SCARPA MAURO

SCARPA MAURO

Humber Mk.II - Kit Revell - Scala 1/76

11° Ussari - Africa Settentrionale 1942

La Humber Armoured Car era realizzata dalla Rootes ed in pratica era una combinazione del telaio del trattore di artiglieria Karrier KT4 sul quale era montato lo scafo corazzato della Guy Armoured Car. Il primo ordine per 500 esemplari venne emesso nel 1940. La produzione iniziò nel 1941 e si concluse nel 1945. In totale furono 5.400 gli esemplari prodotti, molte delle quali della versione Mk IV armata con un cannone da 37 mm.

Il primo impiego del veicolo in combattimento avvenne nel 1941 durante la campagna del Nord Africa con l'11° Ussari e altre unità dislocate su quel teatro operativo. Venne utilizzata, dopo lo sbarco in Normandia, nella campagna di Europa come veicolo da ricognizione delle divisioni corazzate britanniche.

  

Pochi veicoli furono utilizzati, con compiti di scorta e pattugliamento, lungo il cosiddetto corridoio iraniano attraverso il quale passavano i rifornimenti per l'Unione Sovietica.

Un esemplare della versione MK IV fu catturato dai tedeschi e impiegato dalla 9ª divisione Panzer delle SS ad Arnhem, durante i combattimenti dell'Operazione Market-Garden. Esemplari di MK I e MK II risultano da alcune foto come prede belliche italiane in Africa Settentrionale.

  

  

Dopo la fine della Seconda guerra mondiale fu impiegata, nel 1948-1949, dall'Egitto. Altri veicoli furono utilizzati dalle forze armate di Cipro, Burma, Sri Lanka, Messico, Portogallo, Danimarca e Paesi Bassi. Molte furono utilizzate anche come bersagli nei poligoni militari.

Erano ancora in uso in qualche esercito di qualche paese dell'estremo oriente nei primi anni sessanta.

Circa 100 Humber Mk IV furono utilizzate, con armamento modificato nel tempo, fino alla fine agli anni sessanta dalla Polizia di Stato.

  

  

  

Alcune autoblindo Humber trovarono impiego anche nei "Gruppi Difesa" dell'Aeronautica Militare Italiana, restando in servizio sugli aeroporti della Difesa Aerea fino ai primi anni '80.

Buon Modellismo a Tutti

Mauro Scarpa

Cleopatra e la nubiana - Kit Tom's Model - scala 54 mm

Regno tolemaico 40 a.C.

 
Cleopatra Tea Filopatore, conosciuta per un breve periodo nel 51 a.C. semplicemente come Cleopatra Filopatore, dal 36 a.C. come Cleopatra Tea Neotera Filopatore  e dal 34 a.C. con il titolo aggiuntivo di Nea Isidee chiamata nella storiografia moderna Cleopatra VII o semplicemente Cleopatra, è stata una regina egizia del periodo tolemaico, regnante dal 52 a.C. alla sua morte.
 
  
 
Fu l'ultima regina del Regno tolemaico d'Egitto e l'ultima sovrana dell'età ellenistica che, con la sua morte, avrà definitivamente fine. Il nome Cleopatra deriva dal greco Kleopatra, che significa "gloria del padre" (kleos: gloria; patros: del padre). Fu anche una dei nemici più temuti per la Repubblica romana; oltre che disporre di una grossa flotta, di un esercito potente e di un regno ricco di risorse, infatti, aveva dalla sua parte anche un presumibile grande fascino, grazie al quale aveva sedotto due tra i più grandi condottieri romani: Giulio Cesare e Marco Antonio.
 
  
 
  
 
I Tolomei, secondo la loro dinastia, parlavano greco, rifiutandosi di imparare la lingua egizia, che era considerata una lingua "non ufficiale" del regno; in opposizione a ciò Cleopatra studiò e imparò perfettamente anche l'egizio, ponendosi nei confronti del popolo come la reincarnazione della dea Iside. Oggi è probabilmente (insieme a Cheope, Akhenaton, Tutankhamon e Ramses II) la più famosa di tutti i sovrani dell'antico Egitto; è conosciuta con il nome di Cleopatra, anche se fu la settima e ultima regina a possedere quel nome. Comunque, Cleopatra non fu mai di fatto sovrana unica dell'Egitto, avendo consecutivamente regnato insieme al padre (Tolomeo XII Aulete), al fratello (Tolomeo XIII Teo Filopatore), al fratello-marito (Tolomeo XIV) e al figlio (Tolomeo XV Cesare).
  
 
  
 
  
 
Buon Modellismo a Tutti
 
Scarpa Mauro

ANAKIN'S JEDI STARFIGHTER - kit Revell - Scala 1/58

Dal film STAR WARS - Revenge of the Sithö Episodio 3

 

Il modello della Revell è interessante dal punto di vista modellistico in quanto molto ben realizzato. Nessun punto di ritiro sulla plastica o problemi di altro tipo. Le quattro sprue contengono solo 21 pezzi, molto ben dettagliati e permettono un semplice lavoro di miglioramento (anche se non lo ritengo molto necessario).

La plastica utilizzata è buona, rigida e lavorabile perfettamente. Lo stampo Φ buono e coincidono perfettamente le due metα, di conseguenza sono molto pochi i baffi da togliere. I trasparenti sono di ottima fattura.

  

  

Le istruzioni sono molto chiare, un piccolo libretto di 12 fogli a colori con grandi figure.

Ogni figura spiega chiaramente la colorazione da seguire e alla fine una ottima figura riepilogativa spiega esattamente dove posizionare le decalcomanie presenti.

Se vogliamo trovare una pecca sul modello, bisogna ricercarla nella posizione delle decalcomanie. Purtroppo la posizione delle decals circolari è "incisa" sullo scafo pertanto è conveniente dipingerle anziché utilizzare quelle allegate. Un altro punto "debole" del modello è la congiunzione del vetro circolare anteriore con il resto della navicella. In questo punto viene richiesto l'utilizzo di un pò di stucco in quanto lascia un discreto spazio.

  

  

Un minimo di stucco è richiesto anche sulla linea di congiunzione tra la parte superiore e quella inferiore delle ali, ma è ben poca cosa

La colorazione esterna è minimale : grigio base e arancione (il mio è una mistura tra giallo e rosso fino al raggiungimento di una gradazione che mi ha soddisfatto) mentre gli interni, ben definiti nel complesso, sono una base grigia con dettagli rosso mattone e grigio scuro.

Le classiche ombreggiature e lumeggiature rendono molto gradevole il tutto.

  

  

In definitiva è un modello divertente da costruire e che, una volta terminato, fa la sua bella figura in vetrina.

Buon modellismo a tutti.

Mauro Scarpa

 

Fiat G.55 Centauro - Kit SMER - scala 1/48

1a Squadriglia Caccia "Gigi Tre Osei" del 2° Gruppo Caccia dell'ANR - pilota Ten. Ugo Drago

Il Fiat G55 “Centauro” è stato, ed è tuttora, considerato uno dei migliori aeroplani che abbiano solcato i cieli durante la seconda guerra mondiale, peccato solo che sia stato prodotto alla fine del conflitto ed in pochi esemplari. Il modello realizzato vuole essere la rappresentazione del “7 nero” pilotato dal Ten. Ugo Drago, in dotazione alla 2° Gruppo Caccia - 1^ Squadriglia “Gigi Tre Osei” nella sua caratteristica livrea a losanghe.

Non sono molti i modelli che riguardano il Fiat G55 e, anche se non conosco gli altri, quello della Smer è sicuramente un modello terrificante. Già aprendo la scatola si può avere un sussulto di orrore: stampate tutte in positivo, bave e ritiri dovuti da uno stampaggio non proprio eccelso, particolari molto grossolani. In compenso i dettagli non esistono!

Armandosi di pazienza si cerca di ridurre al minimo i difetti: la mancanza totale di interni fa optare per un tettuccio ermeticamente chiuso, si effettuano i fori dove deve entrare ed uscire l’aria per il raffreddamento e gli scarichi del motore, si realizza una griglia di ingresso e di uscita per il radiatore inferiore, si rifanno le mitragliatrici alari e sul mozzo dell’elica, ecc.

