CIMAROSTI ROBERTO

CIMAROSTI ROBERTO

Nakajima B5N1 "Kate" - Kit Hasegawa - Scala 1/72

Himeji Naval Flying Group - Himeji (Giappone) nel 1943-44

 
L'aereo fu progettato da un team guidato da Katsuji Nakamura, in seguito alla specifica emanata dalla Marina giapponese nel 1935 per rimpiazzare lo Yokosuka B4Y. Designato internamente come Progetto K da Nakajima, fu preferito al Mitsubishi B5M per l'aggiudicazione del contratto di produzione. Il primo prototipo volò nel gennaio del 1937 e la sua produzione fu avviata subito dopo con il nome di Aerosilurante imbarcato Tipo 97 (九七式艦上攻撃機?).
 
 
  
 
  
 
  
 
Il B5N ebbe presto il suo battesimo di fuoco, nella seconda guerra sino-giapponese, dove il suo impiego mise in vista alcune deficienze produttive del modello B5N1, in particolare la mancanza di corazzatura per i serbatoi del carburante e per l'equipaggio. La Marina giapponese preferì sorvolare sulla questione, per evitare, con il peso dovuto ad eventuali corazze, che la velocità dell'aereo diminuisse.
 
  
 
  
 
  
 
La velocità dell'aereo avrebbe dovuto garantire al B5N di sfuggire agli attacchi dei caccia nemici. Il B5N2 fu dotato di un motore più potente e furono apportate numerose modifiche migliorative. Nonostante la sua velocità fosse di poco aumentata e i problemi della versione precedente non fossero effettivamente risolti, il B5N2 soppiantò il B5N1 nella produzione e nel servizio dal 1939. Questa fu la versione utilizzata nel famoso attacco a Pearl Harbor. Oltre a questo raid, il maggiore successo del B5N2 fu il suo ruolo chiave avuto nell'affondamento delle portaerei della United States Navy USS Yorktown, USS Lexington e USS Hornet.
 
  
 
  
 
  
 
Alla fine del servizio operativo di prima linea molti B5N1 furono convertiti in una versione da addestramento.
 
  
 
  
 
  
 
Buon Modellismo a Tutti
Roberto Cimarosti "Cima"

Junkers Ju.290A-5 - Kit Revell - Scala 1/72

FAGr.5 della Luftwaffe - Mare del Nord inverno 1943/44

 
Il kit a prima vista sembra avere delle ottime stampate con pannellature in negativo e dettaglio curato. Partendo dal montaggio degli interni, sono molto dettagliati e curati nei particolari. Il kit fornisce la possibilità di realizzare due versioni di aereo, quella da pattugliamento marittimo con radar FuG 203 Kehl IV e bombe guidate Fritz-X e Hs.293, oppure la versione da operazioni speciali e spia del KG.200.
Andremo a realizzare la prima versione descritta.
 
  
 
  
 
  
 
Iniziamo con gli interni, molto ben dettagliati e particolareggiati. A mio avviso non serve praticamente aggiungere nulla. La chiusura della fusoliera risulta abbastanza semplice, anche se poi la parte superiore dovrà essere messa in un secondo momento perché staccata dal resto della fusoliera. I trasparenti  combaciano quasi alla perfezione. Problemi li ho riscontrati nella giunzione della fusoliera e nel tetto della stessa, dove ho dovuto usare stucco e carta abrasiva per allineare i scalini che si sono formati. Lo stesso dicasi con il portellone di carico sotto la fusoliera, il quale risulta più grande di qualche millimetro e in fase di assemblaggio ha bisogno di diversi ritocchi.
 
  
 
  
 
  
 
  
 
  
 
I motori sono abbastanza dettagliati e volendo si può lasciare le NACA aperte per far vedere i motori stessi. Bisogna fare un po’ di attenzione per non montare le NACA  al contrario. La colorazione sarà in due tonalità di griglio (RLM 74/75) e azzurro sotto (RLM 65), con chiazze laterali sfumate sempre in RLM 74/75.
Andrò a realizzare un velivolo della FAGr.5 (9V+FH), impiegato nelle ricognizioni a lungo raggio nel settore del Mare del Nord nell’inverno 1943/44.
 
  
 
  
 
  
 
  
 
  
 
  
 
  
 
Buon Modellismo a Tutti
 
Roberto Cimarosti "Cima"

Savoia Marchetti SM.81 Pipistrello

62^ Squadriglia del XXIX Gruppo del 9° Stormo di base a Gura in Eritrea nel gennaio del 1936

  

Vecchia stampata della gloriosa Super Model, con dettaglio tutto in positivo e con la possibilità di realizzare due velivoli, uno impiegato in Africa Orientale Italiana (A.O.I.) verso la fine degli anni ’30 con la 10a Squadriglia BT, e uno impiegato poco prima dell’entrata in guerra dell’Italia, appartenente alla 213a Squadriglia BN. Gli interni sono praticamente inesistenti, e quindi ho dovuto ricostruire tutto, non prima di aver ripanellato gran parte del modello. Il montaggio della fusoliera avviene in modo pressoché veloce senza problemi alcuni, tranne qualche piccola stuccatura qua e la. Le giunture delle ali hanno bisogno di maggior attenzione con qualche piccola stuccatura in più.

  

  

  

  

  

  

La chiusura della fusoliera non ha grossi problemi.Le maggiori difficoltà le ho riscontrate quando sono andato a posizionare il carrelli d’atterraggio. Gli incastri sono inesistenti e quindi bisogna fare molta attenzione che il carrello non cambi di posizione durante la fase di incollaggio…..molte le correzioni da effettuare e ancor di più alla fine le stuccature tra i travi e le gondole dei carrelli.Per la colorazione ho usato il color “Radome” della Gunze (H 318) schiarito a un buon 50% con del bianco (H 1). Poi sono passato alla clorazione delle fasce alari da alta visibilità rosse e alla fine l’effetto è veramente magnifico. Il tricolore in coda è stato completamente colorato con colori Gunze.

  

  

  

  

Dopo un paio di mani di trasparente lucido, sono passato alla posa delle decal, e qui ho trovato il disastro. Le decal si frantumavano al solo contatto dell’acqua. Grazie ad un amico mi sono fatto recapitare delle nuove decal, ma di un reparto diverso da quello da me pensato, la 62^ Squadriglia, una unità che ha operato anch’essa in territorio dell’Africa Orientale Italiana.Alla fine tutto è andato per il meglio. Kit decisamente impegnativo, ma poi alla fine l’impatto visivo paga di tutte le difficoltà.

  

  

  

  

  

  

Buon Modellismo a Tutti

Roberto Cimarosti "Cima" 

North American T-6G Terxan - Kit Academy - Scala 1/72

Sezione da collegamento A.M.I. - Padova anni '50

Buon kit della Academy, soprattutto per il rapporto qualità/prezzo. Il kit sarà realizzato con le insegne italiane dell’Aeronautica Militare Italiana, velivolo impiegato in compiti di collegamento per conto della NATO.

Iniziamo come al solito dal posto di pilotaggio, con il classico colore verde anticorrosione. Dopo di che si passa a dettagliare gli interni del cockpit.

  

  

La chiusura della fusoliera e l’assemblaggio non presenta alcun problema con un minimo di stuccature dove serve. Dopo aver colorato di nero la parte anteriore del “muso” del velivolo e sulle attaccature dell’ala per il calpestio, il velivolo riceve una mano uniforme di bianco. Una volta asciutto il tutto si passa con un paio di mani di giallo e una terza mano con qualche goccia di arancio trasparente (Gunze H 92).

  

  

Per le decal ho usato quelle dedicate al Texan dell’A.M.I. della Tauro Model. Un paio di mani di trasparente lucido, quindi evidenziamo le pannellature e ancora con il trasparente, questa volta opaco per sigillare il tutto.

  

  

  

  

  

Buon Modellismo a Tutti

Cimarosti Roberto "Cima"

Mikoyan Gurevich MiG-21RF - Kit Fujimi - Scala 1/72

46° Squadron della Egyptian Air Force durante gli anni ’70.

Bel kit della Fujimi, con dettagli minimi ma ben realizzati, con la possibilità di realizzare quattro velivoli, due egiziani, uno russo e uno polacco. Tre sono nella versione da ricognizione fotografica con pod ventrale, mentre uno può essere realizzato nella versione MF, appartenente al 26° Squadron della Egyptian Air Force. Andremo a realizzare la versione “Recce” delle forze aeree egiziane.

  

Gli interni sono sufficientemente dettagliati, anche se non esatti. Il tutto riceve una colorazione interna tipica dei velivoli sovietici con un verde smeraldo attenuato con dell’azzurro (verde H46 e un 20% di azzurro H25). La chiusura della fusoliera avviene senza alcun problema, tranne per il raddome superiore, che presenta una malformazione di stampa, dovendo far ricorso di una bella dose di stucco per portare alla pari tutto con la fusoliera. Gli interni del vano carrelli sono in grigio medio.

  

  

Il sotto del velivolo riceve una colorazione azzurrina con del H 314 e H 25 (rispettivamente 90% e 10%).

Per la colorazione superiore, il velivolo ha ricevuto una colorazione a tre tonalità (sabbia. Verde medio e Verde scuro). Per i sabbia ho usato una base di H310+H44 (dose al 50-50) ripassando poi le pannellature con H44 . Il verde medio con un H302+H303 (anche qui dose al 50-50) per poi ripassare la maggior parte della camo in H303. Mentre per il verde scuro ho usato lo H78.

  

  

Dopo la posa delle decal, ho dato i consueti lavaggi con prodotti AK paneliner e una volta chiuso il tutto con un trasparente lucido, ho passato una velatura con filtro True-Eart “Light & Fading 2”. E’ la prima volta che adopero questo prodotto, e tutto sommato non è malvagio, anche se credo sia più efficace se dato su una superficie opaca e  non lucida.

  

  

  

Alla fine sono stati montati i carrelli e tutti i piccoli particolari accessori al modello, nonché il pod fotografico.

  

  

  

  

Buon Modellismo a Tutti

Roberto Cimarosti "Cima"

USS Tuscaloosa (CA-37) - kit Trumpeter - scala 1/700

Norvegia 1943

Lo USS Tuscaloosa (codice e numero d'identificazione CA-37) è stato un incrociatore pesante della United States Navy, appartenente alla classe New Orleans e così nominato dall'omonima città dell'Alabama. Impostato nel settembre 1931 ed entrato in servizio nell'agosto 1934, era armato con una batteria principale di nove cannoni da 203 mm.

Nel corso della seconda metà degli anni trenta partecipò a quattro esercitazioni complesse nell'Oceano Atlantico e Pacifico. Allo scoppio della seconda guerra mondiale venne assegnato al pattugliamento delle acque della costa orientale statunitense: ebbe così modo di prendere parte alla caccia al transatlantico tedesco Columbus e, indirettamente, a quella della corazzata Bismarck. Nell'agosto 1941 trasportò il presidente Franklin Delano Roosevelt in Terranova per l'incontro con il primo ministro britannico Winston Churchill dal quale scaturì la Carta Atlantica; a settembre coprì lo sbarco di truppe del Corpo dei Marine in Islanda. Dopo l'entrata in guerra degli Stati Uniti, fu distaccato a Scapa Flow per operare con la Home Fleet britannica nel teatro dell'Artico rimanendovi tra aprile e ottobre 1942; l'8 novembre era tra le navi che condussero l'operazione Torch, lo sbarco nell'Africa Occidentale Francese sottoposta a Vichy.

  

  

  

  

  

Nel corso del 1943 fornì protezione alla portaerei USS Ranger i cui velivoli attaccarono il porto di Bodø in Norvegia. Dopo lunghe revisioni e un periodo di addestramento al tiro, partecipò il 6 giugno 1944 alla grande operazione Overlord cannoneggiando molteplici obiettivi sulle coste e nell'entroterra francesi. Due mesi più tardi, il 15 agosto, coprì un secondo sbarco nella Francia meridionale (operazione Dragoon). Trasferito sul fronte del Pacifico, appoggiò con i propri cannoni gli sbarchi e le battaglie combattute su Iwo Jima e su Okinawa. Terminata la guerra il 15 agosto 1945, contribuì a riportare in patria gli uomini smobilitati e nel gennaio 1946 fu dismesso dal servizio attivo, rimanendo nella riserva fino al marzo 1959. Fu venduto per la rottamazione nel giugno dello stesso anno.

  

  

Buon Modellismo a Tutti

Roberto Cimarosti "Cima"

Messerschmitt Me.323D-1 Gigant - Kit Italeri- Scala 1/72

Staffel 4./KGzbV 323 della Luftwaffe – Russia 1943

Enorme kit di un trasporto pesante tedesco esamotore derivato da un aliante. In scala 1/72 è lungo quasi 40 cm, mentre di apertura alare sfiora i 77 cm…!!!

Il velivolo è discretamente dettagliato, forse il posto di pilotaggi si poteva curare un po’ di più. All’interno della fusoliera sono visibili numerosi segni degli estrattori, e una buona opera di pulitura deve essere fatta prima di iniziare il montaggio. Gli interni del velivolo sono colorati in RLM 02 (Gunze H 70), comprese tutto lo scheletro interno del velivolo. Il ripiano interno viene colorato in color legno (marrone) e tutto riceverà dei lavaggi mirati.

  

  

  

  

  

  

Molti travi interni della struttura erano rotti, e quindi sono dovuto ricorrere all’autocostruzione. Montata la struttura abbastanza agevolmente, poi sono passato alla chiusura della carlinga, al montaggio delle ali, dei piani di coda ecc. Molto particolareggiati sono i contrappesi e tiranti dei flap del velivolo, e la posa dell’ala sulla fusoliera risulta abbastanza facile, anche se bisogna avere alcune cortezze con la posa del posto di pilotaggio.

Anche la strutture delle ruote è stato in parte ricostruito a causa della rottura di carrelli. La posa dei carrelli richiede attenzione sul posizionamento in fusoliera, dato che ci sono solo delle tacche in rilievo e nessun invito o foro per la posa dei carrelli. Quindi attenzione nel posizionare tutto il treno ruote.

  

  

  

  

  

La colorazione del velivolo è in RLM 65 sotto e in due tonalità di verde sopra in RLM 70/71 (rispettivamente colori Gunze H67, H65 e H309) tutti i colori poi sono stati schiariti per ripassare all’interno delle pannellature dell’aereo. Le ali sotto e i cofani motore sotto sono stati colorati n giallo Galeb RLM 04 (Gunze H329).

Le insegne sono quelle della Staffel 4./KGzbV 323, operante in Russia nel 1943. Sono state fatte poi alcune sporcature dai fumi di scappamento motori sulle ali e date un paio di mani di trasparente opaco su tutto l’aereo. Certo che la grandezza del velivolo e le superfici alari molto ampie obbligano a compiere passaggi doppi e tripli di colore…..

  

  

  

  

  

  

  

  

Comunque con i suoi 77 cm di apertura alare e con il portellone anteriore aperto per accogliere i mezzi, devo dire che questo velivolo (seppur tra i miei non preferiti) ha il suo gran bel fascino.

Buon Modellismo a Tutti

Roberto Cimarosti "Cima"

Fiat G.55 Centauro - Kit Supermodel - Scala 1/72

3a Squadriglia Caccia del 1° Gruppo Caccia dell'ANR - Thiene (VI) nel luglio 1944

Vecchio kit della Supermodel, quindi senza alcun dettaglio interno e tutte le pannellature in positivo.

Il lavoro richiede la ripannellatura di tutte le superfici del velivolo, il rifacimento di un minimo di interni, e in questo caso ho recuperato un seggiolino di un vecchio kit compresa anche il pavimento, mentre ho dovuto ricostruire le pareti del cockpit e il cruscotto, oltre che le cinture.

  

  

  

  

La chiusura della fusoliera risulta ottima, mentre alcuni problemi si riscontrano con le ali, leggermente diverse tra sopra e sotto. Quindi con un po’ di carteggia tura qua e la va rimesso tutto a posto. La plastica è molto morbida e per chi volesse staccare alettoni o quant’altro il lavoro non dovrebbe essere difficoltoso.

Il velivolo riceverà una colorazione impiegata nella ANR verso la metà del 1944 in alcuni velivoli da caccia G.55 e MC.205. La parte inferiore in Grigio Azzurro Chiaro 1 (Gunze H324), le superfici latero-superiori in Nocciola Chiaro 4 (Gunze H310) con fasce diagonali in Verde Oliva Scuro 2 (Gunze H65).

  

  

Dopo la stesura dei colori, una mano di trasparente opaco per la posa delle decal, quindi nuova mano di lucido per il lavaggio e al termine un leggero invecchiamento e trasparente opaco.

 

  

  

  

  

  

Buon Modellismo a Tutti

Romerto Cimarosti "Cima"

Caproni Ca.310 Libeccio - kit Azur - scala 1/72

Caproni Ca.310 Libeccio della 9^ Escuadrilla del Grupo 18 basato a San Joaquin nel 1939.

Kit della Azur, con diversi pezzi in resina e in fotoincisione. Direi nel complesso un bel modello anche se impegnativo data la complessità di assemblaggio del tutto e la difficoltà di far combaciare perfettamente tutti i pezzi ,soprattutto il muso del motore (totalmente vetrato), le NACA del motore, torretta dorsale e altri piccoli assemblaggi.

Il kit permette di realizzare due versioni di Libeccio della Guerra Civile Spagnola e due della Regia Aeronautica (uno nel 1939 e uno durante le prime fasi della II^ G.M.).

Andremo a realizzare il modello operante nella Guerra Civile Spagnola con codice “18-11”, e per la sua colorazione ho deciso di riprodurre le insegne di nazionalità colorandole evitando di usare le decal, e quindi dare una resa migliore al kit.

  

  

  

Partendo dagli interni, il velivolo risulta un po’ spoglio, ma poi alla fine andremo a chiudere tutto e quindi non si vedrà un granché all’interno. Ci sono diverse parti in fotoincisione nella plancia comandi che valorizzano i posti di pilotaggio, ma il resto degli interni sono inesistenti.

La chiusura della fusoliera risulta molto buona e tutto combacia perfettamente. Il problema principale lo abbiamo con il muso del Libeccio, il quale è totalmente vetrato e non combacia perfettamente con il resto della fusoliera, Bisogna procedere con cautela nel carteggiare e stuccare per far combaciare il tutto, compreso il vetro del posto di pilotaggio, per non perdere il dettaglio inciso nella plastica. Alla fine il tutto va al suo posto. Altro problema sono i motori in resina con le NACA degli stessi….non è semplice far coincidere il tutto e ci vuole molta pazienza e qualche piccolo ingegno per chiudere il tutto nel migliore dei modi.

  

  

  

Molto tempo si passa a mascherare i vetrini e la torretta dorsale, ma alla fine le fatiche saranno ricompensate. Molto ben dettagliato il carrello con fotoincisioni molto belle.

Ho deciso di rifare ad aerografo le croci di “Sant’Andrea” sulle ali e in coda, oltre a tutto il piano di coda bianco e alle fasce nere sotto le ali.

  

  

  

  

  

  

Poi sono passato alla colorazione, sotto ho usato il grigio mimetico (Gunze H317), poi sopra ho dato un paio di mani di giallo mimetico 4 (Gunze H71) e quindi sono passato alla mimetica con un reticolo in verde mimetico 3 (Gunze H303) con piccole macchie sparse in marrone mimetico 53193 (Gunze H37). Infatti, contrariamente a come molti sostengono, a mio avviso gli aerei portavano una livrea a tre tonalità, dato che la Caproni inserì quella a due tonalità solo verso la fine del 1941.

  

  

  

Tolte tutte le mascherature, sono andato ad aggiungere le decal che rimanevano (e devo dire che sono proprio delle ottime decal) ed in fine i tiranti. Un paio di mani di trasparente opaco ed il gioco è fatto.

  

  

  

  

  

  

  

  

Buon Modellismo a Tutti

Roberto "Cima" Cimarosti

 

North American T-6G Texan - Kit Heller - scala 1/72

E.A.L.A. 13/72 in Algeria nel 1957

Vecchio stampo della Heller in plastica bianca molto rigida, con dettaglio interno molto spartano, come del resto tutti i modelli degli anni ’70. Il kit presenta due possibilità di realizzazione, una francese (la E.A.L.A. 13/72 operante in Algeria nel 1957) e una dell'Aeronautica del Gabon (Guardia Presidenziale basata in Gabon nel 1976).

  

  

Tutto il kit si presenta in positivo, quindi bisogna compiere (per chi volesse perdere un po di tempo) tutto un lavoro di re incisione delle pannellature e rifacimento di un minimo di interni.

Dopo un po’ di rifacimento interno, una mano di verde anticorrosione, nero per i pannelli e altri color per i vari pulsanti, un leggero lavaggio con grigio scuro e poi possiamo chiudere la cabina di fusoliera.

  

  

  

La fusoliera tutto sommato non presenta grossi problemi, e anche le ali si inseriscono bene.

Inizialmente ho fatto un preshading di nero, ma tale scelta si è rivelata un grosso problema, dato che con il giallo, il preshading rimaneva sempre molto in rilievo; sarebbe meglio evitare di farlo e dare il giallo direttamente sul velivolo. Comunque dopo il quarto passaggio il nero sottostante andava a spegnersi, ma il velivolo risultava di un giallo troppo acceso (ho usato il Gunze H34). Per tale motivo ho mescolato in dosi da 50%, il giallo H34 e un giallo crema sempre Gunze H329. Dopo un paio di passate leggere il tutto era più omogeneo ma ancora troppo “brillante”. Per tale motivo ho dato un altro paio di mani di Giallo Crema H329 da rendere il velivolo più conforme al colore impiegato per questi velivoli.

  

  

  

  

Il tricolore francese nel timone di coda è stato realizzato a mano con colori gunze.

Dopo una mano di lucido, sono passato ala posa della “bocca di squalo”, dove l’età della decal non ha dato scampo, rompendosi in più punti. Do dovuto colorare l’interno della bocca di nero e così ho ripreso un po’ tutto la bocca a pennello.

Colorate anche le parti di nero del muso e delle ali, do posato il restante delle decal, che tutto sommato (a differenza della “shark moth”) hanno risposto bene alla posa.

Un paio di mani di lucido Gunze e via con il lavaggio, ultimi dettagli e altro paio di mani di trasparente, questa volta opaco per chiudere il tutto.

  

  

  

  

  

Buon Modellismo a Tutti

Cimarosti "Cima" Roberto

Fiat G.50bis Freccia - Kit Airfix - scala 1/72

352a Squadriglia del 22° Gruppo CT della RA - Martuba, Africa settentrionale luglio/agosto 1941

Vecchio kit Airfix anni 70. Ho iniziato con il ripanellare tutto il modello, e a fare qualche modifica al velivolo, come per esempio ricostruire il pianale della cabina di pilotaggio con il cruscotto. I freni aerodinamici sono stati abbassati e abbassati anche i flap di coda.

Questo vecchio kit in oltre ha il motore sotto dimensionato, quindi ha bisogno di un rifacimento della NACA, oltre ad arrotondare meglio l’elica motore.

  

  

  

  

Per il motore ho optato nel cannibalizzare una vecchia NACA di un Mitsubishi A6M Zero che come dimensione è simile, solo che va poi modificato per tirarne fuori una NACA per il Fiat, aggiungendo flabelli e bugne motore, aggiungendo il filtro sotto e modificandone un po’ l’estetica. L’elica motore è stata portata in dimensione con accurati colpi di lima.

Per le mitragliatrici ho usato un tondino di rame della misura giusta per riprodurre il tutto, dato che quelle del kit, otre ad essere sbagliate erano corte e sottodimensionate.

Dopo tutte queste correzioni  sono passato alla colorazione, un grigio mimetico (Gunze H317) sotto e sopra in tre toni con base in giallo mimetico 3 (Gunze H34 leggermente sporcato con H71), e sopra chiazze in verde mimetico 3 (Gunze H303) e marrone mimetico 2 (Gunze H33 con aggiunta di H37).

  

  

  

Fascia bianca in fusoliera e croce nei timoni di coda riprodotti in bianco Gunze H1 e poi in H316. La NACA prima ho dato una mano di bianco H1 e poi con il giallo Gunze H329.

Consueta mano di “Future” per la posa delle decal, recuperate qua e la nella mia personale banca “non si butta mai via nulla”. Poi nuova mano di lucido, lavaggio con Paneliner della AK e a chiusura un paio di mani di trasparente opaco Gunze.

  

  

  

  

  

Buon Modellismo a Tutti

Cimarosti "Cima" Roberto

Macchi MC.205 Veltro - Kit Italeri - Scala 1/72

Macchi MC.205 "23-1" della 1a Squadriglia Caccia "Asso di Bastoni" del 1° Gruppo dell'ANR

Questo Macchi MC.205 della 1^ Squadriglia, con numero identificativo “23-1”, recava MM.92302, impiegato da alcuni dei migliori piloti dell’ANR tra i quali Luigi Gorrini e Adriano Visconti. Il velivolo in questione è stato riprodotto sulla base di Campoformido nell’aprile del 1944. Poi nel maggio-giugno dello stesso anno, il velivolo riceverà una fascia bianca in fusoliera.

  

  

  

  

Il kit della Italeri è tutto sommato di buona fattura, con un accenno di interni, discrete pannellature. Alcuni errori vengono riportati nel foglio istruzioni, come la colorazione dell’ogiva, fatta a segmenti e non a spirale, alcune decal mancanti (come ad esempio il numero 1 sul carrello). Tutto sommato cose che possono essere corrette facilmente.

L’assemblaggio del velivolo risulta buono senza troppe stuccature o correzioni.

Il velivolo in questione riceve una mimetica tipo Luftwaffe in RLM 74/75/76.  Per la colorazione ho impiegato tutti colori della Gunze, rispettivamente H68, H69 e H314. Le chiazze in fusoliera sono fatte con il RLM 74/75 (H68 e H69).

  

  

  

  

  

  

  

Le decal sono buone, non troppo spesse e con un ammorbidente tipo Mr.Mark Softer si adattano bene alle pannellature.

In chiusura un paio di mani di trasparente opaco con un mezza goccia di H69 per desaturare meglio le decal.

  

  

  

  

  

Buon Modellismo a Tutti

Roberto "Cima" Cimarosti

AMD 178 Panhard - kit AL-BY - scala 1/35

Francia nella primavera del 1940

L'automitralleuse de découverte Panhard et Levassor Type 178 era una moderna realizzazione francese entrata in produzione dall 1935, quando la ditta francese concretizzò le richieste dell'esercito francese per una nuova autoblindo che rimpiazzasse i vecchi modelli allora in servizio. Il progetto venne derivato da un mezzo chiamato TOE-M-32, pensato per l'impiego coloniale in Nord Africa e armato con un cannone corto da 37 mm. La macchina che ne derivò aveva un motore posteriore (a differenza del precedente) mentre manteneva la propulsione 4×4.

  

  

  

 Tecnicamente, essa era un veicolo, come detto, a trazione integrale 4×4 e motore posteriore, con una grossa torretta biposto (quando i carri francesi erano dotati di torri monoposto) armata di cannone semiautomatico da 25 mm SA 35. Questo armamento era capace solo di fuoco a colpo singolo, ma nondimeno poteva perforare corazze di 40 mm a 400 m di distanza, molto in quanto esso aveva una elevata velocità iniziale e quindi una potenza controcarro di tutto rispetto. Non tutte le macchine erano così armate, alcune avevano solo 2 mitragliatrici leggere da 7,5 mm (una coassiale era sempre presente anche col cannone) mentre i veicoli comando erano dotati di apparecchiature radio ma privi di qualsiasi arma. Per il resto, la costruzione era solida, con una buona meccanica e una corazza imbullonata.

  

  

  

 In servizio in grandi quantità nel 1940, le Panhard combatterono in unità di cavalleria dell'esercito francese, tra le più numerose del mondo. Esse non poterono arrestare, nonostante la mobilità di tali unità si avvicinasse a quella delle Panzerdivisionen tedesche, l'invasione del loro Paese. Alla fine di giugno nel 1940 ne restavano in linea almeno 190, ma nessuna venne ceduta all'Esercito italiano, che scarseggiava di autoblindo mentre ebbe un certo numero di carri ex-francesi di dubbia utilità. La massa di veicoli rimasti era infatti tenuta dai tedeschi, che ebbero modo di apprezzarne le qualità, chiamandole Panzerspähwagen P 204 (f) e usandole per pattugliamenti antipartigiani in URSS. Altre 45 ebbero invece un uso diverso, nascoste dai reparti francesi e utilizzate dalla resistenza. La mancanza di torretta rese necessario armarle con realizzazioni di fortuna, ma pur sempre con armi da 25 o 47mm.

  

  

  

  

  

  

Buon Modellismo a Tutti

Roberto "Cima" Cimarosti

AMX International AMX "Ghibli" - Kit Kinetic - Scala 1/48

132° Gruppo CBR del 51° Stormo dell'AMI di Istrana (TV) nel 2014

Il Gruppo vene formato il 1° aprile del 1942, operando con i siluranti Savoia Marchetti SM.79 sparviero e venendo poi disattivato alla data dell’Armistizio dell’8 settembre 1943.

Rinacque dopo la fine della II^ G.M. per trasformazione dello Stormo Baltimore, dove sulla base di Guidonia, ricevette i caccia bimotori Lockheed P-38 Lightning, che andarono a sostituire i vecchi bombardieri Martin Baltimore della guerra dall'aprile 1948. Il 1º novembre successivo la 253ª e 281ª Squadriglia del 132º Gruppo e la 19ª e 260ª Squadriglia del 28º Gruppo concorsero sull'aeroporto di Bari-Palese alla ricostituzione del 3º Stormo. Nel 1950 il 132º passò sui caccia P-51 Mustang, e nei quattro anni che seguirono, come il resto dello Stormo, si addestrò alle missioni di ricognizione.

Quattro mesi dopo essere stato spostato a Verona-Villafranca, nel marzo 1954, al 3º Stormo vennero consegnati i primi cacciabombardieri a reazione Republic F-84G Thunderjet, con i quali i piloti si specializzarono nella ricognizione aerea, unico reparto italiano di questa specialità inserito nella struttura delle Allied Forces Southern Europe (AFSOUTH), le forze NATO del sud Europa. Già a dicembre vennero assegnati al reparto gli RF-84F Thunderflash, specifici per la ricognizione, tenuti in linea fino agli anni settanta quando lasciarono gradualmente il posto agli RF-104G, potenziati nel 1977 con il pod per la ricognizione "Orpheus". Contemporaneamente all'acquisizione di questi monomotori, il 132º Gruppo cambiò nome in 132º Gruppo Caccia Bombardieri Ricognitori (CBR).

