affascinato da questa foto trovata in rete e da una discussione letta sul forum di Zimmerit ho voluto realizzare questo mezzo particolare partendo dal kit Dragon 9045 costruito completamente da scatola, il tutto ambientato a fine guerra nella Prussia Orientale. Partiamo dalla storia: La Battaglia di Königsberg è stata una delle ultime operazioni di guerra sul Fronte Orientale. Essa cominciò già dal gennaio 1945 e terminò il 9 aprile 1945 dopo tre giorni di violenta guerra urbana. Durante l'ultimo giorno di battaglia l' ultima linea di difesa crollò e tutte le truppe tedesche si resero conto che la battaglia era persa e che ogni tentativo di resistenza sarebbe stato inutile. Perciò il generale Otto Lasch decise di sua spontanea volontà non rispettando gli ordini di Hitler di inviare alcuni soldati a trattare la resa. Alle 18:00 i soldati giunsero alle linee sovetiche e poco dopo fu inviata una delegazione di soldati dell'Armata Rossa al bunker del generale Otto Lasch. Verso mezzanotte i tedeschi si arresero. Alla fine della guerra quasi l'ottanta per cento della città era stato distrutto, prima dalla Royal Air Force nei bombardamenti aerei dell'Agosto 1944 e successivamente dalla battaglia dell'Aprile 1945. Dopo la guerra la Prussia Orientale fu annessa all'URSS e la città di Königsberg fu rinominata Kaliningrad. Dopo l'espulsione dei tedeschi la città fu ripopolata da russi e in minoranza da bielorussi e ucraini. La Regione di Kaliningrad adesso appartiene alla Russia. Per questo diorama ho pensato ad una carro catturato dai sovietici a fine guerra che viene caricato su cun convoglio ferroviario e spedito in Russia per essere studiato, inoltre come suggeritomi sempre su Zimmerit non era raro che l'equipaggio catturato venisse impiegato per lavori di manovalanza ulteriormente giustificato dal fatto che, essendo presenti delicate tecnologie IR, è bene che chi le maneggi sappia che cosa fare.
per quanto riguarda il carro siccome immagino non abbia operato molto l'ho riprodotto pressocchè integro quasi come fosse appena uscito dalla fabbrica a parte qualche leggera sporcatura con i pigmenti della MiG sulla parte inferiore. Anche il vagone è una vecchia referenza Dragon regalatami da un amico mentre i binari e il pezzo di stazione sono Verlinden. A tal proposito vorrei spendere sue parole sull'edificio che è stupendo e ben dettagliato ma è in gesso e si sgretola solo guardandolo. Il tutto figurini compresi è stato dipinto con smalti Humbrol.
"Il rumore prodotto dal Tigre, dal suo motore e dai suoi cingoli, era qualcosa che ti gelava il sangue nelle vene. Quando sapevamo che nella nostra zona c'erano mezzi di questo tipo semplicemente ci ritenevamo già morti. Tra noi si diceva che se un colpo ti centrava senza ucciderti, avevi solo tre secondi per balzare fuori dal tuo carro prima dell'arrivo del secondo proiettile…tanto impiegavano infatti i carristi tedeschi a ricaricare il loro pezzo". ( Un carrista britannico) Il 26 maggio del 1941, durante l'incontro relativo allo sviluppo di nuovi armamenti , Adolf Hitler ordinò sia al Dr.Porsche che ad Henschel di fornire i loro disegni per un carro armato pesante, che doveva essere pronto nell'estate del 1942. Krupp invece era incaricato di fornire l'armamento principale e la produzione di torrette per i disegni sia di Henschel che di Porsche. Lo sviluppo del Tiger Henschel era basato su precedenti modelli di VK 3001 (H) e VK 3601 (H) , mentre il Tiger sviluppato da Porsche era basato sul precedente disegno di VK 3001 (P) Leopard . Il nuovo panzer da 45 tonnellate doveva essere armato con una 88 millimetri KwK L/56. Entrambi i mezzi, sia il prototipo Henschel sia quello di Porsche, arrivarono ad una stazione vicino a Rastenburg (Ketrzyn) il 19 aprile del 1942 e poi viaggiarono per 11 km verso Rastenburg. Il 20 aprile del 1942 alle ore 11.00, sia il prototipo Porsche che l'Henschel vennero presentati ad Adolf Hitler (giorno del suo compleanno) a Wolfschanze , Prussia Orientale. Nel luglio del 1942, entrambi sono stati testati presso la scuola di carro armato in Berka, Germania. Durante le