Leichttraktor Rheinmetall 1930 Kit ICM - Scala 1/35

Germania 1931

Nel maggio 1928 la Germania avviò un programma per la costruzione di carri armati leggeri, prendendo spunto dalle esperienze maturate con gli LK I e LK II risalenti al periodo 1918-1919; ad ottobre vennero contattate le fabbriche Krupp AG e Rheinmetall-Borsig e a ognuna fu richiesto un prototipo di un veicolo blindato dal peso contenuto, mosso da cingoli, e basato su un telaio che all'occorrenza potesse fungere anche da trattore, mezzo da trasporto oppure piattaforma per semovente d'artiglieria armato di un cannone da 37 mm. Le due aziende riunirono un'unica squadra tecnica che si mise subito al lavoro su quattro prototipi, entrambi dotati di un motore Daimler-Benz per autocarri e manovrati da un equipaggio di 4 uomini: la costruzione dei quattro blindati ebbe termine ad aprile e maggio del 1930. Una fonte afferma invece che i veicoli della Rheinmetall furono i primi a essere consegnati nel maggio 1930, mentre i due carri della Krupp furono pronti soltanto tra il 1931 e il 1932.

  

  

 

Tutti gli esemplari ricevettero la denominazione ufficiale di Leichttraktor Versuchskonstruktion 31, ovvero "trattore leggero, modello di prova 31": era un espediente per nascondere la reale natura del progetto sotto le sembianze di un trattore d'artiglieria. I quattro veicoli vennero dunque trasportati in Unione Sovietica e testati con successo nella scuola di Kama durante il mese di giugno del 1930, ma non vennero mai considerati mezzi adatti a situazioni di combattimento reale. Tra il 1931 e il 1932 la Rheinmetall si dedicò a un'opera di riqualificazione dei due prototipi riprogettando il sistema di sospensioni e adottando nuovi cingoli; tuttavia questi miglioramenti destarono un interesse limitato nei vertici militari
Nel 1931 il governo tedesco piazzò un ordine di 289 esemplari del VK-31 ma l'anno successivo disdisse l'intero lotto richiesto, in quanto erano in fase di sviluppo progetti più promettenti come quello del Panzer I. In totale furono dunque prodotti soltanto 4 modelli sperimentali del carro.

  

  

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Roberto Cimarosti "Cima"

MHETT / M798 truck - Kit Italeri - Scala 1/35

U.S. Army durante la fine degli anni '80

L'HEMTT (Heavy Expanded Mobility Tactical Truck), ovvero autocarro tattico pesante ad elevata mobilità prodotto dalla Oshkosh Corporation, è il risultato della necessità statunitense di costituire una elevata capacità di trasporto pesante su ruote, ad elevata mobilità. Questo poiché l'unico mezzo precedente della categoria, il M520 GOER, venne prodotto in soli 920 esemplari. L'M997, versione base da carico generico dell'HEMTT, è stata ordinata in oltre 5.000 esemplari, i primi sono stati schierati nel 1982 e alla metà degli anni '80 erano già in servizio in numerosi teatri operativi, nonostante i problemi originali.

  

  


Tutti i mezzi M798, hanno un argano e una gru per il carico e lo scarico. Le varianti principali includono un'autocisterna, un trattore d'artificiale e un mezzo per le riparazioni, che ha una piattaforma di carico tra il secondo e il terzo asse di ruote, per trasportare i pezzi di ricambio.
L'M978 è una cisterna da 9.500 litri. L'M978A0 è stato prodotto sia nella variante per camion per l'acqua potabile (circa 18) sia per quella per il servizio di trasporto carburante; i modelli A2 e A4 sono stati prodotti solo nella variante per camion per il servizio di carburante.

  

  

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Paolo Baldoin "Stainer"

Legio XII "Fulminata" - Kit Pegaso Model & Bestsoldiers - Scala 75 mm

Legio XII Fulminata" del I sec. D.c.