 

Anche le decalcomanie hanno il loro peso, e non in senso figurato, in quanto il film è oscenamente spesso e si adatta con difficoltà alle asperità create dalla positività delle stampate (salvo eliminare tutti i rivetti oltre ai bordi dei portelli di ispezione e carico). Inoltre anche i colori delle decalcomanie sono sbagliati (il verde della bandiera è errato e gli stemmi alari sono uno in bianco ed uno in nero su fondo neutro, mentre andrebbero entrambi neri su fondo bianco). Per ultimo permettono di realizzare un modello italiano (della Squadriglia “Diavoli Rossi”) ed un modello tedesco ( ??? ), non tenendo in alcun conto le squadriglie “Asso di Bastoni” e “Gigi Tre Osei”.

La plastica con cui è realizzato non è male dal punto di vista lavorabilità, si lavora facilmente e si incolla altrettanto bene. I pezzi, quei pochi presenti, si uniscono senza grossi problemi se si esclude l’imbarcata che quelli più grandi facilmente prendono (è un classico di questa marca). Ma con mollette e scotch si riesce ad avere ragione anche dei pezzi più ostici.

Fatte le poche modifiche ritenute indispensabili (un minimo di interno con seggiolino, cruscotto e pianale; mitragliatrici; radiatore inferiore e qualche foro qua e la) si può passare al reparto verniciatura, dopo una breve sosta al reparto stucca e carteggia. La plastica non è delle migliori per “trattenere” la pittura quindi meglio iniziare da una mano di primer per poi passare ad un preshading, molto limitato, con il nero. Non sono molte le informazioni che si possono trovare su questo modello (il 7 giallo di U.Drago) ma soprattutto tutte discordano per quel che riguarda il colore delle estremità alari e dell’ogiva dell’elica.

  

Ho optato per un’ogiva bianca/gialla e per le estremità alari gialle. I colori utilizzati per la mimetica superiore sono gli Italeri, creati appositamente per la RSI, e corrispondono al Giallo Mimetico 4645AP – FS33434, al Marrone Mimetico 1 – 4640AP – FS30109 ed al Verde Mimetico2 – 4723AP – FS34092, mentre l’azzurro della parte inferiore è stato realizzato con un Tamiya XF23. La fascia bianca è stata realizzata con un Tamiya XF2, mentre la fascia gialla sotto il motore e dell’ogiva è stata realizzata con un Tamiya XF3. Dipinta la parte inferiore, sono passato al giallo mimetico, al marrone per finire con il verde.

Finalmente posso dare una prima mano di vernice trasparente per fissare questa fatica. Si passa ora alla posa delle decalcomanie. Tutte sono state rifilate per eliminare l’enorme ed antiestetico bordo esterno. Le bandiere sono state liberate della parte verde (tagliata con un bisturi) e dopo la posa sono state ripristinate con il verde bandiera a pennello; prima di posizionare i loghi alari sono stati realizzati quadrati da 14 mm di lato e successivamente posizionati i ….. Quelli inferiori sono stati realizzati a pennello.

Terminata la posa delle decalcomanie altra mano di vernice trasparente e poi avanti con i filtri di invecchiamento e con i gessetti per schiarire i pannelli e ralizzare gli scarichi del motore e dei filtri. Per questo tipo di invecchiamento faccio abbondante uso di gessetti da madonnari in quanto più grassi di quelli normali e la polvere che viene prodotta grattandoli con il pennello si deposita facilmente sui modelli e, sporcandoli poco per volta, mi permette di effettuare un lavoro che mi soddisfa.

  

  

  

  

Terminato anche questo passaggio ultima mano di vernice e poi via in vetrina in attesa di essere esposto alla prossima mostra.

Buon modellismo a Tutti

Scarpa Mauro

Messerschmitt Bf.109E-4 – kit HELLER – scala 1/24

Pilota Hptm. Wilhelm Meyer Weissflog della Stab/JG 53, abbattuto il 5 settembre 1940 a Manston (GB)

L’aereo, nella sua versione “generica” è ben noto al popolo dei modellisti. Nello specifico il modello rappresentato è stato pilotato dall’ Hptm. Wilhelm Mayer Weissflog.

Descrizione tecnica

Questo aereo era di per sé estremamente semplice:monoplano, monomotore, monoposto,carrello retrattile a carreggiata stretta, piani di coda convenzionali e dotati fino al modello E di montanti di sostegno, mentre il ruotino posteriore divenne retrattile solo nei modelli F e K. Era progettato per essere facile da costruire e riparare, molto robusto, immune da vizi di pilotaggio quali instabilità o autorotazione, e nel modello E, necessitava di sole 4500 ore di lavoro per essere costruito, mentre nel modello G salivano a 6800. Questi tempi non tengono conto delle parti come il motore, costruite fuori della ditta. Il tettuccio era totalmente raccordato con la fusoliera e non consentiva una visibilità del tutto accettabile, specie all'indietro. Il Bf 109 non ebbe mai uno specchietto retrovisore come invece avevano i caccia angloamericani. Per quelli era consuetudine, talvolta persino in quelli col tettuccio a goccia. 

L'armamento basico comprendeva un paio di mitragliatrici nel muso, talvolta altrettante nelle ali. In seguito vennero aggiunti cannoni, razzi, bombe nelle configurazioni concesse dalla stretta carreggiata del velivolo dovuta a quella che era una delle sue più grandi limitazioni: la disposizione del carrello con ritrazione esterna, che limitava per molti aspetti la sistemazione di armi e carburante dentro e sotto una cellula tanto piccola. Le due mitragliatrici montate sulla fusoliera MG 17 da 7,9 millimetri erano caricate ognuna con 1000 colpi nella versione "E".

Il modello

Il modello della Heller è un vecchio stampo (acquistato nel 1995 e già datato allora) ma presenta allo stesso tempo discrete caratteristiche di dettaglio, se escludiamo il pilota realizzato in due gusci che non combaciano tra di loro.

  

  

  

Vista la mole non ci sono grosse difficoltà nel dettagliare il motore con qualche cavo addizionale (tanto i pistoni non sono a vista) e le mitragliatrici del muso con la foratura totale delle canne di raffredamento (in alternativa non sono brutte ma orrende !!!).

Il problema, una volta montato il motore è chiudere il cofano in quanto le mitragliatrici che si trovano sopra di esso risultano più alte dell’attaccatura del cofano. È necessario quindi un bel lavoro di taglierino fino a quando non si riesce ad eliminare il dislivello.

Non è possibile nemmeno lasciare il cofano completamente aperto in quanto molti elementi che dovrebbero essere “di passaggio” per l’aria e quindi forati, risultano pieni e non sono molto estetici, l’unica alternativa è rifarli completamente.

Così come è indispensabile scavare completamente i condotti di scarico del motore in quanto tutti rigorosamente pieni, forare la parte anteriore del muso con tutte le sue piccole prese d’aria e le varie prese d’aria che ci sono ai lati del cofano.

  

  

L’abitacolo è la parte più divertente da fare. È completo ma decisamente qualche correzione può essere apportata. Sul lato destro il “portariviste” (o piani di volo) è pieno e quindi un lavoro di fresa fa solo bene; nel lato destro mancano tre “farfalle” con i relativi cavi. Non so a cosa servano ma c’erano, si vedono e quindi vanno rifatte.

Il collimatore è sbagliato rispetto alla versione che ho realizzato e quindi un paio di colpi di lima, un po’ di plasticard bianco e trasparente ed eccolo rinascere. Mancano completamente le cinture, la leva di chiusura del tettuccio, il cuscino del sedile, ed altri piccoli dettagli interni. Anche in questo caso i pezzi combaciano perfettamente … solo dopo degli opportuni colpi di cutter. Non mancano comunque gli spazi da riempire con lo stucco.

Una volta terminato il lavoro passo una mano di primer ed il grigio RAL62 (Tamiya XF62) e dettaglio con bianco in dry-brush e bruno van dich a olio per la profondità. Un po’ di colore vivace (rosso per l’estintore, nero per il cruscotto, marrone per il sedile) ed l’abitacolo si può dire terminato.

  

  

La chiusura dei due semigusci non si può dire automatica. C’è sempre qualche pezzo che deve essere convinto di stare al suo posto. Ma con le buone maniere ed un po’ di stucco si riesce a rimediare a tutto.

Le ali non presentano grosse difficoltà. Si chiudono a dovere senza stucco. Solo il pozzetto dei carrelli risulta drammaticamente spoglio e brutto da vedere. L’intervento è stato minimale in quanto era spoglio anche nella realtà, ho solo utilizzato qualche striscia di plasticard da 0,13mm per delimitare le pareti e non far vedere l’interno dell’ala.