prove il Tiger Porsche VK 4501 (P) fu un fallimento, mentre il Tiger della Henschel VK 4501 (H) fu un grande successo. Nel luglio del 1942, il Tiger Henschel - VK 4501 (H) fu approvato ed entrò in produzione. Il nuovo mezzo era dotato di scafo saldato, caratterizzato da linee perfettamente squadrate con corazzatura che raggiungeva lo spessore di 102 mm e che rappresentava, insieme all'armamento, il punto di forza del Tiger: il carro armato tedesco venne realizzato infatti prima che gli ingegneri e costruttori tedeschi imparassero la lezione del T-34 russo nel quale le piastre di protezione, notevolmente inclinate, conferivano una capacità di resistenza pressoché identiche a quelle dei carri tedeschi pur dotati di una corazzatura più spessa ma costituita da piastre verticali. La torretta, come lo scafo, risultava pesantemente corazzata, con 110 mm d'acciaio sulla scudatura, e aveva la caratteristica pianta a ferro di cavallo; il suo brandeggio, ottenuto attraverso un sistema elettromeccanico, era molto lento a causa del peso complessivo e rappresentava uno dei difetti maggiori del Tiger. L'armamento principale, come già detto, era costituito dal cannone anticarro KwK 36 da 88 mm (lungo 56 calibri) che, installato in torretta e protetto da una pesante scudatura d'acciaio spessa 110 mm, era in grado di perforare qualunque carro statunitense o britannico a più di 1500 m di distanza, mentre con i carri pesanti sovietici del tipo JS-2 si rivelava inefficace, con penetrazioni possibili sul frontale soltanto entro i 300 m. Nella torretta era installata anche una mitragliatrice MG34 da 7,92 mm coassiale al cannone che veniva azionata dal puntatore mediante un pedale; mentre un'altra MG34 era posizionata nella parete anteriore destra dello scafo. Le sospensioni erano a barra di torsione e, per diminuire la pressione sul terreno del carro, furono adottati cingoli larghi 725 mm, che potevano essere sostituite da cingoli più stretti da 520 mm per il trasporto del Tiger su ferrovia. Il suo potente motore richiedeva una costante manutenzione (ogni 3 ore il carro veniva acceso per circa 20 minuti) e soprattutto una gran quantità di carburante (il serbatoio da 540 litri era sufficiente per soli 195 km su strada, molto meno in condizioni di terreno accidentato), che l'esercito tedesco non fu più in grado di fornire nelle ultime fasi del conflitto.
Il kit utilizzato per riprodurre questo modello è il fantastico Dragon 6253 della serie 3 in 1 che permette di realizzare un Tiger Late production, un Final o un carro comando; unica pecca del kit la mancanza della zimmerit in quanto per il resto è super accessoriato: canna in metallo, fotoincisioni e cingoli magic-truck. Per chi volesse una recensione completa del kit la può trovare sul sito di perthmilitarymodelling. E' importante decidere subito quale versione realizzare onde evitare sbagli seguendo le istruzioni, io ho realizzato la versione carro-comando montato praticamente da scatola con la sola aggiunta dei cingoli Friul Model ATL-06. Per realizzare la zimmerit si può ricorrere a diverse case di aftermarket che producono la zimmerit in fotoincisione o su carta (tipo Tamiya), io come sempre ho preferito il buon vecchio metodo casalingo stendendo una sfoglia finissima di stucco bicomponente Milliput che poi sono andato ad incidere con un cacciavite piatto molto piccolo; altro particolare per chi non lo sapesse è che la trama della zimmerit in torretta è diversa dalla zimmerit sullo scafo. Per quanto riguarda il montaggio delle fotoincisioni bisogna dire che danno al modello quel tocco in più ma non tutte sono facili da montare; io ne ho lasciate parecchie nella mia banca dei pezzi. La mimetica di un Tiger Late è solo a tre toni, si possono trovare diversi profili su internet, io ho steso una base di Humbrol 94 e poi con Humbrol 160 e Humbrol 105 dati ad aerografo ho riprodotto la mimetica. Dopo alcuni lavaggi ad olio con Bruno Van Dyck sono passato ai pigmenti stesi puri sul mezzo utilizzando i Mig Dark Mud e Dry Mud per dare contrasto ma rendere il modello omogeneo con la basetta che ho creato.