La XII fu costituita assieme alla XI nel 58 a.C. da Gaio Giulio Cesare per la sua campagna contro gli Elvezi e la successiva conquista della Gallia. Terminata la guerra civile tra Cesare e Pompeo, dove combatté a fianco di Cesare, la legione venne sciolta nel 45 a.C.. L'anno successivo venne ricostituita (nel 44 a.C.) da Marco Emilio Lepido e da questi consegnata a Marco Antonio. Dopo Azio, fece parte dell'esercito di Augusto ed inviata a Raphana, in Siria, mentre alcuni veterani ricevettero delle terre a Patrasso, in Grecia. Potrebbe però aver soggiornato per un breve periodo di tempo in Africa proconsolare (a Thugga) proprio all'inizio del principato.

  

Nel 58 il re parto Vologese I invase il Regno di Armenia, uno stato cliente dell'Impero romano. L'imperatore Nerone ordinò a Gneo Domizio Corbulone, il legato per la Cappadocia, di gestire l'emergenza e Corbulone sconfisse i Parti restaurando sul trono armeno Tigrane II.
In seguito Vologese mise il proprio fratello Tiridate I sul trono d'Armenia; i Romani tornarono all'offensiva nel 62, e il nuovo legato di Cappadocia, Lucio Cesennio Peto, venne sconfitto al comando delle sue legioni, la XII e la IIII Scythica, nella battaglia di Randeia (inverno 62/63), e dovette arrendersi. La resa pesò gravemente sull'onore delle due legioni, che infatti vennero allontanate da quel teatro di guerra e non parteciparono alla campagna vittoriosa di Corbulone.
L'occasione di riconquistare l'onore perduto venne nel 66, dopo che la rivolta zelota durante la prima guerra giudaica aveva causato la distruzione della guarnigione romana a Gerusalemme: la XII, rinforzata con vessillazioni della IIII Scythica e della VI Ferrata, fu inviata sul luogo per sedare la rivolta, ma, considerata troppo debole dal legato di Siria Gaio Cestio Gallo, fu rimandata indietro. Sulla strada del ritorno cadde nell'imboscata di Eleazar ben Simon a Bethoron: sconfitta, subì il grande disonore di perdere le proprie aquile. Malgrado ciò, la legione si risollevò, combattendo bene nell'ultima parte della guerra e sostenendo con successo la candidatura del proprio comandante Tito Flavio Vespasiano al soglio imperiale. Terminata la guerra, la XII Fulminata e la XVI Flavia Firma furono destinate a partire dalla fine del 70, la prima a Melitene, la seconda a Satala, dove dovevano proteggere il confine dell'Eufrate.

  

La presenza della XII nel Caucaso è testimoniata per l'anno 85: l'imperatore Domiziano aveva infatti inviato lì la Fulminata allo scopo di sostenere i regni clienti di Iberia e Albània. In quell'occasione la legione raggiunse il Mar Caspio.
La legione fu in Armenia per la campagna del 114 di Traiano, dove partecipò alla creazione della Provincia romana di Armenia.
Dopo essere stata impiegata per respingere gli Alani — nel 134, sotto il comando del governatore di Cappadocia Arriano e insieme alla XV Apollinaris —, la Fulminata partecipò, con molta probabilità, alla campagna parta di Lucio Vero (162-166): un'unità mista della XII e della XV, infatti, controllò per qualche tempo la capitale armena di Artaxata. Sarà operativa fino al V Sec.

  

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Andrea Masiero

Junkers Ju-87D-5 Stuka - Kit Italeri - Scala 1/48

Junkers Ju.87D-5 Stuka della 2/2. zB. Század della Magyar Királyi Honvéd Légierö, pilotato da Gyözö Lévy, di base in Ucraina nel 1943.

