SFRISO FRANCESCO

SFRISO FRANCESCO

Mc Donnell Douglas F-4E Phantom II - Kit Hasegawa – Scala 1/72

Niru-ye Havayi-ye Artesh-e Jomhuri-ye Eslami-e Iran – 1998

Il McDonnell Douglas F-4 Phantom II è un cacciabombardiere supersonico biposto a lungo raggio, progettato e prodotto a suo tempo dall'azienda statunitense McDonnell Douglas nei primi anni sessanta. Divenuto nel corso della sua lunga vita operativa una delle icone della superiorità aerea americana durante la Guerra del Vietnam e nel periodo della Guerra fredda, è ancora in servizio presso alcune forze aeree. L'elevata flessibilità del progetto ha permesso l'evoluzione del Phantom fino ad includere versioni specifiche per la ricognizione aerea e l'attacco al suolo con munizionamento convenzionale e nucleare.

  

  

Gradualmente sostituito da aerei più moderni a partire dai primi anni novanta, è stato impiegato sia in numerose missioni di ricognizione che nel ruolo di Wild Weasel nel corso della prima Guerra del Golfo. Gli apparecchi in dotazione alla United States Air Force vennero radiati a partire dal 1996. L'F-4 Phantom II è stato impiegato dalle forze aeronautiche di altre 11 nazioni, in alcune delle quali, aggiornato, è ancora in servizio.

Complessivamente il Phantom venne prodotto dal 1958 fino al 1981 per un totale di 5.195 esemplari; rendendolo il secondo aereo da combattimento occidentale dotato di motori a reazione più costruito al mondo, secondo soltanto all'F-86 Sabre, che fu prodotto in poco meno di 10 000 esemplari.

  

  

L’Aviazione Iraniana o Islamic Republic Iranian Air Force (Niru-ye Havayi-ye Artesh-e Jomhuri-ye Eslami-e Iran), ricevette un tortale di 33 F-4D, 177 F-4E e 16 RF-4E, di questi velivoli, nel luglio 2017 risultano in servizio ancora 10 F-4D, 25 F-4E e 5 RF-4E.

  

  

Buon Modellismo a Tutti

Sfriso Francesco "Kekko"

Boeing/Mc Donnell Douglas/Hughes AH-64A Apache - Kit Italeri - Scala 1/72

U.S. Army / Afghanistan 2003

 
Il Boeing AH-64 Apache è un elicottero d'attacco sviluppato negli Stati Uniti d'America a partire dagli anni settanta. Utilizza un rotore principale e uno di coda, entrambi a quattro pale. L'elicottero è stato concepito come bimotore biposto in tandem, per l'impiego in missioni anticarro, assalto, scorta e caccia anti-elicottero, da svolgere in ogni condizione di tempo e di luce. L'armamento principale è costituito da un cannone automatico M230 Chain Gun calibro 30 mm. Può venire equipaggiato con una combinazione di missili anticarro, razzi e missili aria-aria agganciati alle alette laterali.
 
  
 
L'Apache è il principale elicottero d'attacco dell'esercito degli Stati Uniti e il successore del Bell AH-1 Cobra. Fu progettato dalla Hughes Helicopters per soddisfare i requisiti del programma "elicottero d'attacco avanzato" (in inglese AAH o Advanced Attack Helicopter) varato dall'U.S. Army nel 1972. In seguito, la McDonnell Douglas acquisì la Hughes Helicopters e continuò lo sviluppo dell'AH-64, ottenendo l'AH-64D Apache Longbow. Al termine di varie vicende societarie, il progetto è stato acquisito dalla Boeing Defense, Space & Security che ne continua la produzione per le esigenze statunitensi e per l'esportazione verso altri paesi.
 
  
 
  
 
Gli Apache hanno visto il primo impiego operativo in battaglia in occasione dell'impegno dell'U.S. Army durante l'invasione di Panamá del 1989. Altri impieghi bellici dell'elicottero da parte dell'esercito statunitense sono stati la Guerra del Golfo del 1991, la guerra del Kosovo nel 1999, la guerra in Afghanistan del 2001 e la guerra d'Iraq del 2003. Gli AH-64 israeliani hanno partecipato a tutte le principali operazioni militari del proprio paese a partire dagli anni novanta.
 
  
 
  
 
  
 
Buon modellismo a Tutti
 
Francesco Sfriso "Kekko"
 

Macchi MC.200 Saetta - Kit Italeri - Scala 1/48

85a Squadriglia del 18° Gruppo CT - Araxsos in Grecia nell'aprile 1942

L'85^ Squadriglia Caccia, era una delle tre Squadriglie che componevano il 18° Gruppo CT della Regia Aeronautica ; le altre due erano la 83^ e 95^ Squadriglia.

il reparto precedentemente operò con i Fiat CR.42, partecipando alle campagne di Francia, poi in Belgio con il C.A.I. rientrando in Italia tra la fine del 1940 e l'inizio del 1941. Dopo un primo turno in Africa settentrionale con i Fiat CR.42 Falco, il Gruppo rientrava in Italia per il passaggio sui Macchi MC.200 Saetta.

  

  

  

Con questi aerei passava per un breve periodo in Grecia (dicembre 1914-maggio 1942), per poi rientrare in Italia, riequipaggiarsi con gli stesso MC.200 Saetta ma nella versione Assalto, con l'aggiunta di travetti alari per portare delle bombe di piccolo calibro sotto le ali. Fu trasferito quindi in Africa Settentrionale, giungendo a Tripoli il 18 luglio 1942. In questo settore rimarrà fino al marzo del 1943, essendo uno degli ultimi reparti italiani a lasciare l'Africa. Qui, in questo settore, il reparto dall'ottobre del 1942 iniziò a passare gradualmente sui Macchi MC.202 Folgore, ma pur mantenendo nelle sue file diversi MC.200 Saetta provenienti ai vari reparti che lasciavano l'Africa.

  

  

  

Buon Modellismo a Tutti

Sfriso Francesco "Kekko"

Lockheed/GD F-16 Fighting Falcon - kit Italeri - scala 1/72

90° Anniversario del 23° Gruppo CI dell'AMI nel giugno del 2008

 
Costituito il 20 giugno 1918, il 23º Gruppo caccia ha svolto domenica 23 maggio 2010 l'ultimo servizio di allarme per la sorveglianza dello spazio aereo nazionale.
Dal 2004 il reparto è stato dotato di velivoli F-16 "Falcon", scelti come mezzo di passaggio tra l'F-104 e l'Eurofighter, ciclo concluso dopo sei anni. Gli F-16 ADF sono stati immessi in servizio in base ad un programma di Leasing denominato Peace Caesar F-16 program e sottoscritto dal governo italiano con il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.
  
 
  
L'era dei velivoli F-16 ADF era iniziata nel settembre del 2003, quando il primo di questi velivoli è atterrato a Cervia ed è continuata con il ritorno del 23º Gruppo alla sorveglianza dello spazio aereo nazionale a partire dal 1º gennaio 2004. Nel corso di questi anni il reparto ha svolto oltre 14.400 ore di volo impiegando una trentina di piloti, quattro dei quali hanno raggiunto il traguardo delle mille ore, con circa 80 decolli a causa di allarmi per intercettare velivoli fuori rotta o non autorizzati al sorvolo del territorio nazionale. Il reparto ha assicurato la copertura aerea in occasione di importanti eventi, quali il vertice NATO di Pratica di Mare, i funerali di Giovanni Paolo II, le Olimpiadi Invernali di Torino 2006 ed il G8 dell'Aquila. Un solo velivolo (MM.7238) è andato perduto, per cause tecniche, l'11 febbraio 2010, fortunatamente senza conseguenze per il pilota, magg. Luca Crovatti.
  
  
  
Il 4 giugno 2010 gli ultimi F-16 hanno lasciato definitivamente la base romagnola, alla volta del 37º Stormo di Trapani. Al loro posto sono arrivati da Pratica di Mare gli elicotteri del 15º Stormo, specializzati nella Ricerca e Soccorso (in inglese: SAR - Search and Rescue).
 
Buon Modellismo a Tutti
Sfriso "Kekko" Francesco

Lockheed/GD F-16 Fighting Falcon - Kit Revell - scala 1/72

349° Squadron (F) della Belgian Air Force

Questo reparto venne formato come reparto da caccia in Nigeria nel giugno del 1942, ed equipaggiato, nel novembre dello stesso anno, con i Curtiss P-40 Tomahawk. Inizialmente fu destinato alla difesa del Congo Belga, ma poco dopo fu trasferito per le operazioni in Africa settentrionale. in seguito passava in Gran Bretagna a Witterning, dove ricevette (il 5 giugno del 1943) i primi Supermarine Spitfire. Divenne operativo con questo reparto nell'agosto del 1943, iniziando ad operare nei cieli francesi.

  

  

  

Partecipava allo sbarco in Normandia, passando poi in suolo francese nell'agosto del 1944, compiendo missioni di cacciabombardamento e scorta ai bombardieri. Nell'aprile del 1944 passava in Olanda, e dopo la sconfitta della Germania, fu impiegato per un periodo nella forza di occupazione. Passerà sotto il controllo dell'Aviazione Belga il 24 ottobre del 1946.

L'avventura con i General Dynamics F-16A/B Fighting Falcon inizia nel 1976, e nel 1992 festeggia il 50° anniversario della formazione dello Squadron con F-16 commemorativo, raffigurante sul dorso uno Spitfire.

  

  

  

Buon Modellismo a Tutti

Francesco "Kekko" Sfriso

Messerschmitt Bf.109G-6 - Kit Italeri - scala 1/48

Maj. Jürgen Harder del 53° JG "Pik As" nell'aprile del 1944 di base a Maniago (PN)

Jürgen Harder (13 Giugno 1918 - 17 Febbraio 1945) fu un pilota da caccia della Luftwaffe divenuto asso al quale gli fu conferita la Croce di Ferro di cavaliere con foglie di quercia (in tedesco: Ritterkreuz des eisernen Kreuzes mit Eichenlaub). La Croce di Ferro di Cavaliere alla quale furono aggiunte Foglie gli vennero assegnate a riconoscimento dell'estremo coraggio in campo di battaglia o del suo successo come comandante militare. Harder ottenuto 64 vittorie aeree in circa 500 missioni. Tra queste 64 vittorie ci sono 9 bombardieri quadrimotori, abbattuti nel settore del fronte occidentale.

Su 25 aprile, 1944 Harder attaccarono una formazione di bombardieri quadrimotori ne abbatté uno e speronò un secondo, ottenendo la sua 49 e 50a vittoria aerea.

  

  

Harder rimase ucciso in un incidente aereo, mentre volava con un Messerschmitt Bf 109G-14 Werk.Nr. 784 738 (numero di fabbrica) per rottura di un pistone del motore che facendo perdere il controllo del mezzo al pilota.

Harder aveva due fratelli, entrambi piloti della Luftwaffe. Il fratello maggiore Harro con undici vittorie aeree accreditate è stato uno dei più importanti piloti da caccia tedeschi della guerra civile spagnola. Volava con la III./Jagdgeschwader 53 (JG 53), quando rimase ucciso in azione il 12 agosto 1940 nel Canale della Manica. Suo fratello Rolf è stato ucciso nel 1943 in Russia.

  

  

  

Buon Modellismo a Tutti

Francesco "Kekko" Sfriso.

Republic P-47D Thunderbolt - Kit Italeri - Scala 1/48

Aereo personale del Maj. Hugh D "Rowdy" Dow, basato a Tarquinia (Italia) alla fine di settembre del 1944.

Il 347th Fighter Squadron fu attivato il 1 ° ottobre 1942 a RAF Duxford, in Inghilterra. Assegnato alla VIII Fighter Command, il reparto era composto da piloti e personale proveniente dal 31st e 52d Fighter Group, e da americani che hanno operato nella Royal Air Force come volontari, prima dell'entrata degli Stati Uniti in guerra l'11 dicembre 1941.

  

  

Lo Squadron è stato inizialmente equipaggiato con velivoli Lend-Lease del tipo Bell P-39D Aircobra, (velivoli che erano stati venduti in Francia che stato sequestrato dagli inglesi dopo la caduta della Francia). Questi aerei sono stati designati P-400 per distinguerli dai p-39 impiegati dall'USAAF. Schierato in Marocco francese e assegnato alla 12^ Air Force venendo impegnata in combattimento durante la campagna del Nord Africa. Per un breve periodo fu equipaggiato con i Lockheed P-38 Lightning da giugno a settembre 1943.

  

  

Riequipaggiato con i Republic P-47D Thunderbolt dal gennaio 1944, fu impegnato in combattimento durante la campagna in Italia. Fu impiegato attivamente durante le fasi di sbarco nell'isola d'Elba nel giugno 1944 e ha sostenuto l'invasione della Francia meridionale nel mese di agosto. Tornato in Italia, prese base a Tarquinia AB, ed impiegato nel settore della Pianura Padana, nell'inverno 1944-1945 fino alla fine della guerra nel maggio 1945.

  

  

  

Buon Modellismo a Tutti

Sfriso "Kekko" Francesco

Fiat 508CM Coloniale - Kit Italeri - Scala 1/35

Africa settentrionale 1941

La Fiat, quando nel 1937 aveva lanciato la 508C Nuova Balilla, aveva estrapolato dalla versione civile un modello tattico per le forze armate denominato Fiat 508C Coloniale, esattamente come aveva fatto in precedenza con la Fiat 508M. La vettura, carrozzata torpedo a quattro porte e quattro posti, conservava le forme della progenitrice, compreso il caratteristico "musetto", e fu prodotta per il Regio Esercito dal 1937 al 1939.

Nel frattempo, l'11 luglio 1938 venne presentata ad Avezzano la 508CM, evoluzione della precedente vettura coloniale, caratterizzata da forme squadrate e sospensioni rinforzate. Entrata in servizio nello stesso anno nel Regio Esercito e nella Regia Aeronautica, rimase in produzione fino al 1945, per un totale di 6000 esemplari prodotti, alcune centinaia dei quali per la Wehrmacht dopo l'Armistizio di Cassibile. Fu la vettura da ricognizione e collegamento più diffusa tra i comandi del Regio Esercito durante la seconda guerra mondiale. Oltre che nelle versioni militare standard e camioncino, fu prodotta, fino al 1943, anche una versione Fiat 508CM Coloniale, adattata per l'impiego nei teatri dell'Africa Orientale Italiana ed in Libia. Inoltre, in vista delle operazioni sul fronte orientale, venne realizzata la versione con carrozzeria chiusa Fiat 508CM Berlina FO (Fronte Orientale). Dopo la guerra, continuò ad essere utilizzata fino al 1960 dalle forze armate repubblicane.

  

  

  

  

  

Buon Modellismo a Tutti

Sfriso "Kekko" Francesco

AMX Internatonal AMX - kit Kinetic - scala 1/48

51° Stormo Aeronautica Militare Italiana

Origini del progetto

L'AMX "Ghibli" è un cacciabombardiere leggero monoposto sviluppato da un consorzio Italo-brasiliano all'inizio degli anni '80 ed entrato in servizio con l'AMI e la FAB all'inizio degli anni '90. I nuovi aeroplani sono andati a sostituire in Italia gli ormai superati G-91R ed Y costituendo un moderno ed efficace complemento per i più costosi PANAVIA Tornado. Visto in quest'ottica, anche il nome "Ghibli" dato al nuovo velivolo risulta particolarmente indicato.

Lo sviluppo dell'AMX cominciò nell'aprile 1978 quando l'Aeritalia (oggi Alenia Aerospazio) e l'AerMacchi combinarono le loro risorse per soddisfare il requisito dell'AMI per un velivolo leggero multiruolo da attacco/ricognizione e ricevette un nuovo impulso nel 1980 quando la brasiliana EMBRAER si unì al programma italiano al fine di soddisfare un requisito analogo della FAB.

Le specifiche comuni tra AMI e FAB, tra le quali buone prestazioni di decollo da piste corte, velocità operativa alto-subsonica e sistemi di navigazione/attacco avanzati, portarono ad un accordo iniziale nel luglio 1981 per una produzione complessiva di 266 aeroplani. Gli ordini comprendevano 79 AMX per il Brasile e 187 (poi scesi a 136) per l'Italia, più sei prototipi e linee di produzione presso Aeritalia, AerMacchi ed EMBRAER. 