Con la Risoluzione n. 1701 dell'11 agosto 2006 il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ha previsto il potenziamento del contingente militare UNIFIL fino a un massimo di 15.000 uomini, da schierare in Libano in fasi successive, espandendo l'area di operazioni a tutto il territorio libanese a sud del fiume Litani. In tale contesto le unità di UNIFIL, su richiesta del Governo libanese, agiscono come "forze cuscinetto" tra i contendenti. Il 1° novembre 2006 il Comandante della Joint Landing Force - Lebanon ha assunto la responsabilità del Settore Ovest dell'AoR (Area of Responsibility) di UNIFIL e, contestualmente, della Brigata Ovest della forza ONU, composta da due battaglioni italiani, un battaglione francese ed un battaglione ghanese. L'Italia, allo scopo di contribuire all'incremento del pacchetto di forze a disposizione di UNIFIL, partecipa alla missione internazionale, denominata in ambito nazionale Operazione "Leonte", con un contingente militare di circa 2.500 unità. .
A prima vista il modello, anche se un po’ vecchiotto, sembra di ottima fattura. Buone sono le pannellature in negativo, interessante il foglietto delle fotoincisioni (cruscotto, ruote, motore e piccoli accessori vari). Purtroppo quando si passa all’assemblaggio iniziano ad evidenziarsi tutte le varie pecche che il velivolo presenta. Diciamo che il kit è impegnativo e non di facile fattura. Iniziamo come al solito dal posto di pilotaggio, operatore radio e mitragliere. Intanto (con mio notevole stupore) tutta la fusoliera è trasparente divisa longitudinalmente, è già questo può essere un problema per il fissaggio dei pezzi, dato che nella plastica trasparente si possono creare aloni alle vetrature ed il fissaggio dei pezzi interni risulta di difficile fattura. Secondo problema, non ci sono punti di riferimento interni per il fissaggio del posto guida, operatore radio mitragliere, cruscotti ecc… Sul foglio istruzioni c’è uno schema (fuori scala) che spiega più o meno le distanze da tenere… Quindi numerosissime prove a secco con continue limature delle parti da inserire in fusoliera.
Anche le fotoincisioni non sono ottime, e molte parti (come ad esempio le cinghie sei sedili e pannelli radio) sono state auto costruite. Tutte le parti del velivolo non hanno incastri per l’assemblaggio, nemmeno le ali con la fusoliera. Per tale motivo ho modificato la fusoliera, inserendo una barra quadrata di evergreen (15x20 mm) a metà fusoliera per poi adagiare le ali e quindi trovare l’assetto giusto. Poi sono passato alla chiusura della fusoliera, e come dalle molte prove a secco, la fusoliera non combaciava perfettamente. Ho dovuto usare del nastro per tenere ben premuta la parte superiore a quella inferiore. Poi una volta incollate bene le due parti sono passato ad una lunga fase delicata di rifinitura con stucco e carta abrasiva. Una mano poi di grigio medio della LifeColor e quindi nuovamente stucco e lima.
Diciamo che questa fase è stata molto difficoltosa soprattutto nello stuccare e carteggiare. Quando tutto è ok ho inserito le due mitragliatrici esterne sul muso di fusoliera, ricavate da un ago di siringa. Dopo la fusoliera sono passato all’assemblaggio dei due travi di coda. Anche in questo caso si trova difficoltà nel far combaciare perfettamente le due semi fusoliere. Lo stesso vale per le ali. Purtroppo non essendoci inviti per l’assemblaggio, il tutto risulta abbastanza difficoltoso, come la messa in asse dei piani di coda tra i due travi. I motori non sono male. Abbastanza ben particolareggiati con una fotoincisione anteriore che ne da un tocco più realistico. Il problema sta nella chiusura delle NACA in senso verticale, che sono fatte molto ma molto male. Internamente bisogna assottigliarle per farci stare i motori e poi giù di stucco e carta abrasiva. Una volta assemblato il tutto, stuccato e carteggiato, possiamo passare alla fase di colorazione. La parte sotto va fatta in marrone scuro. Qui ho usato un Humbrol 98, poi ripreso anche a chiazze nella parte superiore. Per il verde oliva scuro ho usato una miscela di Gunze H36 e H302 (circa 60% e 40%), mentre per il sabbia ho usato il Tamiya XF-60.