Lo Junkers Ju 87, detto anche Stuka (in tedesco Sturzkampfflugzeug, letteralmente "aereo da combattimento in picchiata"), è stato un bombardiere in picchiata monomotore con configurazione alare ad ala di gabbiano rovesciata. Pur essendo stato progettato dall'azienda tedesca Junkers nel 1933, lo Stuka restò in produzione per oltre 9 anni, rimanendo per tutta la durata della guerra immutato nella struttura e nella configurazione di base, prova della validità complessiva della macchina. Ne furono costruiti più di 5.700 esemplari in una decina di versioni, che combatterono su tutti i fronti. Impiegato principalmente dalla Luftwaffe, oltre che dalle forze aeree delle potenze dell'Asse, lo Ju 87 fu uno dei più efficaci bombardieri in picchiata della seconda guerra mondiale, e certamente il velivolo più propagandato di tutto il conflitto. È considerato una pietra miliare nella storia dell'aviazione bellica.

  

  

La Junkers iniziò la costruzione di 3 prototipi dello Ju 87 nel 1934 e ironicamente, considerati gli eventi futuri, il primo Stuka era equipaggiato con un motore Rolls-Royce Kestrel da 640 hp (477 kW). Il primo prototipo aveva un impennaggio posteriore bideriva, ad angoli retti e forme molto squadrate. Il secondo prototipo aveva un timone ridisegnato e un motore Junkers Jumo 210A da 610 hp (455 kW), e fu subito seguito da un terzo prototipo con ulteriori modifiche che fu sottoposto a prove di valutazione, nel 1936, insieme ad altri tre velivoli concorrenti: l'Arado Ar 81, il Blohm & Voss Ha 137 e l'Heinkel He 118. La Junkers e l'Heinkel ottennero una commessa di dieci aerei ciascuna, mentre gli altri due tipi vennero eliminati.

  

  

Il primo gruppo di Ju 87A-0 aveva un motore Jumo 210Ca da 640 hp (477 kW) e modifiche per facilitare la produzione. Il successivo modello Ju 87A-1 iniziò a sostituire il biplano Hs 123 nella primavera del 1937 e tre esemplari furono inviati in Spagna per essere testati in condizioni operative dalla Legione Condor nella guerra civile spagnola. Seguì lo Ju 87A-2, con un motore Jumo 210Da da 680 hp (507 kW) dotato di "superpotenza", ma questo modello restò in produzione e in servizio solo per sei mesi. Il settimo prototipo e la serie di pre-produzione dello Ju 87B-1, che ne derivò, erano largamente modificati, rispetto al disegno originale.

  

  

Il nuovo modello, denominato Ju 87B-1, aveva un motore notevolmente più potente, lo Jumo 211Da da 1200 hp (895 kW), e fusoliera e carrello completamente ridisegnati. La coda era stata ingrandita. Di nuovo provato in Spagna, il nuovo modello dimostrò la sua validità e la produzione venne aumentata, per la metà del 1939, a 60 apparecchi al mese. Allo scoppio della seconda guerra mondiale, così, la Luftwaffe aveva in linea 336 Ju87B-1. La produzione venne completamente effettuata dalla Junkers per un totale di 5.700 esemplari.

  

  

Costantemente aggiornato (nelle varianti D e G, più potenti e variamente equipaggiate) lo Ju 87 rimase sempre un apparecchio valido, ma assolutamente incapace di difendersi adeguatamente dalla caccia avversaria. Era quindi l'arma ideale per una guerra aggressiva, che la Germania combatté fino a tutto il 1942. A partire dal 1943 gli Stuka furono però contrastati con sempre maggiore efficacia dai caccia dell'Armata Rossa, in continua evoluzione, durante le operazioni diurne; fu così sviluppata una versione per l'attacco notturno, ma alla fine, nonostante le perdite, la Luftwaffe fu costretta a far volare lo Ju 87 anche di giorno e introdusse, nel 1942, per il parere vivamente favorevole del colonnello pilota Hans-Ulrich Rudel, la variante G-1, il cui armamento principale consisteva in una coppia di cannoni da 37 millimetri installati in carenature sotto l'ala. Nell'impiego operativo, accentrato in Unione Sovietica e sul fronte orientale, questi Stuka si rivelarono macchine micidiali. Quando i sovietici poterono disporre di un numero sufficiente di caccia per contrastarli, la già scarsa maneggevolezza, ridotta ulteriormente dal peso dei cannoni, rese questi Stuka anticarro estremamente vulnerabili.
Nonostante i suoi limiti, lo Stuka continuò ad essere impiegato sino alla fine della guerra.

