Questo kit della Trumpeter in 1/72, a prima vista sembra di ottima fattura, ma se poi andiamo ad analizzare il tutto una volta assemblato le cose cambiano e molto.
L’abitacolo si presenta molto spoglio, e quindi dobbiamo praticamente rifare tutto. In oltre ho deciso anche di aprire l’accesso del puntatore davanti al posto di pilotaggio, e anche in questo caso il tutto andrà rifatto internamente. Gli interni vengono poi dipinti nel classico verde dei velivoli russi, con una miscela al 50% di Gunze H46 (verde) e H25 (sky blue), dopo di che è stato effettuato un lavaggio ad olio con il bruno di Van Dyck.
Gli interni dei vani delle ruote e vano bombe sono stati colorati in grigio medio, con il solito lavaggio ad olio.
E’ stata poi chiusa la fusoliera, assemblati i motori e montate le ali. Una volta assemblato il tutto, si è reso necessario l’uso dello stucco, anche in forma pesante in alcuni punti. Dopo aver carteggiato a lungo e ripassato dello stucco dove necessitava, sono passato alla fase successiva, con il posizionamento dei trasparenti ed iniziare la colorazione.
La parte inferiore del velivolo , di color azzurro, l’ho creata con l’uso del Gunze H314 (90%) e Gunze H25 (10%). Quindi schiarendo un pò ho ripassato gli interni delle pannellature.
La parte superiore ho dato un paio di mani di verde oliva Gunze H52. Una volta asciutto il tutto ho ripreso il colore con un 70% di H302 e un 30% di H303 (molto leggero su tutto il modello e quindi un po’ più inciso all’interno delle pannellature). Poi alla fine ho ripreso le pannellature con un 40/40 di H302/303 e un 20% di H312 schiarendo leggermente gli interni delle stesse.
Sigillato il tutto con lucido Gunze H30, ho messo le poche decal che il kit offre…nuovo passaggio con il lucido e sono passato al lavaggio. Per l’occasione ho provato il nuovo prodotto della Tamiya, il “Panel Line Accent Color (brown)”, e devo dire che non è male (forse un po’ troppo denso). Poi gli eccessi del lavaggio (una volta asciutto il tutto) sono stati asportati con lo White Spirit. Alla fine devo dire che il prodotto non è male.
Fatto ciò ho dato un paio di mani di “Flat” H20 e sono passato all’assemblaggio finale di carrelli, vano bombe, tettuccio portelloni vari ecc….
Ultima cosa, il cavo dell’antenna, realizzato con filo da pesca molto fino (0,10 mm).
Buon modellismo a tutti...!!!!
Avevo voglia di realizzare un carro sovietico dalla mimetica particolare e cercando su Google mi sono imbattuto sulla foto di un T62 mod.1972 appartenente all'Esercito Nazionale Afghano con una bellissima mimetica tre toni;
Devo dire che informazioni e foto sul mezzo se ne trovano molto poche e quindi mi son basato molto sul lavoro di un'altro modellista che mi sembrava abbastanza valido.
Ho utilizzato il kit del T62 mod 1972 della Trumpeter a cui ho aggiunto i cingoli della Friulmodel e la canna in alluminio della Rbmodel; il montaggio fila liscio e dopo una mano di primer ho dato la prima mano di base con un mix di Tamiya X5 (10%) e Tamiya XF12(90%):
Segue poi il resto della mimetica realizzato con Tamiya XF68 e Tamiya XF55:
Dopo aver aspettato la perfetta asciugatura dei colori ho realizzato le scritte e la bandiera in torretta a pennello e ho dato una mano di trasparente lucido a cui è seguito un primo lavaggio con del bruno van dick diluito in white spirit; lavaggi selettivi spugnetta e qualche drybrush hanno fatto il resto:
L'aggiunta dell'equipaggio ha terminato il lavoro.
Nel 93 dopo gli scontri del check point Pasta, l'esercito italiano dotò i suoi mezzi di corazzature, per contrastare i pericoli derivanti dagli RPG. Per Centauro e VCC si adottarono corazzature caserecce mentre per gli M60 si chiesero in prestito una deciba di mezzi dismessi dai Marines che iniziavano ad adottare l'Abrams dotati di corazzature RISE/Passive.
Bisogna quindi riprodurre una versione americana e non italiana per poterlo ambientare durante la missione Ibis.
Il kit è stato montato da scatola eccezion fatta oer i cingoli che sono quelli di Afv.
Le ruote motrici sono errate ma non esistono corrette e io non avevo voglia di autocostruirle.
I mezzi reali ricevettero da quel che so un verde americano quindi più scuro del classico verdone italiano; ho quindi dato una mano di NATO green Tamiya che poi son andato a scurire con successivi lavaggi ad olio con del bruno van dick.
Per schiarire il colore di base ho usato del Iraqi Sand. Ogni mattonella delle corazzature, ha ricevuto un lavaggio con i vallejo molto diluiti di vari tonalità di verde.
Infine un leggero drybrush per evidenziare i partivolari e l'uso abbondante dei pigmenti hanno completato l'opera.