 Nel 1990 il 132º Gruppo CBR cominciò la transizione sui cacciabombardieri AMX. Quando il 3º Stormo venne sciolto nel 1999, il 132º Gruppo passò il 5 luglio al 51º Stormo di Istrana, con cui rimane tuttora montando aerei AMX nella versione migliorata ACOL (Adeguamento Capacità Operative e Logistiche).

 

Il Kit Kinetic

Il Kit della Kinetic si presenta con una miriade si stampate, dove si possono realizzare sia la versione dell'Aeronautica Militare Irtalia che quella dell'Aeronautica Militare Brasiliana  (Forca Aerea Brasileira o FAB). In questo caso io ho scelto di rappresentare un modello dell'AMI, e precisamente del 132° Gruppo CBR di base ad Istrana.

  

  

  

  

Il foglio di istruzioni è molto dettagliato, ma nello stesso tempo anche complicato nel capire la versione dell'AMI o della FAB. Ci sono moltissimi pezzi da assemblare in questo kit, e secondo il mio parere la scelta di staccare la parte di fusoliera anteriore da quella posteriore (per poi poter utilizzare lo stampo posteriore anche per l versione biposto) non è stata molto azzeccata, in quanto si nota molto la differenza tra i due tronconi una volta assemblati. il posto di pilotaggio è ben dettagliato, e anche in questo caso abbiamo la versione italiana e brasiliana. Buon dettaglio anche per i pozzetti dei carrelli d'atterraggio e tutto sommato, buoni i segni dei pannelli su tutto il velivolo. Anche l'armamento e i pod esterni sono buoni, anche se abbisognano di qualche piccola aggiustature.

  

  

  

  

La colorazione è quella tipica in grigio chiaro dei velivoli AMI, con le parti mobili colorate di bianco (come ad esempio pozzetti carrello d'atterraggio, flap ecc...). Le decal si prestano molto bene essendo molto morbide e quindi di facile stesura e prendendo benissimo l'andamento delle pannellature. Ottimi anche gli stancil, anche se praticamente insistenti per i pod esterni del carburante.

  

 

 

Alla fine di tutto il lavoro, seppur molto macchinoso per la presenza di numerosi pezzi molto piccoli, il modello che ne risulta è veramente ottimo.

  

  

  

  

  

  

  

  

Buon Modellismo a Tutti

Roberto "Cima" Cimarosti

Hawker Hurricane Mk.I - kit Airfix - scala 1/72

Escadrille 2./I/2 Aé di base a Schaffen (Belgio) nel maggio del 1940

Ottimo kit della casa Airfix, eccellente in termini di qualità prezzo. Le stampate sono molto belle in negativo, dettaglio buono, e anche il cockpit tutto sommato discreto che con poca autocostruzione il risultato può risultare ottimo. I pezzi combaciano tutti alla perfezioni, quindi poche stuccatore e poche correzioni.

  

  

  

La scatola offre la versione Mark I, con la possibilità di realizzare un modello della RAF (111° Squadron durante il luglio del 1938) e uno della Forza Aerea Belga. Tra i due ho optato per il secondo della Escadrille 2./I/2 Aé di base a Schaffen nel maggio del 1940.

  

  

  

La colorazione del velivolo è quella classica in due tonalità adottata dalla RAF (Dark Green e Dark Earth) con la parte sotto in alluminio. Il tutto è stato realizzato con colori Gunze e camouflage realizzato a mano libera.

Dopo una mano di trasparente lucido, ho posato le decal, direi ottime con il giusto spessore e molto ben adattabili. Nuova mano di lucido, pannellature riprese con il Paneliner della AK (codice AK2072). Alla fine alcune sporcature per i fumi e mano di opaco (sempre Gunze).

  

  

  

Alla fine ottimo modello, di facile realizzazione e perfetta resa anche costruendolo da scatola.

  

  

  

Buon Modellismo a Tutti

Roberto "Cima" Cimarosti

Messerschmitt Bf.109E-3 - kit Tamiya - scala 1/72

4^ Staffel della II./JG 77 impiegata in Norvegia nel settembre del 1940

Bel kit della Tamiya, con il quale si possono rappresentare tre modelli di Bf.109E-3. Io ho scelto un esemplare operante in Norvegia con la 4^ Staffel della II./JG 77 nell’autunno del 1940.

Il kit si presenta in una unica stampata con finiture molto belle, al quale non serve praticamente aggiungere nulla. Unica pecca il tettuccio che non può essere  rappresentato aperto, se non facendo un lavoro di taglio dello stesso. Io preferisco tenerlo chiuso, visto che ho deciso di costruire questo splendido kit  da scatola senza aggiunte..... in completo relax.

  

  

Colorato chi interni , dato il suo drybrush e lavaggio, il tutto poi si monta con molta facilità senza alcun bisogno di stuccature.

Su tutto il kit ho fatto un preshading in nero per evidenziare le pannellature. La colorazione del velivolo sarà quella tipica dell’inizio/metà del 1940, con superfici latero-inferiori in RLM 65 (Gunze H 67), e quelle superiori in RLM 02 e RLM 71 (Gunze H 70 e H 64).

  

  

  

Al temine della verniciatura, un paio di mani di lucido Gunze per la stesura delle decal (le quali però si presentano con un accentuato spessore), nuova ma no di lucido, lavaggio ad olio con Bruno di van Dick e quindi opaco, sempre Gunze. Alla fine alcune sporcature qua e la rendono il velivolo “operativo”….

  

  

  

  

  

Buon modellismo a Tutti

Roberto "Cima" Cimarosti

PZL P-27 Los - Kit ZTS Plastic - scala 1/72

Polonia, settembre 1939

Kit polacco della ZTS Plastik, datato anni ’70, si presenta con stampate di plastica bianca parecchio rigida.

Il kit presenta qualche abbozzo di interni, che vanno rifiniti con qualche aggiunta in plasticard, e vanno reincise tutte le pannellature.

  

  

Gli interni vengono colorati in grigio chiaro (io ho usato un Neutral Gray della Gunze H 53), con la rifinitura dei seggiolini (aggiungendo le cinture) e dei pannelli di comando e degli operatori.

  

  

La congiunzione della fusoliera risulta abbastanza facile, anche se qualche rifinitura con dello stucco qua e la ci vuole. Il problema più grosso so presenta con i trasparenti che non coincidono con la fusoliera, e quindi bisogna carteggiare la fusoliera fino a portare a livello i trasparenti. Anche il piano terminale di coda deve essere rimodellato con carteggia ture e stuccature, visto che non combacia perfettamente.

  

  

La colorazione è tipica dei velivoli polacchi del ’39, con azzurro sotto e Khaki  sopra. L’azzurro è stato fato mescolando  i Gunze H 314 e H 25 (in percentuale pari a 10/1), mentre per il Khaki ho usato il Gunze H 81). Prima della colorazione ho fatto un preshading in nero lungo le pannellature, per poi passare con i colori con mani leggere e successive per rendere la tridimensionalità delle pannellature.

  

  

  

  

  

Terminata la colorazione, viene steso il trasparente lucido della Gunze con un paio di mani, per poi proseguire con la posa delle decal. Le decal del velivolo non sono bellissime, e soprattutto sono molto spesse. Ho usato parecchio Mr. Mark Softer, per cercare di far aderire le decal alle pannellature, ma non fa molto effetto.

  

  

Alla fine tra il lavaggio con “bruno van dick” ad olio, un po’ di desaturazione e con il trasparente opaco, si è riusciti a mitigare le non belle decal fornite dal kit.

  

  

  

  

  

Buon modellismo a Tutti

Roberto "Cima" Cimarosti

Northrop F-5E Tiger II - Kit Hobby Boss - Scala 1/72

1990 -  Al-Quwwat al-Jawwiyya al-Malikiyya

Dopo una commissione per 28 Northrop F-5A/B Freedom Fighter e 2 RF-5A, il Marocco nel corso degli anni '80, ricevette altri 16 F-5E e 4 F-5F Tiger II, ai quali nel corso degli anni '90. si aggiungeranno altri 12 F-5E Tiger II, per un totale di 24 aerei.

Discreto modello della Hobby Boss, con plastica molto morbida e dotato di discreto dettaglio. Il kit offre la possibilità di realizzare ben quattro modelli, due Aggressor (US Navy e US Marine Corps), un velivolo brasiliano e uno svizzero. In questo caso però andrò a realizzare un modello dell’Aviazione Marocchina, con decal Carpena dedicate agli F-5.

Il velivolo in questione verrà fatto da scatola cambiando solamente il seggiolino eiettabile della Pavla. Gli interni sono discreti anche se non esattissimi, ma tutto sommato passabili.

La fusoliera combacia bene e anche le ali si innestano bene cono poco stucco alla base alare. Il problema più grande si riscontra con le prese d’aria che non sono perfette, ne nella forma ne nel’innesto con la fusoliera, e abbisognano di una bella cartavetrata e di un po’ di stucco.

  

  

I velivoli marocchini avevano il piano di coda verticale modificato, quindi con del plasticar ho dovuto riprodurre la modifica.

  

  

Sono poi passato alla colorazione del velivolo. Il sotto è in grigio chiaro (Gunze H 332), mentre le superfici superiori sono in tre tonalità. Per il sabbia ho usato un mix di Gunze H 85 con una goccia di H 34; per il marrone chiaro ho usato un Gunze H 310, mentre per il verde scuro ho usato un mix di H 36 e H 309 (70% e 30%). I vani dei carrelli sono realizzati in argento come anche le gambe dei carrelli stessi e degli aerofereni.

  

  

  

Al termine ho dato un paio di mani di trasparente lucido per la posa delle decal, nuova mano di trasparente per i lavaggi e quindi chiuso il tutto con del trasparente opaco…….tutto Gunze.

  

  

  

  

Buon modellismo a Tutti

Roberto "Cima" Cimarosti

Fairey Fulmar Mk.I - Kit Revell - scala 1/72

809° Squadron della FAA - HSM Victorious agosto 1942 - "Operation Pedestal"

Kit in scala 1/72 della Revell, rappresentante un Fulmar Mk.I con all’interno due opzioni dello stesso reparto, l’809° Squadron della FAA inglese, uno operante nell’Oceano Atlantico nella primavera del 1942 imbarcato a bordo della HMS Victorious, e un velivolo dello stesso reparto impiegato sulla stessa portaerei durante l’Operazione “Pedestal”, i rifornimenti a Malta isolata dalle forze dell’Asse in bombardamenti alla roccaforte e ai convogli diretti a rifornirla.

  

  

  

Andremo a realizzare il secondo velivolo, quello impiegato nell’oceano Atlantico. Nello specifico è il velivolo "6F" appartenente all'809° Squadron della FAA, imbarcato a bordo della portaerei HMS Victorious impiegata nell'operazione "Pedestal" (rifornimenti a Malta) nell'agosto del 1942, pilotato dal Sub Lieutnant (A) H. Morrison.

  

  

  

  

Il kit presenta delle discrete pannellature in negativo, ma molto spoglio come dettaglio interno e vano carrelli.

Ho cercato di rifare un po’ di interni con materiale Evergreen” e qualche pezzo di recupero di altri kit. Gli interni hanno avuto una colorazione in verde anticorrosione, così come il vano carrelli. Il kit poi si assembla bene con pochi interventi di stuccatura lungo le giunture e sul bordo d’attacco alare.

  

  

  

 

La parte inferiore, dopo un preshading (non bello da vedere), ha avuto una colorazione in Sky (Gunze H 74). La parte superiore la colorazione è in Dark Slate Gray (formata miscelando Gunze H 78 e H 68 in parti uguali) e poi per l’Extra Dark Sea Gray ho usato un H 333. Le pannellature poi andranno schiarite.

Terminato il tutto ho dato un paio di mani di cera “Future”, provata per la prima volta (ma che non mi ha entusiasmato molto), quindi posa decal, nuova mano di cera future, lavaggio con colore ad olio “Nero d’Avorio” diluito in “White Spirit”. Una volta asciutto e pulito il tutto ho dato un paio di mani di trasparente opaco della Gunze (H 20) e rifatto alcune sporcature di fumo qua e la con i gessetti e con pastello color argento.

  

  

  

  

  

  

Buon Modellismo a tutti

Roberto C. "Cima"

Messerschmitt Bf.109F-2 - Kit Zvezda - scala 1/72

Fronte Orientale autunno 1942 - Antonio Noriega Labat della 15. Staffel (spagnola) del 51° JG della Luftwaffe.

Buon kit della Zvezda, il quale da lapossibilità di riprodurre due diversi velivoli, un in livrea completamente invernale del Hptm. Hans Philipp della Stab I./JG 54 e uno della 15^ Staffel (Spagnola)/JG 51, entrambi impiegati sul fronte orientale russo.

Andrò a realizzare comunque il velivolo della 2^ Escuadrilla “Azur”, alias 15. Staffel, velivolo pilotato dal capitano Antonio Noriega Labat, impiegata sul fronte orientale russo nell’autunno del 1942.

  

  

  

Gli interni del velivolo sono discreti, con poche aggiunte si può ottenere un ottimo risultato. L’assemblaggio del velivolo avviene molto velocemente, dato che il kit sembra quasi un “easy kit”. Qualche stuccatura qua e la ma nulla di grave. Le pannellature sono ottime tranne che sulle ali superiori, molto semplificate, quindi c’è bisogno di un piccolo intervento per incidere qualche pannellatura anche con ausilio del ricettatore..

  

  

  

Unico nel del kit è il tettuccio che lo danno solo con la soluzione chiusa, perdendo un po’ quella che è il dettaglio del cockpit.

  

  

La colorazione è quella classica degli F-2 in RLM 76 nella parte sotto e sui lati (Gunze H 314) e il sopra in splinter RLM 74 e 75 (rispettivamente Gunze H 68 e H 317, anche se la referenza esatta sarebbe un H 69). Poi le chiazze in fusoliera sono state realizzate con RLM 02, 74 e 75 (rispettivamente H 70, 68 e 317). La parte sotto del muso, estremità alari sotto e fascia di fusoliera in RLM 04 (giallo H 329).

Stesura di trasparente lucido per facilitare la posa delle decal, quindi lavaggi e a chiudere un trasparente opaco. 

  

  

  

  

  

Buon Modellismo a Tutti

Roberto "Cima" Cimarosti

Il Gigante - kit Bandai - scala 1/700

Il Gigante (chiamato anche "Il Giganto"), tratto dalla serie "Conan il Ragazzo del Futuro", era un velivolo tutt'ala di enormi dimensioni, utilizzato nel corso del terzo conflitto mondiale e da allora nascosto.

Il kit si presenta in stampate di plastica molto "dura" e poco lavorabile. il montaggio risulta molto facile e veloce, ricorrendo solo in poche occasioni a stuccature mirate. La colorazione è stata fatta con colori metallici Gunze, dando anche un pò di movimento con pannellature di colore diverso. Poi alla fine si da un lavaggio con colori ad olio in nero di seppia.

  

  

  

  

  

  

  

E' presente anche il piccolo velivolo idrovolante da ricognizione "Falco" (che potete trovare in scala 1/72 in articoli precedenti sul settore Shi-Fi), che dà l'idea della grandezza del velivolo.

  

  

  

  

Buon Modellismo a Tutti

Roberto "Cima" Cimarosti

Blohm und Voss Bv.141 - Kit Airfix - Scala 1/72

Prototipo Bv.141V-10, Germania 1942

Il Blohm & Voss BV 141 era un monomotore da ricognizione tattica ad ala media prodotto dall'azienda tedesca Blohm & Voss GmbH dalla fine degli anni trenta ed utilizzato dalla Luftwaffe durante la seconda guerra mondiale. Aveva una struttura asimmetrica con cabina finestrata decentrata verso destra rispetto alla fusoliera che conteneva piani di coda e motore.

Il modello

Vecchio kit della Airfix, ma sempre comunque originale come modello. Essendo un vecchio stampo anni ’60-70, gli interni sono pressoché inesistenti, quindi si prospetta un impegnativo lavoro di rifacimenti interni.

  

  

Dopo gli interni il lavoro si sposta sull’esterno del kit, eliminando tutto il positivo rivetta ture comprese, rifacendo tutto il lavoro di pannellatura e rivetta tura. Lavoro lungo e tedioso ma che alla fine darà i suoi buoni risultati in termini di estetica.

  

  

  

Una volta montate le ali, fusoliera e cabina (cabina che è stata pazientemente coperta con nastro Tamiya in tutte le sue finestrelle), si passa alla colorazione del velivolo. Iniziamo con un preshading su tutto il modello. Poi con l’azzurro sulla parte sotto in RLM 78 (Gunze H 418). Andiamo quindi a schiarire le pannellature interne aggiungendo del bianco nello RLM 78.

  

  

  

  

Una volta mascherata al parte latero/inferiore, sono passato alla colorazione del velivolo con il classico schema in RLM 70/71 (rispettivamente H 65 ed H 64). Anche in questo caso le pannellature internamente verranno riprese con una gradazione di colore leggermente più chiara.

  

  

  

  

  

  

  

 

Poi le solite procedure di stesa delle decal e di invecchiamento procedendo inizialmente con la stesura di un trasparente lucido, quindi le decal. In questo caso le decal erano molto molto vecchie ed ho dovuto fare molta attenzione sul loro distacco e posa, dove in diversi casi si sono pure rotte. Al termine delle decal nuova mano di trasparente lucido, leggero lavaggio selettivo con “invecchiamento generale” della True Earth e quindi trasparente opaco non prima di aver aggiunto carrelli e altri particolari.

  

  

  

  

  

  

Buon Modellismo a Tutti

Roberto "Cima" Cimarosti

Barracuda - Kit Aosima - scala 1/200

Serie  "Conan il ragazzo del futuro" 

Nave bialbero del capitano Dyce, impiegata principalmente per il trasporto della plastica dall'Isola della Plastica ad Indastria.

  

  

Le stampate classiche della casa Aoscima, si presentano in una plastica bicolore, dura e poco lavorabile. Nel complesso la costruzione avviene in modo abbastanza semplice, anche se si devono apportare qua e la alcune modifiche e stuccature per far coincidere bene i pezzi e nascondere gli spazi tra stampata e stampata. 

  

  

  

Si ha la possibilità di impiegare due tipi di vele, una in plastica rigida e una in vacuform. Io ho preferito quelle di plastica rigida, dato che rendono più nella forma e sono (a mio avviso) modellate meglio. Per la colorazione il foglio si rifà ai colori gunze, dove, per quanto riguarda la colorazione del vascello ho fatto un mix di marroni non usando il colore specifico indicato, dato che rendeva il vascello molto rossiccio, mentre nella serie dei catroon da più un effetto "aranciato".

  

  

Nel kit viene fornito anche il cordame, che secondo me è troppo grosso, e per tale motivo ho impiegato cordame dedicato ai vascelli di legno (della Mantua), poi colorato di nero. Bisogna fare molta attenzione nel tirare i tiranti delle corde perché poi tendono a piegare i pali dando un brutto effetto. Certo è che tutta la struttura poi risulterà molto delicata, e bisogna fare molta attenzione nel maneggiare il tutto.

  

  

  

In oltre nel kit viene fornita una "macchina volante" del Dott. Rao e due macchine operatrici del Barracuda.

Buon modellismo a Tutti

Roberto "Cima" Cimarosti

Curtiss P-40C Warhawk - Kit Academy - scala 1/72

Velivolo appartenente a Charles "Chuck" Older, del 3° Squadron "Hell'S Angels" dell'AVG

Kit Academy di modesta fattura, ma per chi volesse costruire un modello in completo relax, con pochi ritocchi qua e la ne vien fuori un discreto soggetto. Il kit viene offerto con le insegne del 3rd Fighter Squadron “Hell’s Angels” dell’AVG “Flying Tigers”, le famose “Tigri Volanti” con piloti volontari statunitensi. Il velivolo in questione è un P-40C “White 68” pilotato dall’asso Charles Older (10 vittorie aeree), che durante la primavera del 1942 era basato a Kunming, in Cina.

  

  

  

Partendo dal posto di pilotaggio, con l’aggiunta di piccole modifiche qua e la ne risulta un discreto cockpit, comunque  poi rinchiuso nel vetrino a pezzo singolo. Per l’occasione ho deciso di inserire anche il pilota, per dare un qualche cosa in più. Ai carrelli sono stati aggiunti i cavi dei freni e per il resto tutto da scatola. Si monta abbastanza bene, con qualche piccola correzione di stucco qua e la.

  

  

Dopo un pre-shading sono passato a colorare il modello con la classica livrea impiegata dall’AVG in Cina. La parte sotto in Sky (Gunze H 74) e le parti sopra in Darck Earth (Gunze H 72) e Dark Green (Gunze H 330). Poi le pannellature sono state schiarite aggiungendo un 50% di Gunze H 66 (per lo H 72) e Gunze H 304 (per lo H 330). Lieve mano di lucido per la stesura delle decal, Lieve passata con verde molto diluito per de saturare le decal e quindi ancora lucido a coprire tutto.

Lavaggio ad olio con il solito Bruno Van Dick, aggiunta dei dettagli e finiture varie e a finire un paio di mani di opaco.

  

  

  

  

  

Buon modellismo a tutti

Roberto "Cima" C.

3° Gruppo Caccia Terrestre

153a Squadriglia

154a Squadriglia

155a Squadriglia

Storia

Il 3° Gruppo Caccia Terrestre, era inizialmente formato dalla 153^ e 154^ Squadriglia CT, che dal 15 gennaio del 1936 confluì a formare (assieme al 2° Gruppo) il 6° Stormo sulla base di Campoformido (UD). Poco dopo giunse al Gruppo la 155^ Squadriglia CT (15 febbraio 1936) a completare l’organico del Grupp, equipaggiato con i Fiat CR.32.

 

Nell’agosto del 1939, il reparto era basato a Ravenna, equipaggiato con i Fiat CR.32, formato dalla 153^, 154^ e 155^ Squadriglia. Proprio in questo mese, uomini e mezzi della 155^ Squadriglia, si trasferirono in Africa Orientale Italiana. La Squadriglia era posta al comando del Cap. Corrado Ricci, con velivoli CR.32 “quater”, e recante sulle fusoliere il simbolo dei “Diavoli Rossi” con sul capo il casco coloniale. Gli aerei imballati in casse, giungeranno via mare sul porto di Massaua, dove furono rimontati e trasferiti in volo a Dire Daua (all’estremità meridionale della Dancalia), dove fu rinumerata 410^ Squadriglia. In Italia, intanto, era stata ricreata la 155^ Squadriglia con nuovi aerei CR.32.

In guerra

Il 1° giugno 1940, la 155^ Squadriglia venne distaccata ad Alghero, per un ciclo di addestramento, oltre che per la difesa del porto di Cagliari e per la scorta ai velivoli del 19° Gruppo, nelle missioni di ricognizione navale.

Inquadrato nel 6° Stormo CT (comandato dal col. Francesco Ferrarin) inserito nell’Aeronautica di Sardegna, il 10 giugno del 1940, si articolava sulla 153^ (cap. Giorgio Tugnoli), 154^ (cap. Giuseppe Torazzi) e 155^ Squadriglia (cap. Francesco Sforza), con un organico di 32 (28 bellicamente efficienti) Fiat CR 32 e 3 Caproni Ca.133, impiegati per il trasporto e per i collegamenti, al comando del ten. col. Renzo Cozzi. Le sue Sqd. erano basate a Cagliari-Monserrato (153^ e 154^ Sqd.) e ad Alghero-Fertilia (155^Sqd.), presso Sassari.

Le Squadriglie, furono impiegate nella breve campagna contro la Francia, soprattutto in missioni di scorta ai Breda 88 del 19° Gruppo Autonomo, che attaccavano la Corsica (soprattutto la 155^ Sqd. del cap. Francesco Sforza).

Emblema appartenente al 6° Stormo CT, il quale dopo la disattivazione dello Stormo fu ripreso dai piloti del 3° Gruppo Autonomo ed usato come emblema non ufficiale del reparto.

La prima missione operativa, vene compiuta il 16 giugno con una scorta ad alcuni Breda 88 diretti in Corsica

Risulta che il Gruppo non abbia mai incontrato velivoli nemici, tranne un pilota della 154^ Sqd., il ten. Broganelli, riuscì ad intercettare un ricognitore francese Potez 63/11. Il nostro cacciatore riuscì a colpirlo con alcune raffiche di mitragliatrice del suo CR.32, senza però abbatterlo. Fu tutto quello che il 3° Gruppo riuscì a fare con i suoi CR.32 contro i francesi.

Dal luglio al dicembre del 1940, i Fiat CR 32, passarono da 28 a 7 aerei (assegnati esclusivamente a missioni di scorta lungo le coste meridionali della Sardegna). Il 19 agosto, due piloti della 153^ Squadriglia, abbattevano un idrovolante francese LeO H 470.

In occasione della “Battaglia di Capo Teulada” (27 e 28 novembre 1940), i CR.32, compirono alcune missioni di scorta ai Savoia Marchetti SM.79 Sparviero, diretti contro la “Forza H” inglese. In queste operazioni, i CR.32 si scontrarono con un Fairey Battle inglese, il quale (vista la superiorità numerica italiana), preferì ritirarsi e non ingaggiare battaglia.

Dal gennaio del 1941 il Gruppo iniziò a ricevere i Fiat CR.42 Falco, che gradualmente andarono a sostituire i CR.32, l’ultimo dei quali fu definitivamente radiato nell’aprile del 1941. Nello stesso mese giunse anche un Fiat G.50B biposto da addestramento, per la prevista conversione dei piloti al Fiat G.50bis. Purtroppo, a causa del numero ridotto di questi velivoli, il Gruppo continuò a volare sui CR.42 Falco.

Il 7 maggio, il reparto fu impiegato nella scorta ei bombardieri diretti all’attacco di un convoglio proveniente da Gibilterra.

In data 8 maggio del 1941, era basato in Sardegna con i CR 42 Falco, e proprio questo giorno, il reparto dispose 8 suoi aerei per la scorta e protezione ai bombardieri diretti a bombardare navi inglesi del convoglio “Excess” nel Mediterraneo centrale (partito da Gibilterra). Il giorno dopo, alle 14:20, decollarono 6 aerei in protezione di rientro ad alcuni Savoia Marchetti SM.79 Sparviero del 32° Stormo BT (89° Gruppo BT) dopo il bombardamento del suddetto convoglio. Poco dopo il decollo, un CR 42 Falco rientrò alla base per noie al motore, mentre gli altri velivoli, rientravano verso le ore 16:00 a fine missione. Due piloti, il Ten. Alessandrini ed il Ten. Broganelli, riferirono di aver abbattuto due aerei nemici (Fairey Fulmar) a ca. 130 Km dalla costa sarda.

Alla fine fu uno il Fulmar abbattuto, quello dell’806°Squadron inglese pilotato dal Lt. Tillard ed il suo osservatore Sommeville.

Il 20 maggio del 1941, il 6° Stormo passava in posizione “quadro”, e per tale motivo divenne Gruppo Autonomo.

Il 25 maggio, la 155^ Squadriglia lasciò Alghero, e dopo delle tappe rispettivamente a Roma, Rodi e Aleppo, giunse a Mossul, per sostenere la rivolta in Iraq. Il 6 giugno 1941, venne ritirata a Rodi, dove venne rinumerata 164^ Squadriglia.

Africa Settentrionale

Il 14 luglio del 1941, venne ricostituita la 155^ Squadriglia, e il 24 dello stesso mese, il reparto veniva trasferito in Africa settentrionale, lasciando i suoi velivoli in Sardegna al 24° Gruppo di stanza nell’isola.

Prese base a Sorman (Tripolitania), ricevendo in dotazione 12 Fiat CR.42 provenienti dal 150° Gruppo CT in procinto di rientrare in Italia. Subito dopo le sue Squadriglie furono smistate in vari campi della Tripolitania, iniziando ad operare in missioni di mitragliamento al suolo, caccia notturna, scorte ai convogli e difesa del porto di Tripoli. La 153^ Squadriglia utilizzò la base di Misurata in agosto e in settembre del 1941. Il 1° settembre, sei suoi CR.42, andarono a costituire un Nucleo Assalto.

Il 28 dicembre 1941, furono utilizzate le basi di Ara dei Fileni e Bir El Merduma, per contribuire alla difesa delle forze tedesche, schiacciate dalle forze alleate nel settore.

Nel marzo del 1942, la 154^ Squadriglia, si trasferiva a Martuba, seguita in maggio dal resto del Gruppo. Dopo aver portato a termine degli attacchi notturni nell’area di Gazala, l’unità cessò le operazioni il 28 maggio 1942.

Ritorno in Italia

Dopo undici mesi di operazioni, il 3 giugno 1942, il Gruppo fece rientro in patria, per un periodo di riposo e di riorganizzazione. Il 14 giugno 1942, lo troviamo basato a Roma-Ciampino destinato a ricevere i Messerschmitt Bf.109, ma a causa di notevoli ritardi, fu deciso di equipaggiarlo con i Macchi MC.200 Saetta. 

In settembre la 153^ Squadriglia passava a Reggio Calabria, e l’intera unità cominciò quindi ad occuparsi della corta dei convogli navali lungo la costa calabra. In novembre, il Gruppo passava nuovamente in Sicilia a Chinisia, per compiere missioni di scorta alle navi e i trasporti aerei mandati di rincalzo in Tunisia. Per fare la spola fra le due sponde, venne ro impiegate le basi di Pantelleria e in Tunisia.

 

In gennaio del 1943, la 154^ Squadriglia si trasferì a Reggio Calabria, per la scorta ai convogli al largo della costa calabra.

Nel marzo del 1943, il reparto disponeva anche d’alcuni Macchi MC.202 Folgore. Alla fine dello stesso mese, passava di base a S. Pietro di Caltagirone, presso Catania. Qui nel maggio del 1943, il Gruppo iniziò a radiare i suoi Macchi MC.200 Saetta in favore dei più prestanti Messerschmitt Bf.109G-6.

Il Gruppo in questo periodo ricevette almeno un Macchi MC.205V Veltro, n’è la conferma che il 23 aprile del 1943, un velivolo di questo tipo (MM.9304), compì un atterraggio fuori campo, causando la morte del M.llo Bortolani della 154^ Squadriglia.

