Il Panzerkampfwagen IV (spesso abbreviato in Panzer IV, numero di identificazione dell'esercito Sd.Kfz. 161) fu un carro armato tedesco della seconda guerra mondiale. Venne prodotto per tutto il corso della guerra in molte varianti in circa 8.000 esemplari, rappresentando la spina dorsale della Wehrmacht nel corso del conflitto.
Inizialmente era stato pensato come carro di appoggio alla fanteria da affiancare al Panzer III, quest'ultimo invece concepito per l'ingaggio dei carri armati nemici. Successivamente, durante il corso della guerra, venne aggiornato nell'armamento e nella protezione passiva (aumento degli spessori della corazzatura) ed assunse il ruolo di carro armato standard dell'esercito, con il Panzer III che fu prima declassato a carro da supporto per la fanteria e poi radiato dalla prima linea, rimanendo in servizio solo nelle sue varianti.
Il Panzer IV divenne il carro armato tedesco più comune della seconda guerra mondiale e il suo scafo fu usato come la base per molti altri veicoli di combattimento, come i cacciacarri Nashorn, carri di recupero e semoventi antiaerei. Il Panzer IV fu per così dire il "mulo da soma" dell'esercito nazista, essendo stato usato in tutti i teatri operativi tedeschi della guerra. Il disegno fu aggiornato ripetutamente per rispondere alle continue minacce provenienti dalle forze nemiche.
Il Panzer IV nella prima versione, la Ausf. D, aveva una corazzatura d'acciaio omogeneo spessa 30 mm, nella parte frontale della torretta e dello scafo, inclinata di pochi gradi rispetto alla verticale(10-25°s); sui fianchi tale protezione si riduceva a 15 mm e a 10 mm sul cielo della torretta e sul fondo dello scafo. Tali spessori all'epoca erano ritenuti più che sufficienti, dato che pochi carri armati erano dotati di cannone anticarro ed inoltre tali minacce sarebbero state efficacemente contrastate dal Panzer III, il quale era il carro preposto all'affrontare gli altri mezzi corazzati.
Durante il conflitto, il Panzer IV si trovò sempre più spesso invischiato in combattimenti tra carri, soprattutto in Francia, così si decise di aumentare la corazza frontale del carro, dai 30 mm dell'Ausf. D, ai 50 mm dell'Ausf. E e infine ai 50+30 mm dell'Ausf. G, con aumenti rilevanti dello spessore anche sui lati del mezzo. Dal giugno 1943 iniziò la produzione di una nuova versione del carro, il Panzer IV Ausf. H, con una corazza frontale di 80 mm, piuttosto che con piastre supplementari; tuttavia la corazza frontale della torretta rimase di 50 mm, a cui però erano aggiunte piastre supplementari per aumentarne lo spessore fino a 80 mm. Il Panzer IV cominciò poi anche ad essere frequentemente dotato degli Schürzen, ossia piastre di acciaio a copertura della parte superiore dei cingoli, le quali venivano in genere montate sul campo. Dal 1943 fino al settembre del 1944, divenne comune l'uso della Zimmerit, la pasta antimagnetica, con la quale veniva rivestito tutto il carro per contrastare l'efficacia delle mine magnetiche.
Trattasi di un vecchio modello italeri trovato ad una mercatino modellistico più di 20 anni fa ..costruito quasi da scatola ho sostituito il cannone tutto storto in plastica ,con uno in metallo della Aber i cingoli in vinile sono stati sostituiti con quelli a maglia singola della Dragon anche questi ormai fuori produzione da tempo,e alcuni attrezzi recuperati da un kit Tamiya...
I figurini sono Dragon più due rubati da un bellissimo Wespe Tamiya.
il montaggio non è stato..come dire “una passeggiata” vista la vecchia struttura degli stampi c’era di tutto...pezzi storti,rotti,segni di estrattori che sembravano trincee,e ritiri da paura..... ma nulla che non si potesse sistemare con qualche kilo di stucco
alla fine però tutto è andato al suo posto
Questo è stato il mio secondo modello sul quale ho voluto provare a ricreare un winter cammo di aspetto vissuto molto vissuto !!
ho iniziato dando un primmer marrone scuro ad aerografo, dopo l’asciugatura ho steso il dark yellow XF 60 della tamiya sempre a spruzzo cercando di stenderlo in maniera irregolare su tutto il carro.