L'Henschel Hs 123 era un bombardiere a tuffo monomotore biplano e da attacco al suolo prodotto dall'azienda tedesca Henschel Flugzeugwerke AG negli anni trenta ed operativo durante la Guerra civile spagnola, seconda guerra mondiale e seconda guerra sino-giapponese.
Pur mantenendo un'impostazione superata per il periodo, la sua robustezza lo vide impegnato in prima linea con la Luftwaffe, dimostrando la sua efficacia fino alle fasi finali del secondo conflitto mondiale.
Sul fronte orientale, volontari della Escuadrilla Azul (15 Spanische Staffel/VIII Fliegerkorps) del JG-27 con base a Vitebsk parteciparono alle operazioni con una flotta di Hs 123 accanto alle unità della II.(Schl.)/LG 2. Al momento dell'avanzata sovietica, nella primavera del 1944, tutti gli esemplari vennero definitivamente messi a terra. Erano ormai da tempo impiegati solo per missioni notturne, ma la messa a terra non fu dovuta all'obsolescenza del mezzo, bensì alla mancanza di pezzi di ricambio, infatti l'Hs 123 era ancora considerato uno dei migliori bombardieri per missioni di disturbo notturno di tutte le forze armate dell'asse, ruolo in cui si cimentò anche il FIAT Cr 42.
Nel teatro bellico asiatico venne intensamente impiegato dalla Chung-Hua Min-Kuo K'ung-Chün, l'aviazione militare della Repubblica di Cina, nello svolgimento della Seconda guerra sino-giapponese (1937-1945) nel ruolo di bombardiere a tuffo attaccando le navi della Marina imperiale giapponese che risalivano il territorio sul Fiume Azzurro, soprattutto nel 1938.
Il modello di partenza è un Airfix in scala 1/72 datato nientepopodimeno che 1984 (anno in cui lo ho comperato), quindi decisamente vintage.
Il bello di questo modello è la presenza di tutti i rivetti lungo i fianchi della carlinga.
Per contro possiamo apprezzare la spartanità del posto di pilotaggio (solo il seggiolino), il disegno rotondo ed incavato degli estrattori sulle ali (non ne è saltato nemmeno uno, nemmeno sui posti più difficili da sistemare), la mancanza delle mitragliatrici, un motore praticamente privo di tutto (le alette di raffreddamento dei cilindri sono solo accennate) ed un parabrezza che sembra di vetro antiproiettile (tanto è lo spessore della plastica).
Le versioni previste dal produttore sono la classica tedesca a toni di verde oppure quella della Legione Condor.
Nessuna delle due mi piaceva e tutto è rimasto in scatola fino a quando il disegno scovato casualmente in internet di un velivolo acquistato dalla Cina ha catturato la mia attenzione.
La mimetica (se così si può chiamarla) era diversa da qualsiasi altra vista finora, molto particolare che richiedeva una riproduzione esclusivamente manuale (non ho ancora imparato ad usare l'aerografo quindi per me è stato decisamente meglio).
Ho cominciato con il riprodurre in maniera artigianale l’interno dell’abitacolo (una volta chiuso si vede ben poco anche se c’è solo il parabrezza anteriore) con un pannello strumenti, la cloche, un paio di leve laterali e le immancabili cinture di sicurezza.
Per il resto mi sono limitato a realizzare un minimo di dettaglio del motore e realizzare la parte visibile delle mitragliatrici.
Il bello di questa versione è proprio la mimetica. Su una base grigio chiaro che ricopre tutto l'aereo, nella parte superiore di ali, alettoni, copriruota e lungo tutta la carlinga vengono disegnati dei “vermicelli” di dimensione, direzione e forma variabile di colore verde oliva. Un lavoro che porta via qualche serata con gli occhi che poi fanno giacomo-giacomo ma che alla fine appaga.
Nella scatola dell’Airfix non erano presenti le coccarde della nazione da me scelta e non sono riuscito a recuperarle in tempo, quindi …. vai di pennello e riproducile a mano libera (con evidenti difformità rispetto alla precisione delle decalcomanie).
Un po’ di sporco (e qui mi permetto di suggerire i gessetti per madonnari, grassi al punto giusto ma opportunamente sbriciolabili ed utilizzabili a pennello) dove escono i fumi del motore e delle mitragliatrici, un po’ di bianco (sempre a gessetto) dove sono presenti i rivetti e i longheroni delle ali e poi via di vernice trasparente per poter mettere la parola fine al lavoro.
Buon modellismo
Il Re Gnuffo - kit EF Model
La vita è strana, ci sono momenti nei quali ti senti carico al punto tale da riuscire a realizzare i rivetti ed i bulloni di un motore di una moto in scala 1/20, mentre altri nei quali non riesci ad incollare le due parti di un’ala.
Ecco allora che intervengono in aiuto i modelli che io considero “semplici”; sono i modelli da dipingere per il solo gusto di dipingere e che ti permettono di staccare la spina per un po'.
Molte sono le miniature che non richiedono ricerche storiche per poter essere dipinte.
La fanno da padrone i soggetti fantasy. In linea di principio anche questi hanno degli standard di colore e ambientazione, ma lasciano molto spazio alla fantasia grafica e all’ubicazione se si vuole fare una piccola scenetta.