 Anche qui le mitragliatrici hanno subito le stesse attenzioni di quelle del cofano (foratura compelta delle volte di raffreddamento). I carrelli sono sufficientemente dettagliati in quanto non erano presenti i tubi di olio dei freni esterni alla struttura e le ruote sono di gomma. Si arriva quindi ad assemblare il tutto e si passa alla colorazione generale.

Dopo il primer, un dettaglio delle pannellature con una passatina veloce di nero tra gli interstizi. Il nero asciuga in fretta e quindi, tempo di prepararlo, una soddisfacente mano di grigio generalizzato. Appena asciutto provvedo a delimitare le aree grigie con dello scotch da carrozzieri (quello da 10mm risulta troppo stretto) e procedo con la colorazione del verde scuro.

  

  

Una bella mano di trasparente opaco e mentre aspetto che si asciughi preparo le dime per croci e segni vari poiché le decalcomanie presenti nella scatola, oltre ad essere vecchissime ed ingiallite, non riuscivano neppure a staccarsi dal supporto in maniera ordinata ed unita.

Vari passaggi di dime per il bianco ed il nero ed ecco apparire croci, svastiche e simboli del comando. Un lavoro che mi lascia globalmente soddisfatto.

Un’altra mano di vernice ed un veloce passaggio di marrone ad olio per evidenziare i dettagli in profondità. Per i rilievi invece mi affido a della polvere di gessetti per madonnari data a pennello che risulta abbastanza fine da poter essere facilmente spostata ma sufficientemente grassa da riuscire a sporcare dove mi serve in maniera anche scomposta.

  

  

  

Quando il tutto risulta di mio gusto una bella mano definitiva di vernice e poi è pronto per qualche mostra.

  

  

  

  

Buon modellismo a tutti

Mauro Scarpa 

Macchi MC.200 Saetta - Kit Revell - scala 1/72

374a Squadriglia CT del 153° Gruppo CT della Regia Aeronautica - Africa Settentrionale primavera 1941

Poco prima dell’entrata in guerra dell’Italia (10 giugno 1940), il 153° Gruppo CT, veniva inquadrato nel 54°Stormo CT, composto dalla 372^, 373^ e 374^ Squadriglia, equipaggiato con 33 Macchi MC.200 Saetta Serie I (versione con capottina chiusa).

La base era quella di Vergiate, ed aveva compiti di sorveglianza ed intercettazione. Nel settembre dello stesso anno, era basato al sud Italia, con compiti di scorta ai bombardieri diretti su Malta; nel dicembre divenne Gruppo Autonomo. Tra il 6 e il 16 aprile del 1941, il reparto partecipava alla breve campagna contro la Jugoslavia, dopo di che, iniziava a trasferirsi in A.S.I. Giungeva in terra d’Africa il 19 aprile, con 11 MC.200 Saetta della 374^ Sqd., al comando del Cap. Favini, prendendo base a Castel Benito. Seguita poco dopo dal resto del reparto. Alla fine del 1941, aveva la sua 373^ Sqd. basata a Sidi Magrum in Cirenaica, dove poco dopo, tutto il reparto veniva rimpatriato.

  

  

  

  

Buon Modellismo a Tutti

Mauro Scarpa

Messa-Schnitzekl 109  – kit Revell – scala 1/32

A volte accade di trovare tra gli scaffali polverosi di un negozio o scorrendo tra le immagini strane di un sito di e-commerce una scatola altrettanto strana, vecchia e stinta ma che comunque attira l’attenzione. E se il prezzo è quello giusto allora finisce tra le mie scorte.

Questo è successo alla scatola della Revell, in offerta tra le righe dell’americana Squadron. Il soggetto è standard, un BF109, ma dalle forme decisamente caricaturali.

Il modello

Sono quattro stampate di stirene colore marroncino giallognolo (che ben si accompagna con il tinta sabbia che dovrebbe essere quello finale), relativamente rigide e sufficientemente dettagliate nella superficie anche se essendo una caricatura i rivetti sono enormi, ed un tettuccio che chiamarlo blindato significa sottovalutarlo.

  

  

Ma è bello così!

L’assemblaggio scorre veloce e sufficientemente preciso. Un po’ di stucco qua e la non guasta ma alla fine è ben poca cosa. Un minimo di preshadow tanto per evidenziare i vari pannelli e poi …. azzurro nella superficie inferiore e marrone sabbia in quella superiore.

Macchie verdi qua e la terminano la colorazione (molto semplice visto il modello).

La fanno da padrone i dettagli:

il pilota con nasone, mentone e berrettone d’ordinanza; la castomizzazione del motore con presa d’aria di origine automobilistica e gli scarichi da dragster; i tromboncini delle mitragliatrici alari che sembrano più che altro dei pezzi di cornamusa.

  

  

  

Alla fine assomiglia vagamente e lontanamente al BF109 ma è comunque un bel modello, semplice e divertente nella costruzione e, nonostante io la abbia fatta standard, permette anche di divagare sul tema della colorazione.

Peccato non si trovi più.

Buon modellismo a tutti

Citroen Xsara WRC del 2006 - Kit Heller - Scala 1/43

Rally di Corsica del 2006

Il soggetto rappresentato è la vettura guidata alla conquista del titolo mondiale da Sébastien Loeb durante il vittorioso rally di Corsica del 2006.

Il modello Heller è molto semplificato, l’interno, composto da 5 pezzi non permette tante variazioni sul tema, salvo ricostruirlo ex novo. Non è stato il mio caso.

Ho provveduto a dipingere gli interni di nero opaco e qualche dettaglio rosso (tipo le cuciture esterne di sedili Recaro). Il colore della vettura è blu (Tamiya X4) con dettagli neri o rossi.

  

  

Il foglio delle decalcomanie è notevole, come notevole è la qualità delle decalcomanie. Le scritte anche più piccole sono comunque leggibili; sono talmente sottili che si adattano benissimo a tutte le curve della vettura anche senza l’ausilio di ammorbidenti; il film esterno è praticamente inesistente tanto che possono essere attaccate sui vetri senza rovinare nulla.

Alla fine, se non si cercano dettagli esagerati all’interno dell’abitacolo, diventa un bel soggetto da costruire in poco tempo e con un risultato apprezzabile. Comunque un ottimo punto di partenza per elaborazioni.

  

  

Buon modellismo a tutti.

Mauro Scarpa

Ansaldo A.1 Balilla - Kit HIT KIT - scala 1/72

Velivolo personale di Antonoio Locatelli - settembre 1918

Storia dell’aereo:

L’Ansaldo A.1, successivamente soprannominato “Balilla” era un caccia e ricognitore biplano monoposto prodotto dall’Ansaldo negli anni ’10 del XX secolo ed utilizzato principalmente dal Corpo Aeronautico Militare durante la prima guerra mondiale.

Primo caccia basato su progettazione italiana ad entrare in servizio nel corso della prima guerra mondiale, portato in volo per la prima volta il 19 marzo 1917.

Nel novembre dello stesso anno fu sottoposto ad una prolungata serie di collaudi tenuta da una commissione della quale facevano parte alcuni dei principali assi dell’aviazione italiana tra i quali Francesco Baracca, Fulco Russo di Calabria e Pier Ruggiero Piccio.

I risultati delle prove di volo parlavano di un velivolo veloce ma carente in quanto a maneggevolezza.

L’Ansaldo decise di apportare alcune modifiche relative alla struttura, alla conformazione dell’ala ed utilizzare un motore più potente. Nel marzo 1918 venne ripresentato con le migliorie e questa volta le autorità militari si convinsero a dotarne i reparti con 166 esemplari principalmente destinati alla difesa del territorio.

Nell’immediato dopoguerra l’Ansaldo trovò nelle autorità polacche un interlocutore interessato al velivolo (ne vennero acquistati 57 nel totale, tra esemplari consegnati e costruiti su licenza), questo permise di rientrare del cospicuo investimento di capitali che l’Ansaldo stessa aveva investito.

Una fornitura di trenta esemplari venne disposta dalle forze controrivoluzionarie russe, di questi 18 caddero nelle mani delle forze sovietiche e furono impiegati fino alla metà del 1928.