  

  

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Roberto Cimarosti "Cima"

Bugatti 35B - Kit Airfix - Scala 1/32

Francia nel 1929

Le Tipo 35, Tipo 37 e Tipo 39 costituiscono una famiglia di vetture da corsa prodotte tra il 1924 ed il 1931 dalla casa francese Bugatti. Per quanto riguarda la prima, si tratta di una delle vetture sportive più significative nella storia dell'auto, con un palmares di oltre 2.000 vittorie, su pista e su strada, record ancora imbattuto. Fu il modello che più di ogni altro alimentò la leggenda delle "purosangue Bugatti".

  

La Tipo 35 fu realizzata in un tempo relativamente breve: Ettore Bugatti aveva già le idee chiare sugli sviluppi sulla produzione e sull'attività sportiva della sua casa e tra l'inverno 1923 e la primavera del 1924 il progetto prese forma. Ettore Bugatti volevae una vettura concepita per le competizioni, al contrario della Tipo 13, vincente in gara, ma nata da una vettura stradale. La Tipo 13, infatti, era limitata dalla sua cilindrata relativamente ridotta, che non le consentiva di sfidare avversarie più potenti. La nuova vettura avrebbe dovuto distaccarsi dalla Tipo 13 anche per la differente impostazione meccanica e soprattutto di motore: avrebbe montato un'unità ad 8 cilindri. Tale frazionamento era nei sogni di Ettore Bugatti fin da prima della guerra, quando la casa di Molsheim era ancora ai primi passi. Inoltre, anche al termine della prima guerra mondiale fu proposta in listino la Tipo 30con motore ad 8 cilindri, declinata anche in versione da competizione Tipo 29 che ottenne risultati di rilievo, ma che denunciava pecche relative all'affidabiità del motore, non ancora adeguatamente collaudato e messo a punto. Per questo Bugatti continuò ad affidarsi allo stesso schema, motore ad 8 cilindri e pedalare. Stavolta, però i collaudi furono molto più accurati, per non avere sorprese in gara. La Tipo 35 uscì nella primavera del 1924. Iniziò la sua straordinaria carriera sportiva articolandosi in numerose versioni, alcune derivate direttamente (Tipo 37 e 39) ed altre meno, ma sempre strettamente imparentate sul piano tecnico.

  

  

Se la Tipo 35TC era una Tipo 35T equipaggiata in un secondo momento con un compressore volumetrico, la Tipo 35B era invece una Tipo 35T che il compressore volumetrico lo prevedeva fin dall'origine e fin dalla sua uscita dalla fabbrica di Molsheim. Introdotto all'inizio del 1927, il modello Tipo 35B era anch'esso caratterizzato dal motore di cilindrata pari a 2262 cm3, ma l'apporto del compressore volumetrico, simile a quello impiegato nella Tipo 35C, permise di raggiungere una potenza massima di 140 CV a 5300 giri/min. Altre migliorie riguardarono l'arrivo di freni di diametro maggiore (330mm) e radiatore più grande. Con queste caratteristiche, la Tipo 35B poteva raggiungere una velocità massima di 210 km/h. Nonostante queste caratteristiche di indubbia levatura, la Tipo 35B non arrivò mai ad intaccare l'aggressività della Tipo 35C, in quanto il suo motore a corsa allungata, se da un lato permetteva l'erogazione di una maggior coppia ai bassi regimi, dall'altro non permetteva invece di raggiungere regimi di rotazione elevati come nel caso della Tipo 35C, una condizione necessaria per poter sfruttare al meglio e in ogni momento della gara la potenza massima del motore. In ogni caso anche per la Tipo 35B i successi non mancarono: un esemplare vinse tra l'altro il Gran Premio di Francia del 1929. La Tipo 35B venne prodotta fino al 1930 in soli 45 esemplari e fu l'ultima Tipo 35 a essere stata introdotta e ad uscire di scena alla fine del decennio.