Una serie, senza scala ne' tempo, di grandi dimensioni e senza vincoli di colore è rappresentata dal popolo dei GNUFFI della EF MODEL di Marcon (VE).
Si tratta di una serie di personaggi stravaganti, con le sembianze dei nani da giardino ma molto più grassottelli e paciosi (a volte anche rissosi), realizzati in resina con un livello di dettaglio più che accettabile e che permettono di sbizzarrirsi con i colori in quanto non hanno alcun riferimento storico o di ruolo.
Così partendo dal copiare i calzini di un amico, per far passare in maniera utile il tempo trascorso dietro al nostro banco durante la Fiera di Verona, ed anche per incuriosire un po’ i visitatori sempre pronti a fermarsi davanti a chi lavora, ho cominciato a dipingere il Re Gnuffo.
Lo ho terminato qualche giorno dopo a casa con gli ultimi dettagli.
Non soddisfatto della basetta semplice, un supporto per coppe, utilizzando un po’ di stucco e con il suggerimento di Giorgio per mantenerlo morbido più a lungo, ho realizzato lo stemma da incollare davanti così da dare un po’ di colore anche al piedistallo.
Alla fine, con cinque o sei ore di lavoro al massimo, il nuovo soggetto può entrare nella vetrina e far compagnia agli altri modelli.
Buon modellismo

Questo reparto, all’entrata in guerra dell’Italia (il 10 giugno del 1940), era inquadrato nel 6° Stormo CT, articolato sulla 150^, 151^ e 152^ Squadriglia, equipaggiato con 34 Fiat CR.32 e Caproni Ca.133, questi ultimi impiegati per il trasporto logistico del reparto e per i collegamenti. Inserito nella 4^ Z.A.T. (Zona Aerea territoriale), era basato a Brindisi e Taranto-Grottaglie, con la 150^ Sqd. del cap. Tullio de Prato, la 151^ Sqd. del cap. Elio Fiacchino e la 152^ Sqd. del cap. Edoardo Tagliavini. Il Gruppo era al comando del magg. Giuseppe Baylon.
Nei primi mesi di guerra (da giugno a novembre del 1940), il Gruppo fu impiegato in costanti pattugliamenti nel settore del basso Ionio, accumulando un sacco di ore di volo e potendo transitare così sui Fiat G.50 Freccia. La prima azione di guerra la ebbe tra l’8 e il 14 luglio del 1940, in occasione della battaglia di Punta Stilo.
Il 20 settembre del 1940, diveniva Gruppo Autonomo (anche se era già praticamente autonomo all’entrata in guerra), sempre al comando del magg. Giuseppe Baylon. Poco dopo, all’inizio d’autunno, veniva impiegato in azioni contro la Grecia; la 150^ Sqd., era ancora equipaggiata con nove Fiat CR 32. Verso il settembre del 1940, perdeva la 151^ Sqd., destinata ad operare in Belgio con il C.A.I. (Corpo Aereo Italiano). A dicembre del 1940, il Gruppo riceveva l’ordine di trasferirsi in Africa, con la sua 150^ e 152^ Squadriglia, per un totale di 18 Fiat G.50 Freccia. Il 16 dello stesso mese, venne assegnata di rinforzo la 358^ Squadriglia, dotata anch’essa di nove Fiat G.50 Freccia e di un Caproni Ca.133. Così, con un organico di ca. 27 aerei, passava in A.S.I. (Africa Settentrionale Italiana), prendendo base a Castel Benito tra il 21 e il 23 dicembre del 1940. Da Castelbenito iniziò ad operare in missioni di difesa del porto di Tripoli e dintorni. Iniziò da subito a far i conti con le difficili condizioni ambientali (la sabbia si infiltrava nei filtri e nei lubrificanti).
Fiat G.50 della 150^ Squadriglia abbandonato nel deserto
Dal 1° gennaio del 1941, iniziò ad operare dalla base di Marana (Cirenaica), soprattutto in missioni offensive di mitragliamento e spezzonamento, scorta ad unità aeree (come ad esempio il 50° Stormo Assalto) e l’intercettazione. Nel febbraio del 1941 rientrava a Castelbenito, dove finalmente i velivoli vennero dotati di filtri antisabbia, che risolsero solo in parte i problemi inerenti all’usura dei motori. Con nuovi G.50AS Freccia, il reparto ricominciava l’intensa attività di scorta e caccia.
Da marzo a giugno, i caccia, dalla base di El Ftehja (Cirenaica), assicurarono la scorta dei bombardieri Junkers Ju.87B-2/R-2 Stuka italiani, impiegati in quel settore, ma anche quelli tedeschi e i BR.20 del 98° Gruppo. Purtroppo il 2° Gruppo poteva disporre di soli pochi velivoli, a causa del cronico problema della manutenzione. La zona di copertura era quella di Tobruk, Sollum e Sidi-Barrani. In giugno forniva la copertura aerea anche alla Divisione Savona, nella zona di Acroma.
Due immagini del Fiat G.50bis "150-11" (MM 6383) appartenuto al ten. Tulio De Prato, comandante della 150^ Squadriglia in Libia nel 1941.