L’ultimo acquirente del Balilla fu l’aviazione lettone che ne acquistò 13 esemplari nel corso del 1921, mantenendoli in servizio fino all’inizio degli anni trenta.

 

Descrizione tecnica

Biplano di struttura in legno con fusoliera a sezione triangolare già sperimentata nei velivoli della famiglia S.V.A.

Le ali, della medesima apertura, erano posizionate parallelamente e collegate tra loro con un doppio montante interalare per ciascuna semiala.

L’impennaggio era il classico monoderiva abbinato a piani orizzontali controventati mentre il carrello era di tipo fisso, a struttura tubolare posizionata sotto la fusoliera, con due ruote anteriori collegate da un asse rigido ed abbinato, posteriormente, ad un pattino d’appoggio ammortizzato.

Il motore era uno SPA 6a, a sei cilindri in linea raffreddato a liquido, in grado di sviluppare la potenza di 220 CV ed azionava un’ala bipala in legno a passo fisso.

L’armamento era composto da due mitragliatrici FIAT-Revelli mod. 1914 calibro 6,5 sparanti, mediante sincronizzatore, attraverso il disco dell’elica.

 

Impiego operativo

In Italia venne adottato da alcune squadriglie del Corpo Aeronautico Militare (componente aerea del Regio Esercito) nelle ultime settimane della prima guerra mondiale senza mai rivestire un ruolo particolarmente significativo.

All’estero, tra le fila della polacca Sily Powietrzne, vide i Balilla partecipare a diversi conflitti: guerra polacco-ucraina; guerra sovietico-polacca; guerra polacco-lituana senza mai ottenere risultati di particolare rilievo.

Esemplare riprodotto

Dei due modelli attualmente esistenti (matr. A1 16552 utilizzato da Natale Palli ed esposto al Museo Caproni di Trento; matr. A1 16553 appartenuto al ten. Antonio Locatelli) ho voluto rappresentare quello appartenuto (e non solo utilizzato) dal ten. Antonio Locatelli.

L'aereo Ansaldo A1, matricola 16553, viene donato dal Municipio di Genova ad Antonio Locatelli ed è da lui utilizzato, nei primi giorni del settembre 1918, per quattro ricognizioni sull'altipiano del Grappa e del Piave. Abbattuto Locatelli il 15 settembre sopra Fiume, mentre rientra da una ricognizione ai comandi di uno SVA 5, il velivolo viene condotto successivamente in missione da Francesco Ferrarin. L'ultimo volo dell'Ansaldo, per il trasferimento da Ghedi a Ponte San Pietro, avviene il 24 agosto 1920 ancora ai comandi di Locatelli, che poco dopo lo dona alla città di Bergamo.

Il modello

Il modello, in scala 1/72, è decisamente piccolo come dimensioni e decisamente “vintage” come data di stampaggio (credo possa essere tranquillamente datato 1960/70) della ditta HIT KIT, dove si trovava all’interno un secondo kit relativo alla Ford TfC sempre in scala 1/72.

Una volta tolte le stampate dalla scatola si possono notare le fotoincisioni (raggi delle ruote e cruscotto) e una stampata unica “non molto definita”, con diverse sbavature anche su pezzi decisamente piccoli e fragili (praticamente tutti).

 

Anche il motore (o almeno la parte visibile) risulta molto approssimativa, tanto che è stato necessario eliminarla e sostituire tutti e sei i tubi di scarico con tondini di rame del diametro di 1mm.

 

Iniziamo con la preparazione degli interni in quanto non sono assolutamente presenti. È previsto solo un seggiolino (errato come tipo e dimensioni) il cruscotto il fotoincisione e la parte posteriore, sempre in fotoincisione.

Realizzo allora un paio di travetti laterali, le feritoie laterali, il pavimento, la cloche e qualche altro dettaglio.

Non è presente nemmeno il serbatoio sopra le ali e quindi utilizzando un pezzo “alternativo” lo ho realizzato.

 

Una volta terminato l’interno

 

ho chiuso i due semigusci ed ho scoperto la necessità di utilizzare una buona quantità di stucco sia sopra che sotto.

 

Stuccato quanto richiesto, ho provveduto a “rinforzare” i dettagli incisi e recuperare gli spazi (eccessivi) del timone di coda.

Inizia il difficile lavoro di pittura con le basi date ad aerografo (sia il marrone del legno che il panna per le ali.

Dipinti anche i timoni di coda in bianco e con il tricolore ed il metallo di base del motore, ho provveduto a sistemare i tiranti sull’ala inferiore.

  

 

Il “legno” è stato realizzato utilizzando due colori ad olio: bruno van dick e ocra “tirati” con olio di lino e medio essiccante fino ad ottenere l’effetto desiderato.

L’ala superiore è dipinta in mimetica e realizzata con tre colori, due verdi ed un marrone.

Il foglio di decalcomanie è estremamente ricco e permette di realizzare circa 12 modelli diversi (tra cui entrambi quelli indicati all’inizio di questo articolo). Il film è sottile e permette di adattarsi bene alle poche curve presenti sul modello.

Una mano di vernice trasparente opaca chiude il tutto.

Non contento del modello “fine a se’ stesso” ho deciso di realizzare una piccolissima ambientazione. L’aereo parcheggiato in un momento di pausa con il suo pilota ed un cane.

Ho riesumato dal cassetto della “scala 1/72” un pilota inglese II G.M., un cane ed una sdraio dell’Airfix anni ’80 e dopo una modifica, a suon di bisturi, sul pilota sono riuscito a farlo diventare un pilota italiano I G.M.. Lo scopo era cercare di ricreare il ten. Locatelli.

 

Realizzate con sprue grigio e trasparente la bottiglia ed il bicchiere, è terminato anche l’angolo relax. Il giornale appoggiato sulla sedia sono alcuni fogli di carta velina piegati e scritti a pennarello.

  

  

  

  

Termina così un mese impegnativo.

  

  

  

  

Buon modellismo a tutti

Mauro S.

Mulino a Vento della Metal Earth

Alla fiera del modellismo di Bologna ho trovato un espositore con “modelli” strani.

  

Mi ha attirato il fatto che erano realizzati esclusivamente con fotoincisioni.

Tra tutti ho scelto un mulino a vento.

 

Due fogli di fotoincisioni ed un foglio di istruzioni fronte/retro riempiono la confezione spessa come due pezzi di lasagna.

Semplice da tagliare, la fotoincisione è precisa negli incastri e sufficiente per “auto reggersi”, comunque un punto di colla ciano acrilica non fa mai male.

  

  

  

  

Un lavoro di circa cinque ore permette di completare il lavoro che si presenta nel complesso bello e luminoso.

  

Buon Modellismo a Tutti.....

Mauro

AAV7P-A1 – Kit Dragon – scala 1/72

Reggimento Lagunari - Esercito Italiano

L'AAV-7 (Assault Amphibian Vehicle ovvero Veicolo Anfibio d'Assalto) è un moderno veicolo anfibio da sbarco, in grado di navigare, ma anche di muoversi su terra.

L'idea di questo nuovo mezzo è nata dalla necessità del Corpo dei Marines, che negli anni '70, ebbe l'esigenza di avere un nuovo mezzo corazzato anfibio. L'AAV-7 deriva dal precedente MK2, ormai sorpassato per termini di affidabilità e protezione del personale imbarcato.

Anche il Reggimento San Marco e i Lagunari italiani hanno in dotazione complessivamente ben 35 di questi mezzi. Alcuni di questi sono stati utilizzati nelle recenti missioni in Libano e in Iraq.

Caratteristiche tecniche

Il mezzo anfibio può contenere fino ad un plotone di 21 soldati più il comandante di plotone. L'equipaggio minimo è formato da tre uomini: il pilota, il capocarro (che svolge anche le funzioni di puntatore e mitragliere per la torretta armata con 12.7 e lanciagranate) ed il load-master che è il responsabile del personale imbarcato durante la navigazione od il movimento a terra.

Sul retro è presente una grande rampa idraulica che costituisce il portellone da cui possono entrare ed uscire i soldati. L'interno è molto scarno ed ha una serie di sedili posti in file addossati alle pareti dello scafo, con l'opzione di poter aggiungere una eventuale una panca removibile nella parte centrale. Il motore è nella parte anteriore destra e, data la sua mole, offre anche una protezione frontale aggiuntiva agli occupanti del mezzo.