  

  

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Roberto Cimarosti "Cima" 

AMX International AMX Ghibli - Kit Italeri - Scala 1/72

AMX "51-03" (MM.7144) del 103° Gruppo del 51° Stormo di base ad Istrana nell'autunno del 2006.

L'AMX International AMX (denominato Ghibli nell'Aeronautica Militare Italiana) è un aereo da attacco al suolo monomotore a getto ad ala alta a freccia prodotto in Italia e Brasile dagli anni ottanta ed ancora in attività.
Nato a seguito di un requisito dell'Aeronautica Militare e della Força Aérea Brasileira per un aereo da appoggio tattico (CAS, Close Air Support), e per le specifiche italiane, risulta il naturale sostituto del G-91Y. È stato acquisito dall'Aeronautica Militare in 110 esemplari, insieme con 26 esemplari biposto (AMX-T).
La produzione è stata distribuita tra Aeritalia (46,5%), Aermacchi (23,8%) ed Embraer (29,7%), con lo sviluppo di 6 prototipi.
I primi esemplari cominciarono ad essere consegnati nel 1988, al Reparto Sperimentale Volo e al 103º Gruppo del 51º Stormo, primo reparto operativo dotato dell'AMX, negli anni successivi furono equipaggiare il 13º e 101º Gruppo del 32º Stormo, il 132º Gruppo del 51º Stormo, il 14º Gruppo del 2º Stormo e il 28º Gruppo del 3º Stormo, questi ultimi due ora sciolti. Il 29 luglio 2014 il 101º Gruppo è stato ricollocato presso il 51º Stormo sulla base di Treviso-Istrana[9]. La commessa comprendeva 110 esemplari nella versione monoposto e 26 biposto, suddivisa in tre lotti.

  

  

  

Nel 2005 l'Aeronautica italiana ha avviato un programma di aggiornamento per 52 esemplari della flotta e denominato "ACOL" (Adeguamento Capacità Operative e Logistiche). I velivoli sono stati dotati di nuovi display a colori, gli altri pannelli sono stati resi compatibili con i sistemi di visione notturna (capacità NVG - night vision goggle), miglioramenti delle radio e dell'IFF e una maggiore integrazione dell'avionica di bordo con il sistema di navigazione satellitare GPS. L'acquisizione di capacità GPS consente anche l'impiego di bombe con lo stesso sistema di guida. La prima consegna ai reparti operativi della versione ACOL è stata nell'agosto 2007. Con la nuova versione ACOL la panoplia degli armamenti di caduta del "Ghibli" si è notevolmente ampliata, anche grazie al pod "Litening" per l'illuminazione degli obiettivi. Oltre alle bombe "stupide" Mk.82/Mk.83/Mk.84, rispettivamente da 225, 450 e 900 kg nominali, si possono ora utilizzare anche le bombe equivalenti nella versione GBU a guida laser: GBU-10 (Mk.84), GBU-12 (Mk.82) e GBU-16 (Mk.83); altra bomba in dotazione è la "Lizard" LGB, caratterizzata da un'elevata precisione grazie ai comandi a controllo proporzionale, da unità elettroniche digitali e dalla compatibilità con un'ampia gamma di designatori laser terrestri o aeroportati. È dotata di un ricevitore GPS che permette di operare in scenari con avverse condizioni atmosferiche ed è basata sui corpi bomba Mk.82. Altro importante munizionamento sono le GBU-31/32 JDAM (Joint Direct Attack Munition), un kit di guida da applicare alle normali bombe LDGP dotato di elevata precisione, con caratteristiche ognitempo e con guida autonoma. Il kit consiste in un sistema inerziale asservito ad un ricevitore GPS e con superfici mobili di controllo. La versione da 450 kg della JDAM è designata GBU-32, mentre la versione da 900 kg è la GBU-31. I dati di missione sono caricati sul computer dell'aereo prima del decollo, inclusi l'inviluppo di sgancio, le coordinate del bersaglio e i parametri dell'arma. Il sistema di guida esegue automaticamente l'inizializzazione non appena i sistemi dell'aereo entrano in funzione, esegue il self-test e allinea il proprio INS (piattaforma inerziale) con quello del vettore. I dati del bersaglio sono quindi scaricati dall'aereo alla bomba. Il sistema permette il lancio sia da quote molto basse che molto alte, nelle modalità dive toss, loft o in volo livellato, in asse o fuori asse con il bersaglio. Permette di ingaggiare diversi bersagli in un solo passaggio e utilizzare diversi schemi di targeting come l'inserimento delle coordinate a terra o la riprogrammazione in volo tramite il sistema di puntamento dell'aereo lanciatore. L'intento dell'Aeronautica italiana è stato di prolungare la vita utile di questo modello fino all'entrata in linea del suo successore, il Lockheed Martin F-35 Lightning II, inizialmente stimata dopo il 2015.