ACOL upgrade (Italia)

Nel 2002 l'AMI ha optato per un programma di upgrade meno ambizioso che potesse garantire alla linea AMX di rimanere in servizio oltre il 2018, quando sarà sostituito dal Lockheed Martin F-35 Joint Strike Fighter. Il programma di ammodernamento, denominato ACOL e destinato sia alla versione monoposto che biposto, prevede le seguenti modifiche:

completa notturnizzazione con compatibibilità NVG;

nuovo sistema di navigazione IN/ GPS;

nuovo sistema di navigazione e assetto di riserva ( SAHR);

nuovo display LCD multifunzione;

nuovo Computer Symbol Generator con incorporate funzioni Digital Map;

integrazione di armamento intelligente (GBU-32);

crash recorder;

altri equipaggiamenti aggiornati;

Il primo prototipo monoposto in configurazione ACOL (IX101, M.M.7189) ha volato il 30 settembre 2005, seguito il 7 giugno 2006 dal prototipo biposto (IT009, M.M. 55034). Il primo esemplare di serie (IX074, M.M.7162), modificato presso gli stabilimenti Alenia Aeronautica di Torino/Caselle, ha volato il 17 ottobre 2007 per la prima volta con la nuova configurazione avionica ACOL completa, oggetto di sperimentazione in volo sui due prototipi (IX101 gestito da Alenia Aeronautica ed IT009 da Alenia Aermacchi) ciascuno dei quali dedicato allo sviluppo di un sottoinsieme specifico dell’intero pacchetto di modifiche.

Il primo reparto a ricevere i velivoli aggiornati è stato il 13º Gruppo del 32º Stormo di Amendola (il 2 agosto 2007), seguito da 103º, 132º e 101º Gruppo. L'AMI ha concluso la modifica di 43 velivoli monoposto e 12 biposto nel 2009 e con la dismissione dei velivoli non modificati, ora l'intera flotta dei velivoli AM-X risulta in configurazione ACOL.

Tra il 2007 e il 2009, il "Reparto Sperimentale Volo" di Pratica di Mare ha effettuato una intensa attività di test per affinare il software dei nuovi apparati avionici e per permettere l'integrazione del nuovo pod da ricognizione RecceLite; grazie a questi sforzi, e all'esperienza maturata con la nuova macchina nelle esercitazioni "Green Flag" e "Red Flag", svolte nell'estate 2009, il 4 novembre 2009 4 AM-X in configurazione ACOL sono stati rischierati sulla base di Herat in Afghanistan in supporto alla missione ISAF, inquadrati nel Task Group "Black Cats" della Joint Air Task Force (JATF); in un anno di operazioni, il Task Group ha totalizzato più di 1800 ore di volo suddivise in circa 700 missioni operative.

A-1M Mid-Life Upgrade (Brasile)

Alla fine del 2008, Embraer ha siglato un accordo da 67 milioni di dollari con l'israeliana Elbit Systems per l'ammodernamento del sistema avionico della propria linea di A-1 (monoposto) e TA-1 (biposto); il programma prevede i seguenti aggiornamenti:

adozione di un nuovo computer di missione;

nuovo "glass cockpit" con 3 schermi multifunzione a colori e funzioni di mappa digitale;

nuovo sistema di gestione dell'armamento;

nuovo sottosistema di protezione elettronica fornito dalla Elisra, sussidaria di Elbit Systems.

Impiego presso i Reparti Operativi

Attualmente i Gruppi di volo italiani equipaggiati con l'AMX "Ghibli" sono:

  • 103º Gr. del 51° Stormo (Istrana - TV)
  • 132º Gr. del 51° Stormo (Istrana - TV)
  • 13º Gr. del 32º Stormo (Amendola - FG) 101º Gr. OCU del 32º Stormo (Amendola - FG)
  • 51° Stormo (Istrana - TV)

Il 132º Gr. è specializzato nelle missioni di ricognizione con l'uso del pod fotografico/IR Orpheus (sostituito nel 2009 dal RecceLite), mentre il 101º OCU si occupa dell'addestramento dei nuovi piloti assegnati alla linea AMX ed è equipaggiato principalmente con la versione biposto AMX-T.

IL MODELLO KINETIC 1/48

E finalmente, dopo anni di sospirata attesa, ecco sui nostri tavoli di lavoro il sospirato modello della Kinetic, uno scatolone pieno zeppo di stampate, trasparenti, un paio di fotoincisioni e ottime decals, il libretto di montaggio invece lascia un po’ a desiderare e consiglio vivamente di spulciare informazioni sui vari forum per avere un montaggio più sereno, io mi sono per esempio documentato su Modellismo+ dove un bravissimo modellista come Pierpaolo Maglio ha fatto un ottimo lavoro e ha pubblicato un accurato w.i.p. dal quale ho appreso alcune dritte sul montaggio, come quella ad esempio delle prese d’aria da inserire prima di chiudere le due valve di fusoliera, o come vada ricercato il pezzo ove incastrare il cannone Vulcan che non è inserito nella numerazione né a cui si accenna sul libretto di montaggio…le stampate sono finemente sviluppate in negativo e vi è la possibilità di montare una bella quantità di carichi alari, và aggiunto inoltre che sono presenti due stampate doppie il che non guasta se si fa qualche errore.

  

  

  

 

 

Il cockpit è molto ben fatto, anche in assenza di after-market si può davvero fare bene, alcune fotoincisioni corredano il seggiolino e l’Hud, inoltre la “vasca” è agevolmente lavorabile prima di agganciarla al resto del velivolo, cosa che deve essere fatta con una buona dose di pazienza e cautela ma che limita molto l’uso dello stucco; ricordarsi di inserire le gambe del carrello prima di chiudere le fusoliere, altrimenti sarà quasi impossibile farlo dopo!!in generale l’assemblaggio non è stato ostico, poco stucco utilizzato, principalmente per i le prese d’aria.

  

  

 

  

Mi ero procurato delle bellissime decals della Caracal che danno la possibilità di fare 2 special color e altri esemplari italiani del 51° e 32°, ma la mia scelta è caduta su un esemplare dei gatti neri del 51°, a ricordo di una mia visita in età adolescenziale ad Istrana..per la colorazione..non è facile ricreare il grigio A.M.I., ma spulciando sempre in rete ho visto che facendo 90% di H308 gunze e 10% di H1 ci si avvicina molto! Una volta sistemate al loro posto e colorate tutte le antenne varie, ho passato una bella mano di Future per passare alla posa delle decals, quindi nuovamente future per proteggerle ed iniziare la fase di invecchiamento, avvenuta col fenomenale “Paneliner” dell’AK,un prodotto che capillarizza in maniera eccellente e che dopo 5/10minuti, una volta passato un cotton-fiock o un panno per gli occhiali, rimane perfettamente al suo posto dando una resa perfetta! Ho quindi dato una bella mano di opaco per sigillare il tutto e finalmente ho potuto ammirare un modello per il quale sento per la prima volta di aver dato il meglio, è stato veramente bello cimentarsi con il “topone” e già un’altra scatola mi sta strizzando l’occhiolino, assieme a quella del biposto…sarà che l’ho aspettato tanto, ma davvero mi sento molto contento di aver arricchito la mia bacheca con questo splendido kit.

  

  

 

 

Buon modellismo a tutti!

Francesco.

AgustaWestland AW-101 - kit Italeri - scala 1/72

2° Gruppo Elicotteri della Marina Militare Italiana

AgustaWestland AW101 è un elicottero militare multiruolo a tre turbine da 15 tonnellate prodotto anche per il mercato civile. L'elicottero è stato sviluppato grazie ad una joint venture tra la italiana Agusta e la britannica Westland Aircraft, in seguito sfociata nella fusione delle due società in AgustaWestland e nella successiva acquisizione di tutto il pacchetto azionario da parte di Finmeccanica. Gli AW101 in servizio con le forze armate del Regno Unito, Danimarca e Portogallo, sono chiamati Merlin.

Nella primavera 1977, il Ministero della difesa britannico emise un requisito per un elicottero antisommergibile per sostituire i Westland Sea King della Royal Navy. La Westland propose in risposta con un progetto indicato come WG.34 che fu approvato dai militari per il successivo sviluppo.[2] Nel frattempo, anche la Marina Militare era alla ricerca di un sostituto per i suoi Sea King prodotti su licenza dalla Agusta, il che portò quest'ultima a intavolare delle discussioni con la Westland per un possibile sviluppo comune. Tra le due società venne finalizzato un accordo che portò nel novembre 1979 alla creazione di una nuova società dal nome EH Industries Limited (EHI), con sede a Londra e attivata nel giugno dell'anno successivo per seguire il progetto. Man mano che gli studi progredivano, la EHI si rese conto del mercato potenziale per elicotteri con le stesse caratteristiche di quelli richiesti dalle marine militari britannica e italiana.

Il 12 giugno 1981, il Regno Unito confermò la sua partecipazione al programma, finanziando un budget iniziale di 20 milioni di sterline per lo sviluppo di 9 esemplari di preserie [3] Al Salone internazionale dell'aeronautica e dello spazio di Parigi-Le Bourget del 1985, la Agusta espose un mock-up di una versione multiruolo del nuovo elicottero, preliminare rispetto alle versioni personalizzate. Dopo un lungo periodo di sviluppo, il primo prototipo volò il 9 ottobre 1987. Nel corso dello sviluppo, è stata messa a punto una versione civile dal nome Heliliner.

L'EHI ha cambiato nome nel gennaio 2004 in AgustaWestland International Limited come effetto della fusione tra le due aziende aeronautiche. Di conseguenza nel 2007 l'EH101 è stato rinominato AW101. Nel 2005, lo United States Department of Defense americano ha scelto tra una rosa di tre candidati il progetto industriale US-101 presentato dall'alleanza Lockheed Martin-AgustaWestland. La commessa è stata annullata dal Governo Americano, prendendo spunto dall'esplosione dei costi. Sull'esito ha influito principalmente l'azione di lobby di Sikorsky, storico fornitore della Casa Bianca, che mal sopportava di essere stato soppiantato dall'azienda italo-britannica. L'elicottero sotto il nome di VH-71 Kestrel, doveva essere utilizzato per costituire la nuova flotta elicotteristica del Presidente degli Stati Uniti assumendo il codice di chiamata "Marine One".

Attualmente l'AW101 è in corsa per la fornitura all'Aeronautica degli Stati Uniti di un nuovo tipo di elicottero da ricerca e soccorso in combattimento (CRH). Il primo acquirente internazionale dell'AW101 è l'Algeria che ha firmato un ordine di 6 esemplari a fine novembre 2007.

Nel marzo 2010 l'aeronautica militare indiana sceglie l'AW101 come elicottero da impiegare per il trasporto governativo e ne ordina 12 esemplari. L'AgustaWestland fornirà, inoltre, all'aeronautica militare indiana anche cinque anni di supporto logistico e l'addestramento iniziale dei piloti e degli specialisti, per un valore di 560 milioni di euro.

L'AW101 sarà anche il futuro elicottero dell'Aeronautica Militare italiana per le operazioni di "Combat SAR" e le "Special Operations". La futura macchina, che la forza aerea ha designato HH-101, è oggetto di un'esigenza per 12 esemplari (più tre opzioni). Derivato dall'esperienza del modello EH-101 ASH in forza alla Marina Militare era originariamente definito EPAM (Elicottero Pesante Aeronautica Militare). Il contratto per i prime due è stato firmato da Armaereo nel dicembre 2010, con consegne previste per la fine del 2014.

La macchina è stata prescelta dall'aeronautica militare norvegese in un contratto da 1,15 miliardi di €, per 16 elicotteri da fornire entro il 2017, con addestramento dei piloti ed una opzione per altri sei elicotteri

IL MODELLO

Ottima la scatola Italeri dedicata al soggetto in questione, le stampate sono in negativo, la plastica buona e i dettagli ben curati; per chi ha il pallino dell’autocostruzione ci si può sbizzarrire nel dettagliare la cabina, dal momento che i molti trasparenti permettono di vedere dentro e si possono tenere i vani aperti, compreso il portellone di carico posteriore.

  

  

Il modello si monta con parecchia facilità, è un po’cervellotico l’incollaggio dell’albero rotore e ci sarà bisogno di un po’di stucco per quanto riguarda la composizione della struttura dove sono alloggiati i carrelli e sulla cerniera del tronco di coda, che può essere montato piegato per permettere l’alloggiamento all’interno di una nave…nulla che comunque non si possa superare, basta dotarsi di pazienza, stucco e carta abrasiva fine.

  

  

Ho solamente tentato di ricreare col milliput la struttura fono assorbente della cabina, ma la cosa è poco visibile se non sbirciando dal portellone di carico posteriore…forse è meglio che non si veda, essendo un primo esperimento.

Ho voluto, per ragioni di spazio, montare l’elica ripiegata, un po’me ne pento ma a volte bisogna anche pensare alle vetrinette!!

Una volta primerizzato, e ovviamente avendo pensato già prima a procurarmi le mascherine pretagliate per coprire i molti trasparenti…(attenzione, non ne esistono per il modello specifico, bisogna prendere quelle per l’EH-101 e oi aggiungerne due – tre per coprire i finestrini mancanti), sono passato alla colorazione con il Gunze H 307, mentre l’elica è stata colorata in grigio blu scuro.

Passata una prima mano di trasparente lucido, ho applicato le decals, sempre sulla zona alloggiamento carrelli ci sono le decals sbagliate, bisogna ritagliarle poiché non coincidono molto con la struttura, e altre sono errate nella zona del rotore…peccato, perché sono di ottima fattura…

  

  

Altra mano di lucido e poi un lavaggio leggero con il wash della mig deep gray, non troppo dato che i mezzi sono nuovi e sono lavati visto l’utilizzo. Una mano di opaco e pronto per prendere posto nella vetrinetta!

Sono molto soddisfatto della realizzazione, essendo praticamente il primo primo frullino, e penso non sarà l’ultimo!

Buon modellismo a tutti!

Kekko

Eurofighter Typhoon - Kit Italeri - Scala 1/72

Royal Saudi Air Force

Il 17 settembre 2007, l'Arabia Saudita ha firmato un contratto di 4,43 miliardi di sterline che prevede l'acquisizione di 24 Typhoon Tranche 2 e 48, assemblati negli stabilimenti sauditi, appartenenti alla Tranche 3 con consegne a partire dal 2011. L'Arabia Saudita sta considerando l'ulteriore acquisto di altri 24 velivoli che potrebbero aumentare fino a 72. Il 22 ottobre 2008, il primo Typhoon con la livrea dell'Aeronautica saudita ha volato nei pressi dell'Aerodromo di Warton, di proprietà della BAE Systems, e nel giugno 2009 è stato consegnato il primo aereo.

Il 24 agosto 2010 un Eurofighter Typhoon pilotato dal tenente colonnello della Al-Quwwat al-Jawwiyya al-Sa'udiyya (Aeronautica militare dell'Arabia Saudita) insieme con l'istruttore spagnolo è precipitato vicino a Morón de la Frontera, nel sud della Spagna. L'aereo è decollato dalla Base aerea di Morón per un volo d'addestramento, l'istruttore spagnolo si è catapultato, invece l'allievo saudita si è schiantato insieme con l'aereo. Le cause dell'incidente non sono state comunicate.

IL MODELLO

Italeri ripropone con una nuova grafica e qualche piccola revisione il vecchio modello del prototipo, aggiungendo uno splendido foglio decals per riprodurre parecchi esemplari italiani e degli altri paesi che annoverano l’aereo nel proprio organico.

Essendo passato parecchio tempo dalla costruzione del precedente modello, non saprei dire quanta innovazione ci sia stata, sicuramente non è il Revell, e sicuramente ho riscontrato le stesse lacune della volta scorsa…comunque il montaggio è semplice, i pezzi non sono molti e lo stampo è in negativo, c’è bisogno di stucco, non molto, per le giunzioni ala/fusoliera, per le prese d’aria e per il radome, ma la costruzione è molto easy. Il cockpit andrebbe migliorato soprattutto per quanto riguarda le apparecchiature poste dietro al seggiolino, ma il seggiolino per esempio ha già le cinture prestampate.. si può inoltre configurare il modello con una buona gamma di armi.

  

  

Dal momento che ho intenzione di acquistare il Revell oppure l’hasegawa, ho conservato le decals per gli esemplari italiani, e mi sono indirizzato verso l’esemplare saudita che era quello che forniva una livrea diversa al solito monogrigio; ho quindi, dopo aver stuccato e primerizzato il soggetto, proceduto ad un primo passaggio di gunze H308 su tutte le superfici, per poi a mano libera sempre con l’aerografo, dare il gunze H307 sulla superficie superiore delle ali, sui piani di coda e attorno all’abitacolo, creando una cromia differente ed interessante.

Una mano di future e poi le copiose decals, che non mi hanno dato problemi, poi di nuovo future e lavaggi col deep gray wash della mig, infine una mano di opaco per sigillare tutto.

