87^ Squadriglia "Serenissima" - San Pelagio (PD) - agosto 1918

  29 Dicembre 2014

87^ Squadriglia Aeroplani "Serenissima"

Castello di San Pelagio - primi giorni di agosto 1918

Il volo su Vienna del 9 agosto 1918 fu una missione aerea compiuta da 11 Ansaldo S.V.A. dell’87ª Squadriglia Aeroplani, detta “la Serenissima”. Dieci erano monoposto, S.V.A.5 pilotati da Antonio Locatelli, Girolamo Allegri (detto fra' Ginepro), Lodovico Censi, Aldo Finzi, Pietro Massoni, Giordano Bruno Granzarolo, Giuseppe Sarti, Francesco Ferrarin, Masprone e Contratti; l'ultimo era un biposto S.V.A.10 pilotato dal Capitano Natale Palli. Il Maggiore Gabriele d'Annunzio, comandante della Squadra Aerea S. Marco, era nell'abitacolo anterioredel Cap. Palli.

Il volo era stato progettato dallo stesso D'Annunzio, più di un anno prima, ma difficoltà tecniche, legate soprattutto al problema dell'autonomia degli apparecchi per un volo di mille chilometri, avevano indotto il Comando Supremo dapprima a negare il consenso e poi a ordinare delle prove di collaudo.

Il 4 settembre del 1917 D'Annunzio aveva compiuto un volo di dieci ore senza particolari problemi, così l'autorizzazione necessaria all'impresa arrivò sotto forma di un bizzarro messaggio che avrebbe voluto attingere al dannunzianesimo (moda dell'epoca):

“Il volo avrà carattere strettamente politico e dimostrativo; è quindi vietato di recare qualsiasi offesa alla città ... Con questo raid l'ala d'Italia affermerà la sua potenza incontrastata sul cielo della capitale nemica.

Sarà vostro Duce il Poeta, animatore di tutte le fortune della Patria, simbolo della potenza eternamente rinnovatrice della nostra razza.

Questo annunzio sarà il fausto presagio della Vittoria”

Un primo tentativo venne compiuto il 2 agosto, ma a causa della nebbia i 13 apparecchi che vi parteciparono dovettero rinunciare. Un secondo tentativo si compì l'8 agosto, ma il vento contrario fece rinunciare anche questa volta. Finalmente la mattina del 9 agosto, alle ore 05:50, dal campo di aviazione del castello di San Pelagio (Due Carrare - Padova) partirono undici apparecchi. I velivoli di Ferrarin, Masprone e Contratti dovettero atterrare non appena partiti, mentre Sarti fu costretto ad atterrare per noie al motore, posandosi sul campo di Wiener Neustadt ed incendiando lo S.V.A. prima della cattura.

Gli altri nove compirono l'impresa, giungendo su Vienna alle 9:20 e lanciando 50 000 copie di un manifestino in italiano preparato da D'Annunzio che recitava:

“In questo mattino d'agosto, mentre si compie il quarto anno della vostra convulsione disperata e luminosamente incomincia l'anno della nostra piena potenza, l'ala tricolore vi apparisce all'improvviso come indizio del destino che si volge.

Il destino si volge. Si volge verso di noi con una certezza di ferro. È passata per sempre l'ora di quella Germania che vi trascina, vi umilia e vi infetta.

La vostra ora è passata. Come la nostra fede fu la più forte, ecco che la nostra volontà predomina e predominerà sino alla fine. I combattenti vittoriosi del Piave, i combattenti vittoriosi della Marna lo sentono, lo sanno, con una ebbrezza che moltiplica l'impeto. Ma, se l'impeto non bastasse, basterebbe il numero; e questo è detto per coloro che usano combattere dieci contro uno. L'Atlantico è una via che già si chiude; ed è una via eroica, come dimostrano i nuovissimi inseguitori che hanno colorato l'Ourcq di sangue tedesco.

Sul vento di vittoria che si leva dai fiumi della libertà, non siamo venuti se non per la gioia dell'arditezza, non siamo venuti se non per la prova di quel che potremmo osare e fare quando vorremo, nell'ora che sceglieremo.

Il rombo della giovane ala italiana non somiglia a quello del bronzo funebre, nel cielo mattutino.

Tuttavia la lieta audacia sospende fra Santo Stefano e il Graben una sentenza non revocabile, o Viennesi.

Viva l'Italia!”

Il testo di D'Annunzio venne giudicato mancante di efficacia, nonché impossibile da rendere correttamente in tedesco.

Furono perciò lanciate anche 350 000 copie di un secondo, più pratico quanto efficace, manifestino scritto da Ugo Ojetti e tradotto anche in tedesco.

Un comunicato ufficiale del Comando Supremo riportò:

“Zona di guerra, 9 agosto 1918. Una pattuglia di otto apparecchi nazionali, un biposto e sette monoposti, al comando del maggiore D'Annunzio, ha eseguito stamane un brillante raid su Vienna, compiendo un percorso complessivo di circa 1.000 chilometri, dei quali oltre 800 su territorio nemico. I nostri aerei, partiti alle ore 5:50, dopo aver superato non lievi difficoltà atmosferiche, raggiungevano alle ore 9:20 la città di Vienna, su cui si abbassavano a quota inferiore agli 800 metri, lanciando parecchie migliaia di manifesti.