  

  

Nel luglio del 2014 gli AMX del 32º Stormo di Amendola (Foggia) sono stati trasferiti presso il 51º Stormo di Istrana (Treviso), in particolare il 101º Gruppo Volo, dotato di AMX ed AMX-T biposto. Il 101º O.C.U. (Operational Conversion Unit) è il gruppo volo adibito alla conversione operativa dei piloti provenienti dalle varie scuole di volo.

Buon Modellismo a tutti

Luca Zampieri "Zampy"

Junkers Ju-87B-2 Stuka - Kit Italeri - Scala 1/48

209^ Squadriglia del 97° Gruppo Bombardamento a Tuffo della Regia Aeronautica, operante nei Balcani nell'aprile del 1941.

Lo Junkers Ju 87, detto anche Stuka (in tedesco Sturzkampfflugzeug, letteralmente "aereo da combattimento in picchiata"), è stato un bombardiere in picchiata monomotore con configurazione alare ad ala di gabbiano rovesciata. Pur essendo stato progettato dall'azienda tedesca Junkers nel 1933, lo Stuka restò in produzione per oltre 9 anni, rimanendo per tutta la durata della guerra immutato nella struttura e nella configurazione di base, prova della validità complessiva della macchina. Ne furono costruiti più di 5.700 esemplari in una decina di versioni, che combatterono su tutti i fronti. Impiegato principalmente dalla Luftwaffe, oltre che dalle forze aeree delle potenze dell'Asse, lo Ju 87 fu uno dei più efficaci bombardieri in picchiata della seconda guerra mondiale, e certamente il velivolo più propagandato di tutto il conflitto. È considerato una pietra miliare nella storia dell'aviazione bellica.

  

  

Anche la Regia Aeronautica ebbe per un certo periodo in dotazione gli Stuka. Nei primi mesi del 1939 una commissione della Luftwaffe venne inviata all'Aeroporto di Guidonia per uno scambio di conoscenze e materiale. I piloti collaudatori tedeschi ebbero occasione di provare gli apparecchi italiani e gli italiani poterono provare in volo lo Stuka. In Italia la specialità del bombardamento in picchiata era scarsamente evoluta, per questo motivo il governo italiano inviò una richiesta al Ministero dell'aeronautica tedesco per almeno un centinaio di Ju 87B2, il quale accettò di fornirli in due lotti da 50 apparecchi ciascuno.
I migliori piloti dell'aviazione da caccia furono mandati presso la Stukaschule al campo di Graz, in Austria, per essere addestrati alla difficile "specialità" del bombardamento in picchiata. Nell'estate del 1940 circa cento esemplari di Ju 87B-1 furono assegnati al 96º Gruppo Bombardamento a Tuffo. Soprannominato "Picchiatello", lo Ju 87 equipaggiò in seguito anche altri Gruppi, come il 97º, il 101º e il 102º Gruppo.