Macci MC.200 Saetta appartenente alla 153a Squadriglia del 3° Gruppo Autonomo CT di base a Chinisia nell'aprile del 1943.

Il 9 maggio del 1943 lo troviamo il Gruppo sull’aeroporto di Comiso con diversi velivoli, per lo più Bf.109G, dove con quest’aereo, il reparto ottenne una sola vittoria il 13 giugno del 1943, ad opera del Serg. Magg. Cavagliane.

Basato a Comiso con i Messerschmitt Bf.109G, tra il 15 giugno e l’8 luglio del 1943, compì 12 decolli su allarme con l’unico risultato di colpire efficacemente due Supermarine Spitfire ed abbattere 3 bimotori il 5 luglio.

Il 9 luglio, poteva contare su un totale di 21 aerei, dei quali però solo 6 in grado di volare (la maggior parte erano stati messi fuori uso dagli attacchi Alleati poco prima dello sbarco in Sicilia (10 luglio).

Messerschmitt Bf.109G-6/Trop (154-4), di base a Comiso (Ragusa) in Sicilia verso il giugno-luglio del 1943. Normalmente gli aerei di questa Squadriglia, portavano il numero individuale di colore nero. Il velivolo fu pilotato dal Tenente Giuseppe Ruzzin.

Messerschmitt Bf.109G-6 (153-3 con W.Nr.18023) appartenente alla 153^ Squadriglia, di base a Comiso, in Sicilia, nel giugno del 1943, pilotato dal Sergente Maggiore Agostino Ungarelli. Il velivolo proveniva da aerei stoccati dalla Luftwaffe a Bari.

Messerschmitt Bf.109G-6 (155-1 con W.Nr.18458) appartenente alla 155^ Squadriglia di base a Comiso in Sicilia nel luglio del 1943. Il velivolo giunse al reparto il 23 giugno del 1943.

Messerschmitt Bf.109G-6/Trop (153-5) appartenente alla 153^ Squadriglia, di base a Comiso (Ragusa) in Sicilia nel giugno luglio del 1943.

Tra il 14 e 23 luglio, passava di base a Torino-Caselle per ricevere nuovi Messerschmitt Bf.109G e K, cedendo i suoi pochi aerei efficienti ad altri reparti. Qui a Torino, però ebbe solo alcuni Macchi MC.200 Saetta, in pessime condizioni di volo.

Il 7 settembre il Gruppo era in attesa di velivoli, ma dopo l'8 settembre il Gruppo fu sciolto e il personale si sbandò, dove alcuni piloti poi li ritroveremo nuovamente a combattere al nord con l'ANR e al sud con la RA/ACoI.

il 3° Gruppo Caccia poi sarà riformato in seno all'Aeronautica Nazionale Repubblicana......

Basi aeree del Gruppo

1 giugno 1940

Monserrato

Sardegna

ASAR

CR.32 e CR.42

24 luglio 1941

Sorman

Tripolitania

5a Squadra

CR.42

Dicembre 1941

Ara Fileni

Tripolitania

5a Squadra

CR.42

Gennaio 1942

El Merduma

Tripolitania

5a Squadra

CR.42

29 gennaio 1942

Sidi Omar

Egitto

5a Squadra

CR.42

Febbraio 1942

Bengasi K2

Cirenaica

5a Squadra

CR.42

Maggio 1942

Bengasi K3

Cirenaica

5a Squadra

CR.42

10 maggio 1942

Martuba 5

Cirenaica

5a Squadra

CR.42

14 giugno 1942

Ciampino

Italia

3a Squadra

MC.200

Settembre 1942

Lecce

Italia

4a Squadra

MC.200

11 novembre 1942

Chinisia

Sicilia

ASIC

MC.200

Maggio 1943

Caltagirone

Sicilia

ASIC

Bf.109G-6

12 giugno 1943

Cosimo

Sicilia

ASIC

Bf.109G-6

16 luglio 1943

Palermo

Sicilia

ASIC

Bf.109G-6

16 luglio 1943

Littoria

Italia

3a Squadra

Bf.109G-6

22 luglio 1943

Torino Caselle

Italia

1a Squadra

Bf.109G-6

 

Realizzato da Cimarosti Roberto

Lockheed/GD F-16B Fighting Falcon - Kit Italeri - Scala 1/72

23° Gruppo del 5° Stormo di base a Cervia 2005/2006

 

Discreto kit della casa Italeri, che fornisce il velivolo con opzione mono e biposto. Il biposto è riconducibile al 23° Gruppo  del 5° Stormo, quello che poi andremo a realizzare in questo articolo. Poi abbiamo altre cinque opzioni, tutte monoposto una per tipo USAF, AMI italiana (18° Gruppo), Venezuela (16° Grupo de Caza), olandese (commemorativo del 323° Squadron) e belga (1. Escadrille del 1° Smaldeel) e due versioni statunitensi.

  

  

Per l’occasione ho preso delle fotoincisioni della Eduard (colorate) per kit Hasegawa, quindi da adattare un attimo e i seggiolini della Pavla. Le fotoincisioni sono ottime, ma danno alcuni problemi con questo kit Italeri. Infatti il cruscotto anteriore è più lungo e squadrato diversamente e bisogna “appoggiarsi” su quello italeri, oltre a eliminare parte del fondo del pavimento della cabina per farlo stare in sede. I sedili Pavla, rispetto al kit Italeri risultano più grandi, e quando si va a chiudere il cockpit, toccano sul vetrino facendolo rimanere rialzato. In oltre sono più larghi e bisogna limare leggermente le pareti del cockpit. Alla fine con alcuni aggiustamenti tutto va per il verso giusto.

Alla fine pecca di tutto ciò, è che Italeri non da la possibilità di lasciare il vetro aperto, quindi tanto lavoro per nulla, almeno che qualcuno voglia fare delle modifiche per realizzare il kit con il cockpit aperto.

  

  

Una volta chiusa la fusoliera sena alcun problema, sistemata la parte sopra del cockpit e posizionate le ali, ho usato un po’ di stucco nel raccordo alare e lungo il bordo del cockpit. Per il resto non ho avuto alcun bisogno di altri interventi correttivi. Ho usato qualche piccolo pesetto davanti al posto di pilotaggio, ma poca cosa visto che poi posso usare anche il radome del velivolo.

  

  

Dopo un preshading con del nero, sono passato alla colorazione del velivolo, da prima con del grigio FS 36270 (Gunze H 306) e poi con il grigio scuro. Mancando del FS 36375 (Gunze H 308), ho impiegato il Gunze H 32, schiarito poi con passate leggere e localizzate con del Gunze H68 e a finire con il Gunze H 331 per evidenziare l’interno delle pannellature. Anche sul grigio chiaro H 306 poi ho schiarito gli interni delle pannellature con del Gunze H 53.

  

 

Posizionati i carrelli con ruote e serbatoio centrale, ho visto che il velivolo era ben bilanciato, quindi non è servito usare alcun peso sul radome. Radome colorato con il Grigio FS 36320 (Gunze H 307) come la parte finale della coda, dove andrà posizionata l’insegna del reparto.

Consueti passaggi di trasparente lucido (Gunze H 30), posizionamento decal, nuovo passaggio di trasparente, lavaggio ad olio con il Bruno Van Dick e quindi trasparente opaco (Gunze H 20).

  

  

  

  

  

  

Buon modellismo a Tutti

Roberto "Cima" Cimarosti

Antonov An-2 “Colt” - kit Trumpeter - scala 1/72

Aeronautica Polacca anni '90

Modello della Trumpeter, che a prima vista appare buono e discretamente dettagliato. Iniziando i lavori, ci si accorge dei numerosi fori degli estrattori delle stampate, che in alcuni casi cadono proprio dove non dovrebbero.

Il posto di pilotaggio è molto spartano, poco dettagliato e anche sbagliato nel complesso. Quindi un minimo di dettaglio ci vuole. Ero partito pensando di rifare tutta la zona passeggeri, aprire il portellone laterale, ma alla fine (un po anche per pigrizia) mi sono fermato e ho lasciato tutto chiuso, anche se qual cosina è stata fatta. Una volta chiusa l fusoliera va leggermente stuccata, ma ciò che non combacia bene sono le ali sotto del velivolo che creano uno scalino con la fusoliera. Il tettuccio del posto di pilotaggio ha uno strano assemblaggio dovuto alla forma stessa del vetro, quindi richiede un po’ di attenzione nel posizionare il tutto. Una volta fissato il vetrino si passa al posizionamento dell’ala superiore, che come da copione crea problemi di assetto con il vetrino stesso, creando un profondo solco tra ala e vetro posto di pilotaggio. Quindi abbondante stuccatura per chiudere tutte le fessure. Ho reinciso  gli alettoni dietro abbassandoli per dare un po’ di movimento. Terminato il tutto sono passato alla colorazione.

  

  

  

  

  

  

Andrò a realizzare un velivolo polacco, quindi con una livrea un po’ singolare azzurro/sabbia/verde scuro. Ho iniziato dall’azzurro con una miscela di Gunze H 314 e una goccia di H 25; poi il sabbia lo ho realizzato con giallo sabbia H 34 con aggiunta di alcune goccine di verde H 81, ed in fine il verde con il Gunze H 36 e H 78 (rapporto 1:1). Il tutto lo ho creato con aerografo a mano libera, ma le alte temperature estive hanno reso problematica la stesura della livrea, e quindi si dovrà ripetere il procedimento nei punti in cui la resa è stata poco soddisfacente.

  

  

  

  

  

  

  

  

  

Ripresa la livrea, e un paio di mani di trasparente lucido, sono passato alla posa delle decal, quindi nuova mano di trasparente lucido, lavaggio ad olio con Bruno Van Dick e quindi un paio di mani di trasparente opaco. Quindi rimozione delle mascherine del vetro del posto di pilotaggio ed il Maskol dagli oblò, ed il modello è pronto.

  

  

  

  

  

  

  

 

Buon Modellismo a Tutti

Roberto "Cima" C.

Curtiss P-36 Hawk - Kit Hobbycraft - Scala 1/48

Força Aérea Brasileira - 1942-1943

Il Brasile nel marzo del 1942 ricevette 10 Curtiss P-36 Hawk, tutti ex USAAC, impiegati soprattutto per l’addestramento dei piloti da caccia.

Il kit del velivolo è un Hobbycraft e come di consueto partiamo dal posto di pilotaggio, con una mano di fondo di Interior Green della Gunze (H58), evidenziando poi i particolari del cockpit con diverse colorazioni usando colori acrilici della Vallejo. Coperto poi tutto con trasparente lucido ho eseguito un paio di lavaggi ad olio con Bruno Van Dick molto diluito, riprendendo poi tutti i particolari.

  

L’assemblaggio del posto di pilotaggio e fusoliera risulta senza alcun intoppo e l’uso dello stucco è inesistente.

  

  

  

Nel frattempo ho particolareggiato il motore inserendo i cavetti delle candele con del filo di rame molto fino, colorando poi il motore alla fine di tutto il procedimento.

La fusoliera combacia molto bene in chiusura, senza ricorrere allo stucco. Il posizionamento delle ali in fusoliera, danno alcuni problemi sulla radice alare sotto vicino al motore. Infatti c’è un piccolo spazio che deve essere colmato con un po’ di stucco e una buona carteggiata. Per il resto tutto bene, fino a giungere a colorazione.

  

  

I Curtiss P-36C Hawk brasiliani erano (10 in tutto) ex statunitensi della U.S. Army Air Force, quindi recavano la classica colorazione in Verde Oliva su tutta la fusoliera.

Dopo un preshading, ho colorato la parte sotto in Neutral Gray (Gunze H53), mentre il sopra e lateralmente in Olive Drab (Gunze H304). Quindi un paio di mani di trasparente lucido per la stesura delle decal e successivi lavaggi.

  

  

  

  

  

Devo dire che le decal della Hobbycraft Canada sono buone, si stendono tranquillamente, hanno il giusto spessore e con l’ammorbidente si adattano bene alle pannellature del velivolo (nella scatola c’era la possibilità di realizzare anche un velivolo statunitense della U.S. Army Air Corps del 18rth Pursuit Group -1940- in livrea alluminio). Dopo le decal nuova mano di trasparente, lavaggio con nero d’avorio ad olio, leggera desaturazione decal, posa degli ultimi dettagli e trasparente opaco per chiudere il tutto.

  

  

  

  

  

  

 Buon Modellismo a Tutti

Roberto "Cima" C.

Sd. Kfz. 251/1 Ausf. C - kit Italeri - scala 1/72

Fronte Orientale inverso 1941-42

Il Sd.Kfz. 251 era un veicolo militare da trasporto truppe semicingolato di costruzione tedesca impiegato su tutti i fronti dalla Wehrmacht durante il corso del secondo conflitto mondiale. Fu prodotto in quattro modelli, denominati Ausf. A, B, C e D, utilizzanti lo stesso telaio, ma con carrozzerie diverse, in base all'evoluzione delle esigenze emerse nel corso della guerra. Su questi veicoli base fu costruita una serie notevole di veicoli specializzati per i diversi compiti sul campo di battaglia. Il Sd.Kfz. 251 fu utilizzato principalmente come veicolo da combattimento della fanteria, in quanto dal vano del veicolo la fanteria era in grado di usare le armi di propria dotazione.

Sul veicolo base descritto sopra venne realizzata una notevole serie di varianti per compiti specializzati, identificate nelle indicazioni tedesche da un numero che seguiva una barra dopo il “Sd.Kfz. 251” comune.

Sd.Kfz. 251/1 - Trasporto truppa (MTW - Mannschafts-transportwagen fino al 1940, successivamente m.SPW - mittlerer Schützenpanzerwagen)

Sd.Kfz. 251/1 - Appoggio di fanteria (Wurfrahmen), indicato anche come Stuka zu Fuss (Stuka terrestre), era un normale SdKfz 251 a cui erano state agganciate lateralmente sei gabbie in legno (Packkiste) contenenti razzi pesanti (Wurfkörper 28 cm o 32 cm) con una gittata non superiore a 2000 m, le gabbie avevano anche la funzione di rampe per il lancio dei razzi, che, quindi, potevano essere lanciati direttamente dall'interno del veicolo con un innesco elettrico. Questo veicolo aveva la funzione di fornire un appoggio di punto (a causa della breve gittata) alla fanteria.

Più altre varianti con i prefissi 251/2, 251/3 ecc., fino al 251/22

Kit Italeri

Kit della Italeri di facile montaggio, un semicingolato della versione “C” che andrò a realizzare sul fronte russo nell’inverno del 1941-42.

Il kit va montato per il 90% della sua totalità, dopo aver comunque colorato gli interni. Al termine del montaggio sono passato alla colorazione, da prima con un surface primer della Vallejo (Dunkelgrau RAL 7021), e poi dando un paio di mani leggere di Dark Sea Gray (Gunze H331).

  

  

  

Quindi ho dato delle velature di bianco qua e la simulando la livrea invernale. Consueti lavaggi e invecchiamenti e mano finale di opaco….

  

  

  

  

  

Buon modellismo a Tutti 

"Cima"

Curtiss SB2C-4 Helldiver - Kit Academy - Scala 1/72

Squadron Bomebr VB-83 imbarcato sulla USS Essex (CV-9) -Pacifico, aprile del 1945

Ottimo kit Academy in scala 1/72, facente parte della “Special Edition” con all’interno fotoincisioni per gli aerofreni, mascherine per i trasparenti e interni finemente dettagliati.

Partendo dagli interni, è stato dato un verde “Interior Green” Gunze H58, riprendendo poi il tutto con dei lavaggi e dettagliando con colori Vallejo gli interni. Non ho usato le decal per fare i cruscotti ma una serie si drybrush per risaltare il tutto e andando a fare la strumentazione con un pennellino molto fino.

Gli interni e fusoliera combaciano alla perfezione, tanto che non serve alcun intervento con lo stucco. Stesso dicasi per le ali.

  

  

  

Nel mentre ho montato gli aerofreni in fotoincisione, i quali richiedono molta pazienza e abilità nel piegare e inserire pezzettini molto piccoli. Rimosso dalle ali gli aerofreni di plastica, una volta montate le ali, ho posizionato in sede  quelli in fotoincisione, i quali hanno ricevuto prima una mano di bianco e poi il classico rosso.

  

  

Sono passato poi alla colorazione del velivolo, con la parte inferiore in bianco (Gunze H316), in coda e sull’ala superiore. Questo bianco in coda e sull’ala superiore destra serve per le insegne di reparto che nel kit le danno con le decal, ma io preferisco riprodurle con delle mascherature.

  

  

Colorato e mascherato, sono passato al “Intermediate Blue” sempre Gunze (H56) che va dato in coda e sui fianchi del velivolo oltre alla parte finale delle ali inferiori e sul muso del velivolo. Per terminare, sempre  mano libera senza mascherature, ho passato il classico “Blue Navy” della Gunze (H54). Al termine togliamo tutte le mascherature in coda e sulle ali e ritocchiamo dove ci sono delle sbavature.

  

  

Dopo un paio di mani di lucido, sono passato alla posa delle decal…..e devo dire che i stencil sono molti. Alla fine il tutto fila liscio e un’altra mano di trasparente lucido per coprire il tutto.

I consueti lavaggi ad olio con Bruno Van Dick per evidenziare le pannellature e con il trasparente opaco a coprire tutto, non prima di aver messo tutti i dettagli dei carrelli.

  

  

  

  

  

  

  

 Buon Modellismo a Tutti

Roberto "Cima" Cimarosti

Curtiss A-8 Shrike - Kit Czeck Model - scala 1/48

3rd Attack Group dell'U.S.A.A.C. di base a Fort Crockett in Texas nel 1933.

Il modello della casa Ceca “Czech Model”, so presenta a prima vista con delle stampate di plastica morbida ben dettagliate e delle parti in resina (alcune molto piccole e fragili).

Ad un primo approccio visivo si nota tutta la difficoltà nel modellare la resina con parti che dovranno essere notevolmente lavorate per inserirle correttamente nel modello.

Iniziamo dalla zona dell’abitacolo anteriore, composto integralmente da parti in resina. Staccare questi pezzi non è una cosa facile, e bisogna stare molto molto attenti a non rovinare qualche pezzo. Anche far combaciare il tutto non è cosa facile, ma per contro il dettaglio è ottimo. Stesso dicasi per il posto dell’operatore radio/mitragliere posteriore, con parti molto delicate da staccare e difficili da assemblare. Scarichi motori e filtro dell’aria sotto sono ben definiti. Il filtro dell’aria deve essere modellato e comunque bisogna aprire un “buco” nella parte sotto per farci entrare il radiatore stesso.

  

  

  

Ho assemblato la fusoliera senza il posto di pilotaggio e senza il posto mitragliere/radio operatore, scelta dettata in quanto non si riesce bene a fissare i pezzi di resina alla plastica. In oltre è stata un mossa azzeccata in quanto ho potuto poi modellare a mio piacimento la resina per inserirla nella fusoliera nel miglior dei modi.

  

  

  

Per dare un po’ di movimento al velivolo ho deciso di abbassare i flap, quindi sono stati asportati per poi ricomporli abbassati. Tutte le linee di giunzione della fusoliera, ali e cofanatura ruote d’atterraggio, non sono perfette e dovranno poi essere riprese con stucco e carta abrasiva.

  

  

Un po’ di problemini in merito ai tiranti, ma alla fine si riescono a sistemare pure quelli.

La colorazione è quella tipica dell’U.S. Army Air Corps degli anni ’30 ad alta visibilità, con fusoliera verde, ali gialle e timone di coda con vistose fasce bianco/rosse. I colori sono quelli del 3rd Attacck Group di Fort Crockett in Texas.

  

  

  

Per la colorazione ho usato tutti colori della Gunze; le decal sono ottime aderiscono perfettamente al velivolo. La finitura la ho lasciata pressoché lucida, visto che tali velivoli erano molto puliti.

  

  

  

  

  

Buon modellismo a Tutti

Roberto C.

Caproni (CAB) Ca.309 Ghibli

Scheda tecnica

Tipo : aereo da bombardamento leggero, collegamento e ricognizione.

motori: 2 motori a cilindri in linea Alfa Romeo 115-II da 195 CV al decollo

apertura alare: 16,20 mt

lunghezza totale: 12,85 mt

altezza totale: 3,04 mt

superficie alare: 38,70 mq

peso a vuoto: 1.960 kg

peso max al decollo: 2.930 kg

velocità max: 250 km/h

velocità di crociera : 210 km/h

velocità minima: 85 km/h

tempo di salita: 19' 3" a 3.000 m.t

tangenza massima: 4.250 mt

autonomia: 1.050 km

decollo: 250 mt

atterraggio: 200 mt

armamento: 2 mitragliatrici Breda –SAFAAT da 7,7 mm nelle ali con 500 colpi e 1 Lewis da 7,7 mm brandeggiabile sul muso con 500 colpi.

carico bellico: kg. 336 di bombe o spezzoni

equipaggio: 3

passeggeri : 6

  

progettista: Cesare Pallavicino

pilota collaudatore: Ettore Wengi

primo volo prototipo: agosto 1936 (MM. 11208)

località: Ponte S. Pietro (Bergamo).

Entrata in servizio : 1937

Aerei costruiti : 247

 

Produzione

MM. 11208 – 11231 n. 24 (I serie, ottobre – dicembre 1936)

MM. 11264 – 11287 n. 24 (II serie, gennaio – maggio 1937)

MM. 11370 – 11399 n. 30 (III serie, marzo – luglio 1938)

MM. 11875                n. 1 (settembre 1940) (1)

MM. 11795 – 11814 n. 20 (IV serie, ottobre – dicembre 1940)

MM. 12365 – 12414 n. 50 (V serie, novembre 1941 – maggio 1942)

MM. 12656 – 12685 n. 30 (VI serie, ottobre 1942 – marzo 1943)

MM. 52123 – 52142 n. 20 (VII serie, marzo – maggio 1943) (2)

MM. 12770 – 12799 n. 30 (VIII serie, giugno – agosto 1943) (3)

MM. non  attribuite n. 14 (IX serie) (4)

 

1) Apparecchio residuo commessa Paraguay, ritirato dalla Regia Aeronautica e trasformato in velivolo sanitario.

2) MM. 52131 consegnata nel gennaio 1944, commessa per la Scuola di Osservazione Aerea Terrestre di Cerveteri.

3) MM. 12782 e 12783 consegnate, rispettivamente, nel marzo e nell’aprile 1944.

4) Dei 20 velivoli della commessa ritirati solo 14 bicomando dall’ANR.

 

Storia

A fine luglio 1935 Ettore Wengi porta in volo per la prima volta il bimotore leggero da trasporto passeggeri Caproni-Bergamasche Ca.308 “Borea”. Con esso inizia la produzione in serie di una prolifica famiglia di aerei da collegamento, ricognizione, scuola e combattimento che entro il 1944 sarà realizzata in ben 1.693 esemplari.

Il velivolo risponde alla richiesta dell’Ala Littoria per un velivolo destinato alle linee secondarie, avente ridotti costi d’esercizio. Si aggiudicano il concorso la Breda col Ba.44 e la Caproni col Ca.308 avente la più avanzata configurazione monoplana.

Nell’ottobre del 1935 il velivolo (I-DRIA) viene esposto nella cornice del I Salone Aeronautico Internazionale di Milano, riscuotendo favorevoli commenti.

Nel 1936 i “Borea” trovano impiego sulle linee Tripoli-Sirte-Bengasi (frequenza trisettimanale) e Tripoli-Bengasi-Cairo-Khartoum di ben 4.082 km. (frequenza bisettimanale da gennaio a maggio).

Caproni Ca.308 Borea "I-SPRA", impiegato dall'Ala Littoria, qui in fase di carico della posta sull'aeroporto di Bengasi.

L’anno successivo vede un intenso impiego del piccolo bimotore sia sul suolo nazionale (tratta Roma-Ancona) sia a copertura della rete aerea albanese, ove affianca il biplano Breda in sette differenti tratte.

Nel 1936 il Comando Aeronautica della Libia riceve in dotazione il Ca.308 I-LIBI (n.c. 007) ed un esemplare armato (n.c. 008 che riceve MM. 60082). Quest'ultima assegnazione è importante in quanto prelude ai successivi (ed appositamente realizzati) Ca.309 “Ghibli”. Un Ca.308 militare, si presume trattarsi dell’I-LIBI,  va comunque perduto sull'aeroporto tripolino della Mellaha: il pilota, cap. Boccola, è vittima di uno stallo e muore nell’aereo schiantatosi al suolo, incendiatosi.

L’altro esemplare (l’MM. 60082) alle dipendenze del Comando della V Squadra Aerea risulta ancora in carico a tale Ente al gennaio 1942.

Viene parimenti impostato uno studio - privo di seguito - (giugno 1935) per la versione sanitaria, prevista per il trasporto di sei feriti barellati ed uno in poltrona oltre due posti per il personale medico.

 

Il Caproni Ca.309 “Ghibli”

Il successivo Ca.309 (primo volo agosto 1936) è un velivolo pluri-impiego particolarmente adatto all’uso coloniale potendo effettuare trasporti, ricognizioni, sorveglianza armata.

Tranne un velivolo assegnato all’Ala Littoria, quello personale per Amedeo duca d'Aosta basato a Gorizia durante il Suo Comando della Brigata Caccia (I e IV stormo) e 2 per l'aeronautica paraguayana, tutta la produzione pre-bellica (73 esemplari) è su commessa del Governo della Libia che ne dota la propria aviazione coloniale.

Unico Ca.309 Ghibli utilizzato dall'Ala Littoria.

La partecipazione a manifestazioni aviatorie

Fra il 1937 e il 1939 il “Ghibli” prende parte a numerose manifestazioni sportive, ove ha modo di far risaltare le sue eccellenti caratteristiche.

Il primo impegno è col III Raduno Aereo delle Oasi, organizzato dall’Aero Club d’Egitto e svolto dal 22 al 27 febbraio 1937 su un percorso di tre tappe e tre atterraggi intermedi, ed al quale partecipano 42 velivoli di 11 differenti nazioni. Vi partecipano due Ghibli: l’I-BITA (piloti: Felice Santini ed Enrico Meille) e l’I-BITB (Vincenzo Biani e Giuseppe Mauriello) che si piazzano rispettivamente al 16° e 18° posto.

Segue quindi il II Raduno Aereo del Littorio, svolto dal 22 al 29 agosto 1937. Inizialmente è prevista la partecipazione di ben sei “Ghibli” che si riducono, causa ritiri e problemi tecnici, a tre velivoli che si collocano al 12° posto (Fisicaro), 13° (Maddalena), 15° (Bertaglia).

Ca.309 Ghibli "I-LIBA", con bande antimimetiche sulle ali impiegate in Libia ed AOI. Qui il velivolo partecipa al III° Raduno Aereo della Littorio

Il III Avio Raduno Sahariano, svolto dal 18 al 28 febbraio 1938 su un percorso di 3.440 km. con tappe a Gadames, Hon, Cufra, Bengasi e Tripoli annovera 27 iscritti di cui 15 italiani, oltre gl’otto Ca.310 “Libeccio” partecipano cinque “Ghibli”, ciascuno recante a bordo cinque persone e pilotati rispettivamente: da Ottavio Frailich (I-ROND), Alberto Leardi (I-DANA), Mario Lizzani (I-DALA), Mario Tarba (I-DAMA) ed Emilio Crainz (I-DARA). Il “Ghibli” di Crainz si colloca al quarto posto, mentre i primi tre, il quarto e sesto sono appannaggio dei “Libeccio”.

Sei “Ghibli” sono messi in gara dall’Aeronautica della Libia al III Raduno Aereo del Littorio, che si svolge dal 16 al 25 luglio 1938. Guidano le macchine: Michele Leo, Giuseppe Cadel (che si colloca al quinto posto della classifica generale e primo fra gl’italiani), Corrado Mancini, Filiberto Poma (ottavo della classifica generale), Giuseppe Dall’Aglio e Bernardo Dalle Nogare. Gli apparecchi si distinguono particolarmente nelle prove atte a determinare l’economia di consumo delle singole macchine.

Il Raduno Aviatorio Internazionale a Budapest, svolto dal 7 al 14 agosto 1938 in concomitanza dei festeggiamenti centenari in onore di Re Santo Stefano, vede la partecipazione di una terna di “Ghibli” ed una di “Libeccio”.

Il IV Raduno Aereo Sahariano (5-12 marzo 1938), cui prendono parte 24 equipaggi di 5 differenti nazioni, vede una brillante affermazione del “Ghibli”, presente con sei velivoli. Di essi il n.6 (Edmondo Crocco, Giovanni Fioravanti, Lino Caianello) si colloca al primo posto ed il n.5 (Giovanni Regoli, Vittorio Faiella, Romeo Galassi)al quarto.

L’ultima manifestazione sportiva che vede la partecipazione del “Ghibli” è il IV (ed ultimo) Raduno Aereo del Littorio (16-23 luglio 1939). Tra i 42 partecipanti di 5 nazioni sono presenti 2 Ca.309 dell’Aviazione Coloniale: l’I-LIBR (Nicola Sacchi, Oscar Pinelli, Luigi Sabbioni) e l’I-LIBS (Alberto Argentoni, Armando Abbanello, Solinas). L’I-LIBR si colloca ad un onorevole 14 posto di classifica generale con la ragguardevole media di 245,383 km/h.

L’impiego in Libia, l’Aviazione di Presidio Coloniale

 Il 1° novembre 1939, 53 “Ghibli” operano presso 7 squadriglie dell'Aviazione Sahariana e di Presidio Coloniale, altri 17 velivoli risultano in riparazione e manutenzione.

Allo scoppio delle ostilità il 1° Gruppo A.P.C. (12a, 89a, 104a squadriglia) è basato sull'aeroporto di Tripoli-Mellaha con 22 Ca.309 ed 1 Ca.308, il 2° Gruppo A.P.C. (16a e 23a) è a El Adem, mentre due squadriglie dell'Aviazione Sahariana sono basate all’interno, la 99a ad Hon e la 26a nell’oasi di Cufra; 5 Ca.309 formano poi la Squadriglia Allenamento Aviazione Sahariana.

Caproni Ca.309 Ghibli appartenente alla 12a Squadriglia del 1° Gruppo A.P.C. durante il giugno del 1940.

Nel breve conflitto contro la Francia, i Ca.309 basati nella Libia occidentale effettuano 33 ore di voli di sorveglianza lungo la frontiera tunisina.