Intanto, il 20 maggio del 1941, diveniva definitivamente Gruppo Autonomo CT (dato che il 6° Stormo era passato in posizione “quadro”), ma gli aerei, come il solito, iniziavano a scarseggiare, e la sola 150^ Sqd. poteva essere impiegata efficacemente nel settore Cirenaico. L’11 luglio 1941, il reparto venne impiegato temporaneamente sulla base avanzata di Derna, da dove compì la sua ultima missione, una scorta sulla rotta di andata e ritorno per Tobruk.
Senza più aerei in grado di volare, il 22 luglio 1941, il Gruppo venne rimpatriato.
In Italia prese base a Treviso, e dopo alcuni mesi di inattività, il 26 dicembre del 1941 la sua 152^ Squadriglia passò a Gorizia per iniziare il passaggio sui nuovi Reggiane Re.2001 Falco II. Alcuni piloti passarono a Ravenna, dove iniziarono a prelevare i primi aerei a Reggio Emilia. A Gorizia comunque i piloti ricevettero anche un esiguo numero di Fiat CR.42 Falco, da impiegare in missioni di caccia notturna e difesa territoriale.
Tre immagini di Reggiane Re.2001, appartenenti alla 150^ e 152^ Squadriglia Intercettori.
Verso la metà di gennaio del 1942 la 152^ Squadriglia venne raggiunta dal personale dalla 150^ Sqd. e subito dopo da quello della 358^ Sqd. Da precisare che la 150^ e 358^ Squadriglia erano state poste in posizione “quadro”, e riattivate solo nel marzo del 1942, dopo che ricevette i Reggiane Re.2001. La 152^ Squadriglia intanto si occupava della conversione sui nuovi velivoli dei loro colleghi.
Nel marzo 1942 si ricostituiva ufficialmente a Ciampino il 2° Gruppo Autonomo Intercettori; qui i Re.2001, portavano solo l’emblema di Gruppo (il “Goletto”) e l’ogiva bianca, senza nessun distintivo di Squadriglia.
Il 4 maggio (altri dati mi danno il 7 maggio), il Gruppo si trasferiva in Sicilia a Caltagirone con 18 aerei Re.2001, ricevendo il battesimo del fuoco sui cieli di Malta. Fu anche il battesimo del fuoco anche per i Re.2001. Ne seguì un intenso ciclo operativo, con scorte ai bombardieri, intercettazioni e missioni di Caccia libera su Malta e dintorni.
Due Reggiane Re.2001 appartenenti alla 150^ e 152^ Squadriglia. Si noti lo stemma del Gruppo, il famoso "Goletto", emblema posto in coda ai velivoli del Gruppo.
Il 17 maggio del 1942, diciannove Re.2001 Falco II stavano compiendo una missione di scorta ad un singolo Cant Z.506 Airone, impiegato in un’operazione di soccorso sul Canale di Sicilia. La formazione aerea venne intercettata da sette Supermarine Spitfire decollati da Malta. Nel combattimento, furono abbattuti tre aerei inglesi, senza alcuna perdita per i cacciatori italiani; il solo Z.506 Airone, riportò alcuni danni.
Nel giugno dello stesso anno, era sempre a S. Pietro di Caltagirone, e il 14 dello stesso mese, quindici aerei (altri dati mi danno 17 aerei) passarono di base a Castelvetrano, per essere impiegati in attacchi contro le forze navali inglesi nel Mediterraneo. Quello stesso giorno veniva impiegato in una missione di scorta a bombardieri Savoia Marchetti SM.79 Sparviero del 132° Gruppo AS, assieme a sette Macchi MC.200 Saetta del 54° Stormo CT, mandati ad attaccare il convoglio inglese “Harpoon”. Questa nutrita formazione aerea, si scontrò con gli Hawker Sea Hurricane (801° e 803° Sqn.) di scorta al convoglio da bombardare. Nello scontro, il 2° Gruppo rivendicava l’abbattimento di 11 aerei nemici (2 abbattuti da Quarantotti, due da Celentano, e uno a testa per Làrese, Pocek, Bartolozzi, Fabbri, Treggia, Cesaro, e un aereo in cooperazione tra Làrese e Fabbri), con la perdita di un solo aereo, pilotato dal M.llo Treggia, recuperato poi da un peschereccio. Dopo attente valutazioni, gli abbattimenti reali da parte italiana furono solo 3 (altri libri riportano di 7 aerei abbattuti).
Reggiane Re.2001(152-4) appartenente al capitano Salvatore Teja della 152^ Squadriglia
Da luglio ad agosto del 1942, la 150^ Squadriglia, utilizzò la base di Monserrato, mentre la 358^ Sqd., venne distaccata a Pantelleria da luglio a novembre. Il 13 agosto, quando si ricongiunsero a Chinisia, la 150 e 152^ Squadriglia, potevano disporre ancora di 19 Re.2001.
Il 14 agosto, 18 Re.2001 decollarono da Pantelleria per scortare tre aerosiluranti Heinkel He.111 diretti all’attacco del convoglio “PEDESTAL” (assieme anche a quattro Messerschmitt Bf.109 tedeschi). Attaccati da alcuni Spitfire inglesi, tre Reggiane si staccarono dalla formazione impegnando i cacciatori inglesi e permettendo al resto dello stormo di proseguire. I tre caccia italiani vennero abbattuti, ed il comandante della Sezione, il maggiore Pier Luigi Scarpetta, ricevette la Medaglia d’oro alla memoria.