Al termine di tutto si passa ai consueti lavaggi, con prima una mano di lucido trasparente, poi un passaggio con del nero opaco Model Master molto diluito per far risaltare le pannellature, quindi nuovo passaggio di trasparente lucido e quindi decal. Le decal risultano un po’ troppo spesse e non sono ben rifinite nei colori, e alla fine incidono negativamente sull’aspetto finito del velivolo. Dopo le decals sono passato all’assemblaggio dei carrelli (anche qui un tormento visto che non ci sono inviti di nessun tipo), fissaggio delle antenne che puntualmente saltano via ad ogni tentativo di tiraggio del filo delle stesse antenne, facendomi perdere molto tempo per la loro continua sistemazione. Alla fine ce l’abbiamo fatta, ma devo dirvi che questo è un kit veramente TOSTO….!!!
Storia
Il prototipo del Fairey Batttle si alzò in volo il 10 marzo del 1936, nato da una specifica per un bombardiere biposto monomotore P.27/32. Inizialmente il velivolo venne chiamato Fairey Day Bomber, e secondo la specifica, doveva essere in grado di trasportare 454 kg di bombe per 1609 mk a 322 km/h. Tutti i requisiti vennero pienamente soddisfatti dalla Fairey, che vinse il concorso contro i progetti della Armstrong Whitworth, della Bristol e della Hawker. Ancor prima di compiere il primo volo, la Fairey ricevette un ordine di 155 velivoli. Il Battle era motorizzato con un Rolls-Royce Merlin I da 1044 CV, installato sui primi 136 esemplari chiamati Battle Mk.I. Le sucessive motorizzazioni con moteri Merlin Mk.II ed Mk.V identificò i corrispondenti Battle Mk.II ed Mk.V. Il primo reparto a ricevere il velivolo fu il 63° Squadron nel maggio del 1937, basato a Upwood nel Huntingdonshire, e allo scoppio della seconda guerra mondiale erano già stati consegnati più di 1000 Battle. Il 226° Squadron fu il prio reparto della RAF ad essere inviato in Francia, inquadrato nella Advanced Air Striking Force. In questo scenario, fu fin dall'inizio evidente che i Battle non erano in grado di difendersi contro i nuovi caccia tedeschi, sia in misioni diurne di ricognizione che in quelle di bombardamento, subendo grosse perdite anche a causa della contraerea. Il 14 maggio del 1940, durante una missione di bombardamento con un totale di 63 Battle, ne rientrarono solo 35. Questa catastrofe segnò la fine del Battle come bombardiere diurno, anche se alcuni esemplari rimasero in servizio fino alla fine del 1940. La maggior parte dei velivoli rimasti vennero impiegati nell'addestramento del personale, per il quale furono costruiti ulteriori 100 esemplari con doppio comando, oltr a altri 266 aerei derivati per il traino bersagli (ultimo dei quali uscito di fabbrica il 2 settembre del 1944 come Battle TT Mk.I. Il totale dei Battle costruiti fu di 2203 esemplari (1156 prodotti dalla FAirey e 1029 dalla Austin Motors). Il Canada impiegò un totale di 739 Battle per l'addestramento e traino bersagli; la Royal Australian Air Force ricevette quattro Battle dalla Gran Bretagna e ne fece costruire altri 360 in Australia (30 per il traino bersagli). Altri clienti furono il Belgio (18 esemplari costruiti su licenza dalla Avions Fairey), Turchia (29 aerei), Sud Africa (190 o più) e l'Irlanda. Noi andremmo a realizzare un Battle Mk.I della Forza Aerea del Belgio (1939/40).
Recensione
Modello datato della Airfix, il Fairey Battle si presenta con un bel po’ di parti in positivo. Comunque ho deciso di non ricorrere a incisioni e di lasciare il tutto com’è. Partendo sempre dal posto di pilotaggio e mitragliere posteriore/operatore radar, diciamo che rispetto ad altri modelli Airfix qualche cosa è stato abbozzato. Il cruscotto e la barra comando sono di discreta fattura, e con un po’ di pazienza si ricostruiscono (foto alla mano) le pareti del posto di pilotaggio e mitragliere, sedile e apparato radio (inesistente nel kit). Il posizionamento del tutto all’interno della fusoliera è molto semplice, e non si sono grossi problemi nell’assemblaggio. Gli interni sono in cockpit green della Tamiya (XF-71), lumeggiato con lo stesso colore schiarito.