  

  

Piacevole costruzione e soddisfatto della scelta di fare un esemplare diverso dalle solite forze aeree!

Buon modellismo a tutti!

Francesco "Kekko"

Siluro Lenta Corsa - Kit Italeri - Scala 1/35

Il "Maiale" della X^ MAS 

L' S.L.C., denominato familiarmente "Maiale", era un siluro adattato a trasportare, a bassa velocità, due operatori muniti di respiratori subacquei autonomi ed una carica esplosiva da applicare occultamente alla carena della nave avversaria all'ormeggio.

I primi S.L.C. elaborati poco prima dello scoppio della seconda Guerra, erano lunghi 7.30 mt e avevano un motore elettrico di 1.6 HP di potenza; l'alimentazione era fornita da una batteria d'accumulatori. La velocità massima era di 3 nodi con un'autonomia di circa 15 miglia alla velocità di 2.5 nodi.

Il trasportatore era dotato di timoni di profondità e di direzione, di casse assetto e di strumentazione comprendente una bussola magnetica, un profondimetro, un orologio, un voltmetro, due amperometri ed una livella a bolla d'aria per il controllo dell'assetto longitudinale. Il trasportatore era costituito da tre sezioni: nella prima, di forma arrotondata per favorire la navigazione del mezzo, era collocata la carica (230 Kg circa di Tritolital o Tritolite) con i relativi congegni di scoppio. Tale parte, chiamata testa di servizio, veniva staccata dal resto del mezzo e applicata  sotto la chiglia della nave.  La parte centrale, di forma cilindrica denominata corpo centrale, conteneva le batterie ed esternamente le strutture sulle quali erano ricavati i posti per i due operatori. Nella terza, di forma tronco conica denominata coda, era alloggiato il motore e l'armatura che portava le eliche e i timoni.

Trasformiamoci ora in assaltatori e vediamo come avveniva l'attacco:
ci troviamo nell'interno del sommergibile avvicinatore; i nostri apparecchi sono rinchiusi in appositi cilindri a tenuta ermetica, disposti in coperta. Dopo qualche giorno di navigazione raggiungiamo i  paraggi della base da attaccare. Saremo messi a mare alla minima possibile distanza dal porto nemico consentita dalle difficoltà naturali e da quelle create dalla difesa avversaria. Appena usciti dal sommergibile, ogni equipaggio estrae il proprio apparecchio dal cilindro ed esegue varie prove per accertarsi che non abbia subito danni durante la navigazione di avvicinamento; se tutto va bene, seguendo le indicazioni luminose della bussola, metterà alla massima velocità dirigendo, con le rotte precedentemente stabilite, verso l'imboccatura del porto.

Durante questa fase terremo la testa fuori acqua per orientarci e, per non affaticarci troppo, respiriamo all'atmosfera.
Ridurremo la velocità, a mano a mano che ci avviciniamo al raggio di sorveglianza delle sentinelle nemiche; se un'imbarcazione in perlustrazione minaccerà di scoprirci, o il raggio di un proiettore in ricerca si indugerà su di noi, spariremo sott'acqua, mediante una rapida immersione nella rotta d'avvicinamento.
Ed ecco il nostro maiale urtare contro l'ostruzione retale; ci si passerà sotto se esiste un varco, oppure lo si creerà mediante alza-rete o taglia-rete. Siamo all'interno del porto; a piccolo moto, con appena mezza testa fuori d'acqua ("quota occhiali"), si dirige verso il bersaglio che ci è stato assegnato e di cui conosciamo perfettamente l'ubicazione, e quindi le rotte d'avvicinamento, e la sagoma, che abbiamo mille volte studiato sotto tutti i possibili aspetti.
Finalmente eccola, la nave che ci è stata assegnata: l'abbiamo individuata. Vediamo la sagoma del nostro bersaglio in risalto contro il cielo. Lo abbiamo sognato per mesi, ci siamo allenati per anni. Questo è il momento conclusivo. il successo significa la gloria; il fallimento un'occasione unica fallita per sempre. A quota occhiali ci si avvicina fino a una trentina di metri dal bersaglio. Forse vi è qualche luce in coperta; il bagliore di un fiammifero che accende una sigaretta, o qualche nota di canzone dal locale equipaggio, ti ricordano che quel che cerchi di uccidere è cosa viva. Prendi la rotta esatta sulla bussola, poi allaghi la cassa d'immersione e l'acqua si chiude sulla testa.
Tutto è freddo, buio e silenzio. Ora sei a profondità sufficiente; chiudi la valvola d'allagamento, metti a lento moto il motore e scivoli in avanti. L'oscurità diventa improvvisamente più fonda: sai che sei sotto al nave. Fermi il motore ed apri la valvola che caccerà via l'acqua della cassa d'immersione. Mentre sali metti una mano su, sopra la testa. Ti domandi se incontrerà lamiere lisce o taglienti denti di cane che ti rovineranno le dita o, peggio ancora, faranno a pezzi il tuo vestito di gomma e l'acqua di mare vi penetrerà.
Eccoci contro la carena. Ora spingi il siluro all'indietro, finché il tuo secondo uomo può agguantare l'aletta di rollio larga un paio di spanne, che corre su ciascun fianco della carena di ogni grande nave. Senti un colpo sulla spalla: è il secondo che ha trovato l'aletta e vi sta fissando un morsetto; due colpi sulla spalla: il morsetto è fissato. Avanti ora, per raggiungere l'aletta dell'altro lato. il secondo sta svolgendo una cima dall'una all'altra. Fissa il secondo morsetto. E ora indietro di nuovo, e con le gambe trattieni il siluro, il tuo secondo viene fuori dal suo posto e, passandoti a fianco, si porta sulla testa del maiale davanti a te. Nel buio tu sai che sta collegando la testa carica alla cima tesa sotto la nave fra le alette di rollio. Ora la testa è staccata; la spoletta a orologeria, che farà esplodere i 300 Kg della carica fra due ore e mezzo, comincia a scandire i suoi secondi. L'uomo torna al suo posto; tre colpi sulla spalla: tutto fatto. Il lavoro è terminato. Metti in moto il motore, ti sfili di sotto la nave, e dolcemente vieni a galla. Ora puoi pensare a metterti in salvo.

Durante la guerra furono apportate numerose migliorie e furono costruiti diversi tipi di S.L.C. mantenendo, però, pressoché inalterato il profilo d'attacco.

IL MODELLO

Finalmente ho deciso di mettere mano al modello ottimamente sviluppato da Italeri in 1/35, per rendere omaggio agli eroi senza tempo che tanto hanno riempito di orgoglio le pagine della nostra storia, ce ne vorrebbero adesso di Uomini come loro…

Il modello si compone di non molti pezzi, la plastica è molto buona e ben dettagliata, si monta facilmente e basta un po’di stucco per la giuntura della testata del siluro; al posto dei fogli di acetato forniti dal kit ho utilizzato il micro Kristal Klear per dare un maggior realismo; ho avuto non poche difficoltà nel posizionare la fotoincisione relativa alla protezione dell’elica e del timone. Una volta montato e carteggiato, ho passato una mano di mr. Surfacer 500 in bomboletta per preparare la colorazione, avvenuta con l’olive drab gunze H52al quale ho aggiunto due gocce di bianco.

  

Una volta asciutto, con il set “trucchi” della tamiya ho iniziato un profondo dry-brush con il bianco ed il silver, per evidenziare le tubazioni, le valvole e dare quell’aspetto “vissuto” ma non troppo. Ho sigillato quindi con l’opaco e poi ho messo il soggetto sull’apposito sostegno incluso nel kit, colorato con sabbia e fortemente sporcato con il panel liner tamiya brown per creare l’effetto legno.

  

Mi sono alfine cimentato nella colorazione dei figurini inclusi nel kit, avvenuta con una mano di tamiya flat a bomboletta e poi successivamente lavorati sempre col set tamiya, mentre a pennello ho cercato di dare una parvenza decente al volto ed ai capelli dei soggetti. Ho aggiunto un foglio alla basetta che replica un motto celebre della Decima.

Devo dire che la costruzione di un soggetto a me insolito, aggiunta alla voglia di creare qualcosa che ricordasse le gesta degli eroi della Decima Mas, mi ha fatto veramente divertire, chissà se un giorno avrò voglia pure di comprarmi il molo ed il barchino per ricreare qualcosa di più interessante…

  

  

Buon modellismo a tutti

Francesco "Kekko" S.

DUKW - Kit Italeri - Scala 1/35

Francia - Sbarco in Normandia - giugno 1944

Il DUKW (familiarmente chiamato dagli italiani "anatra") fu la versione anfibia dell'autocarro GMC CCKW-353 2½ t 6x6, studiata appositamente per trasferire carichi direttamente dalle navi all'interno delle spiagge. Il significato della sigla DUKW è D - veicolo progettato nel 1942, U - caratteristiche anfibie, K - trasmissione anche sulle ruote anteriori, W - doppio assale posteriore.

Lo sviluppo

Dopo l'occupazione della Francia da parte della Germania ai pianificatori delle forze armate statunitensi apparve chiara la necessità di effettuare una serie di sbarchi per poter rioccupare l'Europa. Il rifornimento delle truppe nella prima fase (critica) dello sbarco poteva essere assicurato dai mezzi da sbarco in dotazione alla marina, tuttavia restava il problema di portare i rifornimenti essenziali alle truppe che avevano già iniziato ad allargare la testa di ponte dalle spiagge dello sbarco. Per questo compito serviva un veicolo che, oltre a muoversi nell'acqua, potesse trasferire il carico nell'entroterra, quindi con caratteristiche anfibie. Il primo tentativo effettuato (nel corso del 1941) fu di rendere anfibia la Jeep creando la Ford GPA, con risultati che non ebbero grande successo fra le truppe. Nei primi mesi del 1942, quando ormai era entrato in guerra anche il Giappone, l'interesse si spostò verso la progettazione di veicoli con maggiore capacità di carico. Le specifiche per questo nuovo progetto erano molto stringenti, dato che era richiesto un comportamento a terra analogo a quello di camion con uguale capacità di carico e la capacità di navigare anche con mare mosso. Oltre al resto era richiesta la capacità di muovere su scogliere rocciose o barre sabbiose. Veniva inoltre caldamente raccomandato di tenere conto dei problemi logistici relativi all'approvvigionamento delle parti di ricambio.

 

In base a queste specifiche l'OSRD (Office of Scientific Reserch and Development) decise di convertire l'autocarro CCKW 353, un camion 6x6 da 2,5 t di carico utile. Il progetto fu portato aventi in tempi brevissimi, in collaborazione fra OSRD e General Motors, e al 15 aprile 1942, fu proposta la costruzione di 4 prototipi. Tuttavia gli organi militari (particolarmente della Marina e dei Marines) si mostrarono piuttosto scettici sulle effettive capacità del veicolo, quindi fu autorizzata la costruzione di un solo prototipo. Le prove di questo prototipo iniziarono il 12 giugno, e furono brillantemente superate, tanto che l'Esercito Statunitense richiese immediatamente 2000 DUKW 353 (la sigla che, intanto, aveva assunto il veicolo).

L'impiego

L'addestramento dei reparti destinati ad operare con i DUKW pose subito una serie di problemi, dato che la guida di uno di questi veicoli non imponeva solo il problema della guida su strada come qualsiasi autocarro, ma richiedeva anche la conoscenza dei principi della navigazione, dei segnali sia terrestri sia navali e un particolare addestramento per affrontare il passaggio, non sempre facile, dalla navigazione al trasferimento su terreno solido. Per questo fu creata una specializzazione apposita del genio (Engineer Amphibian Command) che si occupasse della gestione degli equipaggi dei DUKW. La 1ª Brigata del comando anfibio fu costituita il 15 giugno 1942. Per lo sbarco in Normandia l'esercito statunitense predispose 19 compagnie di DUKW a pieno organico (quindi più di 700 veicoli), con 12 destinate alla spiaggia Omaha e 7 alla spiaggia Utah. Nel corso dei primi giorni di operazione le perdite furono notevoli (in alcuni casi furono superiori a un terzo della forza), ma i DUKW riuscirono sempre ad assicurare il rifornimento delle truppe in prima linea.

 

Nel corso della guerra nel Pacifico i DUKW furono usati dall'esercito in Nuova Guinea, a Bougainville ed a Kwajalein. In base all'esperienza di Kwajalein, in cui l'esercito aveva trasportato a terra pezzi di artiglieria e munizioni con un'efficienza molto maggiore di quella fornita dai LST, i marines decisero di adottare anche loro questo veicolo. Il primo utilizzo dei DUKW da parte dei marines fu a Peleliu (settembre 1944) e, ormai pienamente convinti della loro utilità, li integrarono nei loro piani operativi nella campagna delle isole Marianne. Nell'invasione delle Filippine furono usate tredici compagnie a pieno organico. A Iwo Jima cooperarono sia compagnie dell'esercito sia compagnie dei marines per lo sbarco di pezzi di artiglieria e di rifornimenti, operando sulla sabbia nera che non permetteva il movimento di altri veicoli, grazie alla possibilità di ridurre la pressione degli pneumatici. La battaglia di Iwo Jima chiese un pesante tributo ai DUKW, con la perdita del 50% che parteciparono all'operazione. Infine parteciparono anche alla sanguinosa battaglia di Okinawa.

Alla fine della seconda guerra mondiale erano stati costruiti 21.147 DUKW, l'esercito statunitense creò 70 compagnie di camion anfibi per un totale di 434 ufficiali e 12395 sottufficiali e truppa. Invece i marines utilizzarono solo 97 DUKW, assegnandone un plotone per ogni Battaglione di Trattori Anfibi (su AMTRAC). In Gran Bretagna furono organizzate 12 compagnie su camion anfibi, ognuna con 120 veicoli.

 

 IL MODELLO – ITALERI 1/35

Devo dire che per un aeroplanaro come me il passaggio ai mezzi 1/35 è stato piacevole, ho preso questa scatola a ricordo di un giro turistico fatto a Boston con questi simpatici mezzi, sia per terra che per acqua.

Le stampate, tutte in olive drab, si presentano bene, non ho avuto particolari difficoltà di montaggio, l’uso dello stucco è irrisorio e il mezzo si costruisce piacevolmente e velocemente, ci sono parecchi accessori da montare a corredo (taniche, arpioni, pale…) e che possono dare un certo “movimento” al mezzo; ricordarsi di non montare come il sottoscritto la paratia frontale alzata, poiché trattasi di un frangiflutti che a terra poco serviva, se non a togliere ulteriore visibilità, stesso discorso vale per i respingenti, che a terra aumentavano l’ingombro…e va beh, era la mia “prima volta” e comunque posso sempre dire che il mezzo era pronto per andare in acqua J

La colorazione è in olive drab H52, diluito al 50% col suo diluente. Una piccola mano di lucido per le poche decals, poi una mano di opaco per iniziare il processo di invecchiamento.

  

  

Sono passato poi a schiarire con lo stesso colore leggermente diluito per dare una variazione di tonalità e un po’di vissuto, dopodichè ho iniziato dapprima con l’AK Fuel stain ad insistere sulle taniche di benzina, creando delle colature di benzina, poi con l’ak dark mud nelle zone vicino alle ruote e con l’Ak wet effect tutt’attorno allo scafo per ricreare gli aloni di salsedine e di umidità. Ho presopoi lo stick sand Tamiya e mi sono dedicato alle ruote, nonché, sempre intingendo un pennellino inumidito sullo stick, ho picchiettato tutto attorno allo scafo per creare i segni della sabbia. Sullo scafo poi ho sparso qui e là un po’ di erbetta a diorami per simulare il verde e le alghe che si incrostano. Un’altra mano di opaco per sigillare il tutto e poi via in basetta!

  

  

Ho scelto un esemplare operativo in Normandia, e forse non sarà l’ultimo…

Buon modellismo a tutti

Kekko

Aeritalia-Lockheed F-104S Starfighter - kit Hasegawa - scala 1/48

22° Gruppo C.I. del 51° Stormo di Istrana (TV)

L'Aeritalia F-104S Starfighter è stato un aereo monomotore supersonico multi-ruolo, caccia intercettore ogni-tempo, d'attacco e d'assalto, ricognitore e d'addestramento con ala trapezoidale. Fu una versione costruita in Italia derivata dal Lockheed F-104 Starfighter che venne data in dotazione all'Aeronautica Militare divenendone la colonna portante dalla fine del 1960 fino agli inizi del 21° secolo. Gli F-104S furono acquisiti anche dalla Türk Hava Kuvvetleri, l'aeronautica militare della Turchia, dove rimasero in servizio fino a metà degli anni novanta. L'F-104S è stato lo sviluppo finale della linea Starfighter.