Intanto la 150^ Squadriglia veniva distaccata da prima a Monserrato (luglio) e poi nuovamente a Chinisia (agosto), venendo sciolta in settembre.
In agosto, il 2° Gruppo ricevette temporaneamente la 362^ Squadriglia (22° Gruppo) che l’aveva distaccata a Monserrato.
Nel settembre, tutto il reparto era a Lecce, con distaccamenti nel Lazio, Toscana e Lombardia per la difesa delle città. In questo periodo, i suoi Re.2001 Falco II, erano affiancati da alcuni Fiat CR 42 Falco.
Al 1° novembre 1942, il Gruppo poteva disporre di 21 velivoli operativi su 31 in carico. Intanto la 358^ Squadriglia, da luglio a novembre 1942 era stata distaccata a Pantelleria, dove venne temporaneamente disattivata assieme a tutto il Gruppo l’11 novembre.
Il 1° gennaio del 1943, il reparto (in posizione “quadro”) era sotto il comando del Magg. Francesco Tessari, con i piloti in addestramento presso il 1° N.A.I. (Nucleo Addestramento Intercettori).
Nella primavera del 1943, venne nuovamente riattivato come Gruppo Autonomo Intercettori, passando alla difesa del territorio ligure, inserito nel Comando Intercettore “Leone”. In questo periodo era composto dalla 152^ e 358^ Squadriglia, con comando di Gruppo a Genova, con circa 15 aerei tra Reggiane Re.2001 e Fiat CR.42. L’altra sua Squadriglia, la 150^ , invece era stata trasferita in Campania, venendo inquadrata nel 22° Gruppo Intercettori del 42° Stormo. Il 9 maggio 1943 venne costituita la 156^ Squadriglia, che il 1° luglio andrà a sostituire l’ormai disciolta 358^ Squadriglia basata ad Alberga, prendendone la denominazione (e cioè 358^ Sqd.), con gli equipaggi che vennero ripartiti tra le unità della 1^ Squadra Aerea, mentre i velivoli vennero ceduti al 160° Gruppo.
Reggiane Re.2001 (152-10 con MM 7235) appartenente al tenente De Merich e Re.2001 (152-1 con MM 7209) del tenente Cazzoli, entrambi della 152^ Squadriglia.
Il 26 maggio, la 152^ Squadriglia (altri dati mi danno il 1° giugno), passava di base a Sarzana-Luni, al comando del Cap. Giacomo Metellini, mentre la 358^ Squadriglia, si spostava a Villanova d’Albenga, per la protezione delle aeree di La Spezia e Genova, andando a sostituire le Sezioni Intercettori che su quelle basi furono sciolte il 23 maggio. La 156^ Squadriglia invece si trovava a Metato.
Nel giugno la 152^ Squadriglia ricevette quattro Reggiane Re.2001 nella versione armata con cannoni, e a fine luglio, la stessa Squadriglia, dovrebbe aver compiuto circa 15 missioni notturne, conclusasi solo con un paio d’avvistamenti da parte dei CR.42 Falco (i Re.2001 Falco II erano impiegati solamente nell’intercettazione diurna).
In data 9 luglio del 1943, il 2° Gruppo, poteva disporre di 18 CR.43 Falco (8 efficienti), quattro Re.2001 Falco II (3 efficienti) e cinque Dewoitine D.520 (3 efficienti).
I primi due Dewoitine, giunsero al reparto il 15 maggio, e cioè quando il Gruppo assorbì la Sezione Intercettori di Villanova d’Albenga (con compiti di protezione aerea delle zone industriali liguri). Oltre a questa Sezione, incorporava anche quelle di Genova e di Sarzana. Di questi due Dewoitine, uno solo era in condizioni belliche efficienti.
Di seguito la disponibilità del Gruppo dei Dewoitine D.520:
16 / 05 / 43 2 ( 1 )
01 / 06 / 43 4 ( 0 )
10 / 06 / 43 3 ( 0 )
20 / 06 / 43 3 ( 1 )
01 / 07 / 43 6 ( 4 )
13 / 07 / 43 17 ( 10 )
20 / 07 / 43 16 ( 10 )
01 / 08 / 43 4 ( 0 )
Da far presente che il 20 luglio, la 358^ Sqd. (basata a Metato), cedette 12 suoi Dewoitine D.520 al 13° Gruppo Autonomo, così in data 1° agosto poteva disporne solo di quattro e tutti non impiegabili. Con quest’aereo la 358^ non riuscì mai a raggiungere l’operatività bellica, radiando quelli rimasti alla fine dello stesso mese. Nel periodo che va dal 21 giugno all’11 luglio 1943, la 358^ Squadriglia fu basata a Sarzana.
Da precisare che i D.520, vennero impiegati solo dalla 156^ e 358^ Squadriglia.