Ho deciso di realizzare un Battle Mk.I dell’Aviazione belga, impiegato nella difesa del territorio durante l’attacco tedesco nel maggio del 1940. I Battle belgi differivano da quelli inglesi per il diverso apparato motore, quindi sono passato alle modifiche. Le modifiche consistono nell’allungare la presa d’aria sotto la fusoliera di circa 3 mm, effettuata con fogli di plasticart molto fine e quindi la finitura interna del radiatore con evergreen e toule per confetti. Seconda modifica è stata effettuata negli scarichi motore. Quelli della RAF avevano scarichi a tre flabelli rivolti all’indietro (nel senso di marcia), mentre quelli belgi avevano sei scarichi in linea. Quindi con lima e poi trapanino a mano per i fori, si crea il tutto.
Qualche piccolo problema si riscontra nel posizionamento delle ali, con grossi solchi soprattutto nella parte inferiore del velivolo. Quindi vanno effettuate le addebite stuccature e carteggiate. Si passa poi alla fase di dipintura. Iniziamo con la parte inferiore con un grigio neutro della LifeColor (UA046). La parte superiore viene fatta con il Dark Earth della Gunze (H72), poi ripreso con ritocchi dello stesso colore schiarito. Il giorno seguente si applica la mascheratura e si passa al verde. Per questo colore ho usato il Green H303 e Olive Green H420 della Gunze nella percentuale rispettivamente del 60% e 40%. Il secondo passaggio è stato fatto con gli stessi colori mescolati all’80% (H303) e 20% (H420) schiarendo le pannellature. Il vano carrelli è stato dipinto in bianco LIfreColor (LC01), mentre i vani bombe alari sono in grigio medio LifeColor (UA046).
Quindi passiamo al solito invecchiamento del velivolo stendendo da prima una mano di trasparente lucido acrilico della Testors. Con dei gessetti neri e grigi sporchiamo un pennello piatto con setole dure e facciamo l’effetto fumo degli scarichi e della mitragliatrice alare destra, nonché alcune passate su rivetta ture pannellature ecc…Quindi evidenziamo le pannellature e alettoni con del Testors nero opaco e delle piccole scrostature qua e là dove serve con dell’argento Tamiya (X-11). Nuova mano di lucido per stender le decal. Le decal come detto ho scelto un modello belga (inverno 1939/40), e devo dire che quelle fornite dalla vecchia scatola Airfix erano praticamente “finite”…!! Comunque sono riuscito a farle stare in un modo o nell’altro lavorando parecchio con l’ammorbidente Mr.Mark Softer. Ultima mano con trasparente opaco della Terstors (non acrilico) ed il gioco è fatto…
Storia
Uno dei più formidabili aerei da attacco al suolo della II^ Gruerra Mondiale, lo Shturmovik venne costruito (secondo fonti sovietiche) in più di 36.000 esemplari. Il prototipo TsKB-55, venne costruito dal gruppo di Sergei Ilyushin, formatosi nel 1938 come parte dell'Ufficio centrale di progettazione (TsKB). Vennero realizzati due prototipi, uno biposto e uno monoposto e dei due venne scelto proprio il monoposto (TsKB-57) in quanto più leggero, con motore AM-38 da 1.600 CV, un tettuccio rialzato e carenato per il pilota, due cannoni da 20 mm al posto di due delle quattro mitragliatrici alari e predisposizione per lanciarazzi subalari. il prototipo di questa versione fu pronto a volare il 12 ottobre del 1940, ed i collaudi ufficiali terminarono appena tre mesi prima dell'invasione tedesca. Il velivolo venne nominato Il-2 e la produzione su vasta scala venne avviata subito, tanto che il primo reparto iniziò a ricevere il velivolo nell'aprile del 1941. Alla fine di giugno erano già stati prodotti 249 esemplari. Nel febbraio del 1942 venne deciso di introdurre una versione biposto, con l'aggiunta di un mitragliere dietro il posto di pilotaggio. Il velivolo venne chiamato Il-2M. Il modello riprodotto sotto è stato costruito nella versione monoposto.
Recensione Ilyushin Il-2 – kit MasterCraft
Questo kit della Master Craft, è (a mio parere) sotto tutti i punti di vista uno dei peggiori modelli che abbia mai realizzato. Fin dall’inizio mi era venuta la voglia di lasciar tutto perdere e dedicarmi a qualche cosa di più gratificante. Poi ho pensato che se fossi riuscito a tirar fuori un buon modello con questo kit, la gratificazione sarebbe stata doppia…! Via alla sfida.