Derivato da studi di progettazione della Lockheed su un "Super Starfighter", l'F-104S è stata una delle migliori varianti della serie F-104 e destinata ad essere l'ultima in servizio in tutto il mondo. L'F-104S (aggiornato alla variante ASA/M) è stato ritirato dal servizio in Italia nel mese di ottobre del 2004.

La serie di velivoli F-104 era entrata in una seconda fase del suo sviluppo con l'F-104G. Nel mentre l'USAF non aveva più interesse per l'F-104, la Lockheed mise a punto il modello CL-901 con il nuovo motore J79-GE-19 e missili Sparrow III. Se la "G" indicava "Germania", il paese di riferimento per quella versione, la "S" venne scelta per indicare la versione migliorata con capacità di utilizzare i nuovi missili "Sparrow". Furono proposti ulteriori sviluppi incluso il CL-958 con ali più grandi, il CL-981 con alette canard retrattili dietro la cabina di pilotaggio e il CL-984 ottimizzato per le missioni da attacco al suolo. Un RF-104G venne modificato e volò nel dicembre 1966 come prototipo del CL-901 "Super Starfighter". La nuova variante aveva prese d'aria leggermente più grandi e condotti di ingresso al motore in acciaio in grado di permettere un aumento della temperatura di funzionamento da 121 °C a 175 °C, il che consentiva una velocità massima di Mach 2,2.

Durante i primi cinque anni di servizio in Italia, 23 velivoli F-104G erano stati persi in incidenti di volo e con una flotta residua tra gli 80 e 90 velivoli operativi (rispetto ai 149 acquisiti), venne presa la decisione di acquisire un nuovo intercettore e cacciabombardiere per rafforzare le unità di prime linea.

Venne definito dall'Aeronautica Militare un requisito per un nuovo aereo da caccia ognitempo a metà degli anni sessanta dal nome "AW-X" (All-Weather-X aircraft - Aereo X ognitempo). Gli aerei valutati furono tra gli altri: McDonnell Douglas F-4B/C Phantom, Mirage IIIC-1, BAC Lightning e il North American F-100S Super Sabre. La scelta ricadde sul Lockheed CL-980 (una versione semplificata con le stesse ali del modello CL-901). Il 26 gennaio 1966, l'AM scelse definitivamente l'F-104S come velivolo da caccia per il suo futuro. Il primo F-104S fu in realtà una versione modificata dalla Fiat di un RF-104G, identificato con matricola militare MM6658 e utilizzato come prototipo per gli studi aerodinamici. Il primo volo di questo prototipo venne effettuato il 22 dicembre 1966, mentre un secondo prototipo con matricola MM6660, dotato di nuovi sistemi avionici più vicini alla configurazione finale, volò il 28 febbraio 1967. Il primo esemplare di produzione, identificato dalla matricola MM6701 venne costruito dalla Aeritalia e volò il 30 dicembre 1968.

L'F-104S fu progettato per impiegare i missili AIM-7 Sparrow missili rinunciando al cannone M61 Vulcan presente nelle versioni precedenti. In configurazione da aereo da attacco al suolo, l'F-104S aveva nove punti d'attacco e poteva trasportare fino a sette bombe da 227 kg (500 lb) o 340 kg (750 lb), il che costituiva un sensibile miglioramento rispetto all'F-104G che poteva trasportare solo la metà di quel carico e aveva solo cinque punti d'attacco, due dei quali venivano impiegati per i serbatoi ausiliari. Teoricamente un F-104S poteva essere equipaggiato con quattro o cinque bombe, due serbatoi supplementari e due missili AIM-9, diventando un velivolo a doppio ruolo intercettore-attacco al suolo.

La nuova versione entrò in servizio a metà del 1969, con il 22º Gruppo del 51º Stormo, e in quello stesso anno, l'F-104S accumulò 460 ore di volo.

L'Aeronautica Militare acquistò 205 esemplari dell'aereo, tutti consegnati tra il 1969 e il 1979, con il 100° aereo consegnato nel gennaio 1973 e il 200° nel maggio 1976. L'F-104S è stato costruito in due varianti: una come intercettore armato di missili AIM- 7 Sparrow e con il cannone M61 Vulcan rimosso, l'altra come cacciabombardiere, con il cannone in dotazione e capacità di trasportare bombe e altri ordigni aria-superficie. Le varianti erano intercambiabili, il che non rende semplice stabilire quanti velivoli sono stati costruiti o ricostruiti secondo le due diverse specifiche. 

IL MODELLO

Dopo due modelli in 1/72 e dopo aver messo nel magazzino altre 3 scatole, ho voluto omaggiare anche in scala 1/48 questo pilastro della nostra Aeronautica militare, la scelta è ovviamente caduta sull’onnipresente Hasegawa che da sempre per lo spillone è sinonimo di garanzia

trattandosi della scatola dedicata al “red baron”, ho preso a parte le decals della Tauro model per renderlo italico e le meravigliose mask della Eduard per non diventare matto con la colorazione dei trasparenti.

Ho inoltre utilizzato il set della Eduard per dettagliare il cockpit, precolorato e molto ben definito.

  

  

Lo stampo Hase lo conosciamo bene, plastica finemente incisa e negativo e buonissimi dettagli, il montaggio è tranquillo e necessita di pochissimo stucco; ho avuto qualche piccola difficoltà con i carrelli, ma più per mia castroneria che per la loro complessità.

  

Dopo aver tranquillamente effettuato l’assemblaggio, un passaggio di primer Tamiya ed ero pronto alla colorazione.

La scelta è caduta su un esemplare del 51° stormo, la livrea grigio-verde e configurazione ad alta visibilità.

I colori utilizzati sono stati il flat Alluminium Tamiya X-16 per la parte inferiore (diluizione con relativo diluente al 50%) mentre per la parte superiore ho usato il Grigio Mare Scuro FS 36132 - Gunze H-69 e il Verde Scuro FS34086 - Gunze H-309, che ho poi provveduto a desaturare applicando gli stessi colori schiariti con una piccola percentuale di bianco.

  

  

  

Una bella mano di future, poi le decals quindi ancora future e poi sono passato all’invecchiamento, per il quale ho usato i nuovi set AK dedicati ai velivoli con colorazione metallica e per i velivoli moderni.

Completato il tutto, ho sigillato con il flat gunze.

Mi sa che non sarà l’unico spillone in 48, la costruzione è stata piacevole e l’affetto che provo verso questo velivolo non finiranno mai..

  

  

Buon modellismo a tutti!

Francesco S.

Macchi MC.202 Folgore - Kit Hasegawa - scala 1/48

Velivolo personale del Sergente Eugenio "Banana" Tarantola del 151° Gruppo CT

  

Avevo preso finalmente in mano questa scatola motivato da molti esemplari visti in rete, desideroso di fare un modello di uno dei “cavalli di razza” della nostra Regia, ma devo dire che forse tra le tante scatole io ho avuto tra le mani quella più sfigata, ho avuto non pochi problemi di montaggio…e sentendo il “collega” del club che lo aveva precedentemente fatto, probabilmente è così…….

L’abitacolo è stato arricchito con l’ottimo set Eduard FE288, già colorato, mentre gli interni sono in verde anticorrosione ottenuto schiarendo il Gunze H58 con un po'di bianco (si lo so, molti storceranno il naso perché forse non è quello giusto, ma sinceramente non sono il tipo che và a perdere giorni per trovare la giusta tonalità), poi con Vallejo Wash ho dato una sana lavata per risaltare i dettagli e dare il tocco di vissuto.

  

E quindi…sono sorti i problemi, il montaggio del blocco ali al resto della fusoliera non ne voleva sapere, ho dovuto togliere un po’ di plastica dalle ali per poter permettere un assemblaggio per lo meno decente, e soprattutto ho dato fondo al tubetto di stucco per chiudere tutte le fessure, ma alla fine sono riuscito a chiudere il tutto abbastanza decentemente.

  

Applicate le meravigliose mascherine pretagliate al tettuccio mi sono preparato alla colorazione, con il classico grigio azzurro chiaro FS 36307 sotto e il colore nocciola di Italeri appartenente al set dedicato ai velivoli  della Regia, attenzione alla diluizione di quest’ultimo, io ho usato il 70% di diluente specifico, onde evitare di intasare l’aerografo.

 

Il bianco per ricreare la banda in fusoliera è molto più efficace delle decals e, finito questo, pronta una prima mano di lucido per l’applicazione delle decals, tra le quali, le “amebe” della Tauromodel; una menzione particolare a queste ultime: sono a mio parere fatte molto bene, bisogna porre molta attenzione nel ritagliarle correttamente per avere una bella copertura sul velivolo e soprattutto farle aderire bene con un panno asciutto per evitare di vedere il film. Alla fine il risultato è soddisfacente, una mano di opaco e si è pronti per la sporcatura: ho usato il panel line della Tamiya che è ottimo per le pannellature e il set “da trucco” sempre della Tamiya per ricreare i fumi di scarico, dei cannoncini, ecc… mentre con il fuel grim dell’AK attorno ai tappi dei serbatoi ho ricreato le colature di carburante. Finito di colorare l’elica e i carrelli ho dato un’altra mano di opaco per sigillare il tutto.

  

  

  

  

Pur con parecchie difficoltà anche questo è andato, in magazzino ho anche il 205, chissà…

Buon modellismo a tutti!

Kekko

 

 

Aermacchi MB.326K Impala - kit Italeri - scala 1/72

Reparto Sperimentale di Volo - Pratica di Mare 1982

Il Macchi MB-326 venne sviluppato, durante gli anni ’50, per equipaggiare i reparti addestrativi dell’Aeronautica Militare Italiana. I primi esemplari del nuovo addestratore biposto ad ala bassa della Macchi vennero consegnati nel 1961 e si dimostrarono, da subito,  ottimi aerei. Caratterizzato da due prese d’aria alle radici delle ali venne equipaggiato con il motore a reazione inglese Bristol Siddeley Viper. Ottenne inoltre un buon successo commerciale e venne venduto in più di 10 Paesi.  Venne successivamente sviluppata, e destinata prevalentemente all’esportazione, una versione armata monoposto da supporto al suolo e da attacco. Nacque quindi l’MB-326 K, con motore potenziato ed in grado di trasportare, nei travetti subalari, 1.800 Kg di armamento offensivo. L’MB-326 K venne inoltre prodotto su licenza dalla Sudafricana Atlas Aircraft Corporation con il nome di progetto “Impala”.

IL MODELLO

La scatola accattivante del prodotto Italeri maschera il vecchio supermodel, è presente solamente un eccellente foglio decals della Cartograph che permette di costruire ben 4 versioni differenti, con altrettanti schemi mimetici molto divertenti da ricreare.

Pannellature in positivo, pezzi saldamente attaccati allo sprue da staccare con attenzione e mancanza dei numeri dei pezzi sulle stampate rendono la costruzione di questo aereo non noiosa, per fortuna i pezzi sono pochi e con le istruzioni alla mano si segue bene l’avanzare dei lavori. Ho dovuto stuccare parecchio per far combaciare il pezzo che rende il velivolo monoposto col resto della fusoliera, idem per le ali…

Il cockpit è parecchio spoglio, per fortuna ci vengono in soccorso le decals per ricreare la strumentazione ed il seggiolino ha le cinture in rilievo, almeno per togliere quella parvenza di giocattoloso.

  

Montate i piloni dopo aver applicato le decals!! E magari non fate come me, chiudete i tubi lanciarazzi nella parte posteriore..

Altra cosa importante: zavorrare il modello per evitare che si sieda sulla coda..

LA COLORAZIONE

Premetto che ho utilizzato questo modello per fare un po’di pratica con l’aerografo nel fare le mimetiche a più colori, quindi non ho rispettato né lo schema proposto dalle istruzioni né i colori indicati, ho spulciato qualche foto in rete e ho trovato il soggetto del Reparto sperimentale di volo.

Dopo un passaggio di future, la posa delle non poche decals, tra cui alcune moolto piccole, e poi un passaggio di trasparente opaco per sigillare tutto.

Modello su cui si dovrebbe lavorare non poco per renderlo qualcosa di accettabile, ma che per fare qualche prova sperimentale va più che bene.

Buon modellismo a tutti!

Kekko

 

General Dynamics F-16AM/BM Block 15 MLU Fighting Falcon - Kit Revell - Scala 1/72

"TIGER MEET 2009"

Breve storia

Impossibile non conoscere l’F-16, uno degli aerei più diffusi al mondo, e per me uno dei più affascinanti..e impossibile sintetizzare in poche righe la sua storia

L'F-16 Fighting Falcon è un aereo da combattimento multiruolo, monomotore, sviluppato originariamente dalla General Dynamics per l'aeronautica militare statunitense. Progettato come caccia leggero, successivamente evolse in un velivolo multiruolo. È stato selezionato dalle forze aeree di 25 nazioni. L'F-16 è il più grande progetto occidentale di aereo da combattimento con oltre 4 400 esemplari prodotti dall'inizio della sua produzione nel 1976. Anche se non è più acquistato dall'aeronautica statunitense, le versioni più recenti sono prodotte per il mercato estero.

Nel 1993 la General Dynamics vendette il dipartimento relativo alla costruzione di aerei alla Lockheed Corporation che in seguito divenne parte della Lockheed Martin dopo la fusione nel 1995 con la Martin Marietta.

È un aereo tattico multiruolo supersonico a singolo propulsore, progettato per essere un velivolo relativamente economico da impiegare per molti tipi di missione e mantenere la prontezza di intervento. È più piccolo e leggero dei suoi predecessori, ma impiega soluzioni aerodinamiche e sistemi avionici avanzati, tra cui il primo impiego di un sistema Fly-by-wire, per aumentare le performance nelle manovre. Molto agile, l'F-16 può raggiungere manovre a 9g e una velocità massima superiore a Mach 2.

È equipaggiato con un cannone da 20 mm M61 Vulcan, situato nell'ala sinistra, e i primi modelli potevano caricare fino a sei missili aria-aria a ricerca di calore AIM-9 Sidewinder, tra cui un singolo missile montato su un aggancio all'estremità di ogni ala. Alcuni varianti possono impiegare i missili aria-aria a guida radar AIM-7 Sparrow, mentre i modelli più recenti possono equipaggiare gli AIM-120 AMRAAM. Inoltre possono esser caricati altri tipi di missile aria-aria, un'ampia varietà di missili aria-terra, razzi o bombe, contromisure elettroniche, pod di navigazione, di identificazione del bersaglio o pod di armamento. Undici agganci sotto le ali e la fusoliera possono alloggiare dei serbatoi di carburante aggiuntivi.

Versione Mlu

Quando entrò in servizio, nel 1979, ci si aspettava una vita utile di circa vent’anni, ma si sa poi come vanno a finire le cose, quindi a partire dal 1991 e fino al 1997 si avviò la fase di aggiornamento di mezza vita, che comportò un miglioramento avionico/strutturale ed un allungamento delle ore di volo. Tra le nazioni partecipanti ci fu il Belgio, con uno degli aerei che viene presentato come soggetto dal sottoscritto.

Tigermeet

Le origini del Tiger Meet sono un po’ nebulose, ma sembra che tutto abbia avuto inizio con l’invito da parte dell’USAFE (United States Air Force Europe) 79th Tactical Fighter Squadron rivolto al 74° Squadron Royal Air Force di ritrovarsi insieme per qualche brindisi e scambio di saluti nel lontano 1960. Nel 1961 il meeting venne riproposto coinvolgendo anche i francesi dell’Escadron de Chasse 01.012. Nacquecosì la NATO Tiger Association.