  

  

I 50 Stuka del secondo lotto erano quasi tutti nella versione Ju 87R2 a grande autonomia, dotata anche di due serbatoi subalari da 300 litri. Questi aerei vennero inoltre ben presto aggiornati alla versione R5 con materiale di sopravvivenza nelle ali ed in cabina.
I "Picchiatelli" furono utilizzati contro Malta e i convogli di navi alleate nel Mediterraneo, in Nord Africa (dove presero parte alla conquista di Tobruk), in Grecia e sui Balcani. Col protrarsi della guerra la Regia Aeronautica ricevette altri esemplari, complessivamente 159 apparecchi tra le versioni B2, R2-5, venendo utilizzati fino al 1942. e, poi nella versione D3 (più qualcuno residuo delle versioni precedenti) anche nel 1943, subendo perdite pesanti durante lo sbarco anglo-americano in Sicilia. Dopo l'8 settembre la maggior parte degli Junkers Ju 87 italiani rimase al Sud e servì con l'aeronautica cobelligerante, anche se non partecipò ad alcuna azione bellica. Molti piloti alleati fecero dei voli di prova sugli aerei italiani, oppure si addestrarono contro di loro in combattimenti simulati.

  

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Francesco Sfrico "Kekko"

 

APC Puma 4x4 - Kit Trumpeter - Scala 1/35

Unità dell'Esercito Italiano nella missione KFOR verso la metà degli anni '90

Il Puma è un veicolo trasporto truppe (APC) ruotato leggero pensato per il combattimento in operazioni a bassa intensità, per l'esplorazione tattica e l'uso da parte di reparti di cavalleria. Il Puma è prodotto in due versioni (4×4 e 6×6) con differenze nella trazione e nelle dimensioni, quindi anche nella capienza.

  

  

Il Puma, prodotto dal "consorzio Iveco Fiat - Oto Melara", risponde ad un requisito specifico dell'Esercito Italiano. L'azienda si è aggiudicata una gara d'appalto per la realizzazione di alcune varianti sul veicolo, fra cui un modello Puma dotato di piattaforma per il lancio di missili anticarro, uno portamortaio, un veicolo ambulanza e uno per l'ordine pubblico: infatti il Puma era nato con l'intento espresso di fornire una completa famiglia di veicoli da combattimento leggeri. Le varianti sopraddette tuttavia non entrarono in produzione, pertanto alla fine dell'anno 1999, l'Esercito Italiano fece un ordine per 580 autoblindo Puma: 250 nelle configurazioni 6×6 e 330 nelle configurazioni 4×4. Le consegne sono distribuite fra 2001 e 2004.

  

  

Inizialmente pensato come complementare all'impiego dell'autoblindo armata Centauro, è stato poi adottato anche da altri reparti. Attualmente la versione 4x4 è in servizio in tutti gli otto Reggimenti di Cavalleria ed essendo elitrasportabile dall'elicottero CH-47 dell'Aviazione dell'Esercito è in servizio con il 4º Reggimento Ranger Monte Cervino e con il 66º Reggimento fanteria aeromobile "Trieste" mentre la versione 6x6, aerotrasportabile dai C130 J dell'Aeronautica Militare, è in servizio con il 9º Reggimento Incursori Paracadutisti Col Moschin, con i tre reggimenti paracadutisti della Brigata paracadutisti "Folgore", con il 1º Reggimento Carabinieri Paracadutisti "Tuscania" e con i sei Reggimenti Alpini delle due Brigate Alpine.

  

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Enrico Maina "The Coach"

Lockheed Hudson - Kit Revell - Scala 1/72

206° Squadron della RAF di base a Bircham Newton nel maggio del 1941

Il Lockheed Hudson, identificato in base alle convenzioni di designazione militare A-29 dall'USAAF e PBO-1 dalla US Navy, era un aereo da pattugliamento marittimo e bombardiere leggero sviluppato dall'azienda aeronautica statunitense Lockheed nei tardi anni trenta.
Derivato dal Lockheed L-14 Super Electra destinato al mercato civile, venne sviluppato su una specifica emessa dalla britannica Royal Air Force (RAF) poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale ed impiegato, durante quasi tutte le fasi del conflitto principalmente come equipaggiamento degli Squadron dalla RAF e di numerose altre aeronautiche militari alleate progressivamente sostituito dalla prima linea nel 1944 dal più moderno ed efficiente Lockheed Ventura.