La 358^Sqd., secondo i documenti, non sembra aver compiuto missioni notturne. Possiamo affermare che il bilancio del 2° Gruppo, come attività notturna, fu molto deludente, soprattutto per i piloti che dovevano operare con aerei inadatti al ruolo di caccia notturna, campi di volo disagevoli (senza illuminazione e comunicazioni con radiofari) ecc.
Alla data dell’8 settembre del 1943, il Gruppo era operativo con la 152^ e 358^ Sqd. su 12 CR 42 Falco (11 efficienti) e 6 Re.2001 Falco II (3 efficienti tutti inquadrati nella 358^ Sqd.), adibiti alla difesa territoriale della zona ligure (centri militari e civili).
Mi soffermo sul G.50 (io comandavo la 150sq. del 2° Gruppo).
La pericolosità del velivolo era stata esaltata dall’applicazione di un serbatoio supplementare sistemato dietro la schiena del pilota e dalla pesante corazza:
Non si poteva lasciare la cloche un solo attimo senza … serie conseguenze.
Un mio gregario è caduto in vite (S.ten Mancini) navigando in volo orizzontale ed in formazione.
Il G 50 andava in auto rotazione … in atterraggio e non perché era pesante o aveva il carrello avanzato , ma perché aveva un’ala impossibile.
In quei tempi, anche perché i campi erano limitati, si atterrava seduti, cloche alla pancia.
Il G.50 , cloche alla pancia al minimo sobbalzo, "partiva" e metteva l'ala sinistra a terra; tant'è che la FIAT aveva ovviato all'inconveniente... rendendo sostituibile il terminale dell'ala!
I piloti smaliziati, invece, inventarono... una manovra anti istintiva ma efficace: atterravano seduti ma, al primo contatto col terreno, spingevano la cloche sotto al cruscotto.
I guai aguzzano l'ingegno ...
Le caratteristiche - in particolare - del G.50 (quelle diffuse dalla pubblicistica n.d.r.) sono ... una bestemmia:
evidentemente sono state ricavate ottimisticamente dal prototipo "nudo".
Io ho sostenuto un combattimento... ravvicinato con un Hurricane (e sono stato... regolarmente abbattuto) e assicuro che la differenza di velocità, a nostro scapito, era ben maggiore del 10%.
Con l'aumento dei carichi (per di più in coda) l'aeroplano doveva viaggiare ad un assetto che offriva maggiore resistenza.
Non Le parlo degli impianti (per esempio il carrello), delle armi che non sparavano, della presa d'aria, a... pelo di terra, che succhiava più sabbia che ossigeno, della continua sensazione di "camminare sul ghiaccio" (esatta), che innervosiva il pilota più esperto e che gli faceva rimpiangere il manovriero, tranquillo CR 42 (di poco meno veloce, a carico completo).
Il motore che - dopo due giorni di Libia - consumava... più olio che benzina e imponeva dei rullaggi a non finire prima di staccare, con angoscia, le ruote da terra ......
(da una lettera al pubblicista aeronautico dott. Emilio Brotzu 14.10.1971)
Tullio De Prato
Un Pilota Contadino
Tutte le foto ed immagini sono state inserite al solo scopo modellistico/storico.
STORIA
Il programma Tornado affonda le sue radici nella metà degli anni sessanta, quando varie nazioni europee si ritrovarono nella necessità di sviluppare una nuova generazione di aerei da combattimento ad elevate prestazioni.
In quegli anni, sulla base dei principi che venivano messi a punto in USA e che inevitabilmente influenzavano i requisiti operativi dei paesi NATO, si andavano affermando alcune filosofie: i nuovi aerei da attacco in profondità (interdizione e strike) dovevano affidare alla bassa quota e alla elevata velocità la loro capacità di sopravvivere nei confronti dei sistemi missilistici antiaerei; la tecnologia dell'ala a geometria variabile prometteva di consentire la realizzazione di aerei da combattimento pienamente multiruolo e con ottimali caratteristiche di volo in un'ampia gamma di profili di quota e velocità.
L'idea fu quindi quella di creare un programma comune, che inizialmente coinvolgeva, oltre alle nazioni citate, anche il Canada, l'Olanda e il Belgio. Questi ultimi tre paesi, però, si ritirarono dal progetto, e furono quindi Inghilterra, Germania e Italia a firmare, nel 1969, l'accordo che creava il consorzio industriale destinato a sviluppare il nuovo aereo, la Panavia.
Il programma prese il nome di MRCA (Multi Role Combat Aircraft) e avrebbe dovuto portare allo sviluppo di due varianti: il caccia Panavia 100, monoposto, destinato principalmente alla Germania e all'Italia, e il bombardiere Panavia 200, biposto, destinato all'Inghilterra e all'aviazione navale tedesca.
Il Tornado è un velivolo biposto, con pilota e navigatore, bimotore, con ala alta a freccia ed a geometria variabile, deriva verticale singola di ampie dimensioni, prese d'aria laterali di disegno sofisticato.
L'aereo è progettato per volare a bassissima quota a velocità supersoniche (Mach 1.2) ma è capace di prestazioni bisoniche ad alta quota.
La capacità del Tornado di volare a bassissima quota e ad alta velocità è una capacità effettiva e non teorica.