Innanzi tutto, partendo dalla cabina di pilotaggio, le modifiche e le aggiunte non si contano. Manca completamente la console di sinistra, quindi da ricostruire completamente. Anche a destra non c’è nulla e va aggiunto tutto l’apparato di tubature e barre laterali. Il cruscotto con pannello strumenti è inesistente…anche questo da auto costruire, il poggia schiena riceve delle modifiche per l’alleggerimento della struttura, mentre dietro al poggia schiena manca completamente il serbatoio del carburante.
Il serbatoio del carburante è stato auto costruito con un tappo di un pennarello sagomato e modificato ad hoc. La chiusura della fusoliera è un dramma…non c’è nulla che combaci. Quindi carta abrasiva e stucco alla mano per rendere la fusoliera accettabile. Dimenticavo che tutte le pannellature sono in positivo (molto in positivo) e bisogna re incidere tutto il modello…!!!
Un lavoro veramente noioso ma che alla fine serve per dare un senso a tutto il modello. La presa d’aria frontale superiore è stata praticamente rifatta con l’aggiunta di “toule” per simulare la rete di filtraggio dell’aria, con aggiunta della struttura interna ed esterna. Anche qui una buona dose si stucco… Gli scarichi del motore sono da eliminare completamente, ma purtroppo qui devo alzare “bandiera bianca” e accontentarmi di quello che offre Master Craft. Anche la chiusura del vano motore è stato un dramma ma alla fine abbiamo ottenuto il risultato sperato.
Anche l’assemblaggio delle ali ha dato i suoi problemi visto che non combaciavano l’una all’atra (la parte sopra con la parte sotto), e anche qui stucco e carta abrasiva hanno fatto il loro buon lavoro. I cannoni alari sono stati auto costruiti con in tondino di ottone della lunghezza di 5 mm. Altro grosso problema il cockpit….non voleva saperne di stare nella propria sede, e anche qui ci è voluto un grosso lavoro di pazienza per far sì che il tutto fosse “armonico” con il resto della fusoliera (il solito amico stucco Tamiya e carta abrasiva 800 e 1000). Sconsiglio vivamente chiunque volesse cimentarsi sul montaggio di questo modello…!!!!!Solitamente io non do mai il primer sui modelli di aerei in 1/72, ma in questo caso ho dovuto cedere e una bella spruzzata è stata data evidenziando ulteriori “magagne” da correggere (quindi ancora stucco e carta abrasiva). Sono passato poi al montaggio del carrello d’atterraggio, con l’aggiunta dei tubicini idraulici e alla rifinitura del carrello, mettendo in risalto le varie parti.
Finalmente passiamo alla colorazione ventrale del velivolo. La parte sotto del velivolo presenta un “AII blue” (FS35466). Inizialmente ho dato una prima mano di Gunze H314, e poi ho ricreato il “AII blue” miscelando due Humbrol, lo HB 13 e H25 (20% + 80%). Poi sono passato alla parte superiore, con due tonalità di verde, il Verde Oliva (Gunze H303) e Verde Nero (Gunze H65). Volendo ricreare una livrea mimetica di tipo invernale e dando gli effetti di scrostatura ed usura, ho impiegato il bianco della Humbrol 34, in quanto la base dei due verdi della Gunze sono acrilici. Una volta steso il bianco (molto leggero non troppo carico), ho lasciato asciugare un po’ e sono passato con un “cotton fioc” (imbevuto di diluente Humbrol) sulle parti da riprodurre l’usura sulla struttura del veliv0olo, facendo così trasparire il verde sottostante.
Asciugato il tutto ho passato un Gunse H66 (molto diluito) lungo le pannellature dando risalto al tutto. Poi sono passato con un lucido (H30 sempre Gunze) e iniziato la posa delle decal. Devo dire che le decal della Model Craft sono abbastanza spesse, ma alla fine aderiscono bene alla superficie…consiglio una passata con l’ammorbidente per decal. Alla fine sono passato con un nero molto diluito (Model Master opaco), lungo le pannellature mettendo in risalto il tutto, Ultimi ritocchi qua e la (luci di posizione, mitragliatrici, filo radio, carrelli) e poi una mano di opaco. Ho deciso di usare l’opaco della Humbrol, meno pesante di quello della Model Master che uso abitualmente.