  

  

Gli Hudson servirono su tutti i fronti, eccetto quello orientale, fino alla fine della guerra con Gran Bretagna, USA, Australia, Nuova Zelanda e Brasile, che li usarono nei ruoli di aereo antisommergibili, da ricognizione marittima, da trasporto e qualche volta anche come bombardieri e addirittura caccia a lungo raggio. Gli aerei venduti al Canada furono usati fino al 1947, equipaggiati con un gommone paracadutabile, come aerei da ricerca e soccorso. Un Hudson fece un atterraggio di emergenza in Irlanda, dove fu sequestrato e rimesso in linea con il piccolo Irish Air Corps. Il Portogallo dovette aspettare fino al 1944 per ricevere i primi Hudson. Il Sudafrica ricevette solo 2 Hudson, ma non ne richiese altri. Non si sa che fine abbiano fatto 23 Hudson venduti alla Cina. I Paesi Bassi ebbero un solo Hudson, poco dopo la fine della guerra. Nel dopoguerra, inoltre, molti Hudson furono trasformati in aerei da trasporto civile.

  

  

Qui viene riprodotto un modello del 206° Squadron della RAF (inquadrato nel Coastal Command), reparto che impiegò il Lockheed Hudson dal maggio del 1940 all'agosto del 1942. Impiegò tutte le versioni dell'Hudson, dal Mk.I al Mk.V, operando da basi ubicate in Gran Bretagna. Dopo l'Hudson, il reparto iniziò la transizione sui Boeing (B-17) Fortress MK.II/Mk.IIA.

  

  

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Roberto Cimarosti "Cima"

Panzer VI Tiger II o "King Tiger" - Kit Trumpeter - Scala 1/35

Fronte orientale autunno del 1944

Il Panzerkampfwagen VI Ausf. B conosciuto anche col numero di identificazione dell'esercito Sonderkraftfahrzeug 182 (Sd. Kfz. 182), o informalmente come Tiger II o Königstiger (tedesco: Tigre reale - con riferimento alla Tigre del Bengala) è stato un carro armato pesante tedesco della seconda guerra mondiale. Il suo nome è spesso letteralmente tradotto nell'inglese King Tiger e indicato dalle forze britanniche anche come Royal Tiger.
Nel gennaio 1943, pochi mesi dopo l'entrata in servizio del Panzer VI Tiger I, l'ufficio armamenti dell'esercito tedesco emanò la richiesta per un nuovo carro armato pesante con una torretta in grado di ospitare il potente cannone da 88 mm lungo 71,2 calibri.

  

  

  

L'appalto di progettazione venne affidato alle due migliori divisioni di ricerca allora disponibili: la Porsche e la Henschel & Sohn, e, come per il Tiger I, fu il modello della Henschel a risultare vincente date le caratteristiche di maggiore affidabilità e di facilità di produzione: da questo progetto nacque il Tiger II.
I primi Tiger II furono distribuiti ai reparti d'addestramento tra il gennaio e il maggio 1944, e solamente a giugno i primi esemplari furono consegnati ai reparti operativi: tra questi vi fu lo schwere Panzerabteilung 503, che con a disposizione circa 14 Tiger II fu il primo reparto a utilizzare il nuovo carro contro gli Alleati in Normandia, tra Troarn e Demouville il 18 luglio 1944. Nel dicembre 1944 lo Schwere SS-Panzer-Abteilung 101, che contava almeno 20 Tiger II, venne posto alle dipendenze del Kampfgruppe Peiper durante l'Offensiva delle Ardenne. Il 503°, forte di 45 Tiger II, partecipò anche all'Operazione Margerethe e alla battaglia di Debrecen del 1944 e registrò la distruzione di 121 carri sovietici e 244 armi anticarro al prezzo della perdita di soli 25 Tiger II (di cui due ritirati per problemi tecnici). I Tiger II parteciparono anche all'offensiva del lago Balaton del marzo 1945, alla battaglia delle Alture di Seelow nell'aprile del 1945 e alla battaglia di Berlino al termine della guerra.

  

  

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Luca Zampieri "Zampy"

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