Nel corso del 1940, l'impiego di una sessantina di questi bimotori si rivela molto importante e sempre adeguato ai compiti per cui l’aereo è progettato. I ridotti consumi di carburante, la limitata manutenzione permettono di distaccarlo ed impiegarlo, con poco personale e pochi materiali, nei punti più sperduti del deserto libico. Da qui i Ca.309 sorvegliano le piste che collegano le oasi, controllano le zone della frontiera meridionale dalle infiltrazioni nemiche, sono il tramite più rapido e sicuro verso le località costiere. Nella fascia mediterranea, i “Ghibli” effettuano collegamenti tra le unità dell’Esercito recapitando ordini e spostando piccole aliquote di personale. In entrambi i settori è poi effettuata azione a fuoco diretta, attaccando mezzi e truppe nemiche.

Il prezioso impiego a favore delle oasi libiche

Al momento dell'offensiva britannica nel dicembre 1940, i nostri presidi delle oasi prolungano la loro resistenza solo grazie ai “Ghibli”: fino a tutto gennaio l'impiego di pochi Ca.309 è in condizioni di segnalare con largo margine ogni tentativo nemico nei confronti di Cufra ed Auenat, i due aeroporti vitali per i collegamenti con l'Africa orientale italiana.

Il 31 gennaio 1941, tre “Ghibli” partecipano ad una brillante azione combinata con una nostra colonna anti-carro, a sud di Cufra. E' mitragliata e spezzonata una formazione di 11 automezzi nemici al comando del maggiore Clayton che sono distrutti, catturati o messi in fuga: i nostri uomini vengono anche in possesso del piano d'attacco contro l'oasi di Cufra, azione prevista verso il 5 febbraio.

Nell’imminenza di un nuovo attacco nemico, gli apparecchi vengono decentrati nel deserto, in una località a 80 km a nord-ovest dall’oasi.

Tra il 7 ed il 23 febbraio l'attacco di una sessantina di mezzi meccanizzati nemici contro Cufra è fortemente ostacolato da 7 Ca.309. La lotta procede cruenta protraendosi sino al 20 febbraio, quando gli apparecchi, sino allora intervenuti efficacemente, sono immobilizzati dalla mancanza di carburante. Due giorni dopo un SM.75 inviato dalla V Squadra Aerea provvede al necessario rifornimento ed i sette velivoli possono ripiegare, senza perdite, ad Hom. Cufra lasciata alla sua sorte cade il 1° marzo 1941.

In nove mesi di guerra sono abbattuti 3 Ca.309, peraltro senza perdite di personale, ed altri 5 sono più o meno gravemente danneggiati da incursioni aeree nemiche sugli aeroporti.

Caproni Ca.309 appartenente alla 99a Squadriglia Sahariana all'inizio del 1940.

Il 13 marzo 1941, il Ca.309 MM.11269 è seriamente danneggiato ed i due piloti gravemente feriti dal carrello del G.50 MM.6355 che, in atterraggio, ne ha tranciato la copertura dell'abitacolo. Nel corso del 1941 i “Ghibli” continuano la loro intensa attività ma i modesti reintegri con nuove macchine riducono sensibilmente il numero di quelle in condizioni d'impiego. Si passa dai 38 velivoli efficienti in febbraio, a 20 in luglio, a solo 12 efficienti in dicembre. Dal settembre 1941, due Sezioni di Ca.309 (rispettivamente di 5 e 2 velivoli) operano alle dipendenze del Comando Aviazione Regio Esercito - Libia. Tra le altre missioni va ricordato il prelevamento ed il trasporto in volo presso gli ospedali da campo di soldati feriti dallo scoppio delle mine: la possibilità di atterrare e ripartire da una superficie qualunque, con requisiti minimi di sicurezza, è un'altra grande prerogativa del velivolo. Le perdite nell'anno 1941 sono sempre contenute e i danni maggiori dipendono dai bombardamenti aerei nemici: un “Ghibli” distrutto a Derna ed ulteriori sette danneggiati su altri aeroporti (Mellaha, K.2, Berka, Gialo ecc.).

Caproni Ca.309 Ghibli appartenente alla 99a Squadriglia Sahariana durante il giugno-luglio 1940.

Nel luglio 1942 i Ca.309 collaborano validamente alla riconquista di Giarabub ed alla presa di Siwa. In questa fase i “Ghibli” sono in carico alla 12a squadriglia A.P.C. (aeroporto di Agedabia), alla 103a (Misurata) ed alla 104a squadriglia (Mellaha) del 1° Gruppo A.P.C., alla 26a squadriglia dell'Aviazione Sahariana (aeroporto di Hon): non più di una decina i velivoli di pronto impiego.

Truppe inglesi ispezionano un Ghibli.

In agosto la 12a squadriglia è avanzata a Siwa e tra il 16 ed il 22 settembre 1942 5 Ca.309 contribuiscono ad arrestare l’azione nemica contro l’oasi di Gialo. All'inizio di novembre la 12a lascia Siwa, ripiega su Agedabia, passando poi a Sirte e Misurata (20 novembre) dove si ricongiunge con la 103a squadriglia. La 104a è sempre a Tripoli-Mellaha e la 26a ad Hon, con una Sezione distaccata a Sebha.

A fine dicembre 1942 la situazione all’interno del Sahara libico non è meno grave che lungo la costa mediterranea. Il 4 gennaio 1943 deve essere abbandonata Sebha, il 7 gennaio Hon, il 16 gennaio Ghat: i Ca.309 proteggono fino all’ultimo il ripiegamento delle nostre colonne, dall’interno alla regione di Tripoli, quindi sono fatti rientrare in Italia. Col rimpatrio di 27 “Ghibli” si chiudono i cicli operativi dell'Aviazione Sahariana e di Presidio Coloniale.

Bella immagine dove si nota la mitragliatrice Lewis da 7,7 mm brandeggiabile sul muso.

Un riconoscimento unanime

La validità dell’apparecchio viene riconosciuta anche da parte avversaria: alcuni “Ghibli” catturati dagli inglesi in Africa Settentrionale, sono estesamente utilizzati con ottimi risultati. Essenziali risultano le già ricordate caratteristiche di autonomia, bassi consumi, facilità di manutenzione perfettamente rispondenti alle necessità operative nelle particolari condizioni ambientali delle vaste e torride zone desertiche.

Le ultime consegne alla Regia

In questo ultimo anno di guerra la Regia Aeronautica sta ricevendo due serie di 30 esemplari ciascuna destinati all’osservazione aerea e due serie di 20 esemplari ciascuna allestiti come bi-comando per l’istruzione al volo. Nel febbraio 1943 la Scuola Osservazione Aerea di Cerveteri ha in carico 5 Ca.309 ed 1 è presso il Gruppo C dell’O.A. a Lucca.

Versioni del Ghibli

Il Ghibli con cannone da 20 mm.

Poco dopo l’entrata in guerra dell’Italia, su richiesta del Comando Aviazione Libia, la Caproni ha approntato un esemplare speciale (MM. 12366, secondo esemplare della V commessa produttiva) dotato di mitragliera Breda da 20 mm. a caricamento manuale con tiro in caccia ed in depressione col velivolo in linea di volo.

Rara immagine del Ghibli con cannone da 20 mm.

Tale istallazione viene sollecitata dal Maresciallo Italo Balbo nei primissimi giorni delle ostilità in Africa settentrionale allo scopo di poter disporre di un mezzo efficace contro le camionette inglesi che, con i loro arditi colpi di mano contro  le nostre posizioni nel deserto cirenaico costituiscono una pericolosa spina nel fianco del nostro schieramento. La tragica scomparsa di Balbo a poche settimane dall’inizio delle ostilità non consente di poter collaudare la nuova tattica.

La versione sanitaria

Nel settembre 1940, a Guidonia, ha luogo la messa a punto ed il centraggio della versione sanitaria (MM. 11875). Risulta necessario procedere alla revisione dei carichi per migliorare le caratteristiche di decollo: viene pertanto ridotto il carico di carburante (da 575 a 320 kg.), ed il numero dei feriti trasportabili, da tre a due. Il primo ottobre, completate le necessarie istallazioni sanitarie, il velivolo viene inviato in Africa Settentrionale.

Il Ca.309S (Sanitario).

I “Ghibli” dell’aeronautica co-belligerante e dell’ANR

Dopo l’armistizio, l’Aeronautica co-belligerante al sud conserva 2 “Ghibli”, uno dei quali sfuggito da zona sotto controllo tedesco: sono assegnati rispettivamente al Raggruppamento Bombardamento e Trasporto ed al Comando Unità Aerea. Alla fine del 1945 la Squadriglia Autonoma dell’Unità Aerea ha in carico 4 “Ghibli”: due sono a Bari-Palese, uno è a Centocelle ed uno a Lonate Pozzolo.

Anche nell’Aviazione della Repubblica Sociale Italiana 2 Ca.309 (dei 17 consegnati nel corso del 1944) sono impiegati dal R.A.C. in numerosi voli di collegamento e piccolo trasporto. In condizioni ben più drammatiche questi bimotori si prodigano fino in fondo: a raso terra sfuggono all’incontro con la caccia nemica od hanno la ventura di atterrare in aeroporti sotto bombardamento.

Disegno di un Ca.309 Ghibli dell'Aviazione Nazionale Repubblicana.

Ma un giorno proprio il Personale del R.A.C. ha occasione di assistere ad uno strano episodio. Una squadriglia da caccia sta lasciando l’aeroporto di Cervere (Cuneo) per trasferirsi nel Veneto e si approfitta dell’onesto comportamento del Ca.309 in condizioni di sovraccarico per riempirlo oltre ogni dire con le scorte ed i ricambi al seguito del reparto. Ma questa volta non vi sarà rullaggio né laborioso decollo: col cedimento del fondo di fusoliera, il Ca.309 esprime forse l’unico rifiuto della sua generosa carriera aeronautica.

Il “Super Ghibli” ed il “Ghibli meteorologico “Gamma”

Accenniamo in chiusura a due interessanti sviluppi, entrambe rimasti allo stato di progetto.

Sulla scorta delle positive esperienze operative maturate dal “Ghibli” in Libia avviene il progetto per un velivolo che, a partire da più potenti unità motrici, veda un incremento della velocità e del carico utile.

Propulso da due Isotta Fraschini “Beta” R.C.10, di eliche bipale a calettamento variabile in volo del Ca.311 e una prua tipo Ca.316  viene previsto un incremento del carico utile da 950 a 1500 kg. e della velocità massima di 40 km/h, mentre il peso a vuoto aumenta di soli 300 kg. (da 2000 a 2300).

il velivolo andrebbe ad assolvere i ruoli di collegamento (4 o 2 trasportati rispettivamente su 1400 e 2500 km di distanza), trasporto merci (850 kg in apposito cassone a circa 800 chilometri), posta (200 kg a 2500 km di distanza, autonomia che gli consentirebbe di raggiungere dall’oasi di Cufra senza scalo l’AOI), aereo rifornitore, bombardiere a tattico (600 kg di bombe), trasporto truppe o paracadutisti (sino a 8 uomini con 300 kg di equipaggiamento).

Il Super Ghibli

Nonostante le interessanti prospettive e i limitati lavori di riprogettazione il “Super Ghibli” non raggiunge neppure lo stato di prototipo.

Del settembre 1939 due studi per trasformare il “Ghibli” in osservatore meteorologico: quello in configurazione monomotore rappresenta la soluzione aerodinamicamente migliore, venendo meno l’ingombro dei propulsori alari.

 

Ghibli da osservazione meteo monomotore.

Mentre il bimotore ha la parte prodiera molto simile a quella del Ca.311. L'equipaggio previsto in entrambe gli allestimenti è di 5 persone: 2 piloti, 1 motorista, 1 radiotelegrafista, 1 osservatore meteorologico, quest’ultimo è collocato nell’abitacolo vetrato all’altezza del bordo d’uscita alare nel monomotore e nell’estrema prua in quella bimotore.

Ca.309 Ghibli da osservazione meteo bimotore.

Impiego

Italia

Regia Aeronautica

Ala Littoria (1 esemplare dal 1937)

Aviazione Nazionale Repubblicana

Aviazione Co-Belligerante Italiana

Aeronautica Militare Italiana

Australia

Royal Australian Air Force

Un Ca.309 catturato nel 1943 ebbe le insegne di un reparto della RAAF di stanza in Africa ed Italia.

 

 

Quattro immagini del Ca.309 Ghibli catturato dal personale del 3° Squadron RAAF, ed impiegato (anche in italia) con compiti di collegamento e trasporto leggero.

Bulgaria

Vazhdushnite na Negovo Velichestvo Voiski

24 esemplari vennero costruiti dalla filiale bulgara della Caproni, con la designazione di Kaproni-Bulgarski KB 6/KB 309 Papagal (Pappagallo in lingua bulgara)

Kaproni-Bulgarski KB.6 Papagal.

Paraguay

Fuerza Aérea Paraguaya

2 esemplari

Germania

Luftwaffe (?)

 

Due immagini di Ca.309 Ghibli recanti insegne della Luftwaffe.

Kit in scala 1/72

  LF Models

  Vintage models

  Vintage Models

  Italian Wings

 

Cimarosti Roberto

NB : si ricorda che le immagini inserite in questo articolo sono postate puramente a scopo modellistico.

 

Grumman F6F-3 Hellcat - Kit Academy - Scala 1/72

Squadron VF-27 della U.S. Navy - portaerei USS Princeton durante l'ottobre 1944 nel Pacifico

Verso la fine 1943 e inizio del 1944, il reparto transitava sui Grumman F6F-3 Hellcat, (precedentemente dotato di Grumman F4F Wildcat) venendo poco dopo imbarcato a bordo della portaerei leggera USS Princeton (CVL-23). A  bordo di questa CVL, fu impiegato per una crociera nel Pacifico, tra il maggio (altri dati mi danno giugno) e il 25 ottobre del 1944, al comando di Fred Bardshar, per la scorta al convoglio “Forage” (con 24 F6F-3 Hellcat) e al “King II” (con 18 F6F-3 e sette F6F-5 Hellcat).

Il 25 ottobre 1944 giorno in cui la portaerei affondò colpita da una bomba di uno Judy aveva a disposizione 24 Hellcat, 9 di questi aerei sopravvissero all'affondamento atterrando su altre portaerei.

In questo periodo, ottenne 134 vittorie aeree, proclamando 10 assi, tra i quali il comandante F. Bardshar (7 ½ vittorie) e James Shirley (12 vittorie), il migliore dello Squadron.

Nel giugno del 1945, il reparto era a bordo della USS Independence (CVL-22), con gli F6F-5 Hellcat, ed inserito sempre nel CVEG-27.

Kit Academy - interni Aires

Kit Academy ben dettagliato e con diversi dettagli anche interni. Per l’occasione ho voluto provare il kit in resina dedicato, della Aires.

Iniziamo quindi dagli interni, posizionando le parti in resina del set Aires, quindi ho dato una mano di fondo di Interior Green il Gunze  H58, dettagliando poi i particolari con colori Vallejo.

  

  

  

Riproducendo un F6F-3 ho dovuto tagliare pa parte dietro il cockpit per la posa dei vetri

Le ali e la fusoliera non combaciano perfettamente, e qui c’è bisogno di un intervento di correzione e l’uso dello stucco Tamiya per far combaciare tutto alla perfezione.

Poi sono passato alla colorazione del velivolo, nella classica livrea a tre tonalità, con bianco sotto, quindi Sea Blue ed Intermediate Blue, tutti della gamma colori Gunze.

  

  

Le decal le ho recuperate da un vecchio foglietto della Esci, dedicato ai velivoli nel Pacifico, tra i quali appunto il “white 2”. Dopo aver posato le decal, do dovuto riprendere con colori Vallejo la bocca (perché sbagliata nel suo complesso) e gli occhi di colore completamente sbagliato (rosso all’interno anziché bianchi), rifacendoli praticamente a mano libera.

  

  

  

Alla fine sono state date le solite mani di trasparente lucido per effettuare i lavaggi ad olio e chiuso il tutto con trasparente opaco (sempre Gunze).

  

  

  

  

  

  

Buon Modellismo a Tutti

Cima

Idrocaccia Falco

Serie televisiva “Conan il ragazzo del futuro”

Velivolo della serie televisiva di cartoni animati “Conan il ragazzo del futuro”, costruito dalla Aoshima in scala 1/72.

Il modello si presenta con delle stampate pre colorate, con una plastica abbastanza rigida, una via di mezzo tra un kit di montaggio vero e proprio e un kit di montaggio per ragazzi.

  

Costruito per un mio caro amico, appassionato della serie televisiva “Conan” (vecchi ricordi di gioventù), sono partito dal montaggio del cockpit di pilotaggio, cercando riferimenti per la colorazione dai vecchi cartoni animati dell’epoca (fine anni ’80), dato che la colorazione proposta dalla scatola di montaggio non mi convinceva. Ho inserito anche il pilota e due serventi agli armamenti (parte anteriore nei due oblò laterali della fusoliera).

  

  

  

  

  

La chiusura della fusoliera non ha dato grossi problemi, anche se poi ho dovuto riprendere le giunture con dello stucco Tamiya. Stesso dicasi per le ali, con uso dello stucco nella giuntura tra fusoliera ed ali stesse.

  

  

  

La colorazione del velivolo è avventa in diversi step, iniziando dalla parte sotto in azzurro chiaro, poi la parte superiore in due diverse tonalità di giallo, e quindi sulle ali un arancio trasparente a coprire il giallo sottostante. In questa fase l’arancio è stato dato in diverse mani per raggiungere la tonalità desiderata. La parte sotto del velivolo e i piani di coda, compresa l’elica, hanno ricevuto una colorazione rossiccio/marrone. Tutti i colori usati sono quelli della Gunze.

  

  

  

  

Alla fine di tutto un paio di passate di trasparente lucido e quindi un lavaggio con colori ad olio lungo le pannellature per dare risalto e tridimensionalità a tutto il modello. Alla fine nuova mano di trasparente lucido e alla fine una lieve velatura in opaco per uniformare il tutto.

  

  

  

Buon Modellismo a Tutti.

Cima 

Messerschmitt Bf.110C-4/B – Kit Airfix – Scala 1/72

II./SchnellKamfGeschwader 210 – Russia autunno 1941

Discreto kit di “mamma” Airfix, riproducente la versione C-2 e C-4 del Messerschmitt Bf.110. Per l’occasione ho optato ler la versione da bombardamento del C-4, impiegato dalla Gruppe II del 210° Stormo da bombardamento veloce, impiegato in Russia nell’autunno del 1941.

  

  

  

  

Ho iniziato, come di consueto, dagli interni, i quali risultano piuttosto spogli, soprattutto per quanto concerne la paratie laterali del posto di pilotaggio. Quindi ho dovuto dettagliare a grosse linee le pareti con l’aggiunta di qualche pannello e tubature varie. Purtroppo il vetrino del kit è tutto un pezzo, quindi andrò a riprodurre il velivolo con il cockpit chiuso. Dopo aver detagliato gli interni, il tutto ha ricevuto una colorazione in RLM 02 con colori Gunze, quindi dettagliato i pannelli e passato un lavaggio su tutto l’interno. Poi ho ripreso un attimo i vari pannelli per lumeggiare il tutto. La fusoliera si chiude molto bene e non ha bisogno di stuccature. Stesso dicasi con le ali (anche se una risultava deformata ed ho dovuto riportarla in “sede” riscaldandola con l’asciuga capelli. I vani carrelli sono ben dettagliati, e nel complesso si molta tutto molto bene senza bisogno di stuccature. Sono state auto costruite le antenne sotto lungo la fusoliera, quindi sono passato alla colorazione del modello.

  

  

Il velivolo riceverà la classica colorazione in RLM 02/71 e 65; in oltre recava una fascia in fusoliera in Gelb RLM 04 (giallo) e alle estremità alari nella parte sotto delle stesse. Inizio dal giallo (prima con qualche mano di bianco e poi il giallo), quindi mascherato il tutto sono passato alla parte sotto del velivolo in RLM 65 (Gunze H67). Una volta mascherata anche la parte sotto, sono passato alla camo superiore, prima in RLM 02 (Gunze H70) e poi con lo RLM 71 (Gunze H309). Tutte le pannellature andranno quindi schiarite al loro interno.

  

  

Poi ho dato la classica colorazione invernale con del bianco, che in realtà corrispondeva ad una vernice lavabile 21. Questa viene data in buona parte della fusoliera, piani di coda e cofanature motori. Prima del bianco ho mascherato la croce in fusoliera, le svastiche nei piani di coda e la “S” identificativa del velivolo.

  

  

Al temine un paio di mani di lucido ed ho iniziato a fissare le decal. Queste purtroppo si sono rilevate molto grosse e soprattutto sul muso nel moneto in cui ho dovuto mettere la famosa “Vespa” ho dovuto usare grossi quantitativi di ammorbidente “Mr. Mark Softer”, che non hanno risolto totalmente il problema. Quindi consigliabile rifinire molto le decal e soprattutto i numerosi stencil per non dare il classico e fastidioso “silvering” attorno le decal.

  

  

Al termine di tutto nuovo passaggio con del trasparente lucido, lavaggi, trasparente opaco ed il gioco è fatto.

Nel complesso buono stampo di “mamma Airfix” che sta cercando di ripresentarsi sul mercato con soluzioni sempre più valide, soprattutto facendo un confronto di qualità/prezzo.

  

  

  

  

  

Buon Modellismo a Tutti.....

Cima

Messerschmitt Bf.109G-6 - Kit Airfix - scala 1/72

Messerschmitt Bf.109G-6 “MT-422” della 2/HLeLv 31 della Suommen Ilmavoimat,

Pilota dal SSgt. Bejore Hielm nel 1948.

Aprendo il kit di montaggio, salta subito all’occhio che il modello è privo di dettaglio sul posto di pilotaggio; un peccato visto che il kit esteticamente ha un buon dettaglio. Analizzando poi dettagliatamente tutto il kit si trovano diverse imperfezioni.

 

  

  

Partiamo dal posto di pilotaggio, rifacendo praticamente tutto: pavimentazione, cruscotto, strumentazioni laterali, cloche e chiudere la voragine dietro il poggia schiena del sedile. Ho deciso poi, visto che il kit verrà con il posto di pilotaggio chiuso, di inserire anche il pilota (una cosa che no facevo da anni….). Il posto di pilotaggio, dopo un veloce dettaglio auto costruito, ha ricevuto una colorazione in RLM 66 (Gunze H 32) e poi ripreso il tutto con colori Vallejo per il dettaglio.

  

  

La fusoliera si chiude con facilità e stesso dicasi fusoliera/ali…..le ali avranno gli aerofreni estesi, e nel complesso non ho avuto grossi problemi di stuccatura.

Il velivolo viene proposto con i colori dell’Aeronautica finlandese del dopo guerra, in due tonalità di verde (verde/verde scuro).

  

Per la parte sotto ho usato un celeste chiaro (Gunze H 314), mentre per le parti superiori un Green (Gunze H 303) e un Olive Green RLM80 (H 420). Le pannellature sotto e sopra sono poi state riprese con gli stessi colori leggermente schiariti. Al termine un paio di mani di trasparente lucido, posa delle decal, ancora trasparente lucido, lavaggio con del Deep Shadow Wash e quindi trasparente opaco per chiudere il tutto.

  

  

  

  

  

Buon Modellismo a tutti....

 

Douglas A-26B Invader - Kit Revell - scala 1/72

13th Bomber Squadron del 3rd Bomber Group

Iwakuni AB – Giappone nell’agosto del 1950

Bisogna ammettere che la Revell ultimamente, sotto il punto di vista qualità/prezzo, sta producendo dei discreti kit di montaggio. Uno di questi kit è proprio il velivolo in questione.

Le stampate si presentano in un color metallo con una plastica non ottima, direi un po’ “dura” e poco malleabile. Le stampate comunque portano una ottima rifinitura per quanto riguarda le pannellature, e anche gli interni sono rifiniti molto bene.

  

Partiamo proprio dagli interni, dove aggiungendo qualche particolare e alcuni cavi, da un ottimo colpo d’occhio anche senza l’impiego di fotoincisioni o parti in resina. Per gli interni ho impiegato un Inetrior Green della Gunze (H 58), effettuando poi dei lavaggi e impiegando colori Vallejo per il dettaglio. Noterete il sistema di puntamento, che in questo caso non serve, dato che il velivolo aveva il “muso” chiuso dotato di otto mitragliatrici, quindi inesistente. Quindi lavoro fatto in più dato che poi il tutto va coperto.

  

  

  

La giunzione delle due semifusoliere non presenta grossi problemi, ma purtroppo non sono perfettamente asimmetriche tra loro. Questo problema comporta la correzione delle due semifusoliere con carteggia ture varie. Posizionati dei pesi sul muso del velivolo, sono passato alla sua installazione. Anche in questo caso ci sono dei problemi di incastro, dovendo ricorrere a profonde stuccature delle giunzioni. Stesso dicasi per il pannello di coda sotto la fusoliera…..ci sono dei fastidiosissimi millimetri di “aria” tra il pannello e la fusoliera.

  

  

  

  

Con il proseguire del montaggio del velivolo, si riscontrano altri problemi di imperfezioni per quanto riguarda la sistemazione dei trasparenti del posto di pilotaggio e del mitragliere dorsale. Anche qui si richiede un lavoro di stuccaggio per far “quadrare” il tutto.

Anche le gondole motori non sono perfettamente in asse e non si combaciano perfettamente alle ali, quindi…stucco…..!!!!

  

  

Una volta messo a posto tutte la “magane”, sono passato alla colorazione del modello.

Il velivolo in questione ha operato sulla Corea durante la guerra, appartenente al 13th Bombardment Squadron del 3rd BG, con base a Iwakuni AB (Giappone). Ha ricevuto un grigio medio nella parte sotto (Gunze H 53) poi schiarito al centro dei pannelli. Sopra ho dato una mano di verde Gunze H 302, poi schiarito con del H 303 per riprendere i pannelli interni e sempre per i pannelli interni ho dato poi alcune passate con del verde di una tonalità diversa (Gunze H 309), dando un po’ di tridimensionalità al velivolo.

  

  

Il muso del velivolo è stato interamente colorato di nero opaco, poi schiarito con un grigio molto scuro (Fled Grau) Gunze H32 e ripanellato con lo stesso grigio leggermente schiarito. Il piano mobile verticale di coda ha ricevuto un verde “smeraldo”, ricavato mescolando quantità diverse di verde scuro (H36), verde smeraldo (H46) e giallo (H4).

Le estremità alari e del piano di coda verticale, sono stati colorati con fasce rosso/bianche, mentre la torretta dorsale è stata dipinta in argento.

Al termine ho dato un paio di mani di lucido trasparente della Gunze per la posa delle decal. Le decal sono un pò spesse, ma comunque buone nel complesso per la gamma di stencil.

  

  

  

Al termine della posa nuovo passaggio con trasparente lucido per poi fare dei lavaggi con del Grey Shadow Wash della Wider.

Terminato il tutto, invecchiamento del velivolo in quanto questo aereo risulta dalle foto molto usurato. Ultimi ritocchi con posizionamento vani bombe, antenne ecc. e per sigillare tutto ho dato un paio di mani di trasparente opaco.

  

  

  

  

  

  

Hawker Hurricane Mk.IIc – Royal Egypt Air Force

1141 Meteorological Flight – Il Cairo, Egitto 1946

Interessante kit della ditta Legato. Buone le stampate in fine negativo, ben dettagliato il cockpit (peccato che il trasparente è tutto un pezzo) ed il vano carrelli.

Ho deciso di sviluppare questo modello con le insegne egiziane della REAF, un Hurricane Mk.IIc versione trop con filtro antisabbia, appartenente ad una unità da ricognizione meteo, anche se comunque adibita alla ricognizione avanzata.

Come detto prima gli interni del posto di pilotaggio sono fatti ottimamente, volendo con un set si potrebbe migliorare ancor meglio il tutto, ma anche aggiungendo solo delle cinture auto costruite e qualche piccolo dettaglio sempre auto costruito, il tutto risulterà ottimo. La fusoliera non combacia proprio perfettamente e quindi alcune correzioni con stucco e carta abrasiva sono d’obbligo. Stesso dicasi per la giunzione ali fusoliera.

La colorazione è quella tipica dei velivoli inglesi della RAF impiegati nel deserto con azzurro chiaro (Azure Blue 35231) sotto e le parti superiori in Middlestone 30266 e Dark Earth 30118. Per l’azzurro ho usato una miscela di Gunze H314 e H25 schiarendo poi le pannellature interne; per il Dark Earth ho usato una miscela di Gunze H37 e H310; per il Middlestone il Gunze H71 e H66. Tutte la pannellature poi sono state riprese con una tonalità più chiara degli stessi colori.

  

  

  

Le decal sono buone, non troppo grosse e di buona aderenza anche sulle pannellature in negativo adattandosi ottimamente con un goccio di “Softer” (ammorbidente per decal).

  

Lavaggi con il Deep Shadow Wash, un paio di mani di opaco Gunze ed il gioco è fatto.

  

  

  

  

Buon modellismo...!!!!

Cima

7° Gruppo Combattimento / Assalto / CT della Regia Aeronautica

In questo articolo andremmo ad analizzare la Storia del 7° Gruppo dalla sua formazione nella "Grande Guerra" fino al giorno della sua disattivazione nel corso della II^ Guerra Mondiale, avvenuta nel 1943.

Il VII Gruppo Aeroplani

Il VII Gruppo Aeroplani da Ricognizione per l'Artiglieria del Corpo Aeronautico Militare del Regio Esercito, fu costituito il 30 aprile del 1916 con sede a Verona per le esigenze dell’Artiglieria. Il Gruppo, posto inizialmente alle dirette dipendenze del Comando della 1^ Armata, svolgeva operazioni di ricognizione aerea con le Sezioni della 46^ Squadriglia d’Artiglieria schierate sui campi di volo di Verona ed Asiago e con la 48^ Squadriglia a Belluno. A seguito del riordinamento della primavera del 1917, il VII Gruppo acquisì altre Squadriglie e si trasferì a Nove di Bassano (Vicenza), alle dipendenze del Comando di Aeronautica della 6^ Armata con sede a Bassano, dove rimase fino a tutto il 1917. Le sue Squadriglie (26^, 32^, 33^, 49^, 62^ e 115^) partivano dai campi di volo di Villaverla, Casoni, Nove e San Pietro in Gù, fra le provincie di Vicenza e Padova, mentre la scorta aerea era assicurata dalla 79^ Squadriglia Caccia con base ad Istrana, in provincia di Treviso.