Sulle vie della città era chiaramente visibile l'agglomeramento della popolazione.

I nostri apparecchi, che non vennero fatti segno ad alcuna reazione da parte del nemico, al ritorno volarono su Wiener-Neustadt, Graz, Lubiana e Trieste. La pattuglia partì compatta, si mantenne in ordine serrato lungo tutto il percorso e rientrò al campo di aviazione alle 12:40.

Manca un solo nostro apparecchio che, per un guasto al motore, sembra sia stato costretto ad atterrare nelle vicinanze di Wiener-Neustadt.”

In effetti non vi fu reazione da parte delle forze austroungariche: solo due caccia austriaci che avevano avvistato la formazione si affrettarono ad atterrare per avvertire il comando, ma non furono creduti.

L'impressione che questo raid produsse in Italia e nel mondo fu enorme. A Roma fu lanciata la proposta d'incoronare D'Annunzio sul Campidoglio, ma egli rifiutò.

Il ritorno avvenne dopo poco più di 7 ore e mille chilometri di volo, sempre allo stesso aeroporto di partenza.

Il valore propagandistico dell'impresa fu soprattutto a uso interno italiano, mentre l'episodio fu militarmente irrilevante.

L'episodio fece molta impressione anche a Vienna. I manifestini vennero gelosamente conservati dai viennesi, tanto più in un momento in cui c'era forte penuria di alimenti e tanta sfiducia nelle sorti della guerra. Il sorvolo di D'Annunzio e le parole di Ojetti creavano ulteriori apprensioni da parte dei viennesi, che, oltre ai problemi interni, sentivano arrivare dal fronte di guerra le voci del malcontento dei loro soldati.

 

Il Diorama 

(donato poi dal Club "Flying Lions" al museo dell'aria del castello di San Pelagio - PD)

Per quanto riguarda il diorama di San Pelagio (PD), da dove partì l’87^ Squadriglia Aeroplani il 9 agosto del 1918, abbiamo cercato alcune foto e documentari che ritraevano l’aeroporto. Non si trova molto come reperti fotografici, ma con quel poco che siamo riusciti a reperire abbiamo cercato di ricreare il ricovero velivoli.

 

La base di San Pelagio, fu impiegata anche da aerei da bombardamento Caproni ed alcuni hangar erano molto ambi e in struttura leggera prefabbricata, mentre gli S.V.A. 5 più piccoli potevano trovare posto all’interno di strutture più solide di legno.

Inizialmente il capo di volo di San Pelagio fu destinato ad ospitare due Squadriglie di bombardieri con hangar adeguati. Il primo progetto risale al 1916, con Relazione N.14 del Corpo Aeronautico Militare – Reparto Costruzioni Edilizie (Aviazione). Si legge che era previsto il montaggio di un hangar metallico tipo Savigliano e un hangar accoppiato tipo Centocelle (però non in cemento ma in legno vista la provvisorietà del campo. In seguito il progetto fu modificato e furono aggiunti degli hangar in legno per ospitare anche velivoli più piccoli dei Caproni.

Nell’agosto il campo di volo prevedeva due tipi di hangar e la struttura in legno recava le diciture da “A” ad “F”.

Il campo di volo aveva una larghezza di 185 mt e una lunghezza di 470 mt.

  

  

 

Come materiale per la realizzazione degli hangar, è stato usato solo legno; il fondo del terreno è stato realizzato con una miscuglio di colla vinilica, sabbia e gesso, quindi della classica erbetta per modellismo. I 23 figurini provengono dalle scatole della Eduard (piloti e meccanici francesi della I^ G.M.) modificati per riprodurre i piloti e meccanici italiani e soprattutto per ricavare il noto Gabriele d’Annunzio durante un breefing con i piloti Pali, Finzi, Allegi ecc….

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

Nel diorama sono riprodotti i seguenti aerei :

 S.V.A. 10  matricola 12736 Capitano Natale Palli/D’Annunzio

coda bianca con 7 stelle rosse rappresentanti l’Orsa Maggiore e Leone Marciano con spada.

L’Orsa Maggiore simbolo personale di famiglia di D’Annunzio

Leone Marciano con spada voluto dal Capitano Natale Palli

S.V.A. 5 matricola 11779 Aldo Finzi

coda verde, numero individuale “5” della 2^ Sezione

S.V.A. 5 matricola 11801 Giuseppe Sarti

coda verde, numero individuale “4” dela 2^ Sezione

S.V.A. 5 matricola 11721 Giordano Bruno Granzarolo

coda bianca con numero individuale “1” della 1^ Sezione

S.V.A. 5 matricola 11760 Antonio Locatelli

coda bianca con 14 stelle rosse e numero individuale “2” della 3^ Sezione

  

  

  

  

  

  

  

In ordine alfabetico hanno partecipato alla realizzazione di tale diorama:

Cimarosti Roberto

Gandini Moreno

Padoan Maurizio

Pavanetto Gianluca

Scarpa Mauro

......oltre all'aiuto di tutto il resto del club "Flying Lions".....

Buon modellismo......

Joomla SEF URLs by Artio
seoLinks

SPONSOR

CONDIVIDI

CERCA NEL SITO

TECNICHE E COLORI

RECENSIONE AEREI

RECENSIONE MEZZI CORAZZATI

STORIA

Visite:

Oggi:1241
Questo Mese42114
Visite Totali1569383