Articoli filtrati per data: Marzo 2017

Messerschmitt Bf.109G-6 - Kit Italeri - scala 1/48

Maj. Jürgen Harder del 53° JG "Pik As" nell'aprile del 1944 di base a Maniago (PN)

Jürgen Harder (13 Giugno 1918 - 17 Febbraio 1945) fu un pilota da caccia della Luftwaffe divenuto asso al quale gli fu conferita la Croce di Ferro di cavaliere con foglie di quercia (in tedesco: Ritterkreuz des eisernen Kreuzes mit Eichenlaub). La Croce di Ferro di Cavaliere alla quale furono aggiunte Foglie gli vennero assegnate a riconoscimento dell'estremo coraggio in campo di battaglia o del suo successo come comandante militare. Harder ottenuto 64 vittorie aeree in circa 500 missioni. Tra queste 64 vittorie ci sono 9 bombardieri quadrimotori, abbattuti nel settore del fronte occidentale.

Su 25 aprile, 1944 Harder attaccarono una formazione di bombardieri quadrimotori ne abbatté uno e speronò un secondo, ottenendo la sua 49 e 50a vittoria aerea.

  

  

Harder rimase ucciso in un incidente aereo, mentre volava con un Messerschmitt Bf 109G-14 Werk.Nr. 784 738 (numero di fabbrica) per rottura di un pistone del motore che facendo perdere il controllo del mezzo al pilota.

Harder aveva due fratelli, entrambi piloti della Luftwaffe. Il fratello maggiore Harro con undici vittorie aeree accreditate è stato uno dei più importanti piloti da caccia tedeschi della guerra civile spagnola. Volava con la III./Jagdgeschwader 53 (JG 53), quando rimase ucciso in azione il 12 agosto 1940 nel Canale della Manica. Suo fratello Rolf è stato ucciso nel 1943 in Russia.

  

  

  

Buon Modellismo a Tutti

Francesco "Kekko" Sfriso.

Messerschmitt Bf.109E-4 – kit HELLER – scala 1/24

Pilota Hptm. Wilhelm Meyer Weissflog della Stab/JG 53, abbattuto il 5 settembre 1940 a Manston (GB)

L’aereo, nella sua versione “generica” è ben noto al popolo dei modellisti. Nello specifico il modello rappresentato è stato pilotato dall’ Hptm. Wilhelm Mayer Weissflog.

Descrizione tecnica

Questo aereo era di per sé estremamente semplice:monoplano, monomotore, monoposto,carrello retrattile a carreggiata stretta, piani di coda convenzionali e dotati fino al modello E di montanti di sostegno, mentre il ruotino posteriore divenne retrattile solo nei modelli F e K. Era progettato per essere facile da costruire e riparare, molto robusto, immune da vizi di pilotaggio quali instabilità o autorotazione, e nel modello E, necessitava di sole 4500 ore di lavoro per essere costruito, mentre nel modello G salivano a 6800. Questi tempi non tengono conto delle parti come il motore, costruite fuori della ditta. Il tettuccio era totalmente raccordato con la fusoliera e non consentiva una visibilità del tutto accettabile, specie all'indietro. Il Bf 109 non ebbe mai uno specchietto retrovisore come invece avevano i caccia angloamericani. Per quelli era consuetudine, talvolta persino in quelli col tettuccio a goccia. 

L'armamento basico comprendeva un paio di mitragliatrici nel muso, talvolta altrettante nelle ali. In seguito vennero aggiunti cannoni, razzi, bombe nelle configurazioni concesse dalla stretta carreggiata del velivolo dovuta a quella che era una delle sue più grandi limitazioni: la disposizione del carrello con ritrazione esterna, che limitava per molti aspetti la sistemazione di armi e carburante dentro e sotto una cellula tanto piccola. Le due mitragliatrici montate sulla fusoliera MG 17 da 7,9 millimetri erano caricate ognuna con 1000 colpi nella versione "E".

Il modello

Il modello della Heller è un vecchio stampo (acquistato nel 1995 e già datato allora) ma presenta allo stesso tempo discrete caratteristiche di dettaglio, se escludiamo il pilota realizzato in due gusci che non combaciano tra di loro.

  

  

  

Vista la mole non ci sono grosse difficoltà nel dettagliare il motore con qualche cavo addizionale (tanto i pistoni non sono a vista) e le mitragliatrici del muso con la foratura totale delle canne di raffredamento (in alternativa non sono brutte ma orrende !!!).