Poi sono passato ai vari invecchiamenti a base di lavaggi e pigmenti. Come se il carro dovesse restare della tinta iniziale,dopo una giornata di riposo ho spruzzato sul tutto il carro 3 mani di lacca per capelli a distanza di una mezzora l’una dal l’altra ,...e via un altro giorno ad asciugare
A lacca asciutta armato di aerografo e bianco acrilico Valleyo ho ridipinto tutto il carro ,sempre in maniera irregolare,cioè stando all’interno delle pannellature o spruzzando dal basso verso l’alto fatto questo ho preso un pennello piatto bagnato con acqua e picchiettando sono andato a togliere il colore nei punti dove volevo che risaltasse il colore di base.
Ultima fase... nuovo invecchiamento mirato alla sola parte bianca, sempre con lavaggi a olio diluito con white spirit e pigmenti terrosi.
FIGURINI - kit Dragon e Tamiya
Figurini dipinti con tecniche miste olio e acrilici e sporcati con pigmenti stemperati con White spirit
Come basetta ho usato una cornice di legno grezzo quelle che si acquistano nei vari empori del fai da te per pochi euro, lasciando il fondo l’ho riempita di gesso liquido
Il fango o neve sciolta sono pigmenti mischiati con polvere di gesso e resina acrilica della Mig mentre la neve fresca è stata ricreata con sale fino misto bicarbonato fatti cadere da un colino su colla vinilica .
Accessori di miglioria
Cannone: ABER
Cingoli : DRAGON
Saab J-35OE Draken dell'Aviazione Austriaca
1^ Staffel di base a Graz-Thalerhof negli anni '90
Partiamo dalla scatola di montaggio della Revell in scala 1/72. La scatola si presenta con all’interno delle stampate in plastica bianca con pannellature in negativo. Come dettaglio è abbastanza sufficiente, e tutto sommato anche il cockpit non è male.
Le decal danno la possibilità di realizzare tre versioni del J-35J Draken, una svedese e due austriache (una delle quali in livrea commemorativa). Io ho deciso di fare la versione austriaca normale (non commemorativa). Questi aerei impiegati dall’Austria sono privi dei missili aria-aria (per effetto ancora delle sanzioni post II^ GM, quindi mancano del puntatore posto sotto il muso del velivolo.
Per il posto di pilotaggio ho voluto affidarmi al kit in resina della Pavla, soprattutto per avere delle console laterali ed un seggiolino più dettagliato. Il kit Pavla serve per la conversione al J-35E (da ricognizione fotografica), quindi elimineremo il muso con le fotocamere e la parte superiore del quadro strumenti.
L’interno dell’aereo è vuoto e quindi attraverso le prese d’aria si potrebbe intravvedere il “vuoto”. A tal proposito con del plasticar molto sottile ho simulato alla meno peggio l’interno delle prese d’aria del velivolo. Poi sono passato ai flap ed aerofreni delle ali che realizzerò leggermente inclinati verso il basso. Ho dettagliato gli interni dei vani carrelli ricostruendo l’interno con del foglio di rame e aggiungendo i cavi all’interno degli stessi. Prima della chiusura della fusoliera ho leggermente appesantito la parte dietro il sedile e idem con un piccolo peso anche sul muso del velivolo. Gli interni del cockpit li ho realizzati in interior green “H58” della Gunze. Le console e sedile sono stati realizzati in un grigio scuro sempre Gunze (H32 tendente ad una cromatura un po’ violacea per dare risalto agli interni). Poi sono passato al dettaglio dei strumenti, cloche e sedile.
Dopo gli interni mi sono dedicato ad un leggero dettaglio dei vani carrelli, con l’inserimento di due piccoli fogli di rame nei pozzetti dei carrelli alari. Gli interni poi sono stati colorati con argento Humbrol e poi messi in risalto con del gun metal sempre Humbrol. Stessa colorazione per il vano carrello anteriore.
Sono poi passato alla colorazione vera e propria del velivolo in tre tonalità di grigio, tutti acrilici Gunze. La parte sotto con lo H338. Per evidenziare le pannellature poi ho usato una piccola goccia di grigio scuro H331, e quindi ho ripassato ad aerografo le pannellature. La pare sopra ho dato una mano di “light aircraft gray” H332 (per il grigio medio) e un dark seagray H331 (per il grigio scuro).. poi sono passato ad evidenziare le pannellature schiarendo i due colori sopra con il grigio chiaro H338. Ho dato una mano di lucido Humbrol.