Nel 1962 il tenente pilota Mike Dugan decise che tali meeting dovessero diventare qualcosa di più, e prese l’iniziativa d’inviare lettere a tutti gli Squadrons peri quali fu in grado di trovare gli indirizzi. Molte unità accettarono immediatamente, ma risposero al 79th TFS attraverso i canali ufficiali. Il Quartier Generale dell’USAFE reagì chiedendoal 79th TFS cosa diavolo stavano pensando di fare, ma il Wing Commander di Mike Dugan supportò l’iniziativa e convinse i suoi superiori della validità del NATO Tigers. All’inizio non tutto filò liscio, anzi si rischiò quasi un incidente diplomatico. All’epoca, infatti, nessun aeroplano militare tedesco poteva volare e atterrare in Inghilterra, ma gli americani non lo sapevano, perciò l’invito fu esteso anche agli Squadrons tedeschi. Immaginate la reazione dei media e della popolazione inglese quando furono avvistati nei cieli della Gran Bretagna aeroplani con le tipiche “ironcrosses” tedesche: il Primo Ministro inglese andò su tutte le furie e ci volle un’intera giornata per calmarlo e spiegargli cosa stava succedendo. Dopotutto l’iniziativa coinvolgeva la RAF e le altre forze NATO, perciò escludere la Germania sarebbe risultato molto difficile. L’avvio fu quindi un po’ burrascoso, poi tutto andò per il meglio. Fu deciso che tutti gli Squadrons dovessero avere l’emblema di una tigre nel lorocrest, e che i meeting dovessero avere una cadenza annuale. Nel 1962 vennero messi nero su bianco gli obiettivi dei meeting:

sviluppare la solidarietà tra i membri della NATO,creare e mantenere uno “spirito di corpo” e di sano “cameratismo” tra i membri partecipanti,scambiare esperienze e sviluppare una cooperazione in linea con gli scopi della NATO. Fin dal secondo evento ufficiale il Tiger Meet iniziò a evolvere in un’esercitazione aerea di alto livello, con i partecipanti impegnati a volare una serie di missioni combinate che coprono l’intero spettro delle operazioni militari: voli a bassa quota, rifornimento in volo, combattimento aereo, esercitazioni di tiro, ecc. Senza contare l’impagabile scambio di esperienze tra gli equipaggi delle varie Nazioni. E tutt’ora queste esercitazioni si susseguono, aumentando le competenze e le strategie, e anche la sana competizione tra i reparti, che si sfidano per le livree più belle, riempiendo di gioia gli occhi (e gli scaffali) dei modellisti.

Il modello

Il modello Revell si presenta nella consueta scatola blu apribile ai lati, cosa che personalmente ritengo scomoda, preferisco avere da subito una bella panoramica del modello già da quando apro la scatola.

  

  

Buona plastica, incisioni in negativo e di buonissima fattura, decals molto molto belle, poi posizionarle sarà un altro discorso.

Istruzioni chiare e ben dettagliate, peccato il solito problema del riferimento dei colori, ma facilmente ovviabile.

La costruzione procede liscia, poco stucco, utile per chiudere piccole fessurette sul raccordo presa d’aria/fusoliera e sul fissaggio delle antenne davanti al cockpit. Meglio aspettare di attaccare la coda, per posizionare meglio la grande decal.

Colorazione

La colorazione segue quella classica a due toni di grigio in uso all’aviazione belga con il medium grey FS36270 (Gunze H306) e il light grey FS36375 (Gunze H308).

  

  

Si sigilla con la future e ci si arma di molta pazienza per la posa delle decals…alcune di esse sono molto estese e molte fuori dall’acqua tendono a contorcersi e a deformarsi, conviene con molta cura tagliarle e poi ricomporle sul velivolo, facendo molta attenzione a non far vedere la zona del taglio; soprattutto la zona dei piani di coda risulta la più difficile per le asperità della superficie da ricoprire, stesso discorso per la zona attorno al cockpit. Una volta posizionate le lenz..le decals ho applicato abbondantemente del mark softer per ben farle aderire, ed il risultato è stato buono. Altra mano di future per sigillare il tutto e dare comunque al soggetto la giusta lucidità, dal momento che parliamo di uno “special” , lavaggi non necessari in quanto parliamo di un soggetto ampiamente pulito e quindi il falcon è pronto per far bella mostra di sé.

  

  

  

È stato un montaggio piacevole, qualche sospiro con le decals che è stato poi ampiamente gratificato dalla visione del modello finito, i “tiger meet” sono capolavori su ali!

Buon modellismo a tutti!

Kekko

 

Grumman F6F-5 Hellcat - kit Eduard - scala 1/72

Storia

Il Grumman F6F Hellcat venne sviluppato rapidamente come caccia standard della Marina statunitense nella seconda guerra mondiale, entrando in servizio nel 1943 e rimanendo il velivolo più importante dell'US Navy fino alla fine del conflitto. Durante il precedente programma del Grumman F4F Wildcat la Grumman giunse alla concezione dell'ala monoplana, nonostante in origine anche questo aereo fosse ancora biplano. Tuttavia in pochi anni il progresso aeronautico divenne tale da far capire che anche il nuovo prodotto delle "Grumman Ironworks" ("Ferriere Grumman", per via della robustezza delle macchine prodotte) dovesse essere potenziato notevolmente. Dopo aver tentato di riprogettare il velivolo con motorizzazioni più potenti come quelle da 1.400-1.700 CV ci si accorse che gli obiettivi erano così difficili da raggiungere che si preferì ad un certo punto reimpostare tutto e partire con un nuovo progetto. Tra la metà del 1941 e un anno dopo il disegno venne aggiustato in ogni dettaglio e il prototipo decollò poco dopo la battaglia delle Midway. Le opzioni erano diverse, come quella con il motore da 1.700 CV, ma i colloqui con i piloti erano stati tanto formativi che i progettisti arrivarono alla conclusione che era necessario installare il motore più potente disponibile. Il prototipo giunse alla produzione di serie in maniera estremamente veloce e, per la fine del 1942, 10 aerei erano stati consegnati.

L'Hellcat aveva una struttura robusta come intuibile dal peso di circa 4.000 chili a vuoto, il doppio dei primi Wildcat; il rapporto potenza-peso non era pari al predecessore, come anche il carico alare, oltre 182 chili per metro quadro, era di molto superiore.

La struttura era convenzionale, con l'ala bassa che costituiva la maggiore originalità del progetto, con una struttura trilongherone e 5 sezioni differenti, di cui le due esterne ripiegabili. Le superfici di coda, molto squadrate, avevano struttura metallica rivestita in tela.

L'apparecchio originale aveva come ruolo solo quello della superiorità aerea e la caccia di scorta; il suo tempo di salita a 7.600 m era di circa 15 minuti, piuttosto elevato, mentre l'autonomia senza carico bellico, grazie ai quasi 900 litri disponibili, ammontava a circa 1.700 km, oltre 2.600 con il serbatoio aggiuntivo. Il tutto a velocità "economiche" di circa 270 km/h, tanto che l'autonomia oraria poteva ammontare in tal modo a circa 10 ore.

Il motore R-2.800 disponeva di turbocompressore e poteva avere dispositivi ad iniezione d'acqua per ottenere in potenza aggiuntiva circa il 10% in più del valore nominale. Blindature per 96, poi 110 chili, vennero installate nei punti vitali (posto di pilotaggio e circuito dell'olio) mentre il serbatoio era autostagnante ma non pressurizzato.

L'armamento verteva su 6 mitragliatrici Browning M2 con 2.400 colpi disponibili. Inizialmente non erano previsti armamenti per l'attacco al suolo ma solo un serbatoio aggiuntivo. In seguito vennero installati agganci per razziere calibro 127 o 165 mm HVAR o RAM, oppure bombe da 227–454 kg.

Il velivolo inoltre era dotato di radiogoniometro, apparato radio ricetrasmittente di elevata potenza e un'elica metallica tripala a giri costanti.

Giunto ai reparti all'inizio del 1943, l'Hellcat ebbe il suo battesimo del fuoco alle isole Marcus nell'agosto di quell'anno. In quel periodo molte portaerei statunitensi erano state distrutte e quelle di costruzione bellica stentavano ad entrare in servizio. Il velivolo predecessore aveva troppe difficoltà a battersi alla pari con il suo parigrado giapponese, in servizio adesso in modelli migliorati.

Il nuovo caccia venne prodotto in ben 2.545 esemplari durante il 1943, 6.139 nel 1944 e 3.578 nel 1945. L'Hellcat sostituì il Wildcat dapprima sulle portaerei maggiori, poi anche su quelle di scorta e leggere. Le missioni all'inizio si rivelarono piuttosto difficoltose dato che gli avversari sui caccia Mitsubishi A6M "Zero" erano ancora temibili e sufficientemente esperti. Tuttavia in pochi mesi l'esperienza, il livello d'addestramento oltre che la superiorità tecnica passarono tutte dalla parte statunitense. Nel 1944 alcune terribili battaglie tolsero ai giapponesi ogni residua speranza di arginare i progressi americani. La prima divenne l'incursione sulla potente base di Truk.

Quando si tennero test comparativi con uno Zero tipo 52 catturato, essi rivelarono che l’Hellcat era più veloce dello Zero a ogni quota. Inoltre, L’F6F superava di poco in cabrata lo Zero al di sopra dei 4.200 metri e aveva una velocità di rollio superiore a velocità maggiori dei 378 km/h. Il caccia giapponese poteva facilmente superare in virata l’Hellcat a basse velocità e aveva una velocità ascensionale leggermente superiore a quote inferiori ai 4.200 metri. Il rapporto sui test concludeva: “Non ingaggiare duelli aerei con lo Zero 52. Non seguirlo in un looping o in un half-roll. In caso di attacco, utilizzare la vostra superiore potenza e velocità per impegnare combattimento nel momento più favorevole. Per fuggire da uno Zero 52, compiere una rovesciata e scendere in picchiata con una veloce virata.”

Il modello del VF-83 "Death & Destruction"

Il modello è il Profipack Eduard in scala 1/72 e tra I 4 proposti ho scelto di rappresentare quello dell’US Navy VF 83 "Death & Destruction" - Pilot: Lyttleton Ward, 9 Victories - WWII Ace Pacific 1945.

Per sintetizzare in poche parole questo lavoro, potrei dire che non è stato utilizzato un milligrammo di stucco! Stampate bellissime, finemente incise in negativo dall’incastro delicato e preciso, due trasparenti per posizionare il tettuccio aperto o chiuso, qualche pezzetto doppio che non fa mai male, ottime fotoincisioni colorate e le benedette mascherine per colorare i trasparenti senza danni. Un dettagliato libretto di istruzioni a colori completa il tutto, anche se va detto che i riferimenti alle fotoincisioni erano tutte sbagliate e quindi bisogna fare un po’di occhio per non sbagliare.

Discorso a parte per le decals:si staccano praticamente subito una volta immerse in acqua e hanno creato un po’di noie nel posizionarle, specie quelle grandi che tendono ad accartocciarsi molto facilmente, fate attenzione!

  

Il montaggio è stato davvero piacevole, non ci sono molti pezzi e si va via spediti, ho provveduto alla colorazione dell’abitacolo con l’interior green gunze H58 diluito al 50%, ho applicato le fotoincisioni e poi, dopo una leggera passata di opaco, ho usato un po’di dark wash della Vallejo per dare quel tocco di vissuto, anche se a modello ultimato poco si vede dell’abitacolo….

  

Una volta protetto l’abitacolo, la presa d’aria e i pozzetti dei carrelli, ho passato del primer bianco Tamiya per verificare fosse tutto ok quindi mi son preparato alla colorazione; quest’ultima è stata fatta con il Gunze H54 Navy blue sempre diluito al 50%. Una volta asciutto, ho aggiunto una goccia di bianco al colore base e ho schiarito il modello, era la prima volta che effettuavo tale operazione e devo dire che il risultato mi ha convinto. Una bella mano di future e via con le decals, quindi ancora future e poi un po’di invecchiamento, quest’ultimo si è concretizzato nell’apporre sulle linee delle pannellature con uno stuzzicadente pochissimo colore grigio medio per dare un’effetto scrostato e nell’uso dei lavaggi AK “Oil Engine” per simulare le scie di olio sulla fusoliera, mentre con il set da “trucco “ Tamiya ho creato l’effetto delle mitragliatrici. L’elica è stata colorata in nero opaco e poi ho fatto del dry-brush con il flat alluminio.

Una velatura leggera di opaco e un po’di filo da pesca per l’antenna e il soggetto è pronto.

Modello divertente e molto molto accurato, mi sa che presto farò anche il suo fratellone in 1/48!

  

  

  

Buon modellismo a tutti!

Kekko

Volkswagen “Beetle”cabriolet 1970 – Kit Revell  - scala 1/24

"Maggiolino"

Storia

La Volkswagen Typ 1, meglio conosciuta come Maggiolino in Italia è un'automobile compatta prodotta dalla Volkswagen dal 1938 al 2003, è sicuramente l'automobile tedesca più conosciuta al mondo, assurgendo a simbolo della rinascita industriale tedesca nel secondo dopoguerra, nonché il primo modello Volkswagen in assoluto, detiene attualmente il record di auto più longeva del mondo, essendo stata prodotta ininterrottamente per sessantacinque anni. Inoltre, ha detenuto a lungo il primato di auto più venduta al mondo, con 21.529.464 esemplari.

La sua produzione ha inizio per scelta di Adolf Hitler, che in un discorso del 1934 annunciò la sua scelta di mettere in commercio un'auto per tutti, convinto che l'automobile non dovesse essere un privilegio. In quegli anni le automobili, almeno in Europa, non avevano prezzi accessibili al cittadino medio. D'altro canto lo sviluppo della motorizzazione di massa avrebbe permesso alla Germania una maggiore flessibilità per il posizionamento delle fabbriche nei confronti dei quartieri residenziali.

I progettisti interpellati furono Ferdinand Porsche e Jakob Werlin della Mercedes-Benz. Vinse il progetto del primo, che ebbe il compito di realizzare un'auto con le seguenti caratteristiche, fornite da Adolf Hitler stesso, soprattutto in funzione di viaggiare comodamente sulle prime autostrade: capacità di trasportare 5 persone o tre soldati e un mitragliatore, viaggiare oltre i 100 km/h consumando in media 7 litri per 100 km e non avere un prezzo superiore ai 1000 Reichsmark. Per fare un esempio, un operaio guadagnava in media 130 Reichsmark al mese (ma i meno abbienti erano stipendiati con circa 110 Reichsmark al mese, con ben poche possibilità di risparmio). In realtà, Ferdinand Porsche aveva in mente un progetto simile già dal 1929, quando aveva proposto la sua idea alla Mercedes-Benz prima, e alla Zündapp, produttrice di motociclette, in seguito. Nel 1932, con la Zündapp, Porsche aveva sviluppato tre prototipi marcianti di un modello denominato Porsche Typ 12, detto anche "Auto für Jedermann" ("Auto per tutti"), con motore radiale a cinque cilindri raffreddato ad acqua (scelto dall'azienda), e nel 1935 due prototipi di Porsche Typ 60, con motore boxer a quattro cilindri raffreddato ad aria. Nessuno dei prototipi andò in produzione.

Nel 1936, vennero allestiti i primi tre prototipi (due berline ed una cabriolet). Hitler ordinò allora di realizzare in Germania quello che fino ad allora era accaduto solo negli Stati Uniti: la penetrazione della motorizzazione privata in tutti gli strati sociali.

L'automobile venne inizialmente nominata KdF-Wagen, Kraft durch Freude Wagen, ovvero "auto della Forza attraverso la Gioia", dal nome dell'ente dopolavoro/ricreativo di stato. Porsche tentò di opporsi a tale nome, ma la scelta era indiscutibile. La messa in atto, il finanziamento e l'organizzazione della motorizzazione di massa vennero nel Reich affidate alla KdF, l'istituzione pubblica che offriva a prezzi popolari vacanze, spettacoli e divertimenti in genere. I colossali investimenti necessari alla enorme capacità produttiva richiesta alla fabbrica, uniti al fatto che il prezzo alla vendita previsto per l'auto non garantiva alcun ritorno all'industria privata, costituivano un problema di difficile soluzione: per rispettare la promessa propagandistica, si decise che i lavoratori stessi si sarebbero accollati i costi dell'operazione. Ai lavoratori tedeschi venne quindi proposto uno schema di accantonamento che prevedeva una quota settimanale, da devolvere per aver in seguito diritto all'auto di famiglia: le enormi somme anticipate dalle schiere di lavoratori (convinti dal promesso prezzo allettante) permisero la realizzazione del grande complesso produttivo Volkswagen (in tedesco "auto-del-popolo") nei pressi del castello di Wolfsburg.

Questo primo modello, caratterizzato dal piccolo lunotto posteriore separato in due parti, è noto in Italia come "due vetrini". Inoltre l'auto veniva semplicemente chiamata Volkswagen, essendo l'unica vettura destinata alle vendite. Infatti il nome "Maggiolino" non le è stato attribuito sin dall'inizio. In azienda era identificata come "Type 1". Solamente nel 1967 in una brochure pubblicitaria fu definita per la prima volta "Der Käfer" (il Maggiolino).

La Volkswagen debuttò al Salone di Berlino nel 1939, riscuotendo un grande successo. Ma, nello stesso anno, l'inizio della seconda guerra mondiale portò a convertire la Volkswagen per la produzione bellica.