Il problema, una volta montato il motore è chiudere il cofano in quanto le mitragliatrici che si trovano sopra di esso risultano più alte dell’attaccatura del cofano. È necessario quindi un bel lavoro di taglierino fino a quando non si riesce ad eliminare il dislivello.

Non è possibile nemmeno lasciare il cofano completamente aperto in quanto molti elementi che dovrebbero essere “di passaggio” per l’aria e quindi forati, risultano pieni e non sono molto estetici, l’unica alternativa è rifarli completamente.

Così come è indispensabile scavare completamente i condotti di scarico del motore in quanto tutti rigorosamente pieni, forare la parte anteriore del muso con tutte le sue piccole prese d’aria e le varie prese d’aria che ci sono ai lati del cofano.

  

  

L’abitacolo è la parte più divertente da fare. È completo ma decisamente qualche correzione può essere apportata. Sul lato destro il “portariviste” (o piani di volo) è pieno e quindi un lavoro di fresa fa solo bene; nel lato destro mancano tre “farfalle” con i relativi cavi. Non so a cosa servano ma c’erano, si vedono e quindi vanno rifatte.

Il collimatore è sbagliato rispetto alla versione che ho realizzato e quindi un paio di colpi di lima, un po’ di plasticard bianco e trasparente ed eccolo rinascere. Mancano completamente le cinture, la leva di chiusura del tettuccio, il cuscino del sedile, ed altri piccoli dettagli interni. Anche in questo caso i pezzi combaciano perfettamente … solo dopo degli opportuni colpi di cutter. Non mancano comunque gli spazi da riempire con lo stucco.

Una volta terminato il lavoro passo una mano di primer ed il grigio RAL62 (Tamiya XF62) e dettaglio con bianco in dry-brush e bruno van dich a olio per la profondità. Un po’ di colore vivace (rosso per l’estintore, nero per il cruscotto, marrone per il sedile) ed l’abitacolo si può dire terminato.

  

  

La chiusura dei due semigusci non si può dire automatica. C’è sempre qualche pezzo che deve essere convinto di stare al suo posto. Ma con le buone maniere ed un po’ di stucco si riesce a rimediare a tutto.

Le ali non presentano grosse difficoltà. Si chiudono a dovere senza stucco. Solo il pozzetto dei carrelli risulta drammaticamente spoglio e brutto da vedere. L’intervento è stato minimale in quanto era spoglio anche nella realtà, ho solo utilizzato qualche striscia di plasticard da 0,13mm per delimitare le pareti e non far vedere l’interno dell’ala.

 Anche qui le mitragliatrici hanno subito le stesse attenzioni di quelle del cofano (foratura compelta delle volte di raffreddamento). I carrelli sono sufficientemente dettagliati in quanto non erano presenti i tubi di olio dei freni esterni alla struttura e le ruote sono di gomma. Si arriva quindi ad assemblare il tutto e si passa alla colorazione generale.

Dopo il primer, un dettaglio delle pannellature con una passatina veloce di nero tra gli interstizi. Il nero asciuga in fretta e quindi, tempo di prepararlo, una soddisfacente mano di grigio generalizzato. Appena asciutto provvedo a delimitare le aree grigie con dello scotch da carrozzieri (quello da 10mm risulta troppo stretto) e procedo con la colorazione del verde scuro.

  

  

Una bella mano di trasparente opaco e mentre aspetto che si asciughi preparo le dime per croci e segni vari poiché le decalcomanie presenti nella scatola, oltre ad essere vecchissime ed ingiallite, non riuscivano neppure a staccarsi dal supporto in maniera ordinata ed unita.

Vari passaggi di dime per il bianco ed il nero ed ecco apparire croci, svastiche e simboli del comando. Un lavoro che mi lascia globalmente soddisfatto.

Un’altra mano di vernice ed un veloce passaggio di marrone ad olio per evidenziare i dettagli in profondità. Per i rilievi invece mi affido a della polvere di gessetti per madonnari data a pennello che risulta abbastanza fine da poter essere facilmente spostata ma sufficientemente grassa da riuscire a sporcare dove mi serve in maniera anche scomposta.

  

  

  

Quando il tutto risulta di mio gusto una bella mano definitiva di vernice e poi è pronto per qualche mostra.