Nieuport 27 della 79^ Squadriglia Caccia.

A seguito degli eventi di Caporetto, al 20 novembre 1917 il Comando di Gruppo poteva disporre quattro Squadriglie d’Artiglieria (26^, 33^, 115^ e 139^) schierate a San Pietro in Gù e Nove, dove era ripiegata anche la 79^ Squadriglia Caccia operante in seno al Gruppo. In vista della battaglia di Vittorio Veneto dell’ottobre 1918, il Gruppo si concentrò sul campo di volo di San Pietro in Gù (Padova) insieme alle sue Squadriglie da ricognizione  (26^, 32^ e 33^) avendo ceduto precedentemente la 79^ Squadriglia.  Il VII Gruppo rimase attivo come tale fino all’agosto del 1919, quando si trasformò in Gruppo da Ricognizione per Artiglieria con sede ad Aiello.

Velivolo della 26^ Squadriglia da ricognizione.

Il dopo guerra

Dopo la pausa post-bellica e la nascita della Regia Aeronautica avvenuta nel marzo del 1923, fu costituito il VII Gruppo Autonomo Caccia, con sede sull’aeroporto di Ciampino Sud. Dal 30 maggio del 1924 il Gruppo, costituito dalla 73^ e 74^ Squadriglia, fu assegnato al 1° Stormo Caccia. Il 25 dicembre con alle dipendenze le Squadriglie 76^, 84^, 86^ e 91^ andò a fondare, rimanendo nella sede di Ciampino, il 2° Stormo Caccia insieme all’8° Gruppo di Mirafiori e al 13° Gruppo dislocato sull’aeroporto di Venaria Reale, anch’esso distaccato dal 1° Stormo. Nel febbraio del 1927 lasciò il 2° Stormo e, rimanendo nella sede di Ciampino Sud, diventò VII Gruppo Autonomo Caccia Terrestre fino al maggio 1928 quando, con le Squadriglie 76^, 84^, 86^ e 91^ su Ansaldo AC-3, venne aggregato all’8° Stormo “Misto” per poi ritornare Autonomo e posto alle dipendenze della 3^ Z.A.T.  in data 10 ottobre 1929, dopo aver ricevuto gli aerei Fiat CR-20.

La storia successiva del Gruppo è legata alla nascita della specialità dell’Aviazione d’assalto fortemente voluta dal Tenente Colonnello Amedeo Mecozzi, comandante del Gruppo. Dietro forti insistenze di Mecozzi, nel 1929 il Gruppo fu autorizzato dallo Stato Maggiore ad effettuare sperimentazioni di attacco al suolo che portarono a definire in modo chiaro le specifiche per l'aereo da impiegare nella nuova specialità nonché le sue modalità di impiego. A seguito della sperimentazione, nel 1930 il Gruppo si trasformò prima in VII Gruppo Autonomo da Caccia e poi nel 1931 in VII Gruppo Autonomo da Caccia e d'Assalto, con sede nell'aeroporto di Roma-Ciampino Sud. In questo periodo era equipaggiato con gli Ansaldo AC-3 (Ansaldo Caccia 3), altri non era che il Dewoitine D.9 costruito su licenza dalla ex Ansaldo, visto che da poco tempo era stata assorbita dalla Fiat/Aeritalia. Questo aereo era praticamente un caccia declassato al ruolo di assaltatore (specialità in oltre in via di formazione, artefice proprio Mecozzi).

IMAM Ro.41, impiegato dalla 98^ Squadriglia per prove valutative a Roma-Ciampino

Rimanendo in quella sede, dal 1° gennaio 1934 con le Squadriglie 76^, 86^ e 98^ entrò a far parte  del 5° Stormo d’Assalto e con esso dal 1° luglio 1936 della 5^ Brigata Aerea d’Assalto. Molti suoi piloti e specialisti parteciparono alla Guerra di Spagna.

  76^ Squadriglia

   86^ Squadriglia 

Il 1° gennaio del 1934, con le Squadriglie 76^, 86^ e 98^, entrava a far parte del 5° Stormo Assalto, mantenendo in linea gli ormai obsoleti AC-3. Nel luglio del 1935, lo Stormo passava alle dipendenze della 5^ Squadra Aerea (che comprendeva il 5° e 50° Stormo), iniziando a radiare finalmente i suoi vecchi aerei e transitando sui Caproni AP.1 (detti anche Ca.301) e Breda 64. Comunque nel 1936 erano ancora in linea diversi AC.3 distribuiti nelle varie Squadriglie.

Tra il 1936 ed il 1937, gli ultimi AC.3 vennero definitivamente radiati in favore dei Caproni AP.1 e dei Breda 64. In questo periodo, molti suoi piloti e specialisti parteciparono alla Guerra di Spagna.

Entro il 1938, anche tutti gli AP.1 furono radiati perché non adatti al ruolo assaltatori.

 

La II^ Guerra mondiale

Squadriglie 76, 86 e 98

Nell’autunno del 1939, questo reparto era operativo  sulla 76^, 86^, 98^ Squadriglia, inquadrato nel 5° Stormo Assalto, dotato di Breda 88 Lince (quattro dei quali con doppi comandi), ricevuti il 6 maggio del ’39. Il 1° novembre del 1939, il reparto era operativo con 35/40 aerei di questo tipo.

Nel maggio-giugno del 1940, aveva base in Libia inquadrato nella 5^ Squadra Aerea, settore che lasciò il giorno prima dell’entrata in guerra dell’Italia.

Rientrato in Italia, prese base a Campiglia Marittima, inserito nella 1^ Squadra Aerea, divenendo Gruppo Autonomo l’11 giugno. Qui fu impiegato per le operazioni sulle Alpi francesi, oltre che per la sorveglianza della costa Toscana, e compiendo anche alcune missioni di bombardamento e mitragliamento in Corsica. Al termine della breve campagna contro la Francia, il reparto passava a Lonate Pozzolo, sempre con i Br.88 Lince ed alcuni Br.65/A80, dove il 13 luglio, rientrò a far parte del 5° Stormo Assalto.

Il 9 agosto 1941, lasciava nuovamente le file dello Stormo, passava in Libia per appoggiare l’avanzata su Sidi Barrani. Il 10 agosto del 1940, prese base a Derna, con un organico di 32 aerei dotati di filtri antisabbia, dove ca. 20 erano in condizioni di volo. Proprio i filtri antisabbia, causarono una riduzione della velocità e la comparsa di fenomeni di surriscaldamento ai motori, penalizzando ulteriormente i Breda 88 già sottopotenziati. Tra i velivoli troviamo il Breda 88 “7 nero” (MM.4038).

Velivolo appartenente al 7° Gruppo nell’estate del 1940 in Africa settentrionale.

 

Il difficile ambiente in cui questi aerei dovevano operare, deteriorò il materiale di volo a tal punto, che l’11 agosto, erano operativi solo 13 aerei, che continuarono comunque ad operare nel settore di Sidi-Barrani, ma con scarsi risultati.

A metà settembre, il reparto venne frazionato con compiti di difesa di punto: la 76^ Squadriglia passò a Derna, l’86^ Squadriglia a Benina e la 98^ Squadriglia a Tobruk T2.

La prima missione bellica del reparto con i Breda 88 venne compiuta solo il 19 settembre del 1940. Dopo poche ore di servizio attivo in combattimento, ci si rese conto dell’inutilità del velivolo, che fu immediatamente ritirato dal servizio in qualità di bombardiere veloce o assaltatore.

Si cercò di impiegarlo come intercettore, ma fu ugualmente deludente, e in questa veste in ASI, accumulò solo 38 ore di volo

Il 14 ottobre 1940, dei 29 Breda in carico al Gruppo, solo 10 erano ancora in grado di volare.

Solo la 76^ Sqd. Era ancora operativa in Africa settentrionale, operando fino a metà novembre, quando anch’essa, con soli 2 aerei disponibili (a Castel Benito), dovette essere rimpatriata. I due aerei rimasero nel settore africano, dove assieme ad altri (inservibili) fungevano da aerei “civetta” durante gli attacchi inglesi nei campi di volo. Con il rientro in Italia della 76^ Sqd., tutto il gruppo fu sciolto.

Macchi MC.200 Saetta "Rosso 5" della 86^ Squadriglia CT.

Venne ricostituito nel gennaio del 1941 sulla base di Palermo-Boccadifalco, con la 76^, 86^ e 98^ Squadriglia, nel marzo del 1941, venne inserito nel 54° Stormo CT, con i Macchi MC.200 Saetta. In questo mese la sua 76^ Sqd. venne subito trasferita d’urgenza in A.S.I., sulla base di Benina, mentre il resto del reparto passava in basi nel nord Italia. La Sqd. in Africa settentrionale, poco dopo il suo arrivo in questo settore, perse quasi tutti gli aerei a terra durante gli attacchi inglesi sui campi di volo.

Nell’aprile del ’41, la sua 86^ Sqd., partecipava alle azioni belliche contro la Jugoslavia ritornando poco dopo alle vecchie missioni di protezione del territorio metropolitano.

Il 25 maggio del 1941, il Gruppo si trasferiva in Sicilia per essere impiegato in missioni di scorta ai convogli navali commerciali, scorta ai bombardieri diretti a Malta e compiti di difesa di punto.

(Altri dati mi danno che : A protezione delle città italiane del nord, il Gruppo vi rimase fino a dicembre, dopo di che, passava in Sicilia, per iniziare un ciclo operativo contro l’isola di Malta. )

 

All’inizio del 1942, una sua Sezione venne trasferita a Palermo, e a giugno il Gruppo era nuovamente impiegato in compiti di scorta ai bombardieri diretti su Malta, per poi passare ala scorta convogli nel luglio. La 76^ Squadriglia restava a Pantelleria fino all’inizio di agosto con compiti di scorta.

Nel luglio del 1942, dopo aver ricevuto alcuni Fiat CR.42CN Falco, con compiti di caccia notturna, il reparto passava in Grecia, rientrando poco dopo (settembre), venendo frazionato in varie basi italiane, per assolvere al compito di servizio su allarme contro i bombardieri alleati in territorio metropolitano

 

Macchi MC.200 dell’86^ Sqd. del 7° Gr. CT, 54° Stormo Caccia a Palermo, nell’estate del 1942

 

Il 13 agosto del 1942, il Ten. Adriano Visconti, abbatteva un Supermarine Spitfire, nel settore del Mediterraneo. Visconti volava con un Macchi MC.202 Folgore, appartenente alla 76^ Squadriglia.

Nel settembre del 1942, il reparto iniziava a ricevete i Macchi MC.202 Folgore sulla base di Crotone, passando totalmente su quest’aereo dall’inizio del 1943 sulla base di Torino-Caselle.

Il 23 marzo del 1943, il 7° Gruppo fu inviato in Tunisia per arginare l’avanzata alleata in quel settore dopo lo sbarco in Algeria. Giungeva in Tunisia il 25 marzo, dove assieme al 16° Gruppo, diedero vita al 54° Stormo CT. Da subito il reparto trasferiva alcune Sezioni sulle aviosuperfici K34 e K41. Il 6 maggio, 14 Macchi, decollati da Soliman, finirono per ingaggiare in combattimento alcuni Curtiss P-40, nei presidi Capo Bon. Fu l’ultima azione della Regia Aeronautica dalle basi tunisine.

Il 7 maggio del 1943, troviamo il Gruppo a Soliman con le sue Sqd. dotate complessivamente di 19 aerei. Il giorno dopo, dato che la base di Soliman era troppo esposta ai bombardamenti nemici, il reparto, al comando del Magg. Molinari, raggiungeva il reparto “gemello” (il 16° Gruppo) a Korba. Lo Stormo in questo periodo era al comando del Ten. Col. G. Zappetta. Tale spostamento non passava inosservato dal nemico, così il 9 dello stesso mese, la base di Korba fu oggetto di ben cinque ondate di bombardamento, tra le 11.00 e le 19.00. Dei 19 aerei del 7° Gruppo, se ne salvarono solo quattro. Lo stesso giorno i quattro aerei, con 8 piloti a bordo decollarono dalla Tunisia passando in Sicilia. Un quinto aereo riuscì a prendere il volo dopo alcune riparazioni, con un pilota ed un armiere.

Macchi MC.202 Folgore all’inizio del 1943 appartenente alla 98^ Squadriglia.

 

La sera del 9 maggio, quindi, facevano scalo a Pantelleria, raggiungendo la base di Sciacca in Sicilia il 10 maggio del 1943 assieme al “gemello” 16° Gruppo, esso fu l’ultimo reparto ad essere impiegato in Africa. Con il rientro in Sicilia il 18 maggio, il 7° Gruppo CT rimase senza aerei ne equipaggi, e così venne sciolto il 27 maggio, assieme al 54° Stormo CT.

PzKpfw III Ausf. G – Kit Attack - scala 1/72

Afrika Korps - Africa settentrionale 1942

Il Panzer III, abbreviazione del nome completo Panzerkampfwagen III, il cui numero d'identificazione dell'esercito tedesco era Sd.Kfz. 141, fu un carro armato medio della seconda guerra mondiale.

Fu progettato alla luce delle esperienze raccolte con l'impiego dei Panzer I e II e, secondo i piani dello stato maggiore generale tedesco, divenne per alcuni anni il principale carro armato delle Panzer-Division creato espressamente come mezzo anticarro per contrastare i veicoli blindati avversari, ruolo che ricoprì con successo dal 1940 al 1942. Il Panzer III, migliorato nel corso del tempo con il potenziamento dell'armamento principale e il rafforzamento della corazzatura, costituì nella prima parte della seconda guerra mondiale il nucleo centrale e il punto di forza delle Panzer-Division tedesche che estesero il dominio del Terzo Reich su gran parte dell'Europa.

Tuttavia a partire dal 1943 il Panzer III fu progressivamente superato dall'introduzione di veicoli nemici più corazzati e dotati di armamento pesante; la Wehrmacht preferì quindi ritirarlo dalla prima linea nella seconda parte della guerra e impiegare nuovi carri più potenti per contrastare la crescente superiorità numerica e tecnica degli Alleati.

Ausführung G

Molto simile all'Ausf. F e appena più lunga (5,41 metri) e larga (2,95 metri), tale versione fu prodotta in 600 esemplari dall'aprile al novembre 1940 a fronte di un ordine iniziale di 1.200 unità, poi ridotto a causa dell'arrivo dei Panzer 38(t) di origine cecoslovacca. I primi cinquanta erano armati con il cannone da 3,7 cm a mantelletto interno e andarono a ripianare le perdite subite durante la campagna di Francia: si differenziavano dagli altri modelli per la corazza posteriore dello scafo spessa 30 mm e per il mantelletto da 37 mm, protezioni che aumentarono il peso a 20,3 tonnellate. Nel frattempo si era deciso di armare l'Ausf. G con il più potente 5 cm KwK 38 L/42 a mantelletto esterno, che andò a equipaggiare le restanti 550 unità prodotte a partire dal luglio 1940. L'installazione del nuovo pezzo impose la rimozione di una mitragliatrice dalla torretta e l'aggiunta di un aspiratore per liberare dal fumo dello sparo l'interno del carro. Da agosto anche le prime cinquanta unità furono dotate dello stesso pezzo d'artiglieria. Altre modifiche videro l'aggiunta di una nuova cupola (uguale a quella dei Panzer IV Ausf. E, F e G) e del visore Fahrersehklappe 30 con portello su cardini per il pilota; le unità di tarda produzione montarono cingoli larghi 400 mm. La serie fu la prima a essere equipaggiata con le Rommelkiste ("scatole di Rommel"), dei contenitori per trasporto di materiali fissati al retro delle torrette.

All'inizio del 1940 la FAMO costruì un prototipo con un treno di rotolamento a ruote sfalsate partendo dalla torretta di un Ausf. H e dallo scafo di un Ausf. G, detto "Panzer III G/H Schachtellaufwerk" e la cui meccanica s'ispirava ai carri studiati negli Stati Uniti d'America da John Walter Christie (simile alla tecnica dei semicingolati della stessa ditta). Il sistema si basava su ruote di grande diametro senza rulli di rinvio e sospensioni a barre di torsione, ma sia il peso proibitivo, sia il maggior impiego di materie prime pregiate provocarono il rifiuto del prototipo. Qualsiasi ulteriore sviluppo fu poi bloccato e il prototipo fu utilizzato come carro per l'addestramento.

La versione G fu impiegata a partire dalla primavera del 1940 in tutti i principali teatri bellici dove combatterono i tedeschi. I primi reggimenti ad avere questi carri furono l'8. in forza alla 15. Panzer-Division, il 5. della 21. Panzer-Division e il 35. della 4. Panzer-Division. Le unità inviate in Africa montarono radiatori più larghi e un filtro dell'aria supplementare. Nel settembre del 1944 cinquantaquattro Ausf. G erano segnalati ancora in servizio.

Africa Settentrionale

L'Afrikakorps del generale Erwin Rommel entrò in combattimento nella primavera 1941 con una forza corazzata principale costituita da Panzer III, equipaggiati appositamente per il teatro africano, sia del tipo originario con il cannone anticarro da 37 mm L/45 o L/46,5 sia di quello con il più efficace cannone da 50 mm L/42. Pur mostrando la consueta superiorità tattica e una notevole capacità di manovrare sul terreno desertico in combinazione con abili schieramenti di cannoni anticarro, gli equipaggi dei Panzer III, soprattutto dei modelli più vecchi, si trovarono in difficoltà negli scontri diretti contro i carri pesanti britannici Mk II Matilda. In alcune occasioni questi scontri costarono dure perdite ai reparti corazzati tedeschi, in particolare durante l'assedio di Tobruch, in aprile, e la battaglia di Halfaya, il 15 maggio 1941, dovute alla superiorità delle corazzature dei Matilda e alla pericolosità del loro cannone anticarro da 40 mm.

  

  

  

  

Nella battaglia di Ain el-Gazala l'Afrikakorps mise in campo 223 Panzer III Ausf. G o H armati con il cannone da 50 mm L/42 e diciannove Ausf. J o L equipaggiati con il più efficace cannone 50 mm da 60 calibri; le forze corazzate britanniche, più numerose, erano oltretutto dotate di nuovi carri pesanti di produzione statunitense ma sul campo si dimostrarono tatticamente inferiori alle Panzer-Division. Iniziata il 27 maggio 1942, la battaglia si concluse dopo circa un mese di scontri con una grande vittoria del generale Rommel: i Panzer III, abilmente impiegati dagli esperti equipaggi tedeschi e supportati dalle formazioni anticarro, raggiunsero i risultati più brillanti della loro carriera in Africa, nonostante alcune difficoltà contro i corazzati pesanti alleati. Le forze blindate britanniche, al contrario, furono quasi completamente distrutte.

  

  

  

  

  

Alla prossima..... Cima.

87^ Squadriglia Aeroplani "Serenissima"

Castello di San Pelagio - primi giorni di agosto 1918

Il volo su Vienna del 9 agosto 1918 fu una missione aerea compiuta da 11 Ansaldo S.V.A. dell’87ª Squadriglia Aeroplani, detta “la Serenissima”. Dieci erano monoposto, S.V.A.5 pilotati da Antonio Locatelli, Girolamo Allegri (detto fra' Ginepro), Lodovico Censi, Aldo Finzi, Pietro Massoni, Giordano Bruno Granzarolo, Giuseppe Sarti, Francesco Ferrarin, Masprone e Contratti; l'ultimo era un biposto S.V.A.10 pilotato dal Capitano Natale Palli. Il Maggiore Gabriele d'Annunzio, comandante della Squadra Aerea S. Marco, era nell'abitacolo anterioredel Cap. Palli.

Il volo era stato progettato dallo stesso D'Annunzio, più di un anno prima, ma difficoltà tecniche, legate soprattutto al problema dell'autonomia degli apparecchi per un volo di mille chilometri, avevano indotto il Comando Supremo dapprima a negare il consenso e poi a ordinare delle prove di collaudo.

Il 4 settembre del 1917 D'Annunzio aveva compiuto un volo di dieci ore senza particolari problemi, così l'autorizzazione necessaria all'impresa arrivò sotto forma di un bizzarro messaggio che avrebbe voluto attingere al dannunzianesimo (moda dell'epoca):

“Il volo avrà carattere strettamente politico e dimostrativo; è quindi vietato di recare qualsiasi offesa alla città ... Con questo raid l'ala d'Italia affermerà la sua potenza incontrastata sul cielo della capitale nemica.

Sarà vostro Duce il Poeta, animatore di tutte le fortune della Patria, simbolo della potenza eternamente rinnovatrice della nostra razza.

Questo annunzio sarà il fausto presagio della Vittoria”

Un primo tentativo venne compiuto il 2 agosto, ma a causa della nebbia i 13 apparecchi che vi parteciparono dovettero rinunciare. Un secondo tentativo si compì l'8 agosto, ma il vento contrario fece rinunciare anche questa volta. Finalmente la mattina del 9 agosto, alle ore 05:50, dal campo di aviazione del castello di San Pelagio (Due Carrare - Padova) partirono undici apparecchi. I velivoli di Ferrarin, Masprone e Contratti dovettero atterrare non appena partiti, mentre Sarti fu costretto ad atterrare per noie al motore, posandosi sul campo di Wiener Neustadt ed incendiando lo S.V.A. prima della cattura.

Gli altri nove compirono l'impresa, giungendo su Vienna alle 9:20 e lanciando 50 000 copie di un manifestino in italiano preparato da D'Annunzio che recitava:

“In questo mattino d'agosto, mentre si compie il quarto anno della vostra convulsione disperata e luminosamente incomincia l'anno della nostra piena potenza, l'ala tricolore vi apparisce all'improvviso come indizio del destino che si volge.

Il destino si volge. Si volge verso di noi con una certezza di ferro. È passata per sempre l'ora di quella Germania che vi trascina, vi umilia e vi infetta.

La vostra ora è passata. Come la nostra fede fu la più forte, ecco che la nostra volontà predomina e predominerà sino alla fine. I combattenti vittoriosi del Piave, i combattenti vittoriosi della Marna lo sentono, lo sanno, con una ebbrezza che moltiplica l'impeto. Ma, se l'impeto non bastasse, basterebbe il numero; e questo è detto per coloro che usano combattere dieci contro uno. L'Atlantico è una via che già si chiude; ed è una via eroica, come dimostrano i nuovissimi inseguitori che hanno colorato l'Ourcq di sangue tedesco.

Sul vento di vittoria che si leva dai fiumi della libertà, non siamo venuti se non per la gioia dell'arditezza, non siamo venuti se non per la prova di quel che potremmo osare e fare quando vorremo, nell'ora che sceglieremo.

Il rombo della giovane ala italiana non somiglia a quello del bronzo funebre, nel cielo mattutino.

Tuttavia la lieta audacia sospende fra Santo Stefano e il Graben una sentenza non revocabile, o Viennesi.

Viva l'Italia!”

Il testo di D'Annunzio venne giudicato mancante di efficacia, nonché impossibile da rendere correttamente in tedesco.

Furono perciò lanciate anche 350 000 copie di un secondo, più pratico quanto efficace, manifestino scritto da Ugo Ojetti e tradotto anche in tedesco.

Un comunicato ufficiale del Comando Supremo riportò:

“Zona di guerra, 9 agosto 1918. Una pattuglia di otto apparecchi nazionali, un biposto e sette monoposti, al comando del maggiore D'Annunzio, ha eseguito stamane un brillante raid su Vienna, compiendo un percorso complessivo di circa 1.000 chilometri, dei quali oltre 800 su territorio nemico. I nostri aerei, partiti alle ore 5:50, dopo aver superato non lievi difficoltà atmosferiche, raggiungevano alle ore 9:20 la città di Vienna, su cui si abbassavano a quota inferiore agli 800 metri, lanciando parecchie migliaia di manifesti.

Sulle vie della città era chiaramente visibile l'agglomeramento della popolazione.

I nostri apparecchi, che non vennero fatti segno ad alcuna reazione da parte del nemico, al ritorno volarono su Wiener-Neustadt, Graz, Lubiana e Trieste. La pattuglia partì compatta, si mantenne in ordine serrato lungo tutto il percorso e rientrò al campo di aviazione alle 12:40.

Manca un solo nostro apparecchio che, per un guasto al motore, sembra sia stato costretto ad atterrare nelle vicinanze di Wiener-Neustadt.”

In effetti non vi fu reazione da parte delle forze austroungariche: solo due caccia austriaci che avevano avvistato la formazione si affrettarono ad atterrare per avvertire il comando, ma non furono creduti.

L'impressione che questo raid produsse in Italia e nel mondo fu enorme. A Roma fu lanciata la proposta d'incoronare D'Annunzio sul Campidoglio, ma egli rifiutò.

Il ritorno avvenne dopo poco più di 7 ore e mille chilometri di volo, sempre allo stesso aeroporto di partenza.

Il valore propagandistico dell'impresa fu soprattutto a uso interno italiano, mentre l'episodio fu militarmente irrilevante.

L'episodio fece molta impressione anche a Vienna. I manifestini vennero gelosamente conservati dai viennesi, tanto più in un momento in cui c'era forte penuria di alimenti e tanta sfiducia nelle sorti della guerra. Il sorvolo di D'Annunzio e le parole di Ojetti creavano ulteriori apprensioni da parte dei viennesi, che, oltre ai problemi interni, sentivano arrivare dal fronte di guerra le voci del malcontento dei loro soldati.

 

Il Diorama 

(donato poi dal Club "Flying Lions" al museo dell'aria del castello di San Pelagio - PD)

Per quanto riguarda il diorama di San Pelagio (PD), da dove partì l’87^ Squadriglia Aeroplani il 9 agosto del 1918, abbiamo cercato alcune foto e documentari che ritraevano l’aeroporto. Non si trova molto come reperti fotografici, ma con quel poco che siamo riusciti a reperire abbiamo cercato di ricreare il ricovero velivoli.

 

La base di San Pelagio, fu impiegata anche da aerei da bombardamento Caproni ed alcuni hangar erano molto ambi e in struttura leggera prefabbricata, mentre gli S.V.A. 5 più piccoli potevano trovare posto all’interno di strutture più solide di legno.

Inizialmente il capo di volo di San Pelagio fu destinato ad ospitare due Squadriglie di bombardieri con hangar adeguati. Il primo progetto risale al 1916, con Relazione N.14 del Corpo Aeronautico Militare – Reparto Costruzioni Edilizie (Aviazione). Si legge che era previsto il montaggio di un hangar metallico tipo Savigliano e un hangar accoppiato tipo Centocelle (però non in cemento ma in legno vista la provvisorietà del campo. In seguito il progetto fu modificato e furono aggiunti degli hangar in legno per ospitare anche velivoli più piccoli dei Caproni.

Nell’agosto il campo di volo prevedeva due tipi di hangar e la struttura in legno recava le diciture da “A” ad “F”.

Il campo di volo aveva una larghezza di 185 mt e una lunghezza di 470 mt.

  

  

 

Come materiale per la realizzazione degli hangar, è stato usato solo legno; il fondo del terreno è stato realizzato con una miscuglio di colla vinilica, sabbia e gesso, quindi della classica erbetta per modellismo. I 23 figurini provengono dalle scatole della Eduard (piloti e meccanici francesi della I^ G.M.) modificati per riprodurre i piloti e meccanici italiani e soprattutto per ricavare il noto Gabriele d’Annunzio durante un breefing con i piloti Pali, Finzi, Allegi ecc….

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

Nel diorama sono riprodotti i seguenti aerei :

 S.V.A. 10  matricola 12736 Capitano Natale Palli/D’Annunzio

coda bianca con 7 stelle rosse rappresentanti l’Orsa Maggiore e Leone Marciano con spada.

L’Orsa Maggiore simbolo personale di famiglia di D’Annunzio

Leone Marciano con spada voluto dal Capitano Natale Palli

S.V.A. 5 matricola 11779 Aldo Finzi

coda verde, numero individuale “5” della 2^ Sezione

S.V.A. 5 matricola 11801 Giuseppe Sarti

coda verde, numero individuale “4” dela 2^ Sezione

S.V.A. 5 matricola 11721 Giordano Bruno Granzarolo

coda bianca con numero individuale “1” della 1^ Sezione

S.V.A. 5 matricola 11760 Antonio Locatelli

coda bianca con 14 stelle rosse e numero individuale “2” della 3^ Sezione

  

  

  

  

  

  

  

In ordine alfabetico hanno partecipato alla realizzazione di tale diorama:

Cimarosti Roberto

Gandini Moreno

Padoan Maurizio

Pavanetto Gianluca

Scarpa Mauro

......oltre all'aiuto di tutto il resto del club "Flying Lions".....

Buon modellismo......

Kawanishi H8K2 "Emily" - Kit Hasegawa - Scala 1/72

901° Kokutai - Filippine inverno 1943/44

Nell'inverno del 1943/44, il 901° Kokutai era basato in Giappone e precisamente a Chitose, nell'isola di Hokkaido. Il reparto aveva dei distaccamenti in tutto il Pacifico, come per esempio a Seletar (Singapore), Manado (Indonesia), Davao (Filippine), Takao (Taiwan) e a Saint Jaques in Vietnam.

Incominciamo quest’avventura, che man mano che procede si trasforma più in una odissea.

Visto che il kit Hasegawa è “datato” tutta la stampata si presenta in positivo. Primo step che mi sono prefissato è quello della re incisione delle pannellature e la rivetta tura di tutto il velivolo.

  

Fin qui un lavoraccio, ma tutto sommato per me gestibile. Dopo qualche bella ora passata a tirar linee e rivettare il modello, sono passato agli interni.

  

  

  

 

Qui ho riscontrato un grosso problema : interni inesistenti….! Tra me e me ho detto “va beh….rifarò gli interni….” Già una parola. Esistono solo poche foto in merito agli interni del velivolo e per lo più molto confuse e scritte in giapponese che aiuta moltissimo a capire dove ci troviamo. Che fare….? Cercherò almeno di riprodurre il minimo sindacabile per dare una parvenza dall’esterno, visto che voglio realizzare il velivolo con gli accessi aperti. In oltre le vetrature sembrano abbondanti e lasciano intravedere all’interno. Ho ricreato tutto il pianale interno della fusoliera con un foglio Evergreen da 0,75 mm, prendendo le misure con un calibro e dividendo il velivolo a sezioni per orientarmi meglio. Dagli spaccati e dalle foto degli interni, non riesco a capire dove vadano posizionate le paratie di separazione tra un vano e l’altro all’interno del velivolo, in oltre da foto di interni si vede che dietro ai piloti ci sono almeno altri cinque membri d’equipaggio che in altre sezioni risultano molto più in basso. La confusione regna sovrana.