Il modello

Quanta storia ci sarebbe da raccontare su questa splendida macchina…mi sono soffermato sugli albori, sulla sua nascita perché risulterei lungo nel discorrere…ma per chi come me è cresciuto a pane e “Maggiolino tutto matto”, era d’obbligo costruire un modello celebrativo..e l’occasione mi è sorta poiché il prossimo 20 settembre sarà un maggiolino così a portare il sottoscritto e la sua fidanzata all’altare! Ho comprato il modello e mi sono messo subito all’opera! Ottime stampate, ruote in vinile, decals per parecchi esemplari e fine stampata in plastica cromata, istruzioni chiare; vi è la possibilità di costruire un modello “inglese” con tutti i relativi pezzi ed istruzioni per la guida anglosassone.

  

Il modello si monta davvero facilmente e con divertimento, è ben dettagliato se si vuole lasciare il vano motore aperto, per il cofano bagagliera davanti c’è qualcosina in più da fare, ma tanto lo farò chiuso.....

  

Si può fare sia il modello cabrio oppure vi è la possibilità di montarlo col tettuccio montato, a discrezione.

L’ho montato direttamente da scatola, senza ulteriori dettagli, i pezzi combaciano perfettamente e non serve assolutamente lo stucco, i meccanismi ben studiati permettono la sterzatura delle ruote.

La colorazione è a totale discrezione di chi monta il modello, io ho scelto lo sky blue H25 della Gunze perché è quello dell’auto che volevo rappresentare, ho dato tre mani con diluizione 50/50, dopodichè ho passato la future, decalizzato e chiuso il tutto ancora con la future.

  

  

Ho voluto aggiungere un piccolo tocco nuziale recuperando due nastrini da una vecchia bomboniera, anche per coprire il piccolo segno dell’estrattore sul paraurti cromato, poiché si notava nell’assieme.

Ottimo modello e molto rilassante, chissà non mi venga voglia di costruire il pullmino al più presto!

  

  

Buon modellismo a tutti!

Kekko.

Mc Donnell Douglas F-4 Phantom II FGR.2 - Kit Fujimi - scala 1/72

56° Squadron RAF - RAF Wattisham 1979

Il McDonnell Douglas F-4 Phantom II è stato un cacciabombardiere supersonico biposto a lungo raggio prodotto dall'azienda statunitense McDonnell Douglas nei primi anni sessanta. Divenuto nel corso della sua lunga vita operativa una delle icone della superiorità aerea americana durante la Guerra del Vietnam e nel periodo della Guerra fredda, è ancora in servizio presso molte forze aeree. L'elevata flessibilità del progetto ha permesso l'evoluzione del Phantom fino ad includere versioni specifiche per la ricognizione aerea e l'attacco al suolo con munizionamento convenzionale e nucleare. Gradualmente sostituito da aerei più moderni a partire dai primi anni novanta, è stato impiegato sia in numerose missioni di ricognizione che nel ruolo di Wild Weasel nel corso della prima Guerra del Golfo. Gli apparecchi in dotazione alla United States Air Force vennero radiati a partire dal 1996. L'F-4 Phantom II è stato impiegato dalle forze aeronautiche di altre 11 nazioni, in alcune delle quali, aggiornato, è ancora in servizio. Complessivamente il Phantom venne prodotto dal 1958 fino al 1981 per un totale di 5 195 esemplari; rendendolo il secondo aereo occidentale da combattimento dotato di motori a reazione più costruito al mondo, secondo solo all'F-86 Sabre, che fu prodotto in poco meno di 10 000 esemplari.

Impiego nella RAF e nella FAA

La Gran Bretagna acquistò i propri F-4 per dotarne la Royal Air Force e la Fleet Air Arm quando venne abbandonato il programma nazionale BAC TSR-2. Le versioni inglesi vennero sviluppate a partire dal modello F-4J e assunsero la designazione americana F-4K ed F-4M, rispettivamente per la Royal Air Force e la Fleet Air Arm. Entrarono in servizio con la designazione britannica di FG.1 e FGR.2 per rimpiazzare gli Hawker Hunter e i de Havilland Sea Vixen.

I Phantom britannici vennero dotati dei più grandi e potenti motori turbofan Rolls-Royce Spey al fine di migliorare le prestazioni durante le fasi del decollo. Questa particolare motorizzazione richiedeva l'aspirazione di quantità maggiori di aria rispetto alle altre varianti di F-4, con il risultato di migliori prestazioni alle basse quote ma con grave decadimento nell'aria povera di ossigeno delle alte quote. Le modifiche strutturali apportate alla cellula per equilibrare questi scompensi risultarono difficoltose e tormentate da numerosi problemi. I Phantom destinati alla Fleet Air Arm vennero dotati di un carrello d'atterraggio anteriore telescopico in grado di estendersi per 102 centimetri al fine di poter operare con un elevato angolo d'attacco, necessario per i lanci con le catapulte della piccola portaerei inglese HMS Ark Royal. Alcuni elementi costruttivi della cellula e dell'equipaggiamento vennero prodotti in Gran Bretagna. L'ordine effettuato dalla Fleet Air Arm venne sospeso in seguito alla drastica diminuzione della forza di portaerei della Royal Navy e la maggior parte dei 160 Phantom inglesi già costruiti vennero utilizzati della RAF nei ruoli di attacco al suolo e intercettazioni a lungo raggio. Alla fine degli anni settanta i Phantom della RAF furono rimpiazzati dai SEPECAT Jaguar per le missioni di attacco al suolo, mentre gli aerei in dotazione alla Fleet Air Arm furono ritirati e posti in carico alla RAF. Inoltre dopo la guerra delle Falkland del 1982, la RAF acquistò nel 1984 dalla US Navy 15 F-4J per aumentare la capacità degli squadron di intercettori, dato che uno squadron fu dislocato su quelle isole per la sorveglianza dello spazio aereo limitrofo a quello dell'Argentina. I Phantom furono rimpiazzati dalla versione per la difesa aerea del Panavia Tornado. L'ultimo esemplare fu ritirato dal servizio nel 1993 in seguito a tagli di bilancio.

Il modello

Questa scatola è spuntata per caso dal mio copioso magazzino..ma mi ha colpito soprattutto per il suo foglio decals, così ho ricercato il significato di questo “special”…ho così scoperto che questo fantasmone è stato dipinto così in onore degli aviatori britannici John Alcock ed Arthur Whitten Brown, ricordati per aver compiuto il primo volo transatlantico senza scalo nel giugno 1919. Utilizzando un Vickers Vimy modificato, un bombardiere bimotore, decollarono da Saint John's, città canadese situata nella penisola di Avalon e parte dell'isola di Terranova, raggiungendo Clifden, piccolo centro nella costa occidentale dell'Irlanda. Come riconoscimento Winston Churchill, allora Segretario di stato per la guerra (Secretary of State for War) e per l'Aria (Secretary of State for Air), consegnò loro il Daily Mail prize, un premio in denaro offerto dal quotidiano Daily Mail, per il primo attraversamento senza scalo dell'oceano Atlantico, compiuto in meno di 72 ore consecutive, ed inoltre furono insigniti del titolo di cavaliere da Re Giorgio V.

Le stampate presentano di una buona plastica finemente incisa in negativo, inoltre troviamo una lastrina di fotoincisioni per dettagliare il cockpit e i carrelli in metallo bianco e pneumatici in gomma.

Non si incontrano particolari problemi nel montaggio, il cockpit è stato dipinto in grigio chiaro e nero, i dettagli sono stati risaltati con un leggero dry-brush e poi, dopo una leggera passata col dark wash grigio scuro valleyo, il tutto è stato sigillato con il trasparente opaco. Non è una passeggiata montare tutte le fotoincisioni, specie sui trasparenti del cockpit, ci vuole attenzione nel non far gocciolare l’attack che potrebbe rovinarli.

  

Il montaggio è poi proseguito con molta tranquillità, le fessure sono molto irrisorie, per ovviare a queste ultime comunque ho provveduto ad acquistare dello stucco/riempitivo spray presso l’Obi….è stato un errore immenso!!!!avendo ecceduto nello spruzzare infatti ho rischiato di far sparire tutte le pannellature..per fortuna mi sono fermato quasi in tempo, considerando poi che essendo uno “special” non saranno necessarie eccessive accortezze nella fase di evidenziazione; penso che un errore simile non lo commetterò più, questo è sicuro.

  

La colorazione è stata semplice, con il gunze H335 si passa tutto il modello ed i serbatoi ausiliari, mentre a parte se si vuole dotare l’aereo di armamento si può provvedere alla colorazione dei missili in bianco.

Passata una prima mano di future…inizia il divertimento!!!!armatevi di pazienza e sangue freddo, alcune decal sono molto grandi, con l’aiuto di un pennello imbevuto di acqua bisogna cercare di posizionarle bene, poi tamponare ben con uno scottex ed infine provvedere con un buon ammorbidente per adattarle alla superficie.

  

Finito questo lavoretto certosino, altra mano di future, una leggera sporcatura col dark wash nero vallejo ed infine un’altra mano di trasparente semi-lucido (50%opaco, 50%lucido della gunze) a chiudere.

Concludendo…un lavoretto abbastanza rilassante, dedicato a chi apprezza gli special colors e per avere qualcosa di insolito!

  

Buon modellismo

Francesco

 

Republic F-84G Thunderjet - kit Tamiya - scala 1/72

Pattuglia Acrobatica "Guizzo" / 5^ Aerobrigata dell'A.M.I

STORIA

Il monoreattore monoposto dalle prestazioni transoniche che volò per la prima volta il 28 febbraio 1946, il “Thunderjet”, fu uno dei cacciabombardieri maggiormente impiegati durante la guerra di Corea. Ne furono costruiti più di 4.400 esemplari, ¾ dei quali assegnati alle forze NATO;

 

L’Italia ricevette, a partire dal maggio 1952, ben 254 “Thunderjet”, divenuti presto il simbolo per l’Aeronautica Militare dell’avvenuta adesione del nostro paese all’Alleanza Atlantica. L’entrata in linea degli F-84G coincide con una fase cruciale della ricostruzione dell’Aeronautica Militare che, a fronte delle nuove esigenze operative scaturite dagli impegni in ambito NATO, era impegnata non solo ad acquisire nuovi velivoli, ma anche ad adeguare il settore della formazione e dell’addestramento, delle tattiche e delle procedure d’impiego nonché a trasformare, spesso radicalmente, le infrastrutture. Primo velivolo dell’Aeronautica Militare in grado di trasportare un ordigno nucleare tattico, l’F-84G fu utilizzato prevalentemente come cacciabombardiere convenzionale e strike. Primi ad esserne equipaggiati furono il 5° Stormo, ancora di stanza sulla base di Villafranca (Verona), il 51° Stormo di Aviano (Pordenone) e il 6° Stormo di Ghedi (Brescia). Entro breve tempo il 5° e il 51° Stormo – nel frattempo divenuta 51^ Aerobrigata – si trasferirono nelle nuove sedi di Rimini ed Istrana (TV). Di “Thunderjet” fu quindi dotata anche la Sezione Aerofotografica del 3° Stormo che, per compiti di ricognizione, utilizzò alcuni F-84G provvisti di fotocamere, alloggiate nel serbatoio alare sinistro. Con quattro F-84G ciascuna furono equipaggiate anche due pattuglie acrobatiche: i “Getti Tonanti” del 5° Stormo (1953) e le “Tigri Bianche” del 51° Stormo (1956). Progressivamente sostituiti dai Republic F-84F “Thunderstreak” e, nel ruolo di ricognitori, dai Republic RF-84F “Thunderflash”, gli F-84G furono radiati a partire dal 1956 e successivamente demoliti.

Il monoreattore monoposto dalle prestazioni transoniche che volò per la prima volta il 28 febbraio 1946, il “Thunderjet”, fu uno dei cacciabombardieri maggiormente impiegati durante la guerra di Corea. Ne furono costruiti più di 4.400 esemplari, ¾ dei quali assegnati alle forze NATO; l’Italia ricevette, a partire dal maggio 1952, ben 254 “Thunderjet”, divenuti presto il simbolo per l’Aeronautica Militare dell’avvenuta adesione del nostro paese all’Alleanza Atlantica. L’entrata in linea degli F-84G coincide con una fase cruciale della ricostruzione dell’Aeronautica Militare che, a fronte delle nuove esigenze operative scaturite dagli impegni in ambito NATO, era impegnata non solo ad acquisire nuovi velivoli, ma anche ad adeguare il settore della formazione e dell’addestramento, delle tattiche e delle procedure d’impiego nonché a trasformare, spesso radicalmente, le infrastrutture. Primo velivolo dell’Aeronautica Militare in grado di trasportare un ordigno nucleare tattico, l’F-84G fu utilizzato prevalentemente come cacciabombardiere convenzionale e strike. Primi ad esserne equipaggiati furono il 5° Stormo, ancora di stanza sulla base di Villafranca (Verona), il 51° Stormo di Aviano (Pordenone) e il 6° Stormo di Ghedi (Brescia). Entro breve tempo il 5° e il 51° Stormo – nel frattempo divenuta 51^ Aerobrigata – si trasferirono nelle nuove sedi di Rimini ed Istrana (TV). Di “Thunderjet” fu quindi dotata anche la Sezione Aerofotografica del 3° Stormo che, per compiti di ricognizione, utilizzò alcuni F-84G provvisti di fotocamere, alloggiate nel serbatoio alare sinistro. Con quattro F-84G ciascuna furono equipaggiate anche due pattuglie acrobatiche: i “Getti Tonanti” del 5° Stormo (1953) e le “Tigri Bianche” del 51° Stormo (1956). Progressivamente sostituiti dai Republic F-84F “Thunderstreak” e, nel ruolo di ricognitori, dai Republic RF-84F “Thunderflash”, gli F-84G furono radiati a partire dal 1956 e successivamente demoliti.

LA PATTUGLIA “GUIZZO”

La pattuglia Guizzo che faceva parte della 5ª Aerobrigata aveva al suo interno elementi dei tre gruppi di volo della brigata (101°, 102° e 103° Gruppo) e prendeva nome dal nominativo radio del 103° Gruppo (attualmente montato su AMX presso la base di Istrana). Il suo programma di volo si ispirava a quello della pattuglia americana dell'USAF "Sky Blazers", i quali invitarono poi più tardi nel 1959 la pattuglia dei Diavoli Rossi negli Stati Uniti per un tour di manifestazioni aeree.

IL MODELLO

Era la prima volta che mi cimentavo con un Tamiya, volevo rilassarmi un po’ con un modello che, a detta di molti, “si monta agitando la scatola”, viste le ultime esperienze in campo modellistico a dir poco rocambolesche….

 

Ottima plastica, tutto in negativo e ben dettagliato, specie se si considera la scala…ma, con mio stupore, un po’ di stucco nella giunzione ali-fusoliera l’ho dovuto mettere! Si può rappresentare il vano dei cannoni aperto, e questo dà un tocco di movimentazione al soggetto.

 

Le decals consentono la rappresentazione di 2 soggetti USAF, ma ovviamente ho optato per rappresentarne uno in forza alla 5ª Aerobrigata.

 

 

Finito l’assemblaggio ho dato una mano di nero gunze su tutto il modello per far da base alla successiva colorazione con l’H8 Silver, provvedendo però a mascherare una piccola porzione di fusoliera dove ho steso un po’ dello stesso colore scurito poi da una velatura leggerissima di gun metal molto diluito per differenziare il pannello.

Ho dato una bella mano coprente di future e sono passato alla posa delle decals, gentilmente procurate da Cima che ringrazio, prodotte dalla Tauro.

 

 

Seconda mano di future e poi un leggero lavaggio col dark wash della Vallejo sulle linee delle pannellature, quindi fissaggio con l’ultima mano di future.

 

 

 

Modello molto interessante e piacevole da costruire, effettivamente Tamiya è un’altra cosa!

 

 

 

 

 

Buon modellismo a tutti!

 

Douglas C-47 Skytrin - kit Italeri - scala 1/72

Giugno 1944 - Operation "Overlord"

Il Douglas C-47, designato Skytrain negli esemplari destinati agli Stati Uniti d'America e Dakota a quelli destinati al Regno Unito, è un bimotore da trasporto tattico ad uso militare prodotto dall'azienda statunitense Douglas dagli anni trenta agli anni quaranta.

  

Derivato dal DC-3 civile, venne largamente utilizzato dall'USAAF e dalla RAF nella seconda guerra mondiale e rimase in linea con i reparti operativi fino agli anni cinquanta, con alcuni esemplari tuttora in servizio.