  

  

  

  

Buon modellismo a tutti

Mauro Scarpa 

Messerschmitt Me.262 - Kit Trumpeter - Scala 1/144

Germania - Aprile 1945

Il Messerschmitt Me 262 era un aereo militare multiruolo a reazione, bimotore turbogetto e monoplano ad ala bassa e a freccia, sviluppato dall'azienda aeronautica tedesca Messerschmitt AG negli anni quaranta. Impiegato dalla Luftwaffe, l'aeronautica militare dell'allora Germania nazista durante le fasi finali della seconda guerra mondiale, detiene il primato di essere stato il primo caccia della storia con motore a getto ad entrare in servizio operativo e il primo caccia bireattore.
Le versioni principali erano da caccia, soprannominata "Schwalbe", in tedesco rondine, bombardiere soprannominata "Sturmvogel", uccello delle tempeste e da addestramento biposto.

  

  

È considerato l'aereo più avanzato utilizzato dai tedeschi, precursore anche dei jet da combattimento realizzati nell'Unione Sovietica nell'immediato dopoguerra.
Confrontato con i caccia in dotazione agli alleati in quel periodo, compreso il Gloster Meteor che sarebbe entrato in servizio di lì a poco, il jet tedesco si rivelava più veloce e più potentemente armato. Ma numerosi problemi di messa a punto ne ritardarono l'entrata in servizio e i problemi tecnici di cui soffriva permisero di renderne operativo un numero di esemplari troppo limitato per poter influenzare le sorti della guerra aerea in Europa.
Tuttavia, a differenza degli aerei a reazione degli alleati, che furono usati limitatamente in servizio operativo e senza scontrarsi con i velivoli nemici, i Me 262 abbatterono oltre 100 aerei, tra bombardieri e caccia.

  

  

Buon Modellismo a Tutti

Zampieri Luca

Panavia Tornado ECR - Kit Dragon - Scala 1/144

155° Gruppo ETS del 50° Stormo dell'A.M.I. verso il 2002

Nel gennaio del 1985, il reparto viene trasferito a Ghedi in forza al 6° Stormo, dove inizia a transitare sul Panavia Tornado. Il 23 luglio 1990 il 155º Gruppo viene riassegnato al 50º Stormo alla base di Piacenza-San Damiano.

Dal settembre 1990 il 155º Gruppo ha preso parte all'Operazione Locusta, operando dalla Base di Al Dhafra, negli Emirati Arabi Uniti, nell'ambito di una forza multinazionale, per l'applicazione delle risoluzione dell'ONU in seguito all'invasione irachena del Kuwait. Dal 17 gennaio al 27 febbraio 1991 velivoli e personale del 155º Gruppo sono impiegati nell'operazione "Desert Storm" per la liberazione del Kuwait effettuando nei 42 giorni di guerra 91 sortite contro obiettivi militari in Kuwait ed in Iraq e in una di queste, nella notte tra il 17 e il 18, un Tornado con un equipaggio del 155º Gruppo venne abbattuto e il Maggiore Gianmarco Bellini e il Capitano Maurizio Cocciolone, rispettivamente pilota e navigatore dall'aereo abbattuto, vennero fatti prigionieri e rilasciati al termine della guerra.
A partire dal 1992 si comincia a parlare di guerra elettronica e nel corso del 1993 iniziano ad arrivare i primi Tornado SEAD (SEAD- Suppression Enemy Air Defence), cioè dei Tornado IDS (Interdictor/Strike) ottimizzati per essere armati di missili antiradar HARM.
Tra il 1993 e il 1995 i velivoli del reparto partecipano all'operazione Sharp Guard e il 24 febbraio 1995 la designazione del 155º Gruppo passa da CBOC (Caccia Bombardieri Ognitempo Convenzionali) a ETS.
 
  
  
 
Negli anni a seguire lo Stormo è stato impiegato in varie operazioni nella ex Jugoslavia, partecipando tra il 1996 e il 1999 a Joint Guard, Joint Forge, Decisive Endeavour e Allied Force, dopo che il 28 febbraio 1998 era stato preso in consegna il primo esemplare di Tornado ECR.
 
Tra il 24 marzo e il 17 giugno 1999 nel corso della Guerra del Kosovo i Tornado ECR (Electronic Combat Reconnaissance) del 155º gruppo compiono 176 missioni sganciando 115 missili HARM (High speed Anti Radiation Missile), contro le postazioni radar serbe e in tale circostanza i piloti del 155º Gruppo sono stati i primi ad usare gli NVG (Night Vision Goggles: occhiali da visione notturna) nell'Aeronautica Militare.
  
  
  
 
Il 14 settembre 2016, a seguito della soppressione del 50º Stormo sulla base di Piacenza-San Damiano, il 155º Gruppo ETS viene trasferito al 6º Stormo a Ghedi, rendendo così la base bresciana l'unica dotata di tali velivoli.
 
Buon Modellismo a Tutti
 
Luca Zampieri
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