Molto spesso, infatti, le schede tecniche di molti aerei da combattimento, caccia compresi, riportano la capacità di volare a “Mach 1.2 sul livello del mare”.
Il prototipo dell'MRCA, denominato P-01 volò la prima volta il 14 agosto del 1974. Un mese più tardi l'MRCA assunse la designazione definitiva di “Tornado”.
In Italia, il Tornado continua a costituire la punta di lancia della componente di attacco dell'AMI, ed è in servizio con il 6° Stormo di Ghedi (strike e conversione operativa), il 50° Stormo di Piacenza (ricognizione e SEAD) ed il 36° Stormo di Gioia del Colle (strike e attacco antinave).
IL MODELLO
La scatola è prodotta dalla Revell e si distingue per il colore nero dello sprue, poiché il modello è inizialmente dedicato alla costruzione di uno special color della Luftwaffe, è possibile pure rappresentare un altro esemplare sempre dell’aviazione tedesca, ma possedendo un ottimo foglio decals della Tauro model ho deciso di costruirlo con le insegne italiane per partecipare alla campagna di Modellismo+ dedicata al 6° Stromo di Ghedi; complice pure una splendida visita alla base ho deciso di rappresentare un modello toccato “con mano” durante la permanenza nella base bresciana.
Ho utilizzato per l’abitacolo il set di fotoincisioni della Eduard dedicato al Tornado Gr.1 dell’Hasegawa e devo dire che in futuro eviterò di ripetere lo stesso errore, dato che le imprecazioni per farlo ben aderire alla vasca del Revell non sono state poche.
La plastica è finemente incisa in negativo ed è ben dettagliata
Non ho incontrato particolari difficoltà nel montaggio….fino a quando ho dovuto assemblare la sezione del cockpit col troncone ali/deriva…sinceramente non so perché alcuni produttori, Revell appunto ma anche Hasegawa, decidano una separazione del genere. Ovviamente ho dovuto lavorare non poco con lo stucco, ma alla fine la soluzione è stata accettabile.
Altro punto delicato è il meccanismo delle ali a geometria variabile, ma con i dovuti accorgimenti tutto è filato liscio.
Grazie all’ottimo servizio clienti della Revell che mi ha inviato i trasparenti poiché mancanti nella confezione.
COLORAZIONE
Dopo una mano di primer tamiya per verificare problemini vari, sono passato alla stesura a pennello del monogrigio GRIGIO CHIARO - F.S. 36280 con il colore LIFECOLOR 034 tranne oviamente il radome colorato in nero opaco.
Una mano di future e via con stencils e decals, anche se lo ammetto non sono riuscito proprio ad applicare tutto l’applicabile, in 1/72 certi stencils sono proprio microbici…
Altra mano di future per il fissaggio decals e via con una copiosa sporcatura delle pannellature con la tempera e il carboncino, quindi un ultimo fissaggio col trasparente opaco.
L’aereo è presentato con la “biancheria esposta” come ho potuto vedere chiaramente a Ghedi.
Montaggio sicuramente piacevole nel complesso, ma un’altra volta faccio lo special colour J
Buon modellismo!!
Per realizzare questo modello ho utilizzato il kit Tamiya del T55A, la canna in alluminio della Aber e i cingoli della Friul Model; per le decal ho ripiegato su un set della Bison dedicato ai T-55 e ho scelto la versione libica degli anni 80.
Il montaggio fila liscio come tutti i kit Tamiya, forse ho utilizzato un po’ più di stucco del solito ma le stampate sono prive di ritiri e i segni degli estrattori sono in punti ottimali.
Ho tesaurizzato la torretta con dello stucco tamiya sciolto nel’acetone e ho rifatto tutte le maniglie del carro in fil di rame compresi i cablaggi per i serbatoi di carburante.
Dopo una prima mano di Primer grigio a bomboletta son passato all’aerografo; per questo modello ho deciso di sperimentare la tecnica della modulazione del colore, ho quindi dato una prima mano di giallo sabbia tamiya su tutto il modello e l’ho poi schiarito sulle parti alte del mezzo e scurito su quelle basse.
Dopo aver dipinto tutti i dettagli a pennello ho effettuato un primo lavaggio generale con del terra di siena naturale ad olio diluito in white spirit, poi con la tecnica del chipping ho effettuato le varie scrostature di due tonalità di verde e un rosso ruggine (hull red tamiya), ho quindi effettuato vari lavaggi selettivi e un drybrush finale per far risaltare i particolari.
Il tocco finale l’hanno dato i pigmenti della Mig che ho usato per ricreare lo sporco che si deposita sotto il carro e sulle ruote e alcuni prodotti dell’AK per realizzare macchie d’olio e di ruggine
Buon modellismo a tutti
Dewoitine D.520 - modello RS Models - scala 1/72
6° Istrebitelnyi Orliak - Marino Pole 1944
Il Dewoitine D.520, è sempre uno dei miei velivoli preferiti, un caccia affascinate e dalle linee molto pulite. Ho scelto il kit della RS Models e devo dire che a prima vista sembra un ottimo kit, con delle buone decals. Analizzandolo da vicino, possiamo trovare un buon posto di pilotaggio (o cockpit che si voglia), dettagliato in giusta misura, dove con poche correzioni possiamo avere un ottimo risultato. Un neo che ho notato fin da subito sono i flap e gli ipersostentatori delle ali….. Qui nel caso si voglia estrarre gli ipersostentatori avremmo dei problemi, in quanto la parte sopra e la parte sotto non combaciano, o meglio la parte superiore di flap e ipersostentatori sono più piccoli. Per il resto non mi sembra ci siano altri problemi, ma se ce ne fossero andremo ad analizzarli.