Il mezzo è un cingolato, dotato di sei ruote per lato a cui fa capo un sistema innovativo di sospensioni a barra di torsione, per una mobilità maggiore.

La sua capacità di navigare è garantita da 2 idrogetti orientabili posti nella parte posteriore del mezzo. Gli idrogetti pompano ed espellono il fluido ad una velocità di 53.000 litri al minuto. Per potersi muovere agilmente, gli idrogetti sono usati assieme a dei deflettori.

Per la navigazione, come oramai tutti i mezzi militari, anche l'AAV7 è dotato di ricevitore GPS.

Sulla superficie terrestre l' AAV-7 si muove molto più agilmente: con una velocità massima superiore ai 70 km/h, il mezzo è in grado di superare un ostacolo alto 90 cm, superare un fossato largo 2,4 m, viaggiare su una superficie con una pendenza del 60% o su di un pendio in discesa del 40%.

Armamento

Il mezzo ha sulla sua sommità una torretta armata con un lanciagranate automatico Mk 19 da 40 mm e con la mitragliatrice pesante Browning M2 calibro 12,7.

Esistono tre tipi di questo mezzo:

  • AAVP-7A1 (trasporto truppe)
  • AAVC-7A1 (comando)
  • AAVR-7A1 (veicolo recupero)
  • Altezza/spessore/lunghezza: 3,45 m / 3,27 m / 7,95 m
  • Peso: 24 t
  • Motore: Detroit Turbo-Diesel V8 da 400 cavalli
  • Velocità massima su terra: 72 km/h
  • Velocità massima in acqua: 13 km/h (per 6/7 ore)

Un ricco close up si può trovarlo nella sezione WALKAROUND – MEZZI CORAZZATI

Il modello

Kit nr. 7237 della Dragon versione Armor Pro in scala 1/72.

Nella confezione sono presenti anche delle fotoincisioni che permettono di realizzare dettagli interessanti quali maniglie e maniglioni che alla fine si notano e fanno la differenza.

Aperta la scatola ci troviamo davanti a due semigusci e tre stampate in plastica rigida oltre ai cingoli in plastica morbida.

  

  

Sia i semigusci che i pezzi sulle stampate hanno un dettaglio molto fine.

L’assemblaggio risulta molto veloce e facile; assenza di sbavature e ritiri, e la precisione delle stampate richiede un utilizzo praticamente nullo di stucco.

  

  

Terminato l’assemblaggio ho provveduto alla colorazione con un verde militare (Tamiya) e mimetizzato con un Nato Brown (Tamiya) e con il nero (Tamiya 01).

  

  

Poiché questo modello lo ho realizzato per regalarlo ad un amico, e questi era sergente nei lagunari, ho deciso di “personalizzarlo” realizzando lo stemma dei lagunari completo del motto del reparto.

  

  

Non volendo farlo “in missione” ho utilizzato un minimo di drybrush per evidenziare i dettagli.

  

  

  

Buon modellismo a Tutti

Mauro

 

Pitts Special SA2 - Kit AModel - Scala 1/72

Storia

Il Pitts Special è un biplano leggero acrobatico a carrello fisso progettato da Curtis Pitts negli anni quaranta ed ancora oggi prodotto dall'azienda statunitense Aviat Aircraft Inc.

In produzione fin dal 1944, il Pitts è uno dei più conosciuti e longevi aerei acrobatici del mondo, adottato negli anni da numerose pattuglie acrobatiche tra cui l'italiana Alpi Eagles, nota per aver fondato l'omonima compagnia aerea.

Vincitore di numerose competizioni aeronautiche fin dal suo battesimo dell'aria nel 1944, il Pitts Special ha dominato a livello mondiale nelle competizioni di volo acrobatico negli anni sessanta e settanta, continuando a rimanere un eccellente velivolo da competizione nelle categorie minori anche recentemente.

 

Le versioni certificate del compatto Pitts Special sono prodotte dalla Aviat ad Afton, nel Wyoming. È disponibile nella versione S1, monoposto, dotato di un motore boxer a 4 cilindri della Lycoming, con potenza fino a 200 CV (150 kW) e con apertura alare di 5.28 m, oppure nella versione S2, variante biposto che monta un motore boxer a 6 cilindri, sempre della Lycoming, con potenza di 260 CV (194 kW), e apertura alare di 6.1 m. Il Pitts Special è stato equipaggiato, nella sua storia, con motori fino a 450 CV (338 kW).

Il Pitts Special dominò i campionati mondiali di volo acrobatico fino all'avvento degli aerei monoplano, sebbene rimanga ancora oggi molto competitivo a tutti i livelli e sia uno degli aerei preferiti dai piloti acrobatici in tutto il mondo

Il modello S1 continua a dimostrare ottime prestazioni a un costo relativamente basso. Centinaia di autocostruttori hanno realizzato e volato con il Pitts da quando i disegni di progetto sono stati resi disponibili nel 1960.

Apriamo la scatola

Si tratta di un AModel in scala 1/72 di "pregevole" fattura (notare la parte ironica).

Due alberi contenenti ben 31 pezzi.

 

Bisogna sottolineare che la scatola ha stazionato negli scaffali del mio archivio circa per 12 anni, che per quanto riguarda le tecnologie di produzione e la qualità del modello sono molti.

Il modello indicato sulla scatola è il S2A, soggetto biposto, mentre si costruisce solo il modello S1A, monoposto.

Devo comunque evidenziare il fatto che non ho trovato alcun segno di estrattori nelle parti utili per il modello, mentre sono stati tutti concentrati nell'albero principale.

Il tettuccio del pilota è fornito in due versioni: tettuccio completo (che non combacia con la struttura) e tettuccio aperto (quindi solo il parabrezza anteriore).

Le decalcomanie permettevano di realizzare il modello TOYOTA o il modello MICROLEASE, entrambi di base bianca e rossa.

Il dettaglio esterno della carlinga e dei flap è ben evidenziato mentre è molto spartano il dettaglio del posto di pilotaggio, da tenere comunque presente che se si utilizza il tettuccio chiuso dell'interno non si vede nemmeno il seggiolino.

Se andiamo ad analizzare i singoli dettagli il carrello di atterraggio anteriore non è splendido per l'assemblaggio in quanto i punti di contatto sono veramente esigui (non che il carrello sia enorme), è comunque suddiviso in 9 pezzi: due ruote, due semigusci per ogni ruota, due triangoli di rinforzo per i gusci ed una barra di collegamento tra i gusci e la fusoliera.

Fortunatamente il ruotino posteriore è in unico pezzo senza, per contro, avere il foro corrispondente nella parte terminale della fusoliera.

La fusoliera è suddivisa in tre pezzi, i due laterali e la copertura del motore alla quale vengono agganciati ben tre distanziatori per le ali superiori.

Le due ali, i due "distanziatori" tra le ali ed i due alettoni posteriori completano il modello.

 

La costruzione del modello

L'interno si costruisce sull'ala inferiore ed è costituito dal seggiolino con poggiatesta, la barra di direzione ed un quadro strumenti che difficilmente prende posto e si vede.

Nella parte anteriore trova posto un cofano con prese d'aria dalle quali si intravedono due pistoni del motore boxer e l'elica.

La costruzione di questo modello inizia durante il VeronaModelExpo di quest'anno dove ho costruito, tanto per diletto, l'interno del posto di pilotaggio con cinture di sicurezza e pedaliera (che poi vista l'esiguità del foro superiore non sono assolutamente visibili).

L'unica altra aggiunta al kit iniziale sono i due tubi di scarico dei gas sulla parte inferiore del motore realizzati con del tubetto di rame da 1 mm. in quanto quelli originali erano decisamente orribili (sembravano un paio di corna 

Una volta puliti i pezzi da qualche leggera sbavatura dello stampo, l'assemblaggio totale richiede pochissimo tempo (se si esclude il carrello anteriore che richiede un po' di attenzione).

Assemblato nella sua totalità si può dipingerlo completamente di bianco (meglio se perlato).

Il problema si incontra nel momento in cui si vogliono fare i profili delle ali e dei timoni rossi utilizzando l'aerografo. Non è semplice mascherare correttamente le parti che devono rimanere bianche una volta assemblato il tutto.

L'alternativa è fare i profili a pennello e forse è l'alternativa migliore vista l'esiguità degli spazi da dipingere se si escludono le aree superiore ed inferiore della fusoliera.

Realizzata la pittura di base (bianco e rosso) rimangono da mettere le decalcomanie ed un paio di tiranti (giusto perchè è un biplano).

 

Qui cominciano le dolenti note; le decalcomanie hanno il film talmente sottile che si arrotolano su se stesse non appena tolte dal supporto cartaceo ed una volta posizionate sull'aereo ti seguono anche se hai asciugato tutta l'acqua in eccesso.

Le righe laterali della fusoliera sono talmente sottili che non si riesce a posizionarle correttamente e quindi, dopo un quarto d'ora di litigio con la prima, decido di eliminarle entrambe e di provvedere alla loro sostituzione con il colore rosso ed un pennello 00000.

Una verniciata lucida ed una basetta minimale completano il modello.

  

Giudizio finale : modelli simpatico da costruire in brevissimo tempo, piccolo come dimensioni (finito misura 6,5x7 cm. e la base ha un diametro di 7,5 cm.) ma soprattutto bisogna costruirlo senza particolari pretese. Allora ci si può anche divertire.

Buon modellismo.

Dassault Mirage 2000C - kit Italeri - scala 1/72

"Tiger Meet 2004"

Il modello

Si tratta di un vecchio modello ITALERI il cui numero identificativo di scatola è 005. Questo numero sta a misurare l'anzianità di servizio di questo stampo in quanto si tratta di una numerazione progressiva che dalla nascita dell'azienda ad oggi è arrivata ad oltre 1350. Come tutte le cose anche questo modello risente dell'anzianità e qualche acciacco qua e la lo si trova.

Le stampate che lo compongono sono 2 e si dividono i circa 100 pezzi che compongono il modello. La parte vetrata è realizzata in due parti in maniera tale da poterla lasciare aperta per vedere l'interno dell'abitacolo.

Perchè realizzare questo modello

Il Mirage, nella sua interezza di varianti, non è mai stato uno degli aerei a reazione da me amato ma questo motivo è stato messo da parte a causa di un contest denominato opportunamente "Prosecchino 2013".

Era stato deciso di realizzare un Mirage dell'Italeri con qualsiasi livrea mentre l'unico limite era utilizzare esclusivamente i pezzi della scatola con, al massimo, qualche piccola autocostruzione. Non mi piaceva la livrea originale e quindi ho scartabellato le varie riviste che ho e le foto su internet fino a quando mi sono imbattuto su questa:

Apriamo la scatola e costruiamo il modello

La prima cosa che si realizza in un aeroplano è decisamente il posto di pilotaggio ed anch'io, per non sentirmi diverso, comincio da qui. Dopo aver visto su internet qualche foto in merito decido che il modello proposto è troppo scarno e quindi comincio ad inserire qualche cavo dietro il sedile. Mancano le cinture di sicurezza ed allora con un pezzo di carta stagnola le realizzo.

Poi controllando le consolle laterali noto, con dispiacere, che gli estrattori sono andati perfettamente a colpire la parte centrale di entrambe le consolle rovinando i pochi dettagli presenti. Colpo di machete e via tutti i dettagli, ricostruiti poi con piccoli pezzi di sprue stirato, così come la leva del gas.

Anche il cruscotto risulta molto spartano, soprattutto privo di una decalcomania che lo completi (ma vista l'età del modello è anche comprensibile), allora anche qui qualche piccola modifica.

 

Il posto di pilotaggio è finalmente terminato ed allora si può partire con la fusoliera.

Una piccola pecca sul vetrino la posso trovare dove manca il supporto, che va agganciato nella parte posteriore del vetro a contatto con la fusoliera, per tenerlo aperto. Ma con un po' di carta stagnola si rimedia anche a questo. Purtroppo le due parti della fusoliera non sono perfettamente combacianti ma fortunatamente con poco stucco ed altrettanto poca carta vetrata si riescono a tappare i piccoli difetti.

Quello che, secondo me, risulta una nota stonata sono i due cannoncini ventrali. I due pezzi che dovrebbero essere dei cannoni non sono proprio "splendidi" quindi vengono sostituiti da due pezzi di ago da siringa.

 

Il punto peggiore di tutto il lavoro è stato il punto di giunzione tra le ali (sia inferiore che superiore) alla fusoliera. In entrambe le situazioni è stato necessario utilizzare una discreta quantità di stucco e poi una buona dose di olio di gomito prima per lisciare e poi per reincidere i pannelli. Ecco, i pannelli delle ali, anche qui, a mio avviso, se fossero stati un po' più profondi non avrebbero dato fastidio .

Risolti questi problemi se ne presentava un'altro molto simile: le prese d'aria sia destra che sinistra non coincidono con la fusoliera e con le ali. Allora anche qui un altro po di stucco e via al prossimo passaggio.

Carrelli, supporti subalari e dettagli vari di superficie per fortuna non hanno problemi e si incastrano a dovere. Fine del montaggio !!! Adesso comincia la parte per me peggiore : la pittura. Ho sempre litigato con l'aerografo ma questa volta mi sono fatto forza ed ho deciso che dovevo vincere io!

Dopo aver mascherato il posto di pilotaggio una bella mano di primer. Appena asciutto, ma forse anche prima, parto con il grigio di fondo che mi sembra uguale sia per la superficie inferiore che per quella superiore. Attesa a fatica una mezza giornata il grigio scuro della parte superiore fa la sua bella comparsa con motivi realizzati a mano libera.

Su internet si trovano anche le decalcomanie per tutti i tiger meeting fatti e per moltissimi aerei che vi hanno partecipato, ma dove sta il difficile ad attaccare delle decalcomanie? Ed allora per farsi ulteriormente male comincio a realizzare le mascherature con i fogli della Tamyia.

Parto allora con il bianco per tutta l'area interessata dalla livrea tigrata, poi al bianco che mi rimane nell'aerografo aggiungo il giallo, aggiungo l'arancione, aggiungo il marrone e per finire ci butto dentro il nero.

Tra un colore e l'altro aggiungo o tolgo dettagli di mascheratura e per le scrostature finali. Qualche dettaglio a mano libera per gli occhi e questa livrea è terminata.


Rimangono poche decalcomanie da attaccare ed è finalmente giunta l'ora di mettere la parola fine utilizzando la vernice trasparente che fissa e protegge il tutto. La basetta è molto semplice, come del resto lo sono in linea di massima quelle relative ad aerei a reazione in pista. I figurini sono saltati fuori dal cassetto dei ricordi (forse avranno una ventina d'anni) mentre la scala è autocostruita sulla base di fotografie.

  

  

Henshel Hs.123-A1 - kit Airfix - scala 1/72

15th Chungtui – Hankou - China – Autunno 1938

Storia

L'Henschel Hs 123 era un bombardiere a tuffo monomotore biplano e da attacco al suolo prodotto dall'azienda tedesca Henschel Flugzeugwerke AG negli anni trenta ed operativo durante la Guerra civile spagnola, seconda guerra mondiale e seconda guerra sino-giapponese.

Pur mantenendo un'impostazione superata per il periodo, la sua robustezza lo vide impegnato in prima linea con la Luftwaffe, dimostrando la sua efficacia fino alle fasi finali del secondo conflitto mondiale.

Sul fronte orientale, volontari della Escuadrilla Azul (15 Spanische Staffel/VIII Fliegerkorps) del JG-27 con base a Vitebsk parteciparono alle operazioni con una flotta di Hs 123 accanto alle unità della II.(Schl.)/LG 2. Al momento dell'avanzata sovietica, nella primavera del 1944, tutti gli esemplari vennero definitivamente messi a terra. Erano ormai da tempo impiegati solo per missioni notturne, ma la messa a terra non fu dovuta all'obsolescenza del mezzo, bensì alla mancanza di pezzi di ricambio, infatti l'Hs 123 era ancora considerato uno dei migliori bombardieri per missioni di disturbo notturno di tutte le forze armate dell'asse, ruolo in cui si cimentò anche il FIAT Cr 42.

Nel teatro bellico asiatico venne intensamente impiegato dalla Chung-Hua Min-Kuo K'ung-Chün, l'aviazione militare della Repubblica di Cina, nello svolgimento della Seconda guerra sino-giapponese (1937-1945) nel ruolo di bombardiere a tuffo attaccando le navi della Marina imperiale giapponese che risalivano il territorio sul Fiume Azzurro, soprattutto nel 1938.

Il kit della Airfix

Il modello di partenza è un Airfix in scala 1/72 datato nientepopodimeno che 1984 (anno in cui lo ho comperato), quindi decisamente vintage.

 

Il bello di questo modello è la presenza di tutti i rivetti lungo i fianchi della carlinga.

Per contro possiamo apprezzare la spartanità del posto di pilotaggio (solo il seggiolino), il disegno rotondo ed incavato degli estrattori sulle ali (non ne è saltato nemmeno uno, nemmeno sui posti più difficili da sistemare), la mancanza delle mitragliatrici, un motore praticamente privo di tutto (le alette di raffreddamento dei cilindri sono solo accennate) ed un parabrezza che sembra di vetro antiproiettile (tanto è lo spessore della plastica).

 

Le versioni previste dal produttore sono la classica tedesca a toni di verde oppure quella della Legione Condor.

Nessuna delle due mi piaceva e tutto è rimasto in scatola fino a quando il disegno scovato casualmente in internet di un velivolo acquistato dalla Cina ha catturato la mia attenzione.

La mimetica (se così si può chiamarla) era diversa da qualsiasi altra vista finora, molto particolare che richiedeva una riproduzione esclusivamente manuale (non ho ancora imparato ad usare l'aerografo quindi per me è stato decisamente meglio).

Ho cominciato con il riprodurre in maniera artigianale l’interno dell’abitacolo (una volta chiuso si vede ben poco anche se c’è solo il parabrezza anteriore) con un pannello strumenti, la cloche, un paio di leve laterali e le immancabili cinture di sicurezza.

 

Per il resto mi sono limitato a realizzare un minimo di dettaglio del motore e realizzare la parte visibile delle mitragliatrici.

Il bello di questa versione è proprio la mimetica. Su una base grigio chiaro che ricopre tutto l'aereo, nella parte superiore di ali, alettoni, copriruota e lungo tutta la carlinga vengono disegnati dei “vermicelli” di dimensione, direzione e forma variabile di colore verde oliva. Un lavoro che porta via qualche serata con gli occhi che poi fanno giacomo-giacomo ma che alla fine appaga.

Nella scatola dell’Airfix non erano presenti le coccarde della nazione da me scelta e non sono riuscito a recuperarle in tempo, quindi …. vai di pennello e riproducile a mano libera (con evidenti difformità rispetto alla precisione delle decalcomanie).

  

Un po’ di sporco (e qui mi permetto di suggerire i gessetti per madonnari, grassi al punto giusto ma opportunamente sbriciolabili ed utilizzabili a pennello) dove escono i fumi del motore e delle mitragliatrici, un po’ di bianco (sempre a gessetto) dove sono presenti i rivetti e i longheroni delle ali e poi via di vernice trasparente per poter mettere la parola fine al lavoro.

  

Buon modellismo

Il Re Gnuffo - kit EF Model

La vita è strana, ci sono momenti nei quali ti senti carico al punto tale da riuscire a realizzare i rivetti ed i bulloni di un motore di una moto in scala 1/20, mentre altri nei quali non riesci ad incollare le due parti di un’ala.

Ecco allora che intervengono in aiuto i modelli che io considero “semplici”; sono i modelli da dipingere per il solo gusto di dipingere e che ti permettono di staccare la spina per un po'.

Molte sono le miniature che non richiedono ricerche storiche per poter essere dipinte.

La fanno da padrone i soggetti fantasy. In linea di principio anche questi hanno degli standard di colore e ambientazione, ma lasciano molto spazio alla fantasia grafica e all’ubicazione se si vuole fare una piccola scenetta.

Una serie, senza scala ne' tempo, di grandi dimensioni e senza vincoli di colore è rappresentata dal popolo dei GNUFFI della EF MODEL di Marcon (VE).

Si tratta di una serie di personaggi stravaganti, con le sembianze dei nani da giardino ma molto più grassottelli e paciosi (a volte anche rissosi), realizzati in resina con un livello di dettaglio più che accettabile e che permettono di sbizzarrirsi con i colori in quanto non hanno alcun riferimento storico o di ruolo.

 

Così partendo dal copiare i calzini di un amico, per far passare in maniera utile il tempo trascorso dietro al nostro banco durante la Fiera di Verona, ed anche per incuriosire un po’ i visitatori sempre pronti a fermarsi davanti a chi lavora, ho cominciato a dipingere il Re Gnuffo.

Lo ho terminato qualche giorno dopo a casa con gli ultimi dettagli.

  

Non soddisfatto della basetta semplice, un supporto per coppe, utilizzando un po’ di stucco e con il suggerimento di Giorgio per mantenerlo morbido più a lungo, ho realizzato lo stemma da incollare davanti così da dare un po’ di colore anche al piedistallo.

Alla fine, con cinque o sei ore di lavoro al massimo, il nuovo soggetto può entrare nella vetrina e far compagnia agli altri modelli.

Buon modellismo

Death Encounter - kit Citadel - scala 25 mm

Quando si parla di fantasy non c'e' mai un fondo di verita' e quindi qualche foto o avvenimento dal quale trarre spunto. Rimangono solo i racconti ed i "taciti accordi" su quello che e' il mondo del fantasy. E in questo mondo si puo' fare tutto ed il contrario di tutto

Durante la Fiera di Verona, lo scorso marzo, ho portato un modellino da dipingere per attirare l'attenzione dei passanti sul nostro gruppo.
Iniziato il modello del CARRO DEGLI UOMINI BESTIA (Citadel - 25mm - lasciato in eredita' da mio fratello per fine modellismo), dopo un po' di tempo lo ho terminato (parliamo di qualche mese).
I modelli in metallo della CITADEL sono veramente belli dal punto di vista sia creativo che realizzativo ossia sono molto ben fatti come stampo e capita, ma di rado, che abbiano i segni dello stampo in evidenza. Al contrario le parti in plastica sono "rognosette" in quanto presentano evidenti i segni delle due meta' dello stampo. Ma niente che con un po' di attenzione e lavoro non possa essere sistemato.

Messo da solo su di una basetta non diceva molto, quindi era necessario fare una piccola scenetta.



L'ambiente degli uomini besta e' la foresta del caos e quindi non un praticello fiorito, e la foresta del caos non puo' essere piena di alberi rigogliosi e verdi.
Allora mettiamoci un po' di alberi bruciati.
Ma bruciati da chi? Andando alla ricerca tra i 6kg di figurini fantasy in piombo che mi ha lasciato sempre mio fratello in eredita' (era un fanatico del fantasy) ho trovato un piccolo drago.



Ancora non ero soddisfatto. Cosa ci fa un carretto a ridosso della foresta, e soprattutto di una foresta bruciata? Allora prepariamo un agguato da parte di un goblin, storico rivale degli uomini bestia.
Allora sempre nella stiva del piombo ecco uscire un goblin armato di sfera di acciaio.



Vabbeh che i goblin non sono dei geni ma da solo contro 2 uomini bestia non mi sembra nemmeno da goblin.
Viene scovato anche un goblin che sembra essere della casata del ragno in fase di salto. Bello, originale e giusto per il posto dove metterlo ma essendo della casata del ragno bisogna fare tutte le ragnatele (n.d.r. i fili delle ragnatele sono di colla, quella che non fa fili e non sporca).



Ancora non soddisfatto ho deciso di fare il greto di un torrentello ma due goblin non sono abbastanza.
Ecco la soluzione finale: dalle scatole del piombo salta fuori la morte che attende i due poveri uomini bestia.
E salta fuori anche dall'acqua con degli schizzi realizzati con il silicone trasparente.



Partendo da un passatempo per i passanti ecco realizzata questa scenetta fantasy:

Buon Modellismo

OT-130 FLAME-THROWING TANK – SKIF – 1/72

STORIA

L'OT-130 è un carro armato lanciafiamme basato sul carro armato leggero T-26, inizialmente realizzato usando il singolo turrito T-26 modello 1933.

È stato prodotto a partire da 1936 da riconversioni di T-26S esistenti, in un primo momento con lo stesso modello 1933 come il lanciafiamme OT-26, ma in seguito, con il lanciafiamme modello 1938.

Il carro OT-130 aveva un serbatoio di 360 litri di carburante per il lanciafiamme.

Il modello 1939 aveva la capacità di fiammate lunghe 45-50 metri ed un intervallo di 6’40” oppure, utilizzando un apposito compressore, fiammate lunghe 100 metri ed un intervallo di 10-25”.