  

  

Ci sarebbe molto da fare come autocostruzione all’interno del velivolo, ma poi quando si andrà a chiudere il tutto non si vedrà più nulla. Guardando e riguardando, alla fine ho ceduto alla tentazione, ed ho ricreato la saletta operativa dietro alla cabina di pilotaggio, per il motorista, radio operatore ecc… Anche la torretta dorsale è stata modificata, con l’aggiunta di un sedile per il mitragliere.

  

  

  

Più si procede con questo modello è più si trovano cose da riprendere, non ultimo i segni degli estrattori, abbondanti ed enormi in tutto il kit. Quindi tanto stucco e carta abrasiva. Gli interni del velivolo sono stati colorati con l’Interior Green XF-71 della Tamiya, mentre il quadro comandi apparati radio vari ecc., inizialmente hanno ricevuto una mano di nero e poi con un grigio scuro leggero per dare più tridimensionalità. Quindi vari “dry brush” e ritocchi con colori per evidenziarne i vari pulsanti e strumenti.

Posizionati tutti i vetrini interni del velivolo, procediamo ala chiusura della fusoliera. Anche in questo caso ritocchi con stucco Tamiya è d’obbligo. In oltre il vetro anteriore del posto di pilotaggio non combacia bene con il resto della fusoliera e quindi bisogna perdere parecchio tempo per posizionare alla meglio il vetrino e procedere (anche in questo caso) con le dovute stuccature.

  

  

Il velivolo ha i flap movibili sia quelli principali che quelli di coda (oltre l timone direzionale) e molto belli sono i freni aerodinamici che si possono estendere  dando (a mio avviso) un tocco di “maestosità” al velivolo. La giunzione tra fusoliera ed ali non è perfetta, e anche in questo caso abbondante uso di stucco è d’obbligo.

Il modello è enorme….. 52,5 cm da ala ad ala e 41 cm di lunghezza fusoliera (12,5 è l’altezza).

 

 

Dopo una mano di primer e qualche altra piccola correzione con l’inseparabile stucco, ho iniziato a colorare il velivolo di bianco sui punti dove andranno le insegne (ali, coda e fusoliera) e l’entrata alare che poi andrò colorata di giallo. Mascherato il tutto sono passato ad un preshading sulla parte inferiore dell’aereo e quindi un paio di mani di grigio Tamiya XF-19.

  

Sulla parte superiore ho mascherato con nastro da 1 mm le linee sopra le ali e sul muso del velivolo, nonché le consuete mascherature protettive. Il resto del velivolo ha ricevuto una colorazione tipica giapponese in verde JN con del Tamiya XF-11. Il verde, diluito con alcol bianco, p risultato molto “ruvido”, e ho poi dovuto spruzzare un paio di mani di trasparente lucido (Gunze) per rendere la superficie un po’ liscia per lavorarci con i lavaggi….

  

  

Prima dei lavaggi però, ho riprodotto la fascia bianco/rossa nel timone di coda ed ho posizionato le decal. Quindi nuova mano di lucido per chiudere il tutto.

  

Non ho fatto un granché di lavaggi, qualche ritocco qua e la, quindi chiuso tutto con del trasparente opaco della Gunze. Alla fine ho posizionato i siluri e bombe, ultimi dettagli e finalmente possiamo dire che il velivolo è terminato.

  

  

  

  

  

 

Buon Modellismo a Tutti.....!!!!!!

North American P-51D Mustang - kit Matchbox - scala 1/72

Heyl Ha'Avir - Crisi di Suez 1956

Deciso a fare un kit veloce veloce per rilassarmi un po’, ho deciso di fare un classico P-51D Mustang, con le insegne dell’Aviazione israeliana impiegato durante la “Crisi di Suez”.

Da un po’ di tempo mi girava tra le mani un vecchio kit della vecchia ma a me cara Matchbox.

Le stampate sono del 1973, ma con un po’ di pazienza può venirne fuori un kit niente male. Per l’occasione ho rovistato nel mio personale magazzino “N.S.B.V.N.” (Non Si Butta Via Nulla), in cerca di qualche cosa che potesse migliorare un po’ il vecchio kit Matchbox. Sorpresa dele sorprese ho trovato un sacco di cose : quasi tutti gli interni del cockpit (cruscotto, sedile e parte posteriore del cockpit), ruote, bombe e parte del tettuccio.

  

  

Quindi diamoci sotto, iniziando con il migliorare il posto di pilotaggio... Poi sono passato a reincidere tutto il velivolo, e visto che c’ero, ho dato anche una passatina con il ricettatore..... Quindi ho chiuso il velivolo, il quale combacia perfettamente…..!!!!

Dopo alcuni ritocchi qua e la con stucco Tamiya, sono passato alla colorazione. Ho dato una mano di grigio medio su quasi tutto il velivolo, per accertarmi di eventuali ritocchi da fare con lo stucco. Poi sono passato alla colorazione delle bande alari e di fusoliera giallo/nere. Terminata la loro colorazione, le ho mascherate, e sono passato alla colorazione vera e propria del velivolo.

  

  

  

  

Sono partito da un grigio medio (Gunze H317) schiarito leggermente poi all’interno della pannellature. Per ala parte superiore ho dovuto miscelare alcuni colori e per il “marrone” e per il “blu”…..

Per il “marrone” ho usato una miscela di grigio medio (H317) e Wood Brown (Gunze H37) corretto poi con del Grigio chiaro (H332). Sono andato ad occhio facendo alcune prove su degli sprue e alla fine sono riuscito a trovare la tonalità che secondo il mio punto di vista si avvicina il più possibile all’originale (dovrebbe essere un RAL 8000 o meglio FS 30215). Per quanto riguarda il Blue (RAL 5008) vale la stessa cosa, nel senso che ho miscelato dei vari Blue Gunze (base di H42 piccola aggiunta di H25 e per ultimo H54 che scurisce il tutto a tonalità esatta).

  

  

  

Inizialmente le avevo realizzate in una fascia centrale gialla e due nere laterali, ma poi ho dovuto cambiare in quanto il “White 54” che andavo a realizzare aveva le streep alari a due nere e tre gialle…..

  

  

 

Al termine della colorazione solita procedura per la posa delle decal con passaggio di trasparente lucido prima e dopo la posa delle stesse, quindi lavaggio e per sigillare tutto del trasparente opaco.

Ho aggiunto i particolari come carrelli, bombe alari elica motore e tettuccio pilota ed il gioco è fatto.

  

  

  

  

  

Tranne il piccolo “incidente” di percorso che ha riguardato le streep sulle ali e in fusoliera, per il resto il Matchbox, malgrado la sua veneranda età come stampo, non è poi tanto male…..

Buon Modellismo a Tutti....

Ansaldo S.V.A. 5 - kit Smer - scala 1/48

87^ Squadriglia Aeroplani "La Serenissima"

San Pelagio (PD) agosto 1918

L’87^ Squadriglia Aeroplani “Serenissima”, è una unità nata per la ricognizione e osservazione aerea, divenuta famosa soprattutto dopo il volo su Vienna con il lancio di volantini sulla capitale austriaca. Volo pensato e ideato da Gabriele D’Annunzio, la Squadriglia adottava il simbolo del “Gonfalone di San Marco” con il leone marciano della gloriosa Repubblica Veneta. Simbolo adottato principalmente per la cospicua presenza di piloti veneti tra le sue file. In seguito lo stemma del reparto verrà ripreso quando verrà formata l’Aviazione Militare Italiana ed impiegato come uno dei quattro simboli a rappresentare le più famose Squadriglie di tutte le specialità aeronautiche.

Questo velivolo che andrò a realizzare, fa parte di un gruppo di cinque velivoli che formerà un diorama rappresentante delle fasi di preparazione per il volo su Vienna, sull’aeroporto di San Pelagio, vicino a Padova. Al castello di San Pelagio, dimora degli ufficiali della Squadriglia (tra i quali anche D’Annunzio), oggi è presente il Museo dell’Aviazione, al quale poi verrà donato il suddetto diorma,

Nello specifico andrò a realizzare il velivolo “5 bianco” (matricola 11779) su fondo verde storicamente accreditato al Tenente Aldo Finzi per il volo su Vienna.

Il Kit

Aprendo la scatola della SMER, si nota fin da subito che abbiamo a che fare con una stampata vecchia di 50 anni….!!!! Infatti le stampate sono le stesse che si trovavano in commercio negli anni ’60 della ARTIPLST (una piccola fabbrica a conduzione familiare in un paese vicino a Venezia). I segni degli estrattori sono evidenti in tutte le parti del modello, soprattutto sulle ali inferiori. Molti dettagli sono errati e moltissimi dettagli mancano all’appello. La plastica presenta diverse disparità dalla stampata superiore a quella inferiore, le ruote sono asimmetriche…..c’è parecchio lavoro da fare per rendere il velivolo “discreto”.

  

  

I dettagli interni sono praticamente inesistenti, e lo schienale del seggiolino è più alto rispetto all’originale. Il pannello strumenti accenna a dei quadranti, ma anche in questo caso abbiamo da fare molto lavoro per riuscire a dare una parvenza di abitacolo al velivolo.

Pariamo con gli interni, aggiungendo qualche leva ed alcuni fili. Il pianale deve essere rifatto come i comandi a pedale dei timoni. Lo schienale del seggiolino va accorciato e coperto il buco che si viene creare dietro lo stesso. Vanno poi fatte le cinture si sicurezza.

  

  

La colorazione legno del velivolo è tendente al rossiccio, quindi io ho usato come base un colore chiaro della Vallejo o meglio il Golden Brown (70877), quindi a seco un marrone  della LifeColor e quindi un lavaggio sempre con colore della LifeColor tendente al rossiccio;esattamente un Marrone Mimetico 2. Quindi un paio di mani di lucido Gunze.

  

  

Anche i collettori di scarico sono stati sostituiti con dei tondini di rame dello spessore di 1,2 mm eliminando cosi quelli della stampata di circa 2 mm. Gli scarichi vanno leggermente inclinati verso l’indietro. Va rifatta anche la presa d’aria sulla sinistra del motore del velivolo, che si presenta molto sottodimensionata nella stampata del kit.

Ho tagliato i piani di coda verticali e poi ho assemblato la fusoliera. Qui si dovrà impiegare diverso stucco per livellare i solchi delle due semifusoliere. L’ala inferiore poi viene alloggiata alla sua sede e al centro si nota un dislivello tra la fusoliera e l’ala che va “compensata” con dell’Evergreen. Poi si stucca il tutto e si carteggia a dovere. Ricordarsi di chiudere i “buchi” formati dagli estrattori sotto le ali. Tra una cosa e l’altra ho voluto rifare anche il pattino posteriore con striscioline di Styrene da 1 mm. Sempre sulla parte posteriore, ci sono dei rinforzi sotto i piani di coda, anche questi realizzati con dello Styrene ma dello spessore da 0,5 mm.

Viene rifatta anche la presa d’aria del motore posta sul lato sinistro del motore stesso. Infatti in stampata è molto sottodimensionata e quindi va ingrandita. Per tale operazione ho usato dello sprue.

Poi ho riprodotto anche i poggiapiedi con un foglio con spessore molto fino di Styrene Evergreen.

  

  

Altra modifica viene apportata all’ala superiore, la quale deve essere rimodellata nella parte frontale ed inserito un tondino centralmente per simularne la struttura dell’ala. In questo caso ho usato un pezzettino tondo di Styrene da 0,5 mm della Evergreen.

I piani di coda vengono staccati per poi essere riposizionati, e anche gli equilibratori sono stati incisi e piegati verso il basso per dare movimento al modello, e anche perché dalle foto in possesso sono per la maggior parte delle volte abbassati.

  

  

Montate le ali inferiori ed i montanti per il carrello si passa ad una stuccatura generale dove serve (un po’ ovunque per essere sinceri). Dopo una lunga visione di molte foto dei vari velivoli ancora presenti nei nostri musei, soprattutto quello della Caproni di Trento, sono passato a forare le ali e fusoliera per passare i vari e numerosi tiranti. Per questi ho deciso di usare del filo da pesca da 0,16, che andrò però a posizionare dopo la dipintura delle ali e fusoliera.

  

  

Passiamo quindi alla dipintura del velivolo. Parto con il colorare le ali. Prima di tutto bisogna dare tridimensionalità alla struttura alare, la quale con le ali di tela del velivolo originale, si intravede la struttura di legno della stessa.

Dopo aver dato un primer grigio su tutto il velivolo, le ali hanno ricevuto una colorazione di fondo “Sail”, un sabbia molto chiaro con colore Gunze H 85. Un volta asciutto con striscioline di 1 mm di nastro Tamiya, ho coperto la struttura alare lungo le aste dello scheletro alare. Fatto ciò ho creato una miscela di Bianco FS 17875 (Gunze H 316 - leggermente meno brillante del classico bianco) con un color “Radome” (Gunze H 318) un colore tipo crema chiaro, per dare quel colore tipico della tela dell’epoca, diciamo un po’ ingiallita. La percentuale è di circa 80/90 di bianco e 20/10 di Radome. Una volta data una prima mano di questo colore ed asciutto il tutto, ho tolto le striscioline di nastro Tamiya. Logicamente il “Sail” spiccava molto sotto il color “tela” da me prodotto, quindi ho dovuto poi passate due/tre mani di color tela per saturare il più possibile la struttura alare e dare quel senso di tridimensionalità per far intravvedere la struttura lignea sotto la tela.

  

  

Stesso procedimento poi anche con i colori rosso e verde sempre sotto le ali e in coda al velivolo. Ho usato prima un verde più scuro (Gunze H 65) e un rosso normale (Gunze H 3). Poi nuovamente nastro Tamiya lungo la struttura alare e passaggio con un verde più chiaro (Gunze H 36) e un rosso più chiaro (Gunze H 23).

  

  

Dopo le ali, sono passato alla fusoliera. Qui dobbiamo riprodurre l’effetto ligneo della fusoliera stessa. Come prima cosa do un fondo con un mix di Cream Yellow (Gunze H 34) e Middle Stone (Gunze H 71). Una vola asciutto il tutto, ho fatto alcuni passaggi con del marrone rossiccio della LifeColor UA88. Una volta asciutto il tutto, ho dato una mano di lucido e quindi ho compiuto dei lavaggi con il colore ad olio “Terra di Siena Bruciato), un colore tendente al rosso che da la tonalità esatta per i velivoli dell’epoca. Dopo tre giorni di asciugatura del colore ad olio, ho compiuto un lavaggio supplementare del velivolo con lo stesso colore ad olio molto diluito, per ritoccare meglio il tutto. Alla fine del procedimento ho dato una mano di lucido della Gunze.

  

  

  

  

La parte più drammatica del montaggio del velivolo, è stata l’ala superiore. I montanti del velivolo sono stati fatti ad “occhio e croce” e posso assicurarvi che non c’era un montante uguale all’altro.

Alla fine dopo varie prove siamo riusciti a montare l’ala superiore. Sono stati fissati i tiranti, che cono veramente una miriade. Tiranti sui montanti, tiranti sui flap, tiranti che collegano l’ala con la fusoliera, l’ala con il motore, per un totale di 16 tipi di tiranti diversi (10 sulle ali, 5 sulla parte posteriore e uno sul carrello), che poi vanno logicamente moltiplicati per due per un totale di 32 tiranti diversi.

Il radiatore del motore è stato dotato di una retina sulla parte anteriore, recuperata da vecchie fotoincisioni. Con del profilato Evergreen ho rifatto i contorni del radiatore e alla fine il tutto è stato colorato prima con un color ottone e poi ripassato con mani leggere di bronzo (tutti colori Humbrol).

Sono poi passato alla colorazione dell’ala superiore. Gli S.V.A. 5 recavano una colorazione particolare con tre tonalità di colore (bruno rossiccio, verde scuro e verde oliva) dato a chiazze sparse  e non omogenee. Durante le mie ricerche in merito agli S.V.A. (che come abbiamo visto prima hanno toccato diversi amici storici e non oltre che ad archivi storici di alcuni musei) ho saputo (ma tutto è a confermare) che la colorazione sulle ali superiori degli SVA, venivano compiute in reparto, impiegando delle “pennellesse” di 3 o 5 cm, e dando a “mano libera” la colorazione tipica di questi aerei. Infatti in alcuni di questi velivoli si poteva vedere la colorazione che correva attorno alle “rondelle” tricolori di nazionalità.

  

  

 

Ho cercato di ricreare il tutto con un pennello spuntato, intinto di colore e “asciugato” su un pezzo di carta, punzonando qua e la e poi dando qualche striatura disomogenea con il verde scuro. Per questa operazione ho usato colori della LifeColor. Una volta asciutto ho dato un paio di mani di lucido e ho dato un lavaggio ad olio molto diluito con colore ocra giallo chiaro e ocra oro. Il lavaggio è stato dato su entrambe le ali sopra e sotto le stesse. Questo ha conferito un colore “giallognolo” alle ali stesse. Asciutto il tutto nuova mano di trasparente lucido per la posa delle decal. I montanti alari sono stati colorati tutti in nero opaco compreso le gambe del carrello

Le decal fornite dal kit sono ottime. Il gonfalone con il “Leone di San Marco”, risulta preciso tranne la parte finale dove va eliminata la banda rossa verticale di circa 3 mm. Devo dire che sono buone anche come spessore.

Alla fine le ali superiori hanno ricevuto un trasparente opaco sempre Gunze

  

  

  

  

  

Buon Modellismo a Tutti.....!!!!

111. Eskadrę Myśliwską

Le Origini

Questa Squadriglia trae origine dalla 7. Eskadra Myśliwska im. Tadeusza Kościuszki (tzw. “Eskadra Kościuszkowska”), una unità da caccia operante dal 1918 al 1925, impiegata nei conflitti polacco-ucraino e polacco-bolscevico, nella quale, oltre ai piloti polacchi troviamo diversi piloti volontari statunitensi.

Andando però con ordine, questo reparto, prima di ricevere la dicitura ufficiale fu chiamato III. Eskadry Lotniczej, poi 7. Eskadry Lotniczej e alla fine appunto 7. Eskadra Myśliwska.

III Eskadra Lotnicza Bojowa

Questa unità venne formata prima della data ufficiale di indipendenza della Polonia, il 7 novembre del 1918, sull’aeroporto di Rakowicki di Cracovia come III Eskadra Lotnicza Bojowa, utilizzando aerei lasciati dagli austriaci dopo la fine della Grande Guerra.

Poco dopo si trasferiva a Lwowa (Leopoli) ed il 25 novembre del 1918 entrò a far parte del Lwowskiej Grupy Lotniczej del kpt. Bastyra (allora noto come III Grupy Lotniczej), basata presso la base di Lewandówka vicino a Lwowem (Lviv).

In questo periodo il reparto volò soprattutto con velivoli da bombardamento e ricognizione di vario tipo, impiegato in appoggio alle truppe polacche nella guerra contro l’Ucraina. Il suo primo comandante fu il kpt. obs. Karol Stelmach (anche se in realtà fu il kpt. pil. Camillo Perini).

7 Eskadrę Lotniczą

Il 21 dicembre del 1918, nell’ambito della ristrutturazione delle Squadriglie dell’Aeronautica Polacca, il reparto cambiò numerazione e divenne 7 Eskadrę Lotniczą.

Dal gennaio del 1919, il comando della Squadriglia fu affidato al por. (tenente) Jerzy Borejsza, e dopo l’incidente occorso al comandante, il comando passò al por. Stefan Stec.

L’unità fu impiegata durante il conflitto polacco-ucraino, operando dalla base di Lewandówka, con compiti di bombardamento e ricognizione, e saltuariamente anche come caccia. La Squadriglia comunque dovette fare i conti con la bassa disponibilità di velivoli a causa degli incidenti ed usura dei mezzi. Nel febbraio del 1919, poteva disporre solo di quattro aerei : Oeffag, Uffag e 2 BFW C.XVIII.

Nel maggio 1919 le cose migliorarono un po’, e la Squadriglia poteva disporre di sette aerei : 3 caccia Fokker D.VIII (E.V), 3 ricognitori Hansa-Brandenburg e un ricognitore LVG C.V.

 

Nel giugno del 1919, la Squadriglia fu convertita in unità da caccia, raggruppando i migliori piloti del momento, tra i quali Mieczysław Garsztka (morto poco dopo in un incidente). Nell’agosto 1919, il reparto riceveva 12 nuovi caccia albatros D.III (OEF) (Oeffag D.III).

Con il cessate il fuoco con l’Ucraina, dal 20 settembre del 1919, la Squadriglia passò di riserva sotto il comando del Naczelnego Dowództwa (Comando Supremo). In tutto, nella guerra con l’Ucraina, l’unità compì 197 sortite.

Nell’ottobre del 1919, il comando della Squadriglia passò a Ludomił Rayski Verso la fine del 1919 giunsero in Polonia dalla Francia otto volontari americani, con loro anche il maggiore Merian C. Cooper ed il maggiore Cedric Fauntleroy che andranno poi a formare il Kościuszko Squadron (in onore dell’eroe polacco-statunitense Tadeusz Kościuszko), al comando di Fauntleroy.

 

Oeffag D-III BA.253 “Bianco I”. Aereo personale del Maj. Cedric E. Fauntleroy, nel corso del 1919 di base a Lwòw. Il velivolo era interamente colorato in verde scuro con la punta del cofano motore rossa e le parti inferiori (ali e fusoliera) in giallo.

Giunti in Polonia, i piloti statunitensi furono aggregati alla 7. Eskadra, e nelle settimane successive, la Squadriglia vide l’arrivo di altri piloti americani, giungendo ad un totale di 20 più un osservatore. I piloti polacchi erano pochissimi : Ludwik Idzikowski, Ludomił Rayski, Władysław Konopka, Jerzy Weber e Aleksander Seńkowski, ma tutto il personale di terra era polacco.

Nel novembre 1919, il maggiore Fauntleroy prese ufficialmente il comando della 7. Eskadra ed il 31 dicembre dello stesso anno, la Squadriglia divenne ufficialmente il Kościuszko Squadron o meglio 7. Eskadra Myśliwska im. Tadeusza Kościuszki.

In questo periodo il reparto volava con 12 caccia per lo più degli Albatros D.III (OEF), e tre aerei da addestramento non specificati.

  Emblema della 7. Eskadra Kościuszko

Fu in questo periodo che venne ideato l’emblema del reparto, dal pilota statunitense Elliot Chess, emblema che poi verrà dipinto su tutti i velivoli e che riproduceva le stelle della bandiera statunitense che facevano da sfondo ad un capello da contadino polacco e falci pronte per la lotta (simboli dell’insurrezione contro la Russia del 1794, guidata al generale Kosciuszko, che fu anche generale della guerra d’indipendenza americana, quindi “patrono” ideale della fratellanza polacco-statunitense). Questo emblema poi verrà ripreso anche dal 303° Squadron polacco operante in Gran Bretagna sotto la RAF.

I piloti statunitensi erano impazienti di raggiungere il fronte e combattere contro i russi, ma il comando polacco ritardò il loro impiego per utilizzarli poi nella successiva offensiva.

Così per i primi mesi del 1920 il reparto fu impiegato in voli di collegamento tra Lwowem (Leopoli) a Tarnopolem (Ternopol). Il 5 marzo 1920, il por. (tenente) Harmon Rorison, durante uno di questi voli, attaccò un treno blindato sovietico nei pressi di Ternopol. Poco dopo la Squadriglia fu assegnata alla II Dywizjonu della 2 Armii del gen. Listowskiego, e il 3 aprile 1920 si trasferì all’aeroporto di Połonnem (o Polonny), iniziando i voli operativi.

 

Oeffag D-III BA.253 “Bianco 5” (s/n 253218). Aereo personale del Kpt. Merian Cooper mentre si trovava a Kiev nel maggio del 1920. Le superfici alari, piani di coda e timone, sono rivestiti in tessuto “sworl”. Il muso del velivolo è colorato in rosso, a volte bordato di bianco. D notare che le ruote non hanno copertura.

Iniziarono a compiere voli di ricognizione, compiendo un attacco contro le truppe sovietiche a Czudnowie il 10 aprile. In questo periodo il reparto disponeva di alcuni Albatros D.III (OEF). Il reparto operò soprattutto contro la 1^ Armata di Cavalleria di Semyon Budionny, il quale aveva messo una taglia di mezzo milione di rubli sulla testa del Maggiore Merian Cooper. Il pilota in seguito verrà abbattuto (13 luglio 1920) ma sopravvisse e fu fatto prigioniero dai cosacchi, convincendoli che era un semplice caporale (pochi mesi dopo fuggì dal campo di prigionia nei pressi di Mosca, scappando in Lettonia.

Intanto il Mjr. (Maggiore) Fauntleroy e altri quattro piloti, furono inviati a Varsavia per ritirare dei nuovi velivoli.

I piloti volontari americani, Merian C. Cooper e Cedric Fauntleroy, davanti ad un velivolo della 7. Eskadra nella quale militarono.

 A Kiev e ritorno

La Squadriglia Kościuszko, fu la prima ad impiegare i convogli ferroviari per trasferirsi da un luogo all’altro, modificando il convoglio per il trasporto dei velivoli, del personale di volo e meccanici, oltre a tutto il necessario per la manutenzione ed armamento dei velivoli stessi.

Il 25 aprile 1920, il reparto fu trasferito nel settore di Kiev, partecipando a numerose missioni di ricognizione e attacco al suolo. Combattimenti aerei non ve ne furono, per mancanza di una componente aerea avversaria. Il 26 aprile, durante combattimenti nella città di Berdyczowa (o Berditchev), fu gravemente ferito il por. Noble.

Oeffag D-III BA.253 “Bianco 8”. Aereo basato a Lwçw nel febbraio del 1920. Notare il rivestimento in tela “sworl” sulle superfici alari, piani di coda e timone. Sul muso del velivolo reca una fascia bianca.

Il 2 maggio il maggiore Fauntleroy rientrava al reparto con tre Ansaldo A.1 Balilla (altri due rimasero incidentati). L’8 maggio passava di base a Białej Cerkwi . Il 10 maggio il kpt. Crawford attaccò un battello sul fiume Dnepr, affondandolo. Dal 17 maggio, Cooper ed altri tre piloti (Clark, Corsi e Weber) operarono come sezione staccata da un campo diverso da Kiev, compiendo missioni di bombardamento contro postazioni nemiche sul Dnepr per coprire l’avanzata polacca.

Il 28 maggio, la Squadriglia lasciava la base di Białej Cerkwi, trasferendosi a Fastowa, ed il 30 maggio a Koziatynia. Il 31 maggio, il maggiore Fauntleroy, durante un volo di ricognizione, si distinse per aver sventato un agguato russo ad un treno blindato polacco, fermandolo con numerose acrobazie ed informandolo del pericolo.

Lasciata anche la base di Koziatynia, la Squadriglia passava a Berdyczowa (o Bardichev), con distaccamento a do Żytomierza (o Zhytomyr). Fu sempre il maggiore Fauntleroy che il 7 giugno si accorse dell’arrivo della cavalleria nemica di Budionnego, potendo compiere l’evacuazione immediata da Zhytomyr delle truppe polacche del gen. Listowskim. Al contrario, sull’aeroporto di Berdyczowa (o Bardichev), i russi sorpresero il personale, distruggendo i velivoli, costringendo Cooper e Crawford a fuggire a piedi.

Albatrosy D.III (Oef) della 7. Eskadry Myśliwskiej, con visibile l’emblema della Squadriglia.

Operazione Varsavia - Battaglia di Leopoli - Agosto 1920

Il 23 giugno 1920, la Eskadra fu ritirata a Lwowa (o Lviv), sotto il comando del neopromosso Cooper, visto che il maggiore Fauntleroy fu promosso a Tenente Colonnello (ppłk.) al comando di tutta la II Dywizjonu Lotniczego della 2 Armii (del quale faceva parte la 7. Eskadra).

Dopo una breve riorganizzazione, il reparto fu trasferito a Hołobach. Il 13 luglio fu abbattuto e fatto prigioniero il comandante Cooper, mentre il 15 luglio, durante un attacco contro la cavalleria russa, fu abbattuto ed ucciso il kpt.obs. Arthur H. Kelly (impiegato come osservatore nella 21 Eskadry Niszczycielskiej). Lo stesso giorno fu abbattuto e fatto prigioniero anche il kpt. Stefan Ciecierski, volante sull’unico RAF SE.5a.

Il comando della Squadriglia ora passa sotto il kpt. pil. George M. Crawford.

In agosto la 7. Eskadra fu assegnata alla III Dywizjon Lotniczy, comandata da Fauntleroy, e assegnata alla 6 Armii del Fronte Sud. Qui fu impiegato nella difesa di Lwowa (o Lviv o anche Leopoli), cercando di dare il colpo definitivo al Reggimento di cavalleria russo di Budionnego (o Budionny) a est di Małopolsce (Malopolska).

Oeffag D-III BA.253 “Bianco 10”, basato a Lwçw nel dicembre del 1919. Il velivolo recava il timo di coda color crema.

I giorni di più intenso impiego furono il 16 e 17 agosto, con soli 5 piloti in grado di volare : Fauntleroy  (comandante della Eskadra), Edward Corsi, Elliot Chess, Jerzy Weber e Aleksander Seńkowski (Crawford era ammalato).  Furono compiute non meno di 18 missioni di attacco al suolo giornaliere.

Il 18 agosto, temendo l’occupazione della base di Lviv, la III Dywizjon, e con essa la 7 Eskadra passarono a Przemyśla. Da questa nuova base e da Leopoli, i velivoli polacchi continuarono gli attacchi. Il 24 agosto la Squadriglia ritornò a Lviv dopo che le truppe sovietiche si ritirarono dal settore. Qui la Squadriglia prese un periodo di meritato riposo. Giunse anche un rimpiazzo, il kpt. John McCallum, che sfortunatamente il 31 agosto rimase ucciso in un incidente.

Complessivamente nel mese di agosto, la Squadriglia totalizzò 79 sortite. Sempre da Leopoli la Squadriglia compirà altre 19 voli di ricognizione, compiendo l’ultima missione di guerra il 23 settembre 1920.

Nel totale, la 7. Eskadra nel corso del conflitto polacco-sovietico, compì 462 sortite per un totale di 682 ore di volo.