Tutte le pannellature poi sono state riprese con del nero molto diluito a pennello facendo scorrere il colore lungo le pannellature stesse e rimuovendo immediatamente (ripassando più volte dove serve). Quindi sono passato alle decal. Qui il foglio decal della Revell è molto fornito come stensil e ci vuole una buona dose di pazienza e tempo per inserirli tutti. Ci sono decal anche per il vetro trasparente del cockpit.
Al termine di tutto sono poi passato a incollare le ruote, serbatoi ausiliari, generatore sotto il ventre del velivolo ecc….
Quindi alcune sporcature ed invecchiamento e una mano di opaco per sigillare il tutto.
Royal Navy
Il kit della Hobby Boss è veramente un bel kit abbastanza corretto nelle misure anche se ha bisogno di qualche piccola correzione, si devono rifilare un poco le antenne perchè troppo spesse ed aggiungere dei pezzettini di plasticard sotto la cabina di pilotaggio per riprodurre delle estremità non presenti nello stampo originale nulla di trascendentale basta procurarsi qualche buona foto in internet ed il gioco è fatto.
Le pannellature sono veramente ottime leggermente incise come ottime sono le riproduzioni dei rivetti.
Unica nota negativa l'abitacolo estremamente scarno, necessita di qualche lavoretto di miglioria tipo dare un poco di spessore al pavimento ed autocostruire almeno le cinture di sicurezza dei seggionili dei piloti e della panche interne.
L'assemblaggio non presenta particolari difficolta le parti si unisco molto bene, si deve solo utilizzare un poco di stucco per la parte inferiore.
Dopo aver assemblato tutto ho dato una mano di primer della Vallejo e fatto un marcato preshading con il nero Gunze H12.

Un serie di mani leggere di Gunze Medium Seagray H335
Pale e rotori
Ho deciso di mascherare le prese d'aria e gli scarichi per dare un tocco di colore al modello..
Ho creato le protezioni con del normalissimo nastro di carta colorato di rosso ad aerografo e poi rifinito a pennello con un rosso Vallejo.
Dopo aver dato un paio di mani di lucido Gunze ho attaccato le poche decal del kit, sono abbastanza spesse ma con una passata di Micro Sol si addattano alla perfezione anche se devono essere trattate con cura perchè tendono a rompersi..
Una seconda mano di Lucido Gunze e poi un leggero lavaggio con il Grigio di Payne con un pochino di nero e questo è il risultato finale.
Come ti rovino un aereo
Preshading, scrostature, colature e sporcature
Lo scopo di questo scritto non è quello di far vedere un bel modello o mostrarne la costruzione, bensì quello di mostrare tutta una serie di tecniche di invecchiamento che ho scoperto su internet o sulle riviste specializzate e che ho provato nel corso del tempo.
Tutte queste tecniche sono state provate tutte insieme su un unico modello. Il modello risulterà quindi abbastanza invecchiato anche se probabilmente il velivolo vero non lo era. Lo scopo, ripeto, non è quello di fare un modello realistico o “da concorso” ma di invecchiarlo con tante tecniche diverse.
Il modello che ha fatto da cavia è l’OA-4M in 1/72 della Fujimi. Discreto modello con un bel dettaglio superficiale. La fase di assemblaggio è andata abbastanza liscia e non ho dovuto usare molto stucco. Gli interni non sono granché ma li ho lasciati così volendomi concentrare sulla colorazione e l’invecchiamento. Ho perfino messo le decal sulle consolles laterali e sul pannello strumenti per risparmiare tempo.
Terminato il montaggio ho spruzzato il primer bianco
Dopo il primer ho iniziato con il preshading. Il preshading consiste nel passare con l’aerografo il nero o un colore molto scuro sulle principali pennellature o zone in ombra del modello. Le linee non devono essere per forza precisissime o molto sottili, anche solo un’abbozzatura andrà più che bene
per poi colorarlo con varie sottili mani di colore in modo da lasciare una piacevole varietà cromatica, qui si può vedere la colorazione della parte inferiore:
Il modello dopo le prime due mani di colore:
Dopo la terza e la quarta :
Dopo la quinta:
Il colore deve essere diluito, io ho usato una miscela circa di 40% colore e 60% diluente, entrambi Gunze. Finita la colorazione con questa miscela ho schiarito i pannelli più grandi spruzzando a bassa pressione al centro dei pannelli il colore di base con un po’ di bianco
Facciamo un passo indietro, a prima della verniciatura e del pre-shading. Le scrostature delle vernici dei velivoli usurati possono essere fatte anche con un altro metodo, non solo riproducendole a pennello.
Questa tecnica dovrebbe essere limitata a scrostature estese, almeno in 1/72.
Prima di colorare il modello ho individuato le zone del modello che dovranno essere scrostate pesantemente, come il dorso, la deriva, le ali subito dietro gli slat, il bordo d’entrata delle ali, il muso ecc.
Ho colorato l’area del colore sottostante che poi verrà fuori con la scrostatura, in questo caso ho usato il gun metal.
Dopo aver predisposto le zone da scrostare vi ho depositato delle piccole gocce di maskol:
Per essere sicuro di non dimenticarmele in seguito ho segnato sulle istruzioni quali zone del modello sono state sottoposte a questo trattamento
Dopo aver colorato il modello, posizionato le decal e fatto asciugare un po’ il tutto sono andato con delle pinzette a portare via il maskol:
La zona pre-trattata
Con le pinzette ho preso il maskol per tiralo via….
Questo è ciò che rimane
I bordi della scrostatura possono rimanere sollevati, e quindi è bene carteggiare l’area su cui si è lavorato con carta abrasiva finissima ….
o spugnetta abrasiva ….
Ora che il modello è colorato e scrostato sono passato alla sporcizia che si va ad accumulare sulle pennellature più esposte. Queste devono essere mascherate con nastro adesivo molto poco aderente (sono ideali i post-it).
Ho spruzzato poi del nero opaco molto diluito sul post-it in modo da far sbordare sull’ala solo una piccola parte di colore
L’effetto ottenuto dovrebbe essere più o meno così
Ecco altre immagini dell’ OA-4M
Una delle forme di invecchiamento più usuali sugli aerei (e anche sui carri) è una colatura di liquidi che fuoriescono da pennellature, tappi ecc.
Ho riprodotto questo effetto così:
Ho posizionato sul punto da cui inizia la colatura una piccolissima parte di colore scuro ad olio (può essere terra di Siena bruciata, nero o grigio scuro) con uno stuzzicadenti
Dopodiché con un pennello piatto non troppo duro e umido di diluente (universal, acquraggia, trementina….) ho iniziato a tirare il colore ad olio verso poppa, seguendo il flusso aerodinamico.
Se la striatura risulta troppo lunga si può “tagliare” con dei movimenti del pennello trasversali ad essa. Il pennello deve essere sempre inumidito di diluente, ma non grondante, altrimenti porterà via tutta la colatura e bisogna ricominciare.
Ora il modello è quasi finito, è arrivato il momento di aggiungere un altro po’ di sporcizia nelle zone che sono rimaste più “inviolate” finora. Un modo molto comune per applicare della sporcizia sulla superficie di un modello è quello di strofinare sulla finitura opaca un pennello pieno di polvere di grafite tratta dalla punta di una matita “grattata” sulla carta abrasiva.
Qui invece ho optato per un’ altra tecnica, che vede di nuovo coinvolti i colori ad olio.
Ho posizionato una piccola parte di colore ad olio scuro sulla zona da sporcare, come per la tecnica precedente
Ho infilato il pennello nel diluente, questa volta il pennello deve essere zuppo.
Ho poi agito sul colore ad olio depositato in precedenza, creando un alone sulla zona da sporcare
Ho passato, infine, il consueto lavaggio ad olio nei recessi e con una matita morbida ho evidenziato le pennellature.
Ecco qui il risultato finale
Spero di aver dato qualche spunto utile a tutti i modellisti che leggeranno queste pagine per “rovinare” i loro modelli.
Giulio
Grumman E-2C Hawkeye - kit Kinetic - scala 1/48
Squadron VAW-123 "The Screwtops" - USS Enterprise
Uno tra i velivoli più curiosi ed intriganti da costruire. Per l'occasione ho scelto il kit della Kinetic, ditta che da pochi anni opera nel settore del modellismo ma che sforna in continuazione delle opere d'arte.
Questo kit ne è la riprova...!!! A parte la miriadew di pezzi da assemblare, devo dire che il kit si monta pratcamente da solo. Le stuccature sono quasi inesistenti, e facendo un pò di attenzione quasi quasi si possono anche evitare. Le pannellature sono di ottima fattura, ed il kit si può montare sia con le ali aperte che ripiegate.
In tal senso ho voluto ricreare il velivolo del VAW-123 imbarcato a bordo della portaerei USS Enterprise, con ali ripiegate.....anche per una ragione di spazio.....nel mio "ponte di volo" a casa gli spazzi si stanno restringendo kit dopo kit....
Se dovessi trovare un difetto al kit direi che la cabina in acetato è un pò rognosetta da montare, creando alcuni problemi in fase di allineamento con il resto della carlinga.
Anche le dedcal sono ottime, anche se devo dire che non pochi problemucci mi hanno dato le decal a spirale del radar rotante.
Un kit che consiglio a tutti, facile, bello, pulito e soprattutto divertente nel montarlo.....
Buon Modellismo a tutti.....
IAI Kfir Shabtai 555 - kit Revell - scala 1/32
Partendo da un vecchio kit di Mirage V della Revell (datato 1983), e con l'aiuto di un buon set di conversione in resina, cercheremo di trasformarlo in uno stupendo caccia israeliano della IAI, meglio conosciuto Kfir.
Il kit è stato completamente ripannellato e tagliato per il 40%, asportato il tronco di coda originale per innestare la strike camera e un anello più corto di circa 1 cm, asportate dalle ali e dalla fusoliera (poi allargata) le baie dei carrelli e sostituite con quelle di resina, asportati gli slat originali e inseriti quelli a dente di cane, asportate completamente cabina e radome, modificata la deriva con innesto dello scoop, bucata la fusoliera per inserire 4 scoop, chiusi gli aerofreni con lo stucco in quanto verranno poi sostituiti da decal.
E ovviamente ho dovuto prendere a parte anche i missili, i Python 3, anche questi in resina. La cosa che mi ha colpito è la taglia, sono ben più grandi e grossi dei Sidewinder pari scala.
Finita la stuccatura di grosso e di fino, ho ripannellato quello che si era perso e ho montato le resine principali che danno le forme (airscoop, canard e piloni posteriori). Primerizzato il tutto con Mr.Surfacer 1200 dato ad aerografo, eliminato la granulosità dell'aggrappante con carta a grana finissima.....
siamo pronti per la mimetica..... Preshading....
Ho incollato i carrelli per non maneggiare tanto il modello nella posa del lucido e poi delle decal e ho infine provato a posticciare i serbatoi per avere una visione d'insieme dell'aereo e devo dire che mi sento realizzato.
Montaggio tettuccio con specchietti ed il gioco è fatto. Anche se il lavorò è stato tanto tra taglia, cuci e stucca, devo dire che alla fine il tutto è stato ripagato con un ottimo modello.....
Buon Modellismo a tutti.
Avia S.199 Mezek - kit KP - scala 1/72
Avia S.199 del 101° Squadron della Heyl Ha'Avir nel 1948
Storia
L'Avia S-199 fu un aereo da caccia monoposto, costruito dall'azienda cecoslovacca Avia, parte delle industrie pesanti Škoda (Avia, akciová společnost pro průmysl letecký Škoda), dopo la seconda guerra mondiale.
Fu il primo caccia utilizzato dalla Heyl Ha'Avir, l'aviazione militare israeliana, durante il conflitto del 1948. Realizzato grazie ai progetti ed ai componenti del Messerschmitt Bf 109 serie G, prodotto in Cecoslovacchia durante l'occupazione tedesca, differiva dal modello originale principalmente per l'adozione di un diverso propulsore, ovvero uno Junkers Jumo 211F 12. Non fu un caccia molto popolare tra i suoi piloti, a causa dei numerosi problemi tecnici che lo affliggevano.
Fu soprannominato Mezek ("mulo") dai piloti cecoslovacchi, proprio perché era un ibrido tra il Messerschmitt ed il motore Jumo, mentre in Israele era ufficialmente noto come il Sakeen (coltello). Tuttavia, il nome più spesso utilizzato fu semplicemente Messerschmitt o Messer (che in tedesco e yiddish significa anche "coltello").
L'Avia-199 prestò servizio sia nelle file della Československé Vojenské Letectvo (l'aeronautica militare cecoslovacca disciolta nel 1993), che in quelle della Heyl Ha'Avir (le forze aeree israeliane) con cui ebbe il battesimo del fuoco. Dalla Cecoslovacchia furono acquistati ed inviati in Israele venticinque velivoli. Di questi solo due non arrivarono a destinazione.
Sullo stato europeo vigeva un embargo sulle esportazioni di armi, per cui le trattative con gli agenti dell'Agenzia Ebraica, avvennero in maniera del tutto segreta. I primi esemplari arrivarono il 20 maggio 1948, sei giorni dopo la dichiarazione di Indipendenza di Israele e cinque giorni dopo l'inizio della guerra da parte dell'Egitto. Una volta assemblati furono inviati a combattere per la prima volta il 29 maggio, attaccando l'esercito egiziano tra Ashdod e il ponte nei pressi di Ad Halom, a sud di Tel Aviv.
Recensione
Vecchio kit della cecoslovacca KP Models, quindi parliamo di una stampata degli anni ’60 (circa 40/45 anni di attesa per essere assemblato). L’età si vede tutta, stampata molto vecchia in positivo, dettaglio ridotto al minimo (non che molte ditte attuali si sprechino), decal praticamente da buttare dato che non sono ingiallite, sono addirittura “imbrunite”….!!!
Ho guardato il kit e lo ho riposto diverse volte, ma un giorno ho pensato bene di sfidare la “forza di gravità” e mi sono deciso di provare a far uscire qualche cosa di decente da questo modello. La mia intenzione è quella di riprodurre un S-199 della israeliana HHA, con i quali ha iniziato ad effettuare i primi combattimenti aerei contro le forze arabe vicine, ottenendo anche qualche risultato positivo, seppur fosse un velivolo molto difficile nel pilotaggio.
Apriamo le danze con la consueta “ricostruzione” dell’abitacolo. Qui manca praticamente tutto….quindi diamo un po’ di forma all’abitacolo con la colorazione di strumentazioni e la creazione di qualche pannello strumenti e cinghie del seggiolino. L’unione delle due semifusoliere è al quanto drammatica, dato che la plastica è un po’ deformata e devo darci dentro di colla e stucco per farla combaciare. Idem per le ali, con buone dosi di cartavetrata, colla e stucco….
Alla fine riusciamo a dare una forma per lo meno corretta dell’aero. Passo poi all’assemblaggio dei piani di coda e ai cannoncini alari…. A parte che non entrano nelle loro sedi predisposte, sono entrambi sbagliati nella forma…. Poco male.
Passiamo alla colorazione del modello. Coloro di bianco una fascia bianca in fusoliera e il piano di coda verticale. Poi mascherando, creo all’interno una fascia più piccola che vado a colorare con un blu acrilico Italeri (4307AP) scurito con del nero, per raggiungere la tonalità di blu della “Stella di David” israeliana, In coda invece con mascherature ricreo le fasce che poi andrò a colorare di rosso (con Gunze H3). In tutto sono sei fasce rosse e sei fasce bianche (nel piano di coda verticale del velivolo). Con il rosso dela Gunze coloro anche l’ogiva del motore.
Tutto il velivolo poi viene colorato con un Model Master acrilico RLM02. Dopo un paio di mani di RLM02 passo un paio di mani di trasparente lucido Tamiya X-22 e passo alla posa delle decal. Le decal provengono da un foglio dedicato ai velivoli israeliani Super Scale International. Qui sono presenti le decal di tutti i caccia israeliani e logicamente mancano solo quelle del Avia S-199. Mischiando un po’ le carte e recuperando decal nella mia personale banca del “reciclo” sono riuscito a trovare le decal giuste per realizzare il soggetto in questione.
Nota dolente il tettuccio. Qui viene fornito completamente chiuso, ma non si adattava al velivolo. Sono costretto a segarlo e dopo molte “maledizioni” sono riuscito a staccare i pezzi e a ricreare il tettuccio aperto. Dalle foto in mio possesso il tettuccio si apre lateralmente, mentre in altri kit lo indicano in apertura a scorrimento. L’esatto è la classica apertura laterale come tutti i Messerschmitt Bf.109.
Alla fine un lavoro accettabile, anche se il kit della KP (ai giorni nostri) è purtroppo da cestinare….!!!!
CASTELLO INGLESE SOTTO ASSEDIO DA TRUPPE FRANCESI
La Guerra dei 100 anni
Nel corso di quest’anno di attività è stato proposto ai ragazzi partecipanti al Gruppo Young Tank il Progetto Castello: la costruzione di un grande plastico che riproducesse in forma didattica un assedio ad un castello inglese da parte di truppe francesi durante la Guerra dei 100 anni.
L’intento era quello di offrire una occasione di approfondimento storico, suscitando nei ragazzi interesse e curiosità per i molti aspetti che sarebbero venuti alla luce con la sua realizzazione.
Il progetto, molto ambizioso, è stato avviato con la consulenza dei soci del gruppo Flying Lions di Mira.
I ragazzi hanno costruito terreno e castello ma ben presto i nostri limiti tecnici sono venuti alla luce…
La sorte ha voluto farci incontrare due modellisti, Carlo Alberto Camuccio e Damir Maksimovic entrambe esperti di storia ed uniformologia, che hanno deciso di affiancarci in questa impresa.
In particolare Damir ha preso a cuore il progetto realizzando, con tecnica sopraffina, gran parte della dipintura, invecchiamento ed ambientazione del plastico.
Alberto dal canto suo ha messo a disposizione una parte della sua ricchissima collezione di soldatini in scala per poter “dare vita” al nostro plastico.
Entrambe non si sono sottratti inoltre all’avventura di tentare di insegnare ai ragazzi del laboratorio alcune tecniche complesse come la dipintura dei soldatini in scala 1/72 o la realizzazione di piante ed alberi con filo di rame.
A DAMIR E ALBERTO
VA IL NOSTRO PIU’ CALOROSO RINGRAZIAMENTO:
SENZA DI LORO NON SAREMO ARRIVATI ALLA CONCLUSIONE DI QUESTO PROGETTO
I ragazzi dello Young Tank :
Francesco Forcellato, Marco Manente, Francesco Zago, Nicola Poldiallai, Nicolò Mezzaroba, Stefano Nogarin, Matteo Vezzali, Federico Doz, Lorenzo Marchiori e la nostra “guida storica” Enzo Basciano.
Il prof. Giovanni Papaccio
Castello medievale in scala 1/72.
Castello, catapulta, ariete, trivella, gru, mantelletti, bombarda: marca ZVEZDA.
Torre d’assedio, galleria di mina, accampamento cavalieri, casolare: autocostuzione (Damir)
Figurini: marca ORION, ZVEZDA, AIRFIX, REVELL, MINIART e ITALERI.
Panzer II - kit Alan - scala 1/35
Il Panzer II, abbreviazione del nome completo Panzerkampfwagen II, il cui numero di identificazione dell'esercito era Sd.Kfz. 121, fu un carro armato tedesco progettato nei primi anni '30 come rimpiazzo del blindato leggero Panzer I.
Nonostante il progetto dovesse solo fungere da anticamera per i più avanzati Panzer III e Panzer IV, il Panzer II costituì il nerbo delle divisioni corazzate tedesche durante le campagne di Polonia e Francia, venendo utilizzato anche durante l'invasione dell'URSS nel 1941, dimostrando però parametri superati: ritirato quasi completamente dalla prima linea tra il 1942 e il 1943, fu relegato a compiti di addestramento, mantenimento dell'ordine pubblico e lotta antipartigiana; il versatile scafo fu invece riutilizzato per diversi progetti di semoventi e cacciacarri.
Preserie
I modelli sperimentali del Panzer II erano tutti armati di un cannone 2 cm KwK 30 L/55, derivato dal paricalibro FlaK 30 contraerei, capace di sparare proiettili esplosivi o perforanti con un rateo di 280 colpi al minuto (180 proietti disponibili); la punteria consisteva di un mirino ottico TZF 4, che si sarebbe evoluto con il procedere delle versioni. Il cannone era montato sulla sinistra della torretta, decentrata sullo stesso lato, e lo affiancava a destra una mitragliatrice MG 34 da 7,92 mm (1425 cartucce totali in 17 nastri). Lo scafo dalla parte frontale arrotondata ospitava un equipaggio di tre uomini: il guidatore trovava posto nella parte anteriore, il comandante sedeva nella torretta mentre il cannoniere rimaneva in piedi a fianco.
La corazza era spessa 13 millimetri su tutti i lati del carro, con superfici poco inclinate; cielo, fondo e parti superiori della torretta e dello scafo presentavano corazze spesse dai 5 ai 12 millimetri. La velocità massima era di 40nbsp;km/h con un'autonomia di 200 chilometri e un serbatoio della capacità di 200 litri; le dimensioni erano: lunghezza 4,38-4,76 metri, larghezza 2,14 metri, altezza 1,95-1,98 metri.
Ausführung c
Questa fu l'ultima versione per test e ricerche sulle migliori caratteristiche da adottare: l'Ausf. c presentava un treno di rotolamento completamente rivisto, composto da 5 ruote di medio diametro indipendenti, 4 rulli tendicingolo e sospensioni a molla ellittica; la corazza frontale era inoltre più squadrata, ottenuta con la saldatura, e il peso era salito a 8,9 tonnellate. L'Ausf. c cominciò a essere prodotto nel marzo del 1937 usando per i primi 25 esemplari dell'acciaio al molibdeno, ma di preciso non si quanti ne siano stati costruiti; fu la base per la produzione in serie delle Ausf. A, B e C, nient'altro che modelli c meglio protetti e con qualche piccola aggiunta.
Il modello
Vecchio modello della ditta Alan ormai fuori produzione l’ho acquistato per pochi euro in qualche mercatino modellistico... non ricordo neppure dove ! come al solito ho voluto riprodurlo da scatola modificando solo alcuni particolari a mio parere un po’ troppo spessi e grossolani.
La colorazione
Come colore base ho usato un panzer gray della valleyo ,schiarendolo successivamente sulle zone più in rilievo..praticamente la mia idea iniziale era di ritrarlo in una tipica livrea grigio panzer ma a lavoro quasi ultimato ho cambiato idea optando su una mimetica invernale
Essendo questa la mia prima mimetica invernale ho proceduto a tentativi ..ho ripreso tutte le pannellature del carro ad aerografo con diversi toni di grigio sempre più chiari fino al bianco puro,cercando di far intravedere il grigio panzer
Invecchiamento a base di lavaggi ad olio e pigmenti ..un poco di fango e neve qua e là ed il gioco e fatto!!! Niente male eh !!!
Dimenticavo...il figurino è un insieme di pezzi dragon..dipinto con tecniche miste olio acrilico.
Panzerkampfwagen V (Pz Kpfw V) "Panther" - kit Italeri - scala 1/35
Storia
Il Panzerkampfwagen V (Pz.kpfw V) "Panther", semplicemente noto come Panzer V Panther fu un carro armato medio cacciacarri tedesco prodotto durante la seconda guerra mondiale che prestò servizio da metà del 1943 fino alla fine della guerra in Europa nel 1945. Fu progettato come opponente del T-34 e per rimpiazzare i Panzer IV e III, sebbene avesse prestato servizio al loro fianco e accanto ai più pesanti Tiger I e Tiger II fino alla fine della guerra. La sua eccellente combinazione di potenza di fuoco, protezione e mobilità servì da banco di prova per i carri armati di fine e post guerra di altre nazioni ed è frequentemente considerato insieme al sovietico T-34/85 come il miglior progetto di carro armato della seconda guerra mondiale. Era preferito al Tiger da molti equipaggi per la sua maggiore manovrabilità che lo rendevano ottimo nell'attaccare i corazzati nemici con il suo cannone da 75 mm.
Fino al 1944 venne designato come Panzerkampfwagen V Panther e ebbe la designazione di inventario di "Sd.Kfz. 171". Il 27 febbraio 1944 Hitler ordinò che fosse conosciuto solo come Panther.
Derivati e produzione
Nell'estate del 1943 venne messa in produzione la versione Ausf A, nella quale erano corretti la maggior parte dei difetti della Ausf D, seguita all'inizio del 1944, dalla Ausf G.
Le principali differenze tra le varie versioni riguardavano l'adozione di una protezione emisferica per la mitragliatrice di scafo, una diversa cupola del capocarro, uno scudo del cannone progettato in modo da impedire che colpi di rimbalzo colpissero il tetto dello scafo e un diverso armamento delle linee laterali dello scafo nella parte posteriore. Nelle ultime fasi della guerra alcuni Panther montarono anche un modernissimo sistema di visione notturna all'infrarosso.
Il Panther, prodotto in quasi 6.000 esemplari, fu tra i migliori carri della seconda guerra mondiale grazie alla combinazione di protezione, mobilità ed armamento.
Tra i suoi derivati vi furono un carro per l'osservazione del tiro d'artiglieria, un carro comando, un carro recupero e lo Jagdpanther, un potente semovente anticarro armato con un cannone da 88 mm Pak 43/3 L/7.
Recensione kit Italeri
Modello vecchiotto ma ben realizzato .migliorabile sicuramente su tutti i fronti dai cingoli in vinile in su ma per chi si accontenta si può realizzare semplicemente da scatola...come ho fatto io!!
La colorazione a due toni è stata realizzata con colori acrilici Valleyo, lavaggi a olio.. con varie tonalità di colori scuri ( bruno van dik ,terra d’ombra bruciata,terra di cassel )
Asciugati i lavaggi ho schiarito il tutto con gli stessi colori di base leggermente più chiari
Ho terminato l’invecchiamento con pigmenti o pastelli polverizzati fissati con White spirit
Il figurino è un pezzo RoyalModel dipinto con tecniche miste ..olio ,e acrilici