La produzione totale di questo carro dal 1936 al 1939 è stata di 401 pezzi.

Recensione

Il modello che mi è capitato tra le mani è della ditta russa СкiФ (che si può tradurre in italiano con SKIF) in scala 1/72. La scatola non è molto accattivante in quanto riporta un’immagine “old style” ed il mezzo non è dei più belli.

Quello che mi ha colpito è stata la scritta “140 parts” e l’altra scritta “photoetched”. Così ho deciso di costruire il mio primo carro armato.  Aperta la scatola ho trovato:

Un foglio di istruzioni in russo (con qualche divagazione in inglese) con gli stessi disegni “da tradurre”.

Le tre stampate di un colore verde, sono di fattura decisamente non conforme al nome della ditta. Non ho controllato la posizione dei rivetti o l’esistenza o meno di tutti gli anelli ma quelli che sono presenti hanno dimensioni e rilievi da ritenersi adeguati. Inoltre le parti in negativo (apertura portelli) hanno una profondità ed una larghezza anche questi adeguata (non troppo profonda o troppo larga da renderla assurda).

Il foglio delle fotoincisioni è piccolo ma completo! Sono presenti anche degli anelli che andranno incollati perpendicolarmente alla struttura. Per la piegatura dei singoli pezzi ed il loro posizionamento bisogna “tradurre” le istruzioni e seguire le linee, in quanto la comprensione non è proprio così immediata.

I cingoli sono in gomma e, per praticità (illusione temporanea) di sistemazione e dimensioni del mezzo possono andare anche bene.

Le decalcomanie sono con un film sottile e sono presenti anche simboli che non andranno utilizzati, buoni per una banca dei pezzi.

L’assemblaggio della parte plastica del carro richiede poco tempo, se si escludono i treni di rotolamento superiori (due ruote da unire per 8 volte) o quelli inferiori con gli ammortizzatori (composti da soli 11 pezzi cadauno).

La ruota dentata di trascinamento è composta da due fotoincisioni tenute assieme da un pezzo in plastica di dimensioni molto relative (e qui con il cianoacrilato è un attimo lasciarci un dito o incollarci una pinzetta)

La parte plastica dello scafo presenta anche degli inviti dove collocare precisamente le fotoincisioni.

Per il montaggio dei cingoli a modello finito ho dovuto lottare un po’ in quanto uno lo ho trovato troppo lungo (tagliato nella parte inferiore ho recuperato un pezzo per “allestire” la parte superiore del carro stesso) mentre l’altro ho dovuto un po’ tirarlo.

Al termine dell’assemblaggio di parti plastiche e metalliche il modello si presenta così:

Qualche piccola aggiunta del tipo pala, pezzo di cingolo, catena e ruota di rotolamento, recuperati puntualmente dalla banca dei pezzi, possono essere utili per muovere un po’ l’estetica del mezzo.

La colorazione proposta per questo carro è molto “strana” in quanto prevede due possibilità: tutto bianco con scritte in nero oppure tutto verde con scritte bianche e riga bianco/azzurra sulla sommità della torretta con delle strane righe blu irregolari sparse sulla superficie.

Non avendo trovato alcuna rispondenza a queste due colorazioni ne tra i miei libri e tantomeno in internet ho deciso di farlo “a modo mio” (come la Lavazza) quindi tutto verde e scritte nere, dandogli una parvenza di carro russo.

Mi faccio coraggio e parto con una colorazione di fondo con l’aerografo (dopo circa 7 anni torno ad utilizzarlo) con un verde scuro della Vallejo, procedo poi con il nero di china a pennello per evidenziare i negativi dei pannelli, altra spruzzata di verde più chiaro solo su alcune parti e poi una bella mano di drybrush con uno splendido pennello marca Pelikan – mis. 7 con pelo a perdere.

Ancora troppo piatto e allora via di marrone, nero, cacki, filtro di invecchiamento, altro dry brush.

Non metto codici per i colori utilizzati in quanto sono mescolanze di più colori fino a trovare la gradazione che mi aggradava.

Arrivo al termine di questa fatica e comincio ad attaccare le decalcomanie. Belle, precise, piccole ma fragilissime. Si sono rotte tutte solo togliendole dal supporto di carta, prima ancora di arrivare al posizionamento. Ho dovuto quindi fare tre stelle rosse, due numeri e due righe con il pennello.

Alla fine, dopo un po’ di colorazioni, lavaggi, sporcaggi, drybrush e preshadow, è venuto fuori così:

Per trarre una conclusione da tutto ciò: si tratta di un modello veloce da costruire, che da discrete soddisfazioni per la realizzazione ma che nel contempo non permette di effettuare variazioni sul tema in quanto la documentazione esistente è abbastanza scarsa e quella che si trova non è nemmeno tutta univoca, ogni fonte da una interpretazione grafica diversa.

Vista l’esiguità dimensionale del prodotto finito (ingombro massimo cm.7 in lunghezza e cm. 3 in larghezza) ho deciso di realizzare una ambientazione molto scarna e montare il tutto su una base da coppe 10x10 in modo tale da farlo diventare un fermacarte cingolato.

Buon Modellismo a Tutti

1804 incoronazione di Napoleone I - kit Masterclass - 54 mm

Napoleone Bonaparte (Ajaccio, 15 agosto 1767 – Isola di Sant'Elena, 5 maggio 1821) fu un politico e militare francese, nonché fondatore del Primo Impero francese. Ufficiale d'artiglieria, e quindi generale, durante la rivoluzione francese. Governò la Francia a partire dal 1799: fu Primo Console dal novembre di quell'anno al 18 maggio 1804, e Imperatore dei francesi, con il nome di Napoleone I dal 2 dicembre 1804 al 14 aprile 1814 e nuovamente dal 20 marzo al 22 giugno 1815. Fu anche presidente della Repubblica Italiana dal 1802 al 1805, re d'Italia dal 1805 al 1814, «mediatore» della Repubblica Elvetica dal 1803 al 1813, e "protettore" della Confederazione del Reno dal 1806 al 1813.

Napoleone abdicò, il 14 aprile 1814, e fu esiliato nell'isola d'Elba. Nel marzo del 1815, abbandonata furtivamente l'isola, sbarcò a Golfe Juan vicino ad Antibes e rientrò a Parigi "senza sparare un sol colpo", riconquistando il potere per il periodo detto dei "Cento giorni", finché non venne definitivamente sconfitto a Waterloo dalla settima coalizione, il 18 giugno 1815. Trascorse gli ultimi anni di vita in esilio nell'isola di Sant'Elena, sotto il controllo dei britannici.

Ottima rappresentazione di Napoleone Bonaparte nel 1804 durante la propria incoronazione, della ditta Masterclass della serie "Déjà vu".... Dalle finiture molto precise il figurino è stato colorato con colori acrilici

Artiglieria a piedi francese del 1809 - kit Mirliton - 25 mm


Scenetta rappresentante l'Artiglieria francese a piedi del 1809, impegnata in combattimento. Ottimo soggetto composto da una cannone da campagna e sei figurini rappresentanti un comandante, quattro serventi ed un oddervatore al tiro.

Sono dei figurini ben rifiniti, alla quale poi va aggiunta una buona dose di ricerca storiografica per la rifinitura delle divise nei classici colori dell'Esercito francese.

Incontro tra Skywalker e Jabba the Hutt - kit Amt-Erlt - scala 1/72

Realizzato per la 4^ edizione della Mostra di Modellismo Aerospaziale e di Fantascienza tenuta a San Marino dal 2 al 4 maggio 1997.

Modello premiato nella manifestazione e presente in due fotografie all'interno della recensione della mostra apparsa su Tutto Modellismo n. 46 di ottobre 1997.

A seguito del remake fatto dalla Lucasfilm è stato necessario modificare alcuni personaggi, aggiungere dettagli e realizzare il fondale per renderlo più rassomigliante alla nuova versione.

Walter von Hohenklingen 1386 - kit Soldiers - 90 mm

"Good Morning Vietnam" - kit Verlinden - 54 mm

01 Febbraio 2012 Sci fi

Davilman - 300 mm

Davilman - vinile - 300 mm

01 Febbraio 2012 Sci fi

Alata - 250 mm

Alata in vinile kit 250 mm

"Oh mia dea"

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