Ansaldo A-1 Balilla, giunto al reparto nel corso del 1920. Il velivolo reca la fascia tricolore in fusoliera e il numero “1”, il ché indica l’aereo del comandante della Eskadra.

 

Ansaldo A-1 Balilla “5 nero” (s/n 16.5), aereo personale del kpt.Merian Cooper, basato a Lwow nel luglio del 1920. L’aereo porta ancora i codici italiani sotto il “5 nero”. Con questo aereo Cooper fu abbattuto il 13 luglio 1920 e fatto prigioniero.

 

Ansaldo A.1 Balilla “10 nero” (s/n 16.4) appartenente al pilota George Crawford nel luglio/ottobre del 1920. Notare che anche questo velivolo portava sotto il “10 nero” le matricole seriali italiane.

Le basi aeree impiegate dalla Squadriglia furono:

Lwów (Lewandówka) (Leopoli)

Połonne,

Zwiahel,

Biała Cerkiew,

Koziatyn,

Żytomierz,

Berdyczów,

Hołoby.

Il 18 gennaio del 1921, la Squadriglia era basata a Leopoli. Nel maggio dello stesso anno entrò a far parte della III Dywizjonu Myśliwskiego del 1 Pułku Lotniczego a Varsavia.

Comandanti

kpt. obs. Karol Stelmach (XI 1918 - I 1919)

por. pil. Jerzy Borejsza (I - IV 1919)

por. pil. Stefan Stec (IV - X 1919) VM e KW x3

por. pil. Ludomił Rayski (X 1919) VM e KW x 4

mjr. pil. Cedric Fauntleroy (XI 1919 - VI 1920) VM

kpt. pil. Merian Cooper (VI - VII 1920) VM

kpt. pil. George Crawford (od VIII 1920) VM

kpt. pil. Teofil Dziama (1922 - VIII 1923) VM e KW x 2

Onorificenze : Virtuti Militari (VM) (Valore Militare) e Krzyżem Walecznych (KW) (Croce al Valore).

Merian Cooper (1893–1973), vice comandante della 7. Eskadry Myśliwskiej im. Tadeusza Kościuszki, a bordo del suo Albatros.

 

Albatros D.III (OEF)

111. Eskadrę Myśliwską

Nel 1925, il reparto fu da prima trasformato il 121. Eskadra e il 2 agosto 1928, in 111. Eskadrę Myśliwską, mantenendo sempre il nome di “Tadeusza Kościuszki”.

Il nome di “Tadeusza Kościuszki” lo ritroveremo poi quando in Gran Bretagna, sotto le file RAF verrà formato il 303° Polish Fighter Squadron “Kościuszko”.

Uno SPAD 51, giunto al reparto verso il 1927. Gli aerei ebbero numerosi problemi e già dopo qualche anno iniziarono ad essere sostituiti dai nazionali PZL P.7.

Con la nuova numerazione, entrava a far parte (assieme alla 112 Eskadrę Myśliwską), alla III Dywizjon Myśliwski del 1 Pułku Lotniczego (abbreviato III/1 dm), divisione comandata da Zdzisław Krasnodębski. In giugno la Divsione veniva trasferita dalla base di Mokotowskiego a quella di Okęcie.

Nel giugno del 1939, al Squadriglia riceveva quattro cadetti della Szkoły Podchorążych Lotnictwa (scuola ufficiali) di Dęblinie e quattro dalla Szkoły Podoficerów Lotnictwa dla Małoletnich (sottufficiali) di Krosna.

A fine agosto, con la mobilitazione generale, la Squadriglia passava sotto la Brygady Pościgowej operando da un campo di volo distaccato dall’aeroporto di Zielonka, con un organico di 10 PZL P.11c.

PZL P.7 impiegato dal reparto dal 1935 al 1938, dopo di che sostituiti dai PZL P.11a e P.11c. Gli aerei furono trasferiti alla Scuola di Grudziądzu.

Nel corso delle giornate successive,fino alla capitolazione della Polonia, la Squadriglia ebbe la perdita di 20 piloti, mentre cinque piloti ottennero vittorie aeree.

La Squadriglia entrò in azione fin dal primo giorno, quando alle 04:00 del 1° settembre, alcuni bombardieri Dornier Do.17 scortati da caccia pesanti Messerschmitt Bf.110, attaccarono l’area di Modlin. Gli aerei della Squadriglia furono inviati contro la formazione nemica scompaginando i bombardieri che lasciarono cadere a casaccio le loro bombe. Nel combattimento tra caccia, il ppor. Palusiński abbatteva un Bf.110 danneggiandone un secondo, venendo però ferito a sua volta.

Nel pomeriggio, ci fu un bombardamento su Varsavia. I piloti della Eskadra furono inviati ad intercettare la formazione tedesca. Il comandante della Squadriglia rivendicò l’abbattimento di un velivolo (non confermato) ma venendo a sua volta abbattuto e ferito. Il comando di Squadriglia quindi passava nelle mani del vice, il tenente Januszewicz.

Il 3 settembre, durante una scorta ad un velivolo da ricognizione pilotato dal Colonnello Stefan Pawlikowski, una formazione di caccia nemici Bf.110, intercettarono i polacchi sopra Wyszków.

Nel combattimento i tenenti (por.) Januszewicz e Cebrzyński (in alcune parti si trova il nome di Kerubin) abbatterono un aereo a testa, mentre il por. (ten.) Ferić ne danneggiava un terzo.

Il 4 settembre, la Squadriglia fu trasferita a Zaborów. In quel frangente il comandante por. (ten.) Januszewicz abbatteva uno Junkers Ju.87 Stuka (altre fonti parlano di un Dornier Do.17).

Il giorno seguente i tenenti Strzembosz and Januszewicz rivendicarono rispettivamente un Messerschmitt Bf.110 e uno Junkers Ju.87 (però sembra non confermate).

Il 6 settembre, sempre por. (ten.) Januszewicz abbatteva uno Junkers Ju.87 Stuka, ed il 7 settembre la Squadriglia dovette lasciare la Polonia orientale trasferendosi a Kierz, un campo di volo vicino a Lwòw (Lublino). Compì alcuni voli anche dal campo di Ostrożec vicino a Łuck, rientrando però a Lublino il giorno seguente, sparpagliandosi sugli aeroporti di Strzelce e Werba.

Il giorno 8 fu abbattuto un Henschel Hs.126 (ppor. Ferić), il 9 un Heinkel He.45 (da parte di tre piloti) e il giorno 11 un Heinkel He.111 (Wróblewski).

In tutto la Squadriglia rivendicava l’abbattimento di 8 aerei nemici (altri dati danno il totale a 7 ½), con la perdita di nove PZL P.11c.

Il 17 settembre l’Unione Sovietica invadeva la Polonia, e di conseguenza la Squadriglia ricevette l’ordine di trasferirsi in Romania (a quella data ancora neutrale) con gli ultimi quattro P.11c ancora in grado di volare.

Dalla Romania poi la maggior parte dei piloti e del personale di terra, riuscirono a riparare in Francia e Gran Bretagna, da dove ritorneranno a combattere contro la Germania.

La Squadriglia “im. Tadeusza Kościuszki” ritornerà a volare con le insegne polacche ma sotto la direzione della Royal Air Force inglese come 303° Polish Fighter Squadron.

Comandanti

kpt. pil. Bronisław Wąsowski VIII 1923 / 24 V 1924 (deceduto)

kpt. pil. Tadeusz Piotrowicz od V 1924

kpt. pil. Jerzy Wieniawa-Długoszowski 16 VI 1925

kpt. pil. Edward Więckowski 1927 r.

por. pil. Józef Kępiński 21 IV 1932

kpt. pil. Zdzisław Krasnodębski 13 XI 1935

kpt. pil. Gustaw Sidorowicz 19 X 1937

por. pil. Wojciech Januszewicz 2 IX 1939

 

Equipaggiamento il 1° settembre 1939

Alla data del 1° settembre la Squadriglia poteva disporre di 7 PZL P.11c e 2 PZL P.11a. Altri P.11c furono poi presi in carico dalla Squadriglia per rimpiazzare le perdite.

Aveva in carico 18 piloti :

kapitan (Capitano) Gustaw Sidorowicz comandante

porucznik (Tenente) Wojciech Januszewicz vice comandante

ppor. Mirosław Ferić

ppor. Janusz Łabicki

ppor. Jerzy Palusiński

pchor. Władysław Drecki

pchor. Zbigniew Janicki

pchor. Janusz Maciński

pchor. Mieczysław Rozwadowski

st. sierż Jan Kołcon (poi nella RAF warrant officer)

plut. Ignacy Lendzion

kpr. Stanisław Karubin

kpr. Eugeniusz Szaposznikow

st. szer. Bogdan Cichocki

st. szer. Henryk Szope

st. szer. Stefan Wojtowicz

st. szer. Kazimierz Wünsche

st. szer. Kazimierz Wróblewski

Vittorie aeree della 111. Eskadra

1.9.1939             ppor. Palusiński      1 Bf.110

                                                     1 Bf.110             danneggiato

3.9.1939             por. Januszewicz     1 Bf.110

                         ppor. Ferić             1 Bf.110             danneggiato

                         por. Arsen Cebrzyński 1 Bf.110

4.9.1939             por. Januszewicz      1 Ju.87

6.9.1939             por. Januszewicz      1 Ju.87

7.9.39               por. Januszewicz        1 Ju.87          probabile

                        por. Strzembosz         1 Bf.110         probabile

8.9.39               ppor. Ferić                 1 Hs.126

9.9.39              ppor. Ferić,

                       pchor. Rozwadowski,

                       st. szer. Wünsche       1 He.45

11.9.39           Wróblewski                1 He.111

 

Immagini e fotografie sono state inserite puramente a scopo modellistico 

Mikoyan Gurevich MiG-17F "Fresco" - Kit SMER - scala 1/48

Egyptian Air Force / Al-Quwwat al-Jawwiyya al-Misriyya

Gli egiziani volavano con il MiG-17 durante la guerra per il canale di Suez nel 1956, scontrandosi con i Dassault Mystere IV degli israeliani. Entrambi gli schieramenti soffrirono di perdite, ma sembra che gli impreparati piloti egiziani ebbero la peggio, sebbene il MiG ed il Mystere fossero macchine sostanzialmente simili. Si sa che il 31 ottobre 1956, il capitano Yakov Nevo, dell’aeronautica israeliana, ed il suo compagno di volo, imbattutisi in tre MiG-17F egiziani, riuscirono ad abbatterne uno. Era il primo abbattimento di un MiG-17.

 

Dopo la guerra del 1956, gli egiziani acquistarono altri MiG-17. Negli anni a seguire, malgrado vi fossero a disposizione nuove macchine dall’URSS, continuarono a tenere il MiG-17 in prima linea, ingaggiando occasionalmente scontri con i caccia israeliani. Il MiG-17 era comunque significativamente inferiore rispetto ai più avanzati caccia israeliani, ma pur tuttavia restava un degno avversario ed in certe occasioni riuscì in qualche abbattimento. I MiG-17 egiziani combatterono anche nella guerra di confine contro l’Arqbia Saudita e nello Yemen nel 1962, concentrandosi sul supporto alle truppe di terra, ma in qualche occasione si scontrarono contro gli Hawker Hunter della RAF inglese.

Il Kit SMER

  

  

Vecchia stampata della SMER, che fin dalla prima ricognizione visiva del kit dimostra molte imperfezioni e ritiri della plastica. Si annuncia un’altra “fatica” con stuccature e quant’altro…..

  

Iniziamo come al solito dal cockpit, con l’assemblaggio del seggiolino che alla fine non si presenta poi tanto male. Le consol laterali sono un po’ spoglie, ma con poco lavoro si può tirar fuori un discreto posto di pilotaggio. Ho deciso di rifare a mano il cruscotto senza l’ausilio delle decal.

  

Dopo aver un po’ dettagliato il cockpit sono passato alla colorazione scegliendo il classico colore dei velivoli sovietici in verde/azzurro miscelando i Gunze H67/H25/H46.

Ultimi ritocchi  e lavaggio del posto di pilotaggio prima di montarlo e sistemarlo nella fusoliera.

  

Nel mentre ho assemblato il cono anteriore della presa d’aria del motore, aggiungendo dei pesi. Qui poi andrà innestato il cockpit per il posizionamento in fusoliera.

Ho poi assemblato le ali, le quali non combaciano perfettamente tra loro, e quindi si dovrà carteggiare per pareggiare le linee. Da notare che prima di assemblarle ho dovuto stuccare entrambe le ali superiori a causa dei ritiri degli estrattori interni alle ali.

Anche “il motore” viene poi assemblato (dopo una colorazione in metal) e posizionato in fusoliera.

  

  

Chiudiamo la fusoliera con una certa difficoltà, visto che il posto di pilotaggio risulta leggermente più grande compreso il cono della presa d’aria. Quindi dopo numerose carteggia ture e ridimensionamento del tutto, sono riuscito a chiudere la fusoliera, la quale comunque presenta dei punti dove è doveroso porre dello stucco. Stucco va messo anche con la messa in dimora delle ali e dei piani di (orizzontali e verticale).

Dopo numerosi interventi di stuccatura sono passato a ricreare la canna da fuoco del cannone e delle mitragliatrici sul muso del velivolo con un tubicino di rame (cannone) e ago da siringa (mitragliatrici).

  

Posizionato il tutto sono passato alla colorazione a tre toni......

Il sotto è stato realizzato con un mix di Gunze H314 ed H25 (rapporto di circa 10 : 1). La parte interna dei pannelli, è stata schiarita con il suddetto colore, con dell’altro Gunze H314. Un volta asciutto il tutto sono passato a mascherare la parte inferiore per dedicarmi alla camo vera e propria.

  

Per la livrea ho optato per le tre tonalità sabbia/verde/verde scuro. Ho steso inizialmente il sabbia ottenuto con Gunze H85 e un po’ di H71 (gli interni delle pannellature le ho schiarite con il Gunze H85 schiarito con un po’ di bianco). Poi sono passato al verde, usando il Gunze H302 schiarito con qualche goccia di H303 (pannellature interne con H302 e H303 in percentuale di 50%). Per finire ho usato per il verde scuro, il Gunze H65 (schiarito per le pannellature con Gunze H303).

  

  

Date tutte le ombreggiature del caso, un paio di mani di lucido per la posa delle decal, le quali si presentano un po’ approssimative e spesse.

Nuovamente lucido per i consueti lavaggi e “chiuso” il tutto con dell’opaco.

  

  

  

  

Buon modellismo a Tutti.....!

Fiat CR.42 Falco - kit Italeri - scala 1/72

162^ Squadriglia del 161° Gruppo Autonomo CT

Maritsa (Rodi) nel 1941

Bel kit di Italeri con la possibilità di realizzare ben sei tipi di velivoli diversi, quattro italiani, uno Tedesco e uno Svedese.

Gli interni del velivolo sono ben realizzati e con poche modifiche ne può risultare un ottimo cockpit. Il montaggio risulta semplice e tutti i pezzi combaciano alla perfezione. Quindi dopo un paio di mani di verde anticorrosione della Gunze sono passato all’assemblaggio. Aiutandosi con la colorazione degli interni e con un lavaggio con il Deep Shadow Wash, il posto di pilotaggio è terminato.

  

  

  

  

Ho tagliato il timone di coda ed abbassato i piani orizzontali sempre di coda per dare più movimento al velivolo. Quindi una volta assemblata la fusoliera, ho attaccato le piccole ali inferiori e assemblato il motore. Ho colorato la fusoliera di bianco per realizzare la tipica fascia identificativa dei velivoli italiani. In oltre di bianco ho realizzato anche il timone di coda per realizzare la Croce Sabauda e la cofanatura motore in giallo. Quindi dopo aver assemblato gli ultimi pezzi in fusoliera (filtro motore e carrello), sono passato alla colorazione.

  

  

  

Ho iniziato con la parte sotto del velivolo in Grigio Medio (Gunze H317), quindi la parte superiore in Giallo Mimetico, ottenuto con una percentuale di 80% di Gunze H71 e 20% di H34.

Le chiazze sono state ricreate con del verde Gunze H302 (Verde Mimetico 2), mentre per il Marrone Mimetico 2 ho usato una miscela di Gunze H310 con alcune gocce di Giunze H33, un marrone molto rosso.

  

  

  

  

  

  

  

Al termine della colorazione, ho montato il resto dei montanti alari, ritoccandoli sempre con del Grigio Medio. Mano di trasparente lucido e posa delle decal. Queste devo dire che sono ottime, resistenti e non troppo spesse. Altra mano di lucido, lavaggio con  Deep Shadow Wash (NL.02) della Wilder, montaggio elica e tiranti e quindi mano di trasparente opaco.

  

  

  

Buon Modellismo a tutti....!!!

Noorduyn C-64A Norseman - kit Matchbox - scala 1/72

Service Command dell'8^ Air Force dell'USAAF - Gran Bretagna estate 1944

Vecchia stampata della Matchbox, ma devo dire che per la sua età è veramente un’ottima stampata. Il soggetto in questione può essere riprodotto in ben tre versioni, terrestre, idrovolante o con i pattini da neve. Ottimo direi….!!!!

  

 

Ho voluto scegliere il soggetto terrestre del Service Command della 8^ Air Force in Europa nel corso dell’estate del 1944.

 

Gli interni sono piuttosto spogli, e per tale motivo ho deciso di ricostruire le panche interne del velivolo, aprire il portellone laterale sinistro e rifinire un po’ gli interni con alcune piccole aggiunte.

  

  

Il tutto poi è stato colorato nel tipico Interrior Green statunitense (Gunze H85), rifinendo i particolari con colori Valejo.

  

 

Dopo aver incollato i finestrini laterali ho chiuso la fusoliera che ha necessitato di alcuni ritocchi di stuccatura. Alcuni problemi per fissare poi il vetrino superiore. Alla fine tutto è andato per il meglio. Ho assemblato poi il resto del velivolo con ali e flap abbassati, e devo dire che il velivolo si presenta con un’apertura alare importante; non pensavo fosse così grande.

  

In fusoliera, dove andrà applicata la decal con le “invasion streep” ho dato un paio di mani di bianco, mentre le “invasion streep” che sono in coda (sulla parte alta), sono state riprodotte con bianco e nero ad aerografo. Di nero ho colorato anche la NACA del motore (come si vede in fotografia in b/n).

  

  

Sono passato quindi alla colorazione del velivolo, con un Neutral Gray (Gunze H53) sotto, e un Olive Drab (Gunze H304) sulle parti superiori. Al termine di tutto sono passato alla stesura delle decal. Ho riscontrato alcuni problemi con le decal di fusoliera, e ho dovuto impiegare diversi passaggi in tempi diversi di Mr. Mark Softer per ammorbidire le decal e farle aderire come si deve.

  

  

Infatti queste decal (a parte la loro “vecchiaia”) sono molto spesse e rigide, e quindi si denota una certa difficoltà poi nel loro fissaggio al modello e soprattutto alla loro aderenza al kit.

In coda poi ho posizionato i tiranti che collegano i piani orizzontali a quello verticale con del filo da chitarra da 0,23 mm. Al termine di tutto ho dato una mano di trasparente opaco per chiudere il tutto e aggiunto gli ultimi particolari.

  

  

  

Buon modellismo....!!!!

Hawker Sea Hurricane Mk.IIC - Kit Airfix - scala 1/72

835° Squadron della FAA - HMS Nairana estate del 1944

Bel kit di “mamma” Airfix, un Hawker Hurricane Mk.IIc proposto da scatola in tre versioni, una delle quali può essere trasformata in u velivolo della marina con gancio d’arresto: un Sea Hurricane.

Prendo l’occasione per questa trasformazione in Sea Hurricane, andando a riprodurre un velivolo deli’835° Squadron della Fleet Air Arm, a bordo della HMS Nairana nel corso del 1944.

Per questo kit ho acquistato un set di fotoincisioni della Eduard già precolorate. Le fotoincisioni della Eduard non hanno bisogno di commento, sono ottime, anche se il verde anticorrosione per gli interni mi sembra troppo chiaro.

  

Iniziamo proprio dal posto di pilotaggio. Dopo alcune modifiche  ed asportazione delle plastiche interne del kit, le fotoincisioni si adattano bene, anche se i pannelli laterali hanno bisogno di opportune correzioni. Molto bella la struttura del posto di pilotaggio.

  

  

  

Assemblate le ali e posato il posto di pilotaggio nella sua sede, si va poi a modificare la parte posteriore del’aereo per l’inserimento del gancio d’arresto per appontaggi sulle portaerei. Va praticamente asportata una porzione ventrale posteriore e quindi inserito il pannello del gancio d’arresto. Consiglio molta cautela nell’asportare la plastica della fusoliera. Bisogna agire per gradi e fare diverse prove a secco, in quanto sul foglio d’istruzione chiede l’asporto di una grossa parte e in realtà ne serve molto meno. In pratica la parte laterale della fusoliera non viene tolta.

  

Posizionato il gancio d’arresto e chiusa la fusoliera, poi si passa al completamento dell’assemblaggio ali/fusoliera.

Nel mentre ho iniziato a modificare il radiatore ventrale per posizionare il pannello in fotoincisione fornito dalla Eduard. Terminato il radiatore e messo in sede, sono passato alla colorazione.

Sulla parte sotto delle ali ho dato il classico bianco per ricreare le “Invasion Streep”. Quindi ho mascherato con nastro Tamiya, e dopo un passaggio di preshading, sono passato alla colorazione ventrale con dello “Sky” (Gunze H74) smorzato con un 10% di RLM02 (Gunze H70). Una volta asciutto ho ripreso le pannellature interne con lo “Sky” puro.

  

  

La livrea dell’aero di questo Squadron è totalmente bianca, tranne sul cofano motore , dove è stata mantenuta la colorazione originale in Extra Dark Sea Grey e Dark Slate Grey. Quindi, ho usato rispettivamente i Gunze H333 ed H331, schiariti poi per riprodurre il centro della pannellatura con del Grey H307.

  

Poi sono passato alla colorazione bianca, caratteristica del 835° Squadron della FAA. Inizialmente ho usato il bianco Gunze H1 e poi ho dato un paio di mani leggere di bianco FS 17875 (Gunze H316). Visto che il colore è molto lucido, non è servito alcun passaggio di trasparente lucido per la posa delle decal. Dopo la posa delle decal (direi buone), ho incollato gli ultimi particolari, e ho dato una mano di lucido Gunze per coprire tutto. Ho fatto un lavaggio con un nuovo prodotto della Wilder, un Grey scado Wash NL04, un prodotto ottimo che si stende senza diluizione.

Al termine per sigillare il tutto un paio di mani di Gunze opaco, gli ultimi dettagli ed il Sea Hurricane Mk.IIC della Fleet Air Arm è terminato.

  

  

  

  

  

Buon modellismo a tutti.....!!!!

Dassault Mirage 2000C- Kit Italeri - scala 1/72

5^ Escadre de Chasse

Miarge 2000C, caccia francese molto famoso in campo aeronautico e con un discreto commercio mondiale Questo velivolo viene proposto dalla Italeri in scala 1/72 con le scatole facilitate dette “My First Model Kit”, dove all’interno possiamo trovare (oltre al kit) anche attrezzi per lavoro, colori ed un simpatico CD che spiega i vari step di montaggio.

  

Il kit per se stesso non è molto esaltante, con alcuni errori strutturali, ma soprattutto i pezzi non combaciano perfettamente tra loro ed devono essere ripresi con dello stucco per riempire i profondi crateri di congiunzione della fusoliera.

  

  

Comunque partiamo dal posto di pilotaggio, dove vanno sicuramente fatte delle migliorie aggiungendo qualche cavo e riprendendo un minimo il seggiolino eiettabile. Qualche aggiunta di cavi vanno fatte anche nei carrelli e nel vano degli stessi. Al momento di assemblare la fusoliera e la fusoliera con le ali, escono tutti problemi del velivolo. Quindi profonde stuccature e molte carteggiate per appianare il tutto.

  

  

Passiamo poi alla colorazione. Gli aerei francesi da difesa aerea hanno una livrea mimetica a due toni. Omogeneamente sono colorati con un Grigio FS 36320 (Gunze H307). Una volta date le prime mani poi si passa a schiarire i vari pannelli aggiungendo del grigio chiaro (Gunze H61) al colore di base. Poi sono passato alla mimetica vera e propria, passando a mano libera un Blue Gray (Gunze H42), anche questo poi opportunamente schiarito con del grigio chiaro per evidenziarne i pannelli del velivolo.

  

  

Al termine di tutto una mano di trasparente lucido per la posa delle decal. Devo dire che in questo kit le decal sono veramente poche, oltre ad offrire la possibilità di fare un solo velivolo, anche come stencil sono ridotti al minimo se non addirittura assenti……peccato…!!!

Dopo le decal lavaggio di rito, invecchiamento e mano di trasparente opaco per sigillarne il tutto.

  

  

Buon Modellismo a Tutti.....!!!!

Lavochkin La-5FN - kit Italeri - scala 1/72

Velivolo catturato dalla Luftwaffe - Fronte Orientale nel 1943/44

Vecchio modello della Italeri in scala 1/72, m discreto kit come base di partenza. Gli interni del posto di pilotaggio sono abbastanza spartani, e quindi migliorabili con un set di fotoincisioni dedicate al soggetto della Ceca “Bilek”. Le fotoincisioni di questa casa sono notevoli, molto ben dettagliate e che permettono di realizzare oltre che il cockpit anche i carrelli, il filtro sotto il motore e la corona del motore stesso.

  

Iniziamo quindi dal posto di pilotaggio, dando una mano di grigio chiaro, colore ripreso anche per i vani dei carrelli.

  

  

Le fotoincisioni sono dedicate al kit Italeri, quindi grossi problemi per il loro posizionamento non si riscontrano. Essendo un vecchio kit anni ’80, bisogna ripannellare un po’ tutto, anche se devo dire che questo modello offre un lavoro limitato.

  

Assemblata la fusoliera, compreso tutto l’apparato motore, si passa alle consuete stuccature di rito della fusoliera ed ali, quindi una buona carteggiata e via.

  

Il kit offre il tettuccio completamente chiuso, quindi ho dovuto con molta calma, staccare il pannello scorrevole dal resto del vetrino. Operazione che per quanto poco è molto delicata in quanto si può incappare in una rottura dello stesso vetrino e quindi sono cavoli amari…per fortuna tutto fila liscio.

  

Ho deciso di realizzare un aereo catturato dai tedeschi ed impiegato con le insegne della Luftwaffe. Da alcune ricerche ho  notato che la maggior parte dei LA-5FN della V-VS dall’inverno 1943/44 in poi, recavano uno schema in due tonalità di grigio, un medio (FS 36493) e uno più scuro (un Dark Grey).

Quindi la parte sotto del velivolo viene realizzata in azzurro chiaro (una giusta dose tra il Gunze H314 e H25….logicamente di H25 proprio una goccia tanto da sporcare lo H314), ripreso poi più chiaro nelle pannellature interne.

  

Per il Grigio medio ho usato il Gunze H306, anche questo poi schiarito all’interno delle pannellature. Alla fine ho passato a mano libera il Dark Grey (Gunze H331) ricreando le fasce sulla parte superiore (e laterale) del velivolo. Il piano di coda lo ho realizzato con due tonalità di rosso, prima quello più intenso e poi con una mascheratura ho dato un paio di mani di quello meno acceso per dare un po’ di movimento e renderlo meno pesante. L’ogiva motore ha ricevuto una mano di bianco, poi mascherato a fasce e ripreso con il rosso.

  

  

  

Sono poi passato alla posa delle decal, quindi dopo un paio di mani di lucido Gunze, sono stati fatti i lavaggi di rito con colori ad olio e alla fine una mano di opaco, ed il gioco è fatto.

  

  

  

  

  

Buon Modellismo a Tutti.....

Cima

Sbarco in Normandia

"Omaha Beach" - 6 giugno 1944

Rappresentare lo sbarco in Normandia per un modellista è impresa ardua: una singola scenetta, magari in scala 1\32, può dare il pathos del combattimento, far vedere armi e mezzi, ma difficilmente si riesce a dare il senso della grandiosità e le difficoltà dello sbarco, le centinaia di metri da percorrere, i terrapieni, i bunker incassati sulle colline e i loro settori di tiro incrociati,  i campi minati e gli innumerevoli ostacoli.

 

 

 

Solo le grandi dimensioni possono tentare  ad avvicinarsi a questo risultato. Naturalmente la scala ideale per questo non può che essere la 1\72. Ciononostante nel nostro diorama, 170 x 80, siamo riusciti a rappresentare solo 3\4 di un settore di sbarco dei 7 che dividevano Omaha Beach.

Abbiamo optato per una rappresentazione in profondità per poter comprendere sia il mare, che la spiaggia che le colline con una piccola parte dell’entroterra.

 

Il settore rappresentato è quello  di dog green: questo settore copriva l’ultima parte della spiaggia a Ovest e comprendeva un varco fra le colline per raggiungere Vierville e l’entroterra. 

Era un punto pesantemente presidiato da bunker sulla spiaggia e sulle colline, con postazioni “tobruk” con mortai e campi minati. Era presidiato dalla 352a divisione di fanteria tedesca.

 

Gli alleati sbarcati appartenevano alla 29a divisione (116° reggimento)  e al 5° reggimento ranger. Durante lo sbarco molte unità non hanno raggiunto i loro settori di competenza a causa del fuoco di sbarramento e della confusione creata dal fumo e dalle onde. I carri armati sherman ad Omaha  sono quasi tutti affondati o sono stati fermati dall’artiglieria tedesca sulla battigia.

Omaha comunque è stato il settore di sbarco, ed in particolare Dog green da noi rappresentato,  che ha tenuto con il fiato sospeso gli alti comandi alleati, tant’è che a metà mattina si stava quasi per far reimbarcare le truppe.

 

Il diorama

Il diorama nasce all’interno di un laboratorio didattico di modellismo della scuola media Berna di Mestre/Venezia, tenuto dal professor Papaccio Giovanni (il prof.), insegnate di lettere e malato di modellismo, tanto da creare dal 2008 un laboratorio pomeridiano di modellismo che mediamente viene seguito da 15-20 ragazzi di  2° e 3° media. Lo scopo del laboratorio è di favorire negli allievi  l’approfondimento e la passione per la storia attraverso una via originale e quantomai “antica” quale il modellismo.