  

Il C-47 fu il principale aereo da trasporto alleato e il suo impiego nella versione trasporto truppe denominata C-53 Skytrooper fu determinante, ad esempio, durante l'Operazione Overlord in Normandia, dove trasportò ogni tipo di materiali, di rifornimenti e lanciò truppe aviotrasportate. Venne anche impiegato come velivolo traino per i pesanti alianti cargo CG-4 Waco (utilizzati anche nel operazione Overlord), e per il traino di particolari versioni di C-47 prive di propulsione.

Il Modello

il modello è il vecchio Italeri, stampate verde oliva e per fortuna in negativo, le decals non sono le Cartograph e questo alla fine si nota…l’esemplare raffigurato è quello attualmente esposto presso l’Airborne Museum di St. Mere Eglise, che ho avuto la fortuna di vedere dal vivo nel mio recente viaggio in Normandia.

Per la costruzione armatevi di pazienza e molto stucco!

Non ho dedicato particolare cura agli interni perché alla fine non si vedrà nulla, fate un paio di prove a secco prima di unire le due sezioni di fusoliera per evitare spiacevoli perdite di tempo, basta posizionare leggermente inclinato il pezzettino interno che divide il vano di carico con la cabina di pilotaggio per aumentare notevolmente l’uso dello stucco.

  

Ed eccoci all’incollaggio delle ali…esse hanno una struttura un po’ “diabolica”: la parte superiore dell’ala, che comprende la gondola del motore, và ad agganciarsi direttamente alla fusoliera, mentre l’ala inferiore va a chiudere la parte che non comprende il motore, e questo crea una voragine a causa di un errore di valutazione progettistica che può essere colmata con abbondante dosaggio di Tamiya Putty…altro stucco comunque va messo tra ala e fusoliera e pure nel posizionamento dei vetrini frontali della cabina, forse con un po’di lavoro in più è meglio crearli con l’acetato.

Completato il lavoro di stuccatura ed incollaggio, si può passare alla colorazione..ho protetto tutti i vetrini con della vinavil, che alla fine di tutto basta togliere con uno stuzzicadente (ed un po’di attenzione) ed ho passato una buona dose di primer grigio.

  

Ho quindi coperto con nastro Tamiya le parti che saranno poi dipinte con le striscie d’invasione e quindi ho aerografato nella parte inferiore il grigio H307 e su quella superiore l’olive drab H52; una volta asciugato bene il tutto, ho preparato le striscie d’invasione col bianco ed il nero Tamiya, cercando di rispettare la giusta proporzione.

Ho passato poi un velo di future ed ho applicato le poche decals a disposizione..purtropp la loro non certo eccelsa qualità ha fatto si che il bianco della decal nn coprisse il nero della striscia d’invasione..altra mano di future e lavaggio col dark wash valleyo, quindi il dramma…purtroppo ho confuso il flat H20 con l’opacizzante H40 e spruzzando questo ho praticamente patinato il modello…una volta esaurite le necessarie imprecazioni ho ridato una mano copiosa di future che bene o male ha salvato il salvabile.

  

Ovviamente avrei voluto fare qualcosa di meglio, ma il modellismo riserva sempre nuove esperienze e cose su cui imparare..alla fine volevo qualcosa che mi ricordasse lo splendido viaggio fatto ed ho ottenuto il risultato, anche perché adoro il Dakota..ma  magari la prossima volta compro lo stampo nuovo!!

  

Buon modellismo a tutti!

Messerschmitt BF-109F4 - kit Hasegawa - scala 1/48

Martuba (Libia) novembre 1942

Storia

Il Jagdgeschwader 27 (JG 27 - 27º stormo caccia), soprannominato Afrika, fu un reparto aereo della Luftwaffe, attivo dal 1939 al 1945. Raggiunse la notorietà in particolare per il ruolo svolto nella campagna del Nordafrica, in supporto della Deutsches Afrikakorps, grazie anche ad assi quali Hans-Joachim Marseille. L'unico tipo di velivolo impiegato dallo stormo fu il Messerschmitt Bf 109.

Nell'aprile 1941 il I./JG 27 fu inviato a Ain el-Gazala, in Nord Africa, al fine di sostenere la Deutsches Afrikakorps. Sotto al comando di Eduard Neumann, uno dei più capaci comandanti della Luftwaffe,

A novembre, l'intensità delle operazioni era tale che spesso il JG 27 aveva meno di una dozzina di aerei a terra. Per combattere la comprensibile stanchezza dei piloti, nonché il basso morale, in ottobre lo Stab ed i gruppi I. e III. furono trasferiti in Sicilia, da cui parteciparono alle operazioni contro Malta. Tornarono brevemente in Nord Africa, ma nel dicembre 1942 tutto il JG 27 fu ritirato in maniera definitiva dal teatro africano, dove al suo posto fu mandato il JG 77. Il I./JG 27 ottenne 588 vittorie tra l'aprile 1941 e il novembre 1942.

Il JG 27 perse circa 200 aerei in azione. I piloti migliori che sopravvissero furono Werner Schröer (I./JG 27 ) con 61 vittorie e Gustav Rödel (II./JG 27) con 52. La maggior parte del JG 27 scampò alla sconfitta finale delle forze dell'Asse in Africa, in Tunisia. Dopo essersi ritirate in aeroporti nell'ovest della Cirenaica, abbandonando un gran numero di suoi aerei lungo il percorso, l'unità cedette il resto dei suoi aerei al JG 77 ed il personale fu evacuato dal Nord Africa il 2 novembre. Il II./JG 27 rimase per circa un altro mese, stanziato nella base di Merduna. Durante quel mese il gruppo perso tre piloti, ottenendo sei vittorie contro i caccia alleati.

Il Modello

Il soggetto rappresentato è l’aereo pilotato dall’ Hauptman Werner Schroer a Martuba (Libia) nel novembre del 1942 in seno al JG27. Werner Schroer (1918-1985) combattè fino alla fine della II Guerra Mondiale un po’ su tutti i fronti, gli furono accreditate 114 vittorie, di cui 61 in Nord Africa.

  

Seppur un po’ datato il vecchio Hasegawa si monta molto bene, probabilmente difetta un po’in dettagli sia per quanto riguarda l’abitacolo che il motore, ma esistono molti aftermarkets per renderlo ancora migliore; si presenta con una plastica morbida al punto giusto e finemente incisa in negativo, vi è la possibilità di montare i flaps e gli slats separati per movimentarlo un po’.

 

  

L’uso dello stucco è minimo, riguarda principalmente la zona del motore, ho trovato un po’di difficoltà nel montaggio delle due mitragliatrici e nel farle entrare al loro posto e nello stesso tempo trovare il giusto allineamento dei portelli del motore, ma con un po’di pazienza è andato tutto bene.

  

L’abitacolo è stato colorato con l’ RLM 76 e poi “lavato” con i Vallejo wash per dare un po’di effetto vissuto e tridimensionalità; sono state aggiunte le cinture fotoincise della Eduard dedicate ai caccia tedeschi.

  

Una volta messe al posto giusto le mascherine della montex che come sempre si sono mostrate ottime per la colorazione del tettuccio sono passato a primerizzare il modello per prepararlo alla successiva colorazione, che è stata fatta in RLM 66 nelle superfici inferiori e RLM 79 per quelle superiori, così come indicato nel foglietto dell’Aerodecal; una mano di future per preparare la posa delle decals che, a parte una croce sull’alla destra che mi si è frantumata si sono dimostrate di buona fattura e un’altra mano per proteggerle per la successiva “sporcatura” del modello, che è avvenuta sempre con i Vallejo Wash, in particolare il nero e il sabbia, e devo dire che mi sono particolarmente piaciuti; ho utilizzato poi i weathering set della Tamiya e lo stick sabbia sempre della Tamiya per sporcare le ruote e simulare le perdite di olio varie, mentre per gli scarichi dei motori ho spruzzato un po’di smoke ad aerografo.

Ho sigillato il tutto con il flat gunze con due gocce di lucido per creare l’effetto satinato.

  

  

Buon Modellismo a Tutti.....

Panavia Tornado IDS - kit Revell - scala 1/72

6° Stormo - Ghedi 

STORIA 

Il programma Tornado affonda le sue radici nella metà degli anni sessanta, quando varie nazioni europee si ritrovarono nella necessità di sviluppare una nuova generazione di aerei da combattimento ad elevate prestazioni.

In quegli anni, sulla base dei principi che venivano messi a punto in USA e che inevitabilmente influenzavano i requisiti operativi dei paesi NATO, si andavano affermando alcune filosofie: i nuovi aerei da attacco in profondità (interdizione e strike) dovevano affidare alla bassa quota e alla elevata velocità la loro capacità di sopravvivere nei confronti dei sistemi missilistici antiaerei; la tecnologia dell'ala a geometria variabile prometteva di consentire la realizzazione di aerei da combattimento pienamente multiruolo e con ottimali caratteristiche di volo in un'ampia gamma di profili di quota e velocità.

L'idea fu quindi quella di creare un programma comune, che inizialmente coinvolgeva, oltre alle nazioni citate, anche il Canada, l'Olanda e il Belgio. Questi ultimi tre paesi, però, si ritirarono dal progetto, e furono quindi Inghilterra, Germania e Italia a firmare, nel 1969, l'accordo che creava il consorzio industriale destinato a sviluppare il nuovo aereo, la Panavia.

Il programma prese il nome di MRCA (Multi Role Combat Aircraft) e avrebbe dovuto portare allo sviluppo di due varianti: il caccia Panavia 100, monoposto, destinato principalmente alla Germania e all'Italia, e il bombardiere Panavia 200, biposto, destinato all'Inghilterra e all'aviazione navale tedesca.

Il Tornado è un velivolo biposto, con pilota e navigatore, bimotore, con ala alta a freccia ed a geometria variabile, deriva verticale singola di ampie dimensioni, prese d'aria laterali di disegno sofisticato.

L'aereo è progettato per volare a bassissima quota a velocità supersoniche (Mach 1.2) ma è capace di prestazioni bisoniche ad alta quota.

La capacità del Tornado di volare a bassissima quota e ad alta velocità è una capacità effettiva e non teorica.

Molto spesso, infatti, le schede tecniche di molti aerei da combattimento, caccia compresi, riportano la capacità di volare a “Mach 1.2 sul livello del mare”.

Il prototipo dell'MRCA, denominato P-01 volò la prima volta il 14 agosto del 1974. Un mese più tardi l'MRCA assunse la designazione definitiva di “Tornado”.

In Italia, il Tornado continua a costituire la punta di lancia della componente di attacco dell'AMI, ed è in servizio con il 6° Stormo di Ghedi (strike e conversione operativa),  il 50° Stormo di Piacenza (ricognizione e SEAD) ed il 36° Stormo di Gioia del Colle (strike e attacco antinave).

IL MODELLO

La scatola è prodotta dalla Revell e si distingue per il colore nero dello sprue, poiché il modello è inizialmente dedicato alla costruzione di uno special color della Luftwaffe, è possibile pure rappresentare un altro esemplare sempre dell’aviazione tedesca, ma possedendo un ottimo foglio decals della Tauro model ho deciso di costruirlo con le insegne italiane per partecipare alla campagna di Modellismo+ dedicata al 6° Stromo di Ghedi; complice pure una splendida visita alla base ho deciso di rappresentare un modello toccato “con mano” durante la permanenza nella base bresciana.

  

Ho utilizzato per l’abitacolo il set di fotoincisioni della Eduard dedicato al Tornado Gr.1 dell’Hasegawa e devo dire che in futuro eviterò di ripetere lo stesso errore, dato che le imprecazioni per farlo ben aderire alla vasca del Revell non sono state poche.

La plastica è finemente incisa in negativo ed è ben dettagliata

Non ho incontrato particolari difficoltà nel montaggio….fino a quando ho dovuto assemblare la sezione del cockpit col troncone ali/deriva…sinceramente non so perché alcuni produttori, Revell appunto ma anche Hasegawa, decidano una separazione del genere. Ovviamente ho dovuto lavorare non poco con lo stucco, ma alla fine la soluzione è stata accettabile.

 

  

Altro punto delicato è il meccanismo delle ali a geometria variabile, ma con i dovuti accorgimenti tutto è filato liscio.

Grazie all’ottimo servizio clienti della Revell che mi ha inviato i trasparenti poiché mancanti nella confezione.

  

COLORAZIONE

Dopo una mano di primer tamiya per verificare problemini vari, sono passato alla stesura a pennello del monogrigio GRIGIO  CHIARO  -   F.S.  36280 con il colore LIFECOLOR 034 tranne oviamente il radome colorato in nero opaco.

  

Una mano di future e via con stencils e decals, anche se lo ammetto non sono riuscito proprio ad applicare tutto l’applicabile, in 1/72 certi stencils sono proprio microbici…

Altra mano di future per il fissaggio decals e via con una copiosa sporcatura delle pannellature con la tempera e il carboncino, quindi un ultimo fissaggio col trasparente opaco.

  

  

L’aereo è presentato con la “biancheria esposta” come ho potuto vedere chiaramente a Ghedi.

Montaggio sicuramente piacevole nel complesso, ma un’altra volta faccio lo special colour J

  

  

Buon modellismo!!

North American P-51K Mustang - kit Hasegawa - scala 1/72

Fuerza Aérea de Nigaragua

Il North American P-51 Mustang, prodotto a partire dal 1941, è stato uno dei più versatili caccia americani della seconda guerra mondiale, durante la quale fu schierato sul fronte Europeo per contrapporsi agli aerei della Luftwaffe e su quello del Pacifico. Fu impiegato prevalentemente come caccia di scorta alle formazioni di bombardieri Boeing B-17, ma anche come caccia bombardiere. Venne impiegato anche nella prima fase della guerra di Corea, nonostante fosse stato ormai superato dai primi aerei con motore a getto. In alcune forze aeree rimase in servizio fino ai primi anni ottanta. Progettato da Edgar Schmued, costruito e fatto volare in appena 117 giorni, il P-51 fu il programma per un aereo da caccia più importante della storia. Questo aereo nelle ultime versioni toccò i limiti massimi che potevano essere raggiunti da una macchina con motore a pistoni. Fu il prodotto di due tecnologie d'avanguardia: quella dell'industria aeronautica statunitense e quella dell'industria motoristica britannica. Tra i pochi a non essere soddisfatti dell'aereo ci furono i sovietici. Il Mustang fu l'unico tipo di caccia che l'Urss rifiutò di acquisire con la legge Affitti & Prestiti. Dopo accurati test di volo, l'aeronautica sovietica (Voenno-Vozdushnye Sily - VVS) lo considerò inferiore ai contemporanei caccia sovietici e tedeschi e relegò gli esemplari acquisiti per i test nelle scuole di volo. Ma altrove il Mustang fu accolto con favore: ne furono costruiti 15.586 esemplari che operarono (durante la seconda guerra mondiale) nelle forze aeree di Australia, Canada, Cina, Gran Bretagna (RAF), Nuova Zelanda, Olanda, Polonia, Stati Uniti (AAC/AAF), Sud Africa e Unione Sovietica. Restò in servizio dopo il conflitto in molti paesi. È considerato come uno degli aerei più aerodinamici della II G.M. soprattutto per il suo profilo laminare delle ali. Ancora oggi molti esemplari privati sono in perfette condizioni di volo nei vari Musei volanti statunitensi.

IL MODELLO

La versione realizzata rappresenta la versione P-51K, derivata dal P-51D, versione totalmente matura del P-51, prodotta in oltre 7.700 esemplari; solo 285 vennero ceduti alla RAF. Era dotata di 6 mitragliatrici da 12,7 mm, una maggiore capacità di carburante, tettuccio e fusoliera riprogettati ed una autonomia massima portata a 3.350 km, circa 8 ore e 30 minuti di volo, con l'elica Aereoproducts e prodotto in 1.500 esemplari, di cui ben 593 ceduti alla RAF.

Avevo voglia di fare un modello veloce e senza perdermi troppo in dettagli, quindi dal magazzino ho pescato questa scatolina dell’Hasegawa…pur convinto che la scala migliore per i Warbirds della II Guerra Mondiale sia l’1/48 devo dire che il “piccolino” non è male; pur essendo un modello non di “primo pelo” le stampate sono in plastica fine e tutte incise in negativo.

Le decals permettono di fare un modello USAAF oppure uno della FAA britannica, ma io conservavo un’ottima selezione di decals Aztec per riprodurre qualche modello appartenente a Forze Aeree del Centro America, che utilizzarono il velivolo anche dopo la Guerra, infatti il mio modello rappresenta un esemplare delle Forze Aeree del Nicaragua.

Come la maggior parte degli Hase il modello si monta tranquillamente, forse risente un po’dell’età in alcune parti, specie nella giunzione ali-fusoliera, che richiedono un po’di stucco, ma sono cose facilmente superabili, occhio a far uscire bene i condotti di scarico del motore perché tendono a “sparire” un po’all’interno, magari si può aggiungere un leggero spessore col plasticard.