Storia
L'Italia il 10 giugno del 1940, quando entrò in guerra, aveva la prima linea caccia ancora equipaggiata con i biplani Fiat CR.42 Falco, uno degli ultimi biplani da caccia ancora operativi in Europa. Già sorpassati alla data della loro entrata in servizio (primo volo il 23 maggio 1938), la Regia Aeronautica decise di impiegarli come velivolo di prima linea in attesa degli sviluppi dei nuovi caccia monoplani in ritardo notevole rispetto ad altri Paesi, basti pensare ai Messerschmitt Bf.109, Hawker Hurricane, Supermarine Spitfire, Dewoitine D.520 ecc. Comunque ebbe un discreto successo anche all'estero, venduto a Belgio (24 aerei su 40 ordinati), Ungheria (68 aerei) e Svezia (72 aerei). Verrà poi impiegato anche dalla Luftwaffe tedesca tra la fine del 1943 ed il 1944, chiamati CR.42LW. Con questo aereo i piloti italiani si fecero onore nei cieli europei ed africani, riuscendo a tenere testa (grazie alle doti dei nostri cacciatori) ai migliori caccia dell'epoca. La Regia Aeronautica aveva piloti eccellenti…erano le macchine in dotazioni che erano inadeguate a prendere parte a un conflitto…!!!
Recensione
Modello di vecchia fattura (anni '70) quindi molto povero di dettagli, pieno di sbavature e di imprecisioni. Prima di tutto abbiamo un cockpit inesistente, quindi tutto da auto costruire, poi abbiamo le ali inferiori sbagliate come misura e quindi le ho rifatte in resina con stampo di un CR.42 della Italerei.
Però sarò costretto ad abbandonare il progetto di inserimento delle ali auto costruite per problemi di inserimento delle ali (il gioco non vale la candela…!!!).La base del posto di pilotaggio lo ho realizzato in resina (stampo Italerei sempre), con pareti auto costruite in plasticard compreso seggiolino, poggiatesta e cruscotto. Ho recuperato una cloche e ho dato agli interni il classico colore verde (Tamiya XF-71), mettendo in risalto le tubature interne e dettagli vari. L'apparato motore ne complesso e' grazioso, quindi con un gioco di colori tra nero opaco e argento, ne e' risultato un buon motore.
Il cofano motore troppo liscio deve essere particolareggiato con le classiche bugne dei cilindri (fatte con della colla ciano posizionata a goccia con lo stuzzicadenti). Per il resto il montaggio e' molto semplice, tranne qualche correzione sul posizionamento delle ali inferiori. Con un po' di stucco si risolve tutto. La colorazione del modello e' avvenuta separatamente dall'ala superiore. Prima le parti inferiori con grigio azzurro chiaro 1 (Lifecolor UA113). La mimetica e' stata realizzata nei classici tre toni dei CR.42 Falco, quindi giallo mimetico 2 di fondo (Lifecolor UA080), poi macchie verde mimetico 2 (Lifecolor UA008) e marrone mimetico 21 (Lifecolor UA088).
Un bel problema lo ho riscontrato nel posizionamento dell'ala superiore al resto del velivolo (quindi fusoliera e ali inferiori). I montanti non combaciavano bene ed ho dovuto lavorare un bel po' perché il velivolo stesse in asse e i montanti rientrassero nelle loro sedi esatte. Dopo un bel po' di colla qua e la, togli e metti, togli e metti, sono riuscito nell'impresa. Ho rifinito poi le ali con l'aggiunta dei tiranti nei montanti esterni delle ali (con dello sprue tirato a caldo).
Il soggetto poi e' stato rifinito con una mano di lucido acrilico (Testor della Model Master), invecchiamenti e pannellature con nero opaco Testor. Nuovamente del lucido trasparente, quindi decals (quelle vecchie della Revell mantenutesi perfettamente) riferite ad un modello svedese, lo “41 bianco”, giunto in Svezia nella primavera del 1941. Complessivamente il modello non e' entusiasmante con molte imperfezioni , interni inesistenti, ali inferiori sottodimensionate, cofano motore imperfetto, scarichi motori indecenti ecc ecc… Se quelli che pensano che il modello Italerei non sia bello allora non hanno provato il “Vintage” di Revell e Matchbox, che comunque hanno la loro età (fine anni '60 il primo e ristampata anni '70 del secondo).
Recensione
Vecchio modello della cecoslovacca SMÈR, come kit si presenta abbastanza bene. Gli interni sono abbastanza spogli, mentre esternamente si presenta abbastanza dettagliato di facile montaggio.
