Carro Lanciafiamme OT-130 - Skif - 1/72

  06 Dicembre 2012

OT-130 FLAME-THROWING TANK – SKIF – 1/72

STORIA

L'OT-130 è un carro armato lanciafiamme basato sul carro armato leggero T-26, inizialmente realizzato usando il singolo turrito T-26 modello 1933.

È stato prodotto a partire da 1936 da riconversioni di T-26S esistenti, in un primo momento con lo stesso modello 1933 come il lanciafiamme OT-26, ma in seguito, con il lanciafiamme modello 1938.

Il carro OT-130 aveva un serbatoio di 360 litri di carburante per il lanciafiamme.

Il modello 1939 aveva la capacità di fiammate lunghe 45-50 metri ed un intervallo di 6’40” oppure, utilizzando un apposito compressore, fiammate lunghe 100 metri ed un intervallo di 10-25”.

La produzione totale di questo carro dal 1936 al 1939 è stata di 401 pezzi.

Recensione

Il modello che mi è capitato tra le mani è della ditta russa СкiФ (che si può tradurre in italiano con SKIF) in scala 1/72. La scatola non è molto accattivante in quanto riporta un’immagine “old style” ed il mezzo non è dei più belli.

Quello che mi ha colpito è stata la scritta “140 parts” e l’altra scritta “photoetched”. Così ho deciso di costruire il mio primo carro armato.  Aperta la scatola ho trovato:

Un foglio di istruzioni in russo (con qualche divagazione in inglese) con gli stessi disegni “da tradurre”.

Le tre stampate di un colore verde, sono di fattura decisamente non conforme al nome della ditta. Non ho controllato la posizione dei rivetti o l’esistenza o meno di tutti gli anelli ma quelli che sono presenti hanno dimensioni e rilievi da ritenersi adeguati. Inoltre le parti in negativo (apertura portelli) hanno una profondità ed una larghezza anche questi adeguata (non troppo profonda o troppo larga da renderla assurda).

Il foglio delle fotoincisioni è piccolo ma completo! Sono presenti anche degli anelli che andranno incollati perpendicolarmente alla struttura. Per la piegatura dei singoli pezzi ed il loro posizionamento bisogna “tradurre” le istruzioni e seguire le linee, in quanto la comprensione non è proprio così immediata.

I cingoli sono in gomma e, per praticità (illusione temporanea) di sistemazione e dimensioni del mezzo possono andare anche bene.

Le decalcomanie sono con un film sottile e sono presenti anche simboli che non andranno utilizzati, buoni per una banca dei pezzi.

L’assemblaggio della parte plastica del carro richiede poco tempo, se si escludono i treni di rotolamento superiori (due ruote da unire per 8 volte) o quelli inferiori con gli ammortizzatori (composti da soli 11 pezzi cadauno).

La ruota dentata di trascinamento è composta da due fotoincisioni tenute assieme da un pezzo in plastica di dimensioni molto relative (e qui con il cianoacrilato è un attimo lasciarci un dito o incollarci una pinzetta)

La parte plastica dello scafo presenta anche degli inviti dove collocare precisamente le fotoincisioni.

Per il montaggio dei cingoli a modello finito ho dovuto lottare un po’ in quanto uno lo ho trovato troppo lungo (tagliato nella parte inferiore ho recuperato un pezzo per “allestire” la parte superiore del carro stesso) mentre l’altro ho dovuto un po’ tirarlo.

Al termine dell’assemblaggio di parti plastiche e metalliche il modello si presenta così:

Qualche piccola aggiunta del tipo pala, pezzo di cingolo, catena e ruota di rotolamento, recuperati puntualmente dalla banca dei pezzi, possono essere utili per muovere un po’ l’estetica del mezzo.

La colorazione proposta per questo carro è molto “strana” in quanto prevede due possibilità: tutto bianco con scritte in nero oppure tutto verde con scritte bianche e riga bianco/azzurra sulla sommità della torretta con delle strane righe blu irregolari sparse sulla superficie.

Non avendo trovato alcuna rispondenza a queste due colorazioni ne tra i miei libri e tantomeno in internet ho deciso di farlo “a modo mio” (come la Lavazza) quindi tutto verde e scritte nere, dandogli una parvenza di carro russo.

Mi faccio coraggio e parto con una colorazione di fondo con l’aerografo (dopo circa 7 anni torno ad utilizzarlo) con un verde scuro della Vallejo, procedo poi con il nero di china a pennello per evidenziare i negativi dei pannelli, altra spruzzata di verde più chiaro solo su alcune parti e poi una bella mano di drybrush con uno splendido pennello marca Pelikan – mis. 7 con pelo a perdere.

Ancora troppo piatto e allora via di marrone, nero, cacki, filtro di invecchiamento, altro dry brush.

Non metto codici per i colori utilizzati in quanto sono mescolanze di più colori fino a trovare la gradazione che mi aggradava.

Arrivo al termine di questa fatica e comincio ad attaccare le decalcomanie. Belle, precise, piccole ma fragilissime. Si sono rotte tutte solo togliendole dal supporto di carta, prima ancora di arrivare al posizionamento. Ho dovuto quindi fare tre stelle rosse, due numeri e due righe con il pennello.

Alla fine, dopo un po’ di colorazioni, lavaggi, sporcaggi, drybrush e preshadow, è venuto fuori così:

Per trarre una conclusione da tutto ciò: si tratta di un modello veloce da costruire, che da discrete soddisfazioni per la realizzazione ma che nel contempo non permette di effettuare variazioni sul tema in quanto la documentazione esistente è abbastanza scarsa e quella che si trova non è nemmeno tutta univoca, ogni fonte da una interpretazione grafica diversa.

Vista l’esiguità dimensionale del prodotto finito (ingombro massimo cm.7 in lunghezza e cm. 3 in larghezza) ho deciso di realizzare una ambientazione molto scarna e montare il tutto su una base da coppe 10x10 in modo tale da farlo diventare un fermacarte cingolato.

Buon Modellismo a Tutti

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