Partiamo dal posto di pilotaggio. Ho acquistato il set di fotoincisioni della Brengun dedicato al D.520 della RS Models (cod. BRL-72020), dove troviamo per l’appunto la miglioria per il posto di pilotaggio, radiatore ventrale e carrelli.
Il posto di pilotaggio quindi è stato dettagliato in tal senso. L’interno della cabina era in blu scuro/grigio scuro. Io ho usato il Navy Blue della Gunze (H54). Tutto il resto è stato dettagliato con i colori acrilici della Vallejo. Poi il tutto va assemblato e quindi chiuse le due semifusoliera.
Fin qua diciamo che va tutto bene. Il problema si è presentato quando ho posizionato le ali sotto la fusoliera: rimanevano dei profondi solchi dietro e davanti le ali (tra ali e fusoliera). Come al solito lo stucco Tamiya prima e il Mr. Surfacer 500 poi, mi hanno dato una mano a risolvere i soliti problemi. Dopo molte carteggiate con tutti i tipi di carta abrasiva che esistono in commercio, ho risolto il problema e sono passato alla colorazione.
Ho deciso di riprodurre un velivolo bulgaro e precisamente l’aereo personale del Capitano Wassil Wolkov, comandante del 6° Istrebitelnyj Orliak (Gruppo Caccia) basato a Marino Pole vicino a Karlovo nel 1944.
Il velivolo è colorato con la classica livrea tedesca RLM 74/75 per le parti superiori e RLM 76 per quelle inferiori, anche se lo schema mimetico comunque differenzia da quello tedesco nella geometria.
Sono partito nel colorare gli interni dei pozzetti dei carrelli d’atterraggio con un Gunze H318), mentre gli interni dei copri carrelli e gambe carrello sono in grigio medio (Gunze H306). La perte finale delle ali e il timone di coda sono stati verniciati in giallo (Gunze H329), dando prima una mano di bianco.
La parte sotto e i lati della fusoliera del velivolo è stata quindi riprodotta in con RLM 76 (alias Gunze H314), poi sono passato alle parti sopra con lo RLM 74/75 (rispettivamente Gunze H317 ed H68) schiariti poi per risaltare le pannellature nella parte interna. Le striature sulle pareti laterali della fusoliera sono state ricreate con lo RLM 75.
Al termine sono passato al montaggio dei carrelli, quindi un paio di mani di lucido Gunze H30, quindi posa delle decal. Debbo dire che le decal fornite sono buone e con un po’ di Mr. Mark Softer aderiscono molto bene anche alle pannellature.. Al termine nuova mano di lucido ed invecchiamento con olio (Bruno di Van Dyck) e sfumature con ul smoke della Gunze. Al termine un paio di mani leggere di opaco (sempre Gunze ma H20 questa volta), ed il Dewoitine D.520 è pronto.
Buon modellismo a tutti....
VM-90 - kit Historica - scala 1/35
Questa è stata la foto ispiratrice per il mio vm-90 rubata dal sito degli Alpini Susa.

Il kit è una referenza in resina Historica, il nome è già una garanzia, averlo trovato per pochi euro ad una mostra/scambio di modellisti è stata la ciliegina sulla torta.
Dopo aver lavato i pezzi con acqua e sapone per i piatti ho scaricato da internet quanto più materialòe possibile perchè le istruzioni di montaggio non sono il massimo e in alcuni passaggi sono lacunose; i pezzi più grossi e pesanti sono stati impernati tutti per un migliore incollaggio mentre per tutto il resto ho usato la classica attack in gel.
Dopo aver quindi montato tutto per sottoinsiemi ho dato una bella mano di primer grigio seguita da un dark green tamiya dato ad aerografo e schiarito in alcuni punti con del beige; fatto questo ho dipinto telone ed interni a pennello con vallejo e colori ad olio.
Dopo aver mascerato bene tutti gli interni ho dato due mani ad aerografo di lacca per capelli e ho depositato del sale sui punti dove la vernice deve risultare scrostata; ho quindi dato una mano di bianco tamiya ad aerografo e dopo l'asciugatura con un vecchio pennello a setole rigide ho levato il sale.
In alcuni punti ho levato il bianco con un cutter mente in altri ho leggermente corretto a pennello dove non mi convinceva l'effetto usura; devo dire che questo mezzo non andava invecchiato troppo ma mi son lasciato prender la mano.
Il sale lascia gli aloni sulla pittura (chissà perchè) ma tutto sparisce con i successivi lavaggi ad olio.
Ho eseguito dei lavaggi generali con olio diluiti in white spirit (circa 90-10).
Ho quindi preparato la basetta (semplice semplice). Con gli stessi pigmenti ed olii utilizzati per il terreno ho sporcato anche il mezzo.