La colorazione è avvenuta con le bombolette Tamiya, dato che intendevo riprodurre un esemplare in NM, quindi unna bella passata col nero, e poi via di Bare Silver Metal!

Un po’di sporcature qui e là col carboncino ed il set Tamiya e poi la posa delle poche decals, cosa che per un modello così piccolo è manna dal cielo.

Un bel passaggio di trasparente lucido ed ecco pronto il modello, una cosa alternativa e rilassante!

Buon modellismo a tutti!

Junkers Ju.87B-2 Stuka - kit Italeri - scala 1/48

Storia

Cosa dire di questo stupendo aereo che ancora non si sappia?

Lo Junkers Ju 87, detto anche Stuka (in tedesco Sturzkampfflugzeug, letteralmente "aereo da combattimento in picchiata"), era un bombardiere in picchiata monomotore con configurazione alare ad ala di gabbiano rovesciata. Pur essendo stato progettato nel lontano 1933 dall'azienda tedesca Junkers, lo Stuka restò in produzione per oltre nove anni, rimanendo per tutta la durata della guerra immutato nella struttura e nella configurazione di base, prova della validità complessiva della macchina. Ne furono costruiti più di 5.700 esemplari in una decina di versioni, che combatterono su tutti i fronti. Impiegato principalmente dalla Luftwaffe oltre che dalle forze aeree delle potenze dell'Asse, lo Ju 87 fu uno dei più efficaci bombardieri in picchiata della seconda guerra mondiale e certamente il velivolo più propagandato di tutto in conflitto. Nonostante i suoi limiti, è considerato una pietra miliare nella storia dell'aviazione.

Lo Stuka fu il bombardiere tattico di gran lunga più importante messo in campo dalla Luftwaffe. Era immediatamente riconoscibile per il suo carrello fisso e per la celebre ala a "gabbiano invertito", con le superfici mobili separate, secondo la tipica configurazione Junkers d'anteguerra.

A seguito di un incidente avvenuto in Spagna i progettisti decisero di dotate lo Stuka di un meccanismo di richiamo automatico che faceva uscire l'aereo dalla picchiata anche senza l'intervento del pilota. Un'intera formazione di Ju.87, in quell'occasione, aveva infatti effettuato la cabrata troppo tardi dopo il bombardamento e si era schiantata al suolo. Uno dei difetti operativi derivanti da un attacco in picchiata contro un obiettivo terrestre consisteva infatti nella violenta accelerazione verticale verso l'alto (fino e oltre 6 g) subita dal pilota durante la fase di cabrata che permetteva il disimpegno dell'aereo dopo lo sgancio della bomba. Tale accelerazione provocava un deflusso del sangue dal cervello alle estremità inferiori, quindi il pilota tendeva a svenire (per riduzione della quantità di sangue nel cervello) al culmine dello sforzo, generalmente coincidente con lo sgancio della bomba. I progettisti tedeschi ebbero però il merito di aver pensato anche a questa evenienza realizzando un sistema di richiamo automatico della barra, da attivarsi prima della picchiata, capace di riportare in quota l'aereo dopo l'attacco anche in caso di svenimento del pilota, che aveva tutto il tempo durante la risalita di riprendere i sensi e quindi il comando dello Stuka.

Vi era inoltre un dispositivo per il bombardamento in picchiata che includeva una forcella a cui veniva agganciata la bomba che, immediatamente prima dello sgancio. veniva allontanata dalla fusoliera.

Su suggerimento del Generaloberst (colonnello generale) Ernst Udet, capo del servizio tecnico della Luftwaffe (ma secondo altri l'idea fu dello stesso Adolf Hitler), sugli Stuka furono montate delle sirene azionate dal flusso dell'aria, chiamate "trombe di Gerico", il cui suono aveva effetti devastanti sul morale dei soldati nemici e della popolazione civile (l'idea fu ripresa da alcune unità dell'aviazione statunitense fino ai tempi della guerra in Corea).

Lo Stuka era amato dai suoi equipaggi per la robustezza e dai soldati della Wehrmacht per la sua grande precisione, essendo capace di centrare con le sue bombe bersagli piccoli come un carro armato o una casamatta.

La differenza fra i bombardieri convenzionali ed i bombardieri in picchiata è che mentre i primi sganciano grappoli di bombe su un'area piuttosto vasta navigando in volo orizzontale, i secondi si dirigono verticalmente (in picchiata) verso l'obiettivo da colpire e giunti vicino ad esso sganciano una sola bomba, ottenendo così una precisione maggiore. L'attacco in picchiata si era già rivelato come l'ideale per colpire bersagli in movimento o di difficile inquadramento, come ponti, postazioni fortificate, carri armati o navi. Questa tecnica è stata molto usata negli scontri aeronavali durante la Seconda Guerra Mondiale

Recensione kit

Era da un po’di tempo che mi solleticava l’idea di riprodurre questo splendido aereo, e, complice la visita ad Italeri, la scelta sulla scatola è stata quasi un passaggio obbligato; diversamente dal solito, ho scelto la scala 1/48 e devo dire che il completamento di questo kit mi ha convinto, per il futuro, che questa sarà sempre una scelta convinta per riprodurre i soggetti della WWII.

Le stampate sono in negativo, di ottima fattura e senza sbavature, si incastrano senza problemi e senza dover fare uso eccessivo di stucco, quest’ultimo va utilizzato solo per ritoccare l’incastro ali/fusoliera e superficie superiore/inferiore delle ali, sempre a ridosso dell’incastro con la fusoliera; è poca cosa comunque, considerando che tutta la superficie alare inferiore è un unico pezzo.

Il kit contiene delle ottime fotoincisioni che rendono ancora più bello il dettaglio dell’abitacolo, che di per sé comunque è già un ottimo pezzo..ottima la parte dedicata al mitragliere!le altre fotoincisioni sono per dettagliare il timone e le walk-around sull’ala.

Il  montaggio è facile…e ovviamente manca la parte più bella:la possibilità di esporre il motore! Qui, a parte un po’di pazienza per montare i tubicini di gomma forniti nel kit, uno può veramente sbizzarrirsi e divertirsi nel montare e colorare (e sporchicchiare) tutto il motore, davvero un’ottima idea quella della casa bolognese.

La colorazione è quella a due toni di verde, si possono fare 4 versioni, la mia è quella relativa al velivolo inquadrato nello Stab III/StG77, Bulgaria, aprile 1941. Le decals sono della Cartograph e come sempre, ottime, anche se mancano le svastiche, reperite grazie al buon Cima.

La colorazione è avvenuta a pennello, dopodiché, una volta passata una mano di trasparente lucido, ho applicato le decals, quindi ancora lucido e poi una copiosa sporcatura a tempera sulle pannellature, mentre per le restanti “sporchezze” mi sono affidato agli ottimi set della Tamiya. Ho poi sigillato il tutto con l’opaco.

Il motore ha ricevuto una prima passata di primer, sul quale, prima dell’asciugatura, ho provveduto a soffiare un po’di sabbiolina fine per dare un po’di tridimensionalità e qualche rugatura; ho poi lavato con più mani di smoke Tamiya ed infine ho usato il set Tamiya per la zona scarichi. Per le ruote ed il carrello ho provato il “fango” dell’ak, niente male, a parte a spussa.

La basetta è molto spartana ma mi ritengo soddisfatto del lavoro svolto.

Concludendo, il kit è consigliatissimo, un ottimo modello con un altrettanto ottimo rapporto qualità/prezzo;si attende la versione per la Regia a sto punto.

Mc Donnell Douglas AV-8B Harrier II

Marina Militare Italiana

La scatola di riferimento è quella dell’Hasegawa, contenente le decals per riprodurre due esemplari dell’Aviazione dei Marines, quindi ho dovuto provvedere a parte ad acquistare le decals per la versione italiana prodotte dalla Modelfriends. A tutto ciò ho aggiunto il set di fotoincisioni colorate Eduards 73236 che hanno dato tutta un’altra aria al cockpit e ad altri dettagli del modello.

Devo dire che praticamente è stata una delle mie prime esperienze con le fotoincisioni e si possono notare sicuramente delle sbavature di ciano, che hanno influito anche un po’ sull’opacizzazione del tettuccio…si sa, sbagliando s’impara.

La costruzione è stata abbastanza tranquilla, il soggetto è in negativo, paga forse una scarsità di dettaglio nei pozzetti dei carrelli, ma parliamo di un soggetto in 1/72; bisogna intervenire con un po’di stucco nella giunzione tra ali e fusoliera a ridosso dell’abitacolo, ma per il resto lo stampo è buono, Hasegawa difficilmente si smentisce. Ho tribolato solamente per sostituire le grate dei sostentatori di getto verticale inserendo le fotoincisioni, per fare ciò ho dovuto praticamente “scavare” tutto il pezzo e “annegarlo di ciano per attaccarci il pezzo foto inciso...e alla fine è un pezzo che non si nota neppure molto. La colorazione è avvenuta a pennello con acrilici model-master, secondo lo schema ben dettagliato nelle istruzioni fornite con le decals : Dark Gull Gray F.S. 36231 per le superfici superiori e Light Gray F.S. 36320 per le superfici inferiori, ho poi passato con la micromina tutte le pannellature e sporcato a piacere con il carboncino, i velivoli nelle foto appaiono parecchio usurati, e poi sigillato tutto con l’opaco.

Savoia Marchetti SM.79 Sparviero - kit Italeri - scala 1/72

Per un modernista convinto come me avvicinarsi al “Gobbo Maledetto” è stata come una folgorazione..un aereo stupendo, massiccio, un vanto della nostra gloriosa industria, un soggetto forse già datato per il suo tempo, ma da un fascino pazzesco.

Il modello è un Italeri in 1/72, che a mio parere ha un ottimo rapporto qualità/prezzo. Curiosando in rete ho visto dei lavori bellissimi, ed in effetti ci si potrebbe sbizzarrire a ricreare gli interni, ma poi alla fine, se si pensa che con la chiusura ben poco si vedrà, forse non mi son sentito di iniziare un’operazione che, col lungo andare, mi avrebbe portato all’arenarmi…quindi, interni in grigio e non in verde anti-corrosione (era in legno), posizionamento delle Safat, dei trasparenti e…via a carteggiare!Per la cronaca, non necessita di lavori estremi, ma la giunzione delle due fusoliere merita un po’di accortezza, e i due pezzettini a corredo della gobba con relativo trasparente non si sa perché siano stati staccati dal resto della sezione di fusoliera, ma con un po’di occhio e del buon Tamiya Putty si possono sistemare bene le cose. Si può scegliere di lasciare scoperta la gobba e vedere così la parte superiore di quello che è il vano bombe..esso andrebbe rifatto “cavo” e non pieno come si presenta nel kit, così come il fissarlo giusto tra le due sezioni di fusoliera non è stato un compito sereno, ho dovuto mettere un pezzettino di plasticare per evitare che il pezzo mi sprofondasse all’interno della fusoliera.

Il posizionamento dei supporti per il siluro và curato con calma, non combaciano esattamente i punti d’incollaggio,ma spostandosi delicatamente e con due-tre gocce di attack al posto giusto si riesce a fare una cosa decente.

Una volta protetti i trasparenti si può passare alla colorazione, qui i soggetti da riprodurre sono vari e molto accattivanti, io ho scelto di riprodurre un esemplare della 278a Sq. Aerosiluranti - Gruppo Buscaglia e devo dire che, per chi usa solo il pennello come me, è stata un’impresa a dir poco ardua..prima un fondo di verde “Regia” e poi lentamente tutti i “ghirigori” con il colore sabbia, mentre la parte inferiore è stata dipinta in Light grey. Una leggera velatura con le tempere sulle pannellature e una sporcatura alla parte inferiore col set della Tamiya. Che dire, non sarà l’ultimo che farò….

Republic F-105G Thunderchief - kit Trumpeter - scala 1/72

Vietnam

 

STORIA:

Wild Weasel II
Come successore del Super Sabre F, l'USAF decise di selezionare l'F105 nella versione da addestramento biposto, modificandola con un ricevitore d'allarme radar (rwr) e ridesignandolo EF-105F Thunderchief, designazione che però fu cambiata nel giugno 1967 in F-105F. La principale differenza dalle altre versioni dell'F105 era la possibilità di trasportare missili antiradar Standard e Shrike, oltre, ovviamente, al secondo uomo di equipaggio, che aveva la funzione quasi esclusiva di utilizzare le contromisure elettroniche trasportate, oltre ad aiutare il pilota a scorgere i missili in arrivo. Questi missili avevano la capacità (seppur molto limitata agli inizi) di seguire le emissioni elettromagnetiche di un radar di terra e colpirlo, rendendolo così inutilizzabile. I problemi erano principalmente la limitata capacità di riconoscimento dei missili, che avevano una decina di "teste", ciascuna con un "seeker" differente, a seconda del tipo di radar (e quindi delle sue specifiche emissioni elettromagnetiche) da attaccare. Un "seeker" per un determinato tipo di radar, non solo non andava bene per altri radar, ma nemmeno riusciva ad identificarli, né tanto meno a colpirli, divenendo così inutile. La pianificazione e le operazioni di intelligence prima delle missioni divenivano così fondamentali. I primi "Wild weasel" avevano principalmente tre tattiche per neutralizzare i radar guidamissili: - Colpire fisicamente le postazioni radar con i loro missili antiradar o con bombe (spesso erano aiutati da altri aerei non specificatamente progettati), distruggendole o danneggiandole abbastanza da renderle inutilizzabili almeno nel breve periodo. - Tenere puntati su di sé i radar guidamissili, per impedire loro di attaccare gli aerei della formazione che gli Wild Weasel proteggevano (ovviamente con grande rischio per la loro incolumità). - Costringere le postazioni radar a spegnere il radar, per evitare di venir localizzate e colpite, dal momento che i primi missili antiradar non avevano la capacità di trovare il bersaglio se questi avesse smesso di emettere impulsi radar in un qualsiasi momento del loro volo. L'armamento classico di questi primi Wild Weasel era costituito da un serbatoio supplementare nella stiva bombe, un altro serbatoio appeso al pilone ventrale ed un terzo appeso al pilone subalare interno di destra, un missile antiradar Standard appeso al pilone subalare interno di sinistra, un missile antiradar Shrike al pilone esterno di destra ed infine un pod per contromisure elettroniche appeso al pilone subalare esterno di sinistra, ottenendo così una disposizione asimmetrica dei carichi esterni, oltre al cannoncino interno comune a tutte le versioni dell'F105.

Wild Weasel III
Visti gli ottimi risultati riscossi con l'F-105, l'USAF decise di adottare una nuova versione dello stesso aereo, denominata "G". Dei vecchi F-105 versione "F", ne vennero aggiornati solo 61 ai nuovi standard operativi. Questa Versione introduceva finalmente un set di contromisure interne sui fianchi di fusoliera, in maniera tale da liberare un ulteriore pilone per i missili, che salivano quindi normalmente a 2 Shrike e 1 Standard.

IL KIT:


Era la prima volta che mi cimentavo con un kit Trumpeter…che dire, forse ai “Livelli più alti” avranno trovato difetti, non corrispondenze ecc…per quanto riguarda la mia molto modesta esperienza di modellista, l’ho trovato meraviglioso: stampate ottime, finemente incise e rivettate, possibilità di farlo con la “biancheria stesa” (flaps, aerofreni, vano cannone, sonda rifornimento..) e buone decals, di extra ho aggiunto solo il set carrelli della Pavla.


Ho avuto solo qualche piccolo problema col posizionare i flaps ma con una piccola carteggiata ho messo tutto in regola; qualche piccola fessura qua e là specie nel raccordo radome-fusoliera è stata corretta con lo stucco. L’esemplare da me riprodotto è il (62-440) del 17th WWS, 388th TFW, basato a Korat, durante il conflitto vietnamita, con la sua bella Shark mouth in evidenza.


Come tutti i miei modelli, la colorazione è avvenuta a pennello, ho utilizzato il verde mimetico europeo in smalto della MM, il verde oliva acrilico dell’agama e il dark tan smalto della MM, sulle superfici superiori, mentre per la superficie inferiore il grigio azzurro chiaro acrilico della MM; dopo una prima passata di trasparente lucido ho provveduto alla posa delle decals, ricoperte nuovamente per poi iniziare la fase di “insozzatura” con la tempera, che ho provveduto a stendere per bene e poi togliere con un panno umido. Un po’di bruno van dick ad olio sui carrelli e sul vano cannone ed infine una bella passata di opaco hanno chiuso tutto.

 



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