Iniziando dalla cabina di pilotaggio, gli interni vanno dettagliati con una incisione longitudinale del pianale, aggiunta di tubature sulle fiancate, lieve modifica del seggiolino, e la classica aggiunta delle cinture. Anche il cruscotto deve essere modificato ed il pannello strumenti rifatto. Gli interni hanno avuto una colorazione di Dark Seagray della Lifecolor (UA108), con un lavaggio poi di marrone scuro della Humbrol (n.98), mentre i dettagli in rilievo delle fiancate (tubature ecc..) hanno ricevuto un Grau RLM02 della Model Master (acrilico).
L’assemblaggio della fusoliera non ha dato alcun problema, con minime stuccature di routine. In fusoliera sono stati montati i travetti centrali con relativi tiranti, tiranti che vanno messi anche sui piani di coda (sia sopra che sotto). La parte anteriore della fusoliera, compresi i montanti e la struttura del carrello, sono stati dipinti in argento Tamiya (X-11), mentre l’ala parasole e la parte posteriore della fusoliera con un verde scuro ottenuto miscelando il verde della Gunze H302 assieme al verde scuro sempre Gunze H36 (nella percentuale di 80% H302 e 20% H36). Sulle ali ho posto delle mascherature per le coccarde che verranno posizionate in un secondo momento, quando la pittura è ben asciutta e prima del montaggio dell’ala con la fusoliera.
Sono passato poi al posizionamento delle decal, e qui purtroppo ho avuto la brutta sorpresa delle decal che si frantumavano al contatto con l’acqua. Quindi ho dovuto mettere in hangar il velivolo e andare alla ricerca di nuove decal adatte ala Morane Saulnier MS.225. Dopo una lunga ricerca e una dritta da un modellista, sono riuscito a reperirle in Gran Bretagna (della Heller). Poi ho recuperato il Liquid Decal Film della Microscale e ho passato le decal con un pennellino.
Dopo più un mese di stop, ripartiamo con la posa delle decal. Il prodotto della Microscale funziona. Poi passo un po’ di Mr. Mark Softer per ammorbidirle e cosa succede…... due decal si rovinano…!!! Probabilmente per una reazione chimica tra i due prodotti.
Fortunatamente ho due coccarde francesi di riserva e ricomincio con il Liquid Decal Film. Dopo un’odissea riesco a terminare la posa delle decal…!!!!Passiamo agli ultimi ritocchi. Posizionamento del motore, posizionamento tiranti e poi una mano di trasparente per gli ultimi ritocchi.
Mc Donnell Douglas AV-8B Harrier II
Marina Militare Italiana
La scatola di riferimento è quella dell’Hasegawa, contenente le decals per riprodurre due esemplari dell’Aviazione dei Marines, quindi ho dovuto provvedere a parte ad acquistare le decals per la versione italiana prodotte dalla Modelfriends. A tutto ciò ho aggiunto il set di fotoincisioni colorate Eduards 73236 che hanno dato tutta un’altra aria al cockpit e ad altri dettagli del modello.
Devo dire che praticamente è stata una delle mie prime esperienze con le fotoincisioni e si possono notare sicuramente delle sbavature di ciano, che hanno influito anche un po’ sull’opacizzazione del tettuccio…si sa, sbagliando s’impara.
La costruzione è stata abbastanza tranquilla, il soggetto è in negativo, paga forse una scarsità di dettaglio nei pozzetti dei carrelli, ma parliamo di un soggetto in 1/72; bisogna intervenire con un po’di stucco nella giunzione tra ali e fusoliera a ridosso dell’abitacolo, ma per il resto lo stampo è buono, Hasegawa difficilmente si smentisce. Ho tribolato solamente per sostituire le grate dei sostentatori di getto verticale inserendo le fotoincisioni, per fare ciò ho dovuto praticamente “scavare” tutto il pezzo e “annegarlo di ciano per attaccarci il pezzo foto inciso...e alla fine è un pezzo che non si nota neppure molto. La colorazione è avvenuta a pennello con acrilici model-master, secondo lo schema ben dettagliato nelle istruzioni fornite con le decals : Dark Gull Gray F.S. 36231 per le superfici superiori e Light Gray F.S. 36320 per le superfici inferiori, ho poi passato con la micromina tutte le pannellature e sporcato a piacere con il carboncino, i velivoli nelle foto appaiono parecchio usurati, e poi sigillato tutto con l’opaco.
Percival Provost T Mk.52 - kit Matchbox - scala 1/72
Recensione
La stampata si presenta in due tonalità di colore (bianco e rosso) con pannellature in positivo e dettaglio ridotto al minimo. Il lavoro anche in questo caso, come in tutti i modelli della Matchbox , si presenta impegnativo, soