Junkers Ju.87B-2 Stuka - kit Italeri - scala 1/48

Storia

Cosa dire di questo stupendo aereo che ancora non si sappia?

Lo Junkers Ju 87, detto anche Stuka (in tedesco Sturzkampfflugzeug, letteralmente "aereo da combattimento in picchiata"), era un bombardiere in picchiata monomotore con configurazione alare ad ala di gabbiano rovesciata. Pur essendo stato progettato nel lontano 1933 dall'azienda tedesca Junkers, lo Stuka restò in produzione per oltre nove anni, rimanendo per tutta la durata della guerra immutato nella struttura e nella configurazione di base, prova della validità complessiva della macchina. Ne furono costruiti più di 5.700 esemplari in una decina di versioni, che combatterono su tutti i fronti. Impiegato principalmente dalla Luftwaffe oltre che dalle forze aeree delle potenze dell'Asse, lo Ju 87 fu uno dei più efficaci bombardieri in picchiata della seconda guerra mondiale e certamente il velivolo più propagandato di tutto in conflitto. Nonostante i suoi limiti, è considerato una pietra miliare nella storia dell'aviazione.

Lo Stuka fu il bombardiere tattico di gran lunga più importante messo in campo dalla Luftwaffe. Era immediatamente riconoscibile per il suo carrello fisso e per la celebre ala a "gabbiano invertito", con le superfici mobili separate, secondo la tipica configurazione Junkers d'anteguerra.

A seguito di un incidente avvenuto in Spagna i progettisti decisero di dotate lo Stuka di un meccanismo di richiamo automatico che faceva uscire l'aereo dalla picchiata anche senza l'intervento del pilota. Un'intera formazione di Ju.87, in quell'occasione, aveva infatti effettuato la cabrata troppo tardi dopo il bombardamento e si era schiantata al suolo. Uno dei difetti operativi derivanti da un attacco in picchiata contro un obiettivo terrestre consisteva infatti nella violenta accelerazione verticale verso l'alto (fino e oltre 6 g) subita dal pilota durante la fase di cabrata che permetteva il disimpegno dell'aereo dopo lo sgancio della bomba. Tale accelerazione provocava un deflusso del sangue dal cervello alle estremità inferiori, quindi il pilota tendeva a svenire (per riduzione della quantità di sangue nel cervello) al culmine dello sforzo, generalmente coincidente con lo sgancio della bomba. I progettisti tedeschi ebbero però il merito di aver pensato anche a questa evenienza realizzando un sistema di richiamo automatico della barra, da attivarsi prima della picchiata, capace di riportare in quota l'aereo dopo l'attacco anche in caso di svenimento del pilota, che aveva tutto il tempo durante la risalita di riprendere i sensi e quindi il comando dello Stuka.

Vi era inoltre un dispositivo per il bombardamento in picchiata che includeva una forcella a cui veniva agganciata la bomba che, immediatamente prima dello sgancio. veniva allontanata dalla fusoliera.

Su suggerimento del Generaloberst (colonnello generale) Ernst Udet, capo del servizio tecnico della Luftwaffe (ma secondo altri l'idea fu dello stesso Adolf Hitler), sugli Stuka furono montate delle sirene azionate dal flusso dell'aria, chiamate "trombe di Gerico", il cui suono aveva effetti devastanti sul morale dei soldati nemici e della popolazione civile (l'idea fu ripresa da alcune unità dell'aviazione statunitense fino ai tempi della guerra in Corea).

Lo Stuka era amato dai suoi equipaggi per la robustezza e dai soldati della Wehrmacht per la sua grande precisione, essendo capace di centrare con le sue bombe bersagli piccoli come un carro armato o una casamatta.

La differenza fra i bombardieri convenzionali ed i bombardieri in picchiata è che mentre i primi sganciano grappoli di bombe su un'area piuttosto vasta navigando in volo orizzontale, i secondi si dirigono verticalmente (in picchiata) verso l'obiettivo da colpire e giunti vicino ad esso sganciano una sola bomba, ottenendo così una precisione maggiore. L'attacco in picchiata si era già rivelato come l'ideale per colpire bersagli in movimento o di difficile inquadramento, come ponti, postazioni fortificate, carri armati o navi. Questa tecnica è stata molto usata negli scontri aeronavali durante la Seconda Guerra Mondiale

Recensione kit

Era da un po’di tempo che mi solleticava l’idea di riprodurre questo splendido aereo, e, complice la visita ad Italeri, la scelta sulla scatola è stata quasi un passaggio obbligato; diversamente dal solito, ho scelto la scala 1/48 e devo dire che il completamento di questo kit mi ha convinto, per il futuro, che questa sarà sempre una scelta convinta per riprodurre i soggetti della WWII.

Le stampate sono in negativo, di ottima fattura e senza sbavature, si incastrano senza problemi e senza dover fare uso eccessivo di stucco, quest’ultimo va utilizzato solo per ritoccare l’incastro ali/fusoliera e superficie superiore/inferiore delle ali, sempre a ridosso dell’incastro con la fusoliera; è poca cosa comunque, considerando che tutta la superficie alare inferiore è un unico pezzo.

Il kit contiene delle ottime fotoincisioni che rendono ancora più bello il dettaglio dell’abitacolo, che di per sé comunque è già un ottimo pezzo..ottima la parte dedicata al mitragliere!le altre fotoincisioni sono per dettagliare il timone e le walk-around sull’ala.

Il  montaggio è facile…e ovviamente manca la parte più bella:la possibilità di esporre il motore! Qui, a parte un po’di pazienza per montare i tubicini di gomma forniti nel kit, uno può veramente sbizzarrirsi e divertirsi nel montare e colorare (e sporchicchiare) tutto il motore, davvero un’ottima idea quella della casa bolognese.

La colorazione è quella a due toni di verde, si possono fare 4 versioni, la mia è quella relativa al velivolo inquadrato nello Stab III/StG77, Bulgaria, aprile 1941. Le decals sono della Cartograph e come sempre, ottime, anche se mancano le svastiche, reperite grazie al buon Cima.

La colorazione è avvenuta a pennello, dopodiché, una volta passata una mano di trasparente lucido, ho applicato le decals, quindi ancora lucido e poi una copiosa sporcatura a tempera sulle pannellature, mentre per le restanti “sporchezze” mi sono affidato agli ottimi set della Tamiya. Ho poi sigillato il tutto con l’opaco.

Il motore ha ricevuto una prima passata di primer, sul quale, prima dell’asciugatura, ho provveduto a soffiare un po’di sabbiolina fine per dare un po’di tridimensionalità e qualche rugatura; ho poi lavato con più mani di smoke Tamiya ed infine ho usato il set Tamiya per la zona scarichi. Per le ruote ed il carrello ho provato il “fango” dell’ak, niente male, a parte a spussa.

La basetta è molto spartana ma mi ritengo soddisfatto del lavoro svolto.

Concludendo, il kit è consigliatissimo, un ottimo modello con un altrettanto ottimo rapporto qualità/prezzo;si attende la versione per la Regia a sto punto.

01 Gennaio 2001

404

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Il corso viene organizzato dal Gruppo Modellistico FLYING LIONS di Mira, con la prestigiosa collaborazione di ITALERI, presso i locali della Barchessa di Villa Bisacco dell’Istituto Don Orione di Chirignago. Per partecipare non sono necessarie conoscenze o esperienze specifiche. Il corso è rivolto ai ragazzi dagli 11 ai 16 anni che desiderino entrare nel mondo delle realizzazioni in scala di qualsiasi genere, acquisendo le capacità minime che permettano di completare lavori di media difficoltà e di proseguire con i successivi corsi avanzati.


ORARIO DEL CORSO :
Il corso viene tenuto il sabato dalle ore 15 alle ore 17, dal 7 aprile al 12 maggio 2012

Il corso è articolato in 6 lezioni di due ore ciascuna , sarà tenuto da soci del gruppo FLYING LIONS e comprenderà una parte teorica, uno spazio dedicato alle domande ed un'ora dedicata alla costruzione dei modelli da parte dei partecipanti.

Per raggiungere il Centro Don Orione è sufficiente scendere alla fermata dell’autobus ( linea 6, 7, Mirano) di Chirignago centro (nei pressi della Chiesa di S.Giorgio martire). L’ingresso del Centro Don Orione è posto in Via Ghetto, gli organizzatori saranno all’ingresso per accogliere i partecipanti ed accompagnarli nella sala del corso.

L’iscrizione al corso, fissata in € 10,00 , da diritto a:
- frequentare le lezioni tenute da modellisti esperti, soci del gruppo organizzatore;
- ricevere un modello a scelta tra quelli disponibili (aeroplani, carri armati, automobili) da poter realizzare durante il corso;
- documentazione inerente il corso;
- iscrizione al Gruppo Modellistico Juniores FLYING LIONS per l’anno 2012;
- partecipare alle manifestazioni, visite, acquisti a prezzi agevolati di materiale organizzati dal gruppo FLYING LIONS nell’anno 2012.
Al termine del corso i modelli prodotti rimarranno di proprietà dei partecipanti. I partecipanti potranno portare modelli propri per costruirli in compagnia e con un adeguato supporto tecnico. I partecipanti che lo riterranno opportuno potranno far parte del gruppo FLYING LIONS anche successivamente, continuando così a partecipare a tutte le iniziative che il gruppo organizza.

Il corso è articolato nelle seguenti lezioni:
Lezione 1 (7 aprile) : Cosa è il modellismo; tecniche di base; modi di procedere nella costruzione; ricerca e utilizzo della documentazione.
Lezione 2 (14 aprile) : Modellismo statico con tema civile e militare.
Lezione 3 (21 aprile) : Navi, aeromobili, treni e altri tipi di modelli.
Lezione 4 (28 aprile) : Figurini di vario genere e scala; scenette e diorami.
Lezione 5 (5 maggio) : Colorazione; invecchiamento dei modelli; uso dell’aerografo e di particolari tecniche pittoriche.
Lezione 6 (12 maggio) : Elementi di tecniche avanzate; modelli migliorati e derivati.


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Incontro tra Skywalker e Jabba the Hutt - kit Amt-Erlt - scala 1/72

Realizzato per la 4^ edizione della Mostra di Modellismo Aerospaziale e di Fantascienza tenuta a San Marino dal 2 al 4 maggio 1997.

Modello premiato nella manifestazione e presente in due fotografie all'interno della recensione della mostra apparsa su Tutto Modellismo n. 46 di ottobre 1997.

A seguito del remake fatto dalla Lucasfilm è stato necessario modificare alcuni personaggi, aggiungere dettagli e realizzare il fondale per renderlo più rassomigliante alla nuova versione.

SPAD S.XIII - kit Esci - scala 1/72

Francesco Baracca - 91^ Squadriglia

Storia

Lo SPAD S.XIII era un caccia monoposto biplano prodotto dall'azienda francese Sociéte Pour l'Aviation et ses Dérivés, o più brevemente SPAD, negli anni dieci del XX Secolo.

Utilizzato durante la prima guerra mondiale, fu uno dei migliori velivoli del conflitto ed uno di quelli prodotti in maggior numero: 8 472 esemplari con ordini per altri 10 000 che vennero cancellati con l'armistizio.

Lo SPAD S.XIII era uno sviluppo del precedente S.VII e del meno riuscito S.XII. Sull'S.XIII vennero introdotte un gran numero di modifiche, tra cui un timone ed ali di maggiori dimensioni, atti a beneficiare di sostanziali miglioramenti aerodinamici. Il motore, il francospagnolo Hispano-Suiza 8Be 8 cilindri a V, grazie alla maggior potenza espressa di 223 CV (164 kW) garantiva un considerevole incremento delle prestazioni del velivolo. Il velivolo francese era più veloce dei pari ruolo britannico Sopwith Camel e del tedesco Fokker D.VII, ma la sua minore maneggevolezza lo rendeva piuttosto ostico nelle mani di piloti inesperti, in particolare durante le manovre di atterraggio, a causa della sue scarse caratteristiche di veleggiatore e della sua repentina entrata in stallo. Era invece ottima la sua solidità come le sue doti di picchiata.

L’Italia fu uno dei 16 Paesi che operarono con quest’aereo, pilotato da numerosi assi di tutte le nazioni. L’Italia tra i maggiori ebbe il famoso Francesco Baracca.

E’ proprio questo il modello che andremmo a realizzare.

Recensione modello

Il vecchio modello della Esci si presenta molto spartano. E’ praticamente privo di posto di pilotaggio, quindi dobbiamo ricavarlo ex novo. Le stampate in oltre presentano delle vistose sbavature da correggere e fastidiosissimi segni degli estrattori sulle ali. Quindi dobbiamo correggerli con della colla e poi carteggiare bene il tutto, in quanto sono in una posizione ben visibile. Altro passo sarà quello di abbassare i piani di coda e dare movimento al timone di coda.

Ho intenzione di riprodurre il velivolo del’asso italiano Francesco Baracca, sul suo SPAD XIII (codice S.2900) della 91^ Squadriglia.

Per il posto di pilotaggio ho usato un vecchio seggiolino in metallo bianco della Aeroclub, trovato tra vecchi pezzi “stoccati” in attesa di utilizzo… il pezzo e anche un seggiolino di aerei francesi della I^ GM, quindi cade a pennello. Gli spazzi sono molto ristretti e ho cercato di dare una forma pressoché decente a questo posto di pilotaggio che rimarrà pressoché invisibile. Per la colorazione degli interni ho usato colori Lifecolor come il bruno opaco (LC 17) e sabbia (UA 112).

Sono passato ai montanti delle ali, dettagliandoli con i tiranti interni. Quindi sono passato alla chiusura della fusoliera e al montaggio del carrello di atterraggio.

Il giorno seguente ho iniziato a colorare il modello. Sono partito dalla parte sotto con un grigio neutro della LifeColor (UA046). Mentre si asciugava sono passato a colorare i montanti e l’elica dando diverse mani di marrone dal più chiaro al più scuro, per poi passare a secco con un marrone LifeColor (LC 17) per l’effetto delle striature del legno.

Fatto ciò sono passato alla colorazione della mimetica a cinque toni tipica di questo periodo. I colori sono stati il verde scuro LifeColor (UA 051), verde oliva della Gunze (H303), marrone cioccolato della Humbrol (Matt 98), nocciola/sabbia della LifeColor (UA 112) e alla fine le macchie di nero create con i nuovi colori della Italeri acrilici..ho usato il “Gloss Black 4695AP”.

Dopo un quattro giorni di colorazione della mimetica, sono passato al fissaggio dell’ala superiore. Grosso modo non ci sono grandi problemi, l’unico inconveniente è che si vede eccessivamente la base dei montanti sull’ala inferiore e quella superiore.

Poi sono passato ai tiranti del velivolo…e sono davvero tanti. Ho usato lo sprue stirato, ed il lavoro è stato abbastanza lungo e tedioso.

Alla fine ho dato una mano di trasparente lucido della Gunze (H30) e un leggero lavaggio con un nero della Testor (Model Master opaco). Per quanto riguarda le decals, essendo un kit degli anni ’80, ho dato una mano di Liquid Deal Film (Microscale), passando poi alla messa a dimora. Mancavano le coccarde dell’ala superiore, ed ho dovuto riciclarle da un set della Tauro Model.

Invecchiamento di rifinitura con scarichi motore e quant’altro ed il gioco è fatto.

Lancia Delta WRC 1990 - kit Hasegawa - scala 1/24

Secondo esemplare in mio possesso della gloriosa Delta HF integrale che ha vinto campionati del mondo a ripetizione, in questo caso quello del 1990.

Kit particolareggiato con la possibilità dell’apetura della portiera lato guidatore per vedere l’abitacolo.

Unico neo la completa mancanza del motore sul modello.

Lancia Delta HF integrale 1989 - kit Hasegawa - scala 1/24

San Remo 8/9 ottobre 1989 percorso 2.057 km. 34 prove speciali. Per il 3° anno consecutivo M. Biasion con il suo co-equiper T. Siviero, vince il Rally di San Remo e con questa vittoria si aggiudica anche il campionato del mondo Rally piloti e marche. Per questa particolare occasione la Lancia, per desiderio della Martini, si veste di rosso, modificando il classico colore bianco che da sempre ha contraddistinto la Lancia nelle competizioni.

Prima delle 3 Delta che hanno vinto il mondiale rally in mio possesso.

Per poter guardare all’interno dell’abitacolo ho scelto di lasciare aperta la portiera lato guidatore.

Unico neo la completa mancanza del motore sul modello.

Gundam - kit Bandai - scala 1/144

Storia

Gundam (ガンダム,, Gandamu?) è il comune denominatore di diversi anime realizzati dalla casa di produzione giapponese Sunrise caratterizzati dalla presenza nella trama di robot da combattimento antropomorfi giganti, altrimenti denominati mobile suit, dei quali lo stesso Gundam costituisce un particolare modello.[1] La prima di queste opere, la serie TV Mobile Suit Gundam (Kidō Senshi Gandamu, "Gundam il guerriero mobile") del 1979, è probabilmente la più famosa in Italia ed è ambientata nel cosiddetto Universal Century (Secolo Universale).

Modello

Questo modello della casa giapponese Bandai è molto particolare; non si potrebbe neanche chiamarlo modello.

Infatti tutte le stampate presenti nella scatola sono già colorate e basta solo avere un minimo di cura nell’asportare i singoli elementi.

Nell’assemblare il modello non viene usata assolutamente colla di nessun tipo; tutti i pezzi si incastrano perfettamente tra loro in maniera facile.

Una volta terminata la costruzione del modello si può notare che tutte le parti si muovono e si snodano perfettamente e non si stacca nessun pezzo.

Si potrebbe quasi quasi giocarci tranquillamente avendo qualche anno di meno....

Ford Focus WRC 1999 - kit Tamiya - scala 1/24

Modello molto ricco di particolari,dall’allestimento interno alla parte della trasmissione.

Le paratie che proteggono i differenziali e la trasmissione sono state lasciate volutamente trasparenti per poter vedere tutti i particolari.

Unico neo, la carrozzeria è fornita completamente bianca e senza decals della parte rossa.

Per la verniciatura della parte rossa ho dovuto procedere a ricavare lo stampo della linea curva rossa con la carta da carrozziere per poi coprire tutto il resto e verniciare col colore rosso

Ferrari F1 2001 - kit Tamiya - scala 1/20

Pilota M.Schumacher

Modello di ottima fattura, riproduce fedelmente il motore V10, le sospensioni ed il radiatore della vettura.

Il modello offre la possibilità di asportare la carena superiore per ammirare il motore V10; le ruote sono in gomma ed intagliate.

La versione di questa monoposto è quella del G.P. di Francia.

Unico neo del modello è che nel kit di montaggio Tamyia non ha inserito le decals della Marlboro; per questo motivo ho dovuto acquistarle a parte in fiera ed applicarle in un secondo momento.

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