 

Il diorama è stato costruito  dai ragazzi del  prof  tenuti a bada da altri due modellisti di lungo corso: Damir Maximovic che ha curato tutta la parte di colorazione e di costruzione, e Camuccio Carlo Alberto che ha curato la parte di ricostruzione storica.

Il diorama ha volto rappresentare il settore di sbarco dog green; il corrispondente settore di difesa tedesco invece si chiamava wn 71.

 

La ricerca storica non è stata semplice perché malgrado l’immensa mole di documenti sul D- day e su Omaha, ricostruire esattamente un settore preciso ha richiesto di incrociare molte fonti, ricostruire pazientemente i tipi di armamento, le truppe presenti, le costruzioni.  Le fotografie erano tutte post sbarco, in bianco e nero, spesso sfocate, e anche quelle aeree non ci aiutavano dato che molte fortificazioni erano distrutte o coperte. Teniamo comunque  presente che è un diorama con una funzione didattica che doveva insegnare la storia ai ragazzi delle medie.

 

Proprio per questo motivo sono state fatte delle scelte non storicamente corrette: per semplici motivi di spazio il diorama manca di una zona (circa 15-20 cm in scala) fra le pendici della collina e la strada dove c’é una zona piana con delle case. Inoltre a scopo didattico è stata aggiunta la postazione di artiglieria con la torretta di un panzer IV , che nella realtà era presente nel settore Dog White.  Anche la presenza di carri con la prima ondata è controversa:  alcune fonti dicono che non sono mai arrivati perché avevano sbagliato settore, altri che erano immediatamente affondati. Sempre per motivi di spazio il settore è stato tagliato alle pendici che si affacciavano sulla strada per Vierville, mantenendo però i bunker per il fuoco di infilata.  Subito dopo la strada iniziava il piccolo settore Charlie.

La rappresentazione vuole mostrare l’arrivo della seconda ondata alle ore 7,05 in condizioni di media marea: la prima ondata era stata spazzata quasi totalmente via: abbiamo rappresentato infatti i superstiti della prima ondata rannicchiati dietro il terrapieno o morti sulla spiaggia e sull’acqua, che nel frattempo era salita seguendo la marea coprendo sia i primi ostacoli marini che carri che caduti americani.

 

La seconda ondata è rappresentata da 4 mezzi da sbarco Lcvp (landing craft vehicle & personnel) e da un Lcm (landing craft mechanised) trasporta carri . Abbiamo utilizzatoper gli Lcvp kit  Heller e Pegasus, mentre l'Lcm per i carri è della Dragon. La colorazione dei mezzi è stato deciso di farla di color grigio azzurro: le foto in bianco e nero non ci aiutavano ma poi consultando e consultando si è optato per questo colore rispetto al grigio scuro. Da considerare che il colore variava anche a seconda delle squadre navali a cui appartenevano. La confusione dei mezzi sulla spiaggia era tale che ci è parso corretto impostare con questo colore. Uno è stato tagliato e fatto affondare, mentre gli altri sono stati oggetto di aggiunte come le corde laterali fatte con lo spago di risulta di un veliero francese della Zvezda (la Fregata "Acheron")

 

Restando sui mezzi. I due sherman M4  sono rispettivamente  un DWG (deep wading gear) della dragon e un DD (duplex drive) con il modello di base della Italeri. Poi il rivestimento impermeabile e galleggiante è stato auto costruito con stucco e cartoncino.  I pali con le mine Tellermann (gli asparagi di Rommel) e gli ostacoli a triangolo rovesciato contro i mezzi navali sono stati auto costruiti con dei bastoncini di legno per le olive da aperitivo. I cavalli di frisia invece sono di un set Hasegawa

Salendo verso la collina incontriamo il filo spinato appena dopo il terrapieno. Tutto il filo spinato del diorama è stato costruito con zanzariera grigia, tagliata a strisce sottili e poi arrotolata a mano su dei paletti di ottone colorati .Lavoraccio perché bisognava fare moltissimi giri di filo spinato per riuscire a dare una resa verosimile, e la zanzariera non obbediva docilmente ai nostri ordini di arrotolarsi.

Il bunker sulla spiaggia (che esiste ancora ed è affianco il monumento di Omaha beach) è il buon bunker della Italeri. Le modifiche fatte sono state l’inspessimento delle pareti e dei soffitti (erano di 2 metri di calcestruzzo) con del cartoncino, il tetto che doveva avere uno strato di erba e sassi. E’stato anche spostato il muro di contenimento, spostandolo di lato, da destra a sinistra della casamatta. All’interno abbiamo messo un cannone terribile Pak 43/41 (della Ace Models) : terribile da montare perché pieno di pezzi e pezzettini e con una plastica con parecchie sbavature ma friabilissima. Comunque un buon risultato. I contenitori delle munizioni sono tubicini di ottone.

 

Tutti gli altri bunker, sezioni di bunker,  tobruk o anche solo le porte d’accesso che si trovano sulla collina fra la trincea sono auto costruite con il cartoncino e poi dettagliati.

I sacchi delle trincee ed anche  alcuni cavalli di Frisia appartengono al kit della italeri “Battlefield accessories” .

I figurini sono di varie ditte:

i tedeschi sono Airfix e Italeri nella versione “German Infantry” e anche degli Italeri Africakorps modificati. Le truppe presenti ad Omaha avevano uniformi che comprendevano elementi vari sia della uniforme 39-43 (con gli stivali ad esempio) che quella adottata dopo il 43 (con scarponi e ghette). I serventi del Pak sono i figurini modificati dei due  set Italeri. Molti figurini con Mp40 sono stati modificati e dotati di fucile. I serventi delle Mg erano originariamente sdraiati, ma sono stati modellati in modo che stessero in piedi.

 

Gli americani:  erano presenti sia rangers  che truppe di fanteria. Sono stati utilizzati rangers della Pegasus, fanteria americana della Caesar set 1 e quelli della Italeri Us infantry, e anche qualche posa dell'Airfix. Sempre della Italeri è stato utilizzato un set di figurini di vecchia produzione che utilizzava gli stampi Esci. Tutti i soldatini sono stati modificati dal buon Maximovic aggiungendoci il giubbotto di salvataggio (i pegasus li avevano già) e creando nuove pose, per stare nel mezzo da sbarco, per le esplosioni , per la corsa, togliendo ad esempio le mitragliette grease gun che nel Giugno 44 non erano ancora in dotazione. Le armi sparse sulla spiaggia e in mare sono repliche in resina di quelle presenti nel set Dragon del mezzo da sbarco.

 

Il diorama ha una base in polistirolo. Sia la collina che il mare e la spiaggia sono pezzi di polistirolo tagliati ed incollati con vinavil fra loro. Per maggior robustezza fra un pezzo e l’altro sono stati inseriti dei perni in legno, ovvero dei lunghi stuzzicadenti da cocktail. Il polistirolo poi è stato lavorato con lime e taglierini per dare la forma irregolare o scavare trincee o postazioni.

 

Sopra il polistirolo poi è stato passato del semplice economico lo stucco da muro , anch’esso lavorato per creare forme adeguate al terreno. Il tutto è stato ricoperto da un fitto strato d’erba incollato con il vinavil, erba fatta di segatura colorata, setacciata accuratamente fino ad arrivare alle dimensioni adatte alla scala.

 

 

La sabbia della spiaggia è vera sabbia della Normandia, di Omaha! Raccolta dal prof Papaccio durante un suo viaggio sui luoghi dello sbarco (proprio  come il sergente di "Salvate il soldato Ryan"). Se non è realismo questo!

La stessa sabbia è stata utilizzata per rendere maggiormente realistiche le esplosioni sulla spiaggia. In pratica queste sono fatte con filtri per cappe aspiranti delle cucine (in Polipropilene) . Le esplosioni sul mare, bianche invece sono fatte di schiuma da imballaggio.

 

I cespugli della collina invece non sono auto costruiti ma sono sacchetti di erba e cespugli  per modellismo in commercio (Faller) : abbiamo fatto dei tentativi di usare della gommapiuma, colorata con acrilico verde,  ma il risultato era insoddisfacente. Anche usare radici vere non ci ha soddisfatto.

Il mare è uno strato di silicone trasparente, su fondo azzurro grigio, lavorato  con un pennello imbevuto di acetone, e poi colorato con il dry brush.

 

Il risultato finale è sicuramente d’effetto: ma l’effetto più gradito è sicuramente quello degli allievi che si sono talmente appassionati all’impresa da essere diventati delle ottime guide pronte ad illustrare a compagni e adulti tutti i particolari dello sbarco.

Non c’è che dire: obiettivo raggiunto! Dog Green conquistato!

 

 

 

Per approfondire:

il film “Salvate il soldato Ryan” di Steven Spielberg è sicuramente da vedere, cosi come

“Il giorno più lungo” film degli anni ‘60

“Il grande Uno rosso” del 1980 con Lee Marvin

Fra i libri

“D-Day. Storia dello sbarco in Normandia” di Ambrose Stephen 2004 Rizzoli editore

Per una visione generale “Normandy 1944 Allied landings and breakout” della Ospreypublishing, collana Campaingn

Oppure   “D-Day 1 Omaha Beach” della Ospreypublishing, collana Campaign

Se poi volete farvi una sparatina virtuale fra le fortificazioni tedesche  giocate al buon vecchio  “Call of Duty 2” della Activision

 

Curtiss P-40N-5 Warhawk - kit Academy - scala 1/72

74th Fighter Squadron di base a Kwellin in Cina nel 1944

Bel kit della Academy, ottimo direi se guardiamo il rapporto qualità/prezzo. Il posto di pilotaggio presenta un discreto dettaglio, le misure sono esatte (forse in coda più piccolo di un millimetro) e dettaglio esterno buono.

Per realizzare questo soggetto ho impiegato un foglio di fotoincisioni dedicato al modello P-40N adatte ad Academy ed Hasegawa.

 

 

Ho iniziato a dettagliare gli interni del posto di pilotaggio, e devo dire che c’è da perderci gli occhi….molti dettagli microscopici da assemblare tra loro e poi porr in sede. Alla fine comunque l’effetto è buono. Ho colorato gli interni in “Interior Green” con colori Gunze (H 58) e poi schiariti con un po’ di giallo acceso per fare un drybrush. Ho ripreso alcuni elementi con i colori della Valeljo, evidenziando con il nero gli interni, alcune leve e pulsanti in rosso ed altri elementi in argento. Ho notato che i velivoli molto spesso avevano il sedile color acciaio e quindi ho optato per questa soluzione.

Sono passato alla chiusura della fusoliera, e alla collocazione delle ali. Il vano carrelli è stato dettagliato con le fotoincisioni della Part, molto minuzioso nel dettaglio, anche se anche da kit il risultato sarebbe buono.

 

 

Come stuccatura il kit non ha grosse esigenze e tutto combacia abbastanza bene. Sulla parte inferiore ho passato le pannellature con un pennarello ero al posto del classico preshading.

 

 

Questo tipo di modello, il P-40N-5, aveva sulle ali quattro e non sei mitragliatrici come il resto dei velivoli, quindi va tolta l’arma più interna delle due ali, seppur sotto manteneva gli scarichi per i bossoli per tre armi.

 

Sono poi passato alla colorazione della parte inferiore. Ho usato un Neutral Gray della Gunze H53, poi schiarito con H61 per riprendere gli interni dei pannelli. Quindi ho mascherato il tutto e sono passato alla parte superiore con un Olive Drab 2 sempre della Gunze H78. Gli interni delle pannellature sono stati realizzati con del Olive Drab FS.34087 (Gunze H304), più chiaro del precedente che da una buona tridimensionalità al modello. Poi sono state fatte le macchie di Medium Green 42 (Gunze H302) sui bordi d’entrata e d’uscita alari. Queste macchie o onde venivano riprodotte molto spesso in loco e variavano spesso da velivolo a velivolo. Queste macchie furono poi abbandonate a partire dal 1944.

 

 

 

 

 

Terminata la livrea mimetica , ho dato come sempre un paio di mani di trasparente lucido e sono passato alle decals. Il soggetto da me scelto è per l’appunto un velivolo del 74th FS, con la famosa “bocca di squalo”. Proprio questo tipo di decal ha avuto alcuni problemi di posa non adattandosi bene al profilo del velivolo, dovendo fare diverse passate con l’ammorbidente per decal Mr. Mark Softer. Posate le decal nuova mano di trasparente lucido per fissare il tutto e quindi lavaggio con colori ad olio. Dopo il lavaggio copriamo il tutto con il trasparente opaco, riprendiamo ed aggiungiamo gli ultimi dettagli.

 

 

 

 

 

 

 

 

Buon modellismo a tutti....!!!!

Hispano HA-1112 "Buchon" - kit Academy - scala 1/48

Il modello della Academy si presenta in ottime stampate e discretamente dettagliato. Volendo aggiungere qualche kit di miglioria ne risulterà un ottimo modello.

Io andrò a realizzarlo da scatola, aggiungendo qualche parte auto costruita qua e la nell’interno della fusoliera. Diciamo che il velivolo è simile ad un Messerschmitt Bf.109G-10 rimotorizzato.

Partendo dalla fusoliera, devo dire che l’Academy abbozza sempre in maniera discreta gli interni dei velivoli, quindi con pochi ritocchi ed accorgimenti si può ottenere un risultato apprezzabile.

  

Gli interni vanno colorati con un grigio scuro (Gunze H 32), per poi schiarirli nei punti dove serve per dare tridimensionalità. Il pannello strumenti è stato colorato in nero e poi con un blu notte ne ho ripassato i contorni dando risalto allo stesso.

  

  

Una volta assemblato il velivolo la fusoliera e ali hanno avuto il bisogno di alcuni passaggi di stucco Tamiya per livellare meglio il tutto, quindi ripannellare i punti in cui è stato coperto il segno del pannello. Dopo il consueto montaggio di tutti gli accessori, si passa alla colorazione del velivolo.

  

 

Gli aerei di questo tipo recavano una livrea argentea sulla parte superiore , mentre inferiormente aveva un azzurro chiaro. Sono partito dalla parte inferiore, evidenziando le pannellature con del nero opaco. Poi ho dato il colore, una miscela di colori Gunze H314 e H25 in una rapporto di circa 10 a 1. La parte interna dei pannelli poi è stata ripresa con la stessa miscela leggermente schiarita.

  

  

Per il metallo userò i colori della Alclad. Prima ho dato un fondo con il primer stesso della Alclad (grey primer & micro filler). Una volta asciutto do dato su tutto il modello un Alluminium (ALC-101) e quindi ho evidenziato diversi pannelli e gran parte della fusoliera con il Dark Alluminium (ALC-103).

  

  

Asciutto il tutto, ho dato un paio di mani di trasparente lucido della Gunze per la stesura delle decal. Al termine nuova mano di trasparente lucido per i lavaggi ad olio e nuovamente trasparente per sigillare il tutto.

  

  

  

  

  

  

  

 Buon Modellismo a tutti.

 Reggiane Re.2002 Ariete - kit Italeri - scala 1/35

239^ Squadriglia del 102° Gruppo - Italia agosto 1943

Ottimo kit della casa costruttrice Italeri, anche se comunque possiamo riscontrare alcune imprecisioni sul disegno del modello.

Ma andiamo per gradi. Gli interni a grandi linee sono buoni, potrebbero essere montati anche così da scatola e il risultato sarebbe ottimo. Se si vuole dare un tocco in più esistono in commercio delle fotoincisioni che fanno al caso, come per esempio quelle che userò io della Eduard (FE.453) alcuni pezzi sono anche adesivi.

  

  

Partendo dagli interni del caccia, ho dato una prima mano di Verde Anticorrosione, che io ho riprodotto con una miscela di Gunze H312 e H309 (rapporto 7 a 1).

  

  

Poi sono passato alla posa delle fotoincisioni, molto belle e dettagliate. Ho cambiato il sedile, impiegando un sedile apposito che ha avuto alcuni problemi a rimanere al suo posto visto che risulta leggermente più piccolo di quello fornito dalla Italeri. Anche qui ho usato le fotoincisioni della Eduard per dettagliare il sedile con le cinghie, e alcuni piccoli problemi si sono riscontrati nel mettere le cinture sul poggiatesta della gobba della fusoliera. Nel complesso però molto buone.

  

Il problema principale del velivolo è dato dalla gobba superiore della fusoliera dietro il posto di pilotaggio, errore rimediabile con il set di correzione della Quickboost (QB.48321).

  

Ho deciso in oltre di produrre i flap di atterraggio aperti, e per tale operazione ho usato il set di miglioria sempre della Eduard (cod. 48627).  Il lavoro richiederà molto tempo e molta pazienza, soprattutto nel piegare una ad una tutte le centine interne dei flap. Il risultato però pagherà vista la perfezione delle fotoincisioni. Ulteriore attenzione va data durante l’inserimento dei flap in sede.

  

  

Da ricordarsi di aprire in fusoliera le due botole di accesso e portabagaglio, e sulle ali gli accessi per le mitragliatrici alari.

Assemblata la fusoliera e le ali ed unito il tutto, le stuccature saranno minime.

  

  

Anche il motore radiale è stato particolareggiato aggiungendo le aste delle candele sui pistoni mancanti (con dello sprue) e dei cavetti con del filo di rame.

  

Passando alla colorazione, il Reggiane era colorato con il classico Grigio Mimetico (Gunze H 317) e Verde Oliva Scuro 2 (Gunze H65).

In fusoliera ho colorato di bianco il punto in cui poi viene riprodotta la classica fascia bianca in fusoliera della maggior parte dei velivoli italiani ed il timone di coda dove andrò a riprodurre la croce bianca. Una volta mascherate le parti in questione, sono passato alla parte sotto con il Grigio Mimetico, poi schiarito per evidenziarne le pannellature con alcune gocce di grigio Gunze H 306. Dopo un paio di giorni di asciugatura, e dopo aver mascherato il tutto, sono passato alla parte superiore in Verde Oliva Scuro 2. Un paio di mani su tutto il modello, quindi una volta ben asciutto lo stesso colore lo ho schiarito con del verde Gunze H 309, schiarendo i pannelli e dando così tridimensionalità al modello.

  

Al termine della colorazione, il modello viene completato nel montaggio e quindi date un paio di mani di Gunze trasparente lucido per la posa delle decals. Il velivolo prescelto è il “239-4” il quale non recava i classici tre fasci sulle ali ma solo il cerchio nero. Sul muso l’emblema con la scritta “faso tuto mi”…..

  

  

  

  

Dopo la posa delle decal, nuova mano di trasparente lucido, lavaggi ad olio e un paio di mani di trasparente opaco per finire e sigillare il tutto…….

  

  

  

  

  

Buon Modellismo a tutti....!!!!! 

27 Ottobre 2013 Aviazione

FIAT CR.32

FIAT CR.32 “Freccia”

Non contenti dell’ottimo caccia che avevano precedentemente prodotto, il Fiat CR.30, l’ing. Celestino Rosatelli ed il suo ufficio tecnico svilupparono quello che si può considerare di gran lunga il più importante caccia biplano di tutti i tempi, il Fiat CR.32.

Fiat CR.32 durante gli anni '30.

Sono stati scritti molti libri in merito al più grande caccia italiano degli anni '30, il quale fu il più grande caccia in assoluto per i suoi tempi. Quindi i dati riportati di seguito sono molto generici e non vanno a valutare la vita operativa nel dettaglio del caccia italiano.

Tutte le immagini e le schede a colori sono state inserite a solo scopo modellistico.

 

Dati Tecnici

FIAT CR.32

Tipo caccia biplano monoposto

Apertura Alare 9,50 m

Lunghezza 7,45 m

Altezza 2,63 m

Superficie alare 22,10 m

Peso a vuoto 1.326 kg (I^ Serie), 1.400 kg (bis), 1.390 kg (ter), 1.386 kg (quater)

Peso totale 1.850 kg (I^ Serie), 1.970 kg (bis), 1.915 kg (ter), 1.905 kg (quater)

Motore un FIAT A-30RA in linea a 12 cilindri a V raffreddato ad acqua da 600 CV a

2.600 giri/min; poi dai “bis” con FIAT A-80RA “bis” più o meno simile.

Velocità max a l.m. 340 km/h (I^ Sr.), 330 km/h (bis), 329 km/h (ter), 338 km/h (quater)

Velocità max a 1.000 m 337 km/k (I^ Sr.), 330 km/h (bis), 328 km/h (ter), 337 km/h (quater)

Velocità max a 3.000 m 375 km/h (I^ Sr.), 350 km/h (bis), 351 km/h (ter), 356 km/h (quater)

Velocità max a 5.000 m 352 km/h (I^ Sr.), 329 km/h (bis), 343 km/h (ter), 340 km/h (quater)

Velocità di stallo 115 km/h (I^ Sr.), 115 km/H (bis), 105 km/h (ter), 108 km/h (quater)

Tempo di salita a 1.000 m 1’20” (I^ Sr.), 1’28” (bis), 1’35” (ter), 1’30” (quater)

Tempo di salita a 3.000 m 5’10” (I^ Sr.), 5’30” (bis), 5’25” (ter), 5’10” (quater)

Tempo di salita a 5.000 m 10’00” (I^ Sr.), 11’26” (bis), 10’20” (ter), 10’00” (quater)

Tangenza pratica 8.800 m (I^ Sr.), 8.000 m (bis), 7.670 m (ter), 7.550 m (quater)

Autonomia oraria 2h 00’ (I^ Sr.), 2h 30’ (bis / ter / quater)

Spazio decollo 270 m

Spazio atterraggio 230 m

Armamento (Breda-SAFAT) CR.32 I^ Sr. 2 mitragliatrici da 7,7 mm

CR.32bis 2 mitragliatrici da 7,7 mm e due da 12,7 mm

CR.32ter/quater 2 mitragliatrici da 12,7 mm

Primo volo 28 aprile 1933 a Torino Caselle

Paesi operatori Italia (Regia Aeronautica, Aviazione Nazionale Repubblicana, R.A./Co-obelligerant Italian Air Force, Aviazione Legionaria), Spagna (Aviacion Legionaria e Ejercito de l’Aire), Austria (Heimwehr Flieger Korps), Germania (Luftwaffe), Cina (Chung-Hua Min-Kuo K’ung-Chün), Ungheria (Magyar Királyi Honvéd Légierő), Paraguay ( ) e Venezuela (Fuerza Aérea Venezolana).

   

Fiat CR.32 prima serie

Descrizione

Il FIAT CR.32 “Freccia” era un caccia biplano, monomotore a struttura completamente metallica, con fusoliera in tubi di alluminio, rivestimento in duralluminio fino all’altezza del posto di pilotaggio, in tela la parte restante, tranne il dorso e la parte inferiore terminale della fusoliera, al di sotto dello stabilizzatore in duralluminio.

Le ali erano sesquiplane contraventate con classici montanti a “W” con tiranti in filo d’acciaio, con due longheroni in duralluminio e centine in profilato di alluminio a sezione quadrata, con rivestimento in tela.

Gli alettoni erano intermante metallici, ricoperti di tela soltanto sula superficie superiore dell’ala.

Carrello fisso carenato con ammortizzatori, ruotino di coda orientabile, non retrattile e carenato.

Piani di coda con struttura in tubi di alluminio, rivestimento in tela, rafforzati con montanti e tiranti.

Posto di pilotaggio in abitacolo completamente aperto, con vetro tagliavento e con sedile a poltrona.

Serbatoio principale di carburante inserito nella fusoliera in posizione baricentrica, della capacità di 325 lt, uno ausiliario a profilo aerodinamico, installato nell’intersezione delle semiali superiori della capacità di 25 lt; serbatoi protetti con blindatura “semapé”.

L’armamento della prima serie era composto da due mitragliatrici Breda.SAFAT da 7,7 mm, con predisposizione di altre due armi da 12,7 mm. La serie “bis” presentava due Breda-SAFAT calibro 12,7 mm sulla capota tura motore, sincronizzate (come nella serie iniziale), con l’aggiunta di due armi da 7,7 mm nelle semiali inferiori. Le serie “ter” e “quater” installavano solo due mitragliatrici Breda-SAFAT da 12,7 mm sulla cappottatura del motore, sincronizzate per il tiro attraverso il cerchio della rotazione dell’elica.

Nella funzione di assaltatori, i FIAT CR.32 vennero modificati per il trasporto e sgancio di bombe di piccolo e medio calibro (15, 20 e 50 kg) e l’aggiunta di una speciale spezzoni era sub-ventrale per munizionamento di circa 2 kg.

   

Fiat CR.32bis

Produzione

In totale vennero costruiti 1.053 aerei compresa la produzione per far fronte all’esportazione, mentre altri tipi della serie “quater” vennero costruiti su licenza dalla Hispano Aviacion di Siviglia (100 aerei). La produzione fu come segue:

 

FIAT CR.32

M.M. 201 primo esemplare prototipo

M.M. 2589-2638 50 macchine prodotte nel marzo/agosto 1934

M.M. 2639-2662 24 macchine prodotte nel novembre 1934/luglio 1935

M.M. 2663-2762 100 macchine prodotte nel luglio/novembre 1935

M.M. 2763-2870 108 macchine prodotte nel novembre 1935/febbraio 1936

Di questa serie, i primi 16 esemplari furono venduti alla Cina e poi altri 76 all’Ungheria.

 

FIAT CR.32bis

M.M. 2957-3011 55 macchine prodotte nel aprile/giugno 1936

M.M. 3012-3071 60 macchine prodotte nel luglio/ottobre 1936

M.M. 3072-3091 20 macchine prodotte nel gennaio/febbraio 1937

M.M. 3092-3169 78 macchine prodotte nel febbraio/maggio 1937

M.M. 3170-3239 70 macchine prodotte nel maggio/luglio 1937

Del CR.32bis, 45 aerei vennero venduti all’Austria.

 

FIAT CR.32ter

M.M. 3420-3519 100 macchine prodotte nel luglio/novembre 1937

M.M. 3520-3569 50 macchine prodotte nel novembre-dicembre 1937

Di questi 10 aerei vennero venduti alla Spagna.

 

FIAT CR.32quater

M.M. 3892-3961 70 macchine prodotte nel gennaio/marzo 193

M.M. 4043-4192 150 macchine prodotte nel marzo/settembre 1938

M.M. 4209-4245 37 macchine prodotte nel settembre/dicembre 1938

M.M. 4465-4494 30 macchine prodotte nel novembre-dicembre 1938

M.M. 4618-4667 50 macchine prodotte nel settembre 1938/maggio 1939

Di questi 27 vennero forniti all’Aviazione di Spagna, 10 al Venezuela e 4 al Paraguay (anche se in questo caso la cifra non è sicura).

FIAT CR.33

Versione del CR.32 con motore FIAT A.33 RC35 da 700 CV. Il primo prototipo (MM.296) volò nel 1935 e due successivi nel 1937. Questa versione non fu mai prodotta in serie.

FIAT CR.40

Prototipo con muso corto (MM.202) dotato di un motore Bristol Mercury radiale da 532 CV. Fu costruito contemporaneamente al prototipo del CR.32 e volò per la prima volta nel 1934. Aveva l’ala superiore a gabbiano collegata direttamente al dorso della fusoliera, assicurando così al pilota una maggior visibilità anteriore.

FIAT CR.40bis

Designazione di un prototipo (MM.275) con la medesima ala del CR.40 ma con un motore radiale FIAT A.59R da 700 CV. A causa della sua deludente velocità massima (circa 350 km/h) non venne prodoto in serie.

FIAT CR.41

Del tuto simile al CR.40, il CR.41 (MM.207) aveva un motore a 14 cilindri Gnome-Rhône 24Kfs da 900 CV. Venne adottato un impennaggio verticale di maggior dimensione per mantenere una maggiore stabilità direzionale. La velocità max fu di 381 km/h a 5.000 m, e fu collaudato tra il 1936 e il 1937, ma fu poi abbandonato in favore del FIAT CR.42 Falco.

 

Storia                                                               

Molto simile al predecessore Fiat CR.30, che già all’epoca era definito un vero “caccia moderno”, il CR.32 fu ancor più maneggevole, anche ad una ridistribuzione del peso, con una diversa collocazione dei serbatoi di carburante. Così il team di Rosatelli, nell’autunno del 1932 impostava i primi disegni del nuovo caccia che venne poi approntato entro la fine del marzo del mese successivo.

Fiat CR.32 della 73^ Squadriglia Caccia durante gli anni '30.

Nasce così il famoso Fiat CR.32-NC.1 che ricevette la Matricola Militare “201”. Nel pomeriggio del 28 aprile del 1933, il comandante Brach Papa si alza in volo dal campo di Torino-Caselle. Il capo collaudatore Papa era uno tra i migliori nel suo campo e ne fu semplicemente entusiasta, e non furono necessari ritocchi al velivolo, così in brevissimo tempo il velivolo fu pronto per essere sottoposto alle valutazioni e collaudo militare.

Nell’autunno del 1933, il CR.32 (M.M. 201) si trova al Reparto Sperimentale Volo di Guidonia, dove nelle mani di collaudatori e piloti militari da ottima prova di se e viene immediatamente ordinata la costruzione in serie. I primi velivoli di serie però verranno poi girati alla Cina, per evadere ad un contratto stipulato con questo paese per la fornitura di 50 caccia (poi ridotto a circa la metà).

Il primo velivolo di serie porta la M.M. 2589 e i primi velivoli completamente smontati vengono spediti in Cina, dove verranno poi assemblati in loco sulla base di Nangchang, un aeroporto situato nelle vicinanze di Shangai. In tutto gli aerei furono 24 ed i piloti cinesi ne rimasero entusiasti. L’unico inconveniente era che il motore italiano Fiat A.30 necessitava di una particolare miscela come carburante di benzina-alcool-benzolo (chiamata AS.3), diversa dalla comune benzina-avio. Questo inconveniente rendeva problematica la produzione di tale miscela e l’approvvigionamento dall'Italia per le forze aeree cinesi di Chang-Kai-Shek risultava difficile.

In Italia il CR.32 iniziò a giungere ai reparti da caccia a partire dalla primavera del 1935. Il primo reparto fu il 4° Stormo Caccia (9° e 10° Gruppo) di Gorizia, che fino a quel momento aveva volato con i Fiat CR.20 “Asso” ed i Fiat CR.30. Seguirono poi il 1° Stormo di Campoformido (6° e 17° Gruppo) in estate e il 3° Stormo di Bresso (18° e 23° Gruppo) a partire dal 18 novembre 1935. Via via nel 1936 toccò ad altri Stormi il passaggio sui CR.32