell’aereo:

L’Ansaldo A.1, successivamente soprannominato “Balilla” era un caccia e ricognitore biplano monoposto prodotto dall’Ansaldo negli anni ’10 del XX secolo ed utilizzato principalmente dal Corpo Aeronautico Militare durante la prima guerra mondiale.

Primo caccia basato su progettazione italiana ad entrare in servizio nel corso della prima guerra mondiale, portato in volo per la prima volta il 19 marzo 1917.

Nel novembre dello stesso anno fu sottoposto ad una prolungata serie di collaudi tenuta da una commissione della quale facevano parte alcuni dei principali assi dell’aviazione italiana tra i quali Francesco Baracca, Fulco Russo di Calabria e Pier Ruggiero Piccio.

I risultati delle prove di volo parlavano di un velivolo veloce ma carente in quanto a maneggevolezza.

L’Ansaldo decise di apportare alcune modifiche relative alla struttura, alla conformazione dell’ala ed utilizzare un motore più potente. Nel marzo 1918 venne ripresentato con le migliorie e questa volta le autorità militari si convinsero a dotarne i reparti con 166 esemplari principalmente destinati alla difesa del territorio.

Nell’immediato dopoguerra l’Ansaldo trovò nelle autorità polacche un interlocutore interessato al velivolo (ne vennero acquistati 57 nel totale, tra esemplari consegnati e costruiti su licenza), questo permise di rientrare del cospicuo investimento di capitali che l’Ansaldo stessa aveva investito.

Una fornitura di trenta esemplari venne disposta dalle forze controrivoluzionarie russe, di questi 18 caddero nelle mani delle forze sovietiche e furono impiegati fino alla metà del 1928.

L’ultimo acquirente del Balilla fu l’aviazione lettone che ne acquistò 13 esemplari nel corso del 1921, mantenendoli in servizio fino all’inizio degli anni trenta.

 

Descrizione tecnica

Biplano di struttura in legno con fusoliera a sezione triangolare già sperimentata nei velivoli della famiglia S.V.A.

Le ali, della medesima apertura, erano posizionate parallelamente e collegate tra loro con un doppio montante interalare per ciascuna semiala.

L’impennaggio era il classico monoderiva abbinato a piani orizzontali controventati mentre il carrello era di tipo fisso, a struttura tubolare posizionata sotto la fusoliera, con due ruote anteriori collegate da un asse rigido ed abbinato, posteriormente, ad un pattino d’appoggio ammortizzato.

Il motore era uno SPA 6a, a sei cilindri in linea raffreddato a liquido, in grado di sviluppare la potenza di 220 CV ed azionava un’ala bipala in legno a passo fisso.

L’armamento era composto da due mitragliatrici FIAT-Revelli mod. 1914 calibro 6,5 sparanti, mediante sincronizzatore, attraverso il disco dell’elica.

 

Impiego operativo

In Italia venne adottato da alcune squadriglie del Corpo Aeronautico Militare (componente aerea del Regio Esercito) nelle ultime settimane della prima guerra mondiale senza mai rivestire un ruolo particolarmente significativo.

All’estero, tra le fila della polacca Sily Powietrzne, vide i Balilla partecipare a diversi conflitti: guerra polacco-ucraina; guerra sovietico-polacca; guerra polacco-lituana senza mai ottenere risultati di particolare rilievo.

Esemplare riprodotto

Dei due modelli attualmente esistenti (matr. A1 16552 utilizzato da Natale Palli ed esposto al Museo Caproni di Trento; matr. A1 16553 appartenuto al ten. Antonio Locatelli) ho voluto rappresentare quello appartenuto (e non solo utilizzato) dal ten. Antonio Locatelli.

L'aereo Ansaldo A1, matricola 16553, viene donato dal Municipio di Genova ad Antonio Locatelli ed è da lui utilizzato, nei primi giorni del settembre 1918, per quattro ricognizioni sull'altipiano del Grappa e del Piave. Abbattuto Locatelli il 15 settembre sopra Fiume, mentre rientra da una ricognizione ai comandi di uno SVA 5, il velivolo viene condotto successivamente in missione da Francesco Ferrarin. L'ultimo volo dell'Ansaldo, per il trasferimento da Ghedi a Ponte San Pietro, avviene il 24 agosto 1920 ancora ai comandi di Locatelli, che poco dopo lo dona alla città di Bergamo.

Il modello

Il modello, in scala 1/72, è decisamente piccolo come dimensioni e decisamente “vintage” come data di stampaggio (credo possa essere tranquillamente datato 1960/70) della ditta HIT KIT, dove si trovava all’interno un secondo kit relativo alla Ford TfC sempre in scala 1/72.

Una volta tolte le stampate dalla scatola si possono notare le fotoincisioni (raggi delle ruote e cruscotto) e una stampata unica “non molto definita”, con diverse sbavature anche su pezzi decisamente piccoli e fragili (praticamente tutti).

 

Anche il motore (o almeno la parte visibile) risulta molto approssimativa, tanto che è stato necessario eliminarla e sostituire tutti e sei i tubi di scarico con tondini di rame del diametro di 1mm.

 

Iniziamo con la preparazione degli interni in quanto non sono assolutamente presenti. È previsto solo un seggiolino (errato come tipo e dimensioni) il cruscotto il fotoincisione e la parte posteriore, sempre in fotoincisione.

Realizzo allora un paio di travetti laterali, le feritoie laterali, il pavimento, la cloche e qualche altro dettaglio.

Non è presente nemmeno il serbatoio sopra le ali e quindi utilizzando un pezzo “alternativo” lo ho realizzato.

 

Una volta terminato l’interno

 

ho chiuso i due semigusci ed ho scoperto la necessità di utilizzare una buona quantità di stucco sia sopra che sotto.

 

Stuccato quanto richiesto, ho provveduto a “rinforzare” i dettagli incisi e recuperare gli spazi (eccessivi) del timone di coda.

Inizia il difficile lavoro di pittura con le basi date ad aerografo (sia il marrone del legno che il panna per le ali.

Dipinti anche i timoni di coda in bianco e con il tricolore ed il metallo di base del motore, ho provveduto a sistemare i tiranti sull’ala inferiore.

  

 

Il “legno” è stato realizzato utilizzando due colori ad olio: bruno van dick e ocra “tirati” con olio di lino e medio essiccante fino ad ottenere l’effetto desiderato.

L’ala superiore è dipinta in mimetica e realizzata con tre colori, due verdi ed un marrone.

Il foglio di decalcomanie è estremamente ricco e permette di realizzare circa 12 modelli diversi (tra cui entrambi quelli indicati all’inizio di questo articolo). Il film è sottile e permette di adattarsi bene alle poche curve presenti sul modello.

Una mano di vernice trasparente opaca chiude il tutto.

Non contento del modello “fine a se’ stesso” ho deciso di realizzare una piccolissima ambientazione. L’aereo parcheggiato in un momento di pausa con il suo pilota ed un cane.

Ho riesumato dal cassetto della “scala 1/72” un pilota inglese II G.M., un cane ed una sdraio dell’Airfix anni ’80 e dopo una modifica, a suon di bisturi, sul pilota sono riuscito a farlo diventare un pilota italiano I G.M.. Lo scopo era cercare di ricreare il ten. Locatelli.

 

Realizzate con sprue grigio e trasparente la bottiglia ed il bicchiere, è terminato anche l’angolo relax. Il giornale appoggiato sulla sedia sono alcuni fogli di carta velina piegati e scritti a pennarello.

  

  

  

  

Termina così un mese impegnativo.

  

  

  

  

Buon modellismo a tutti

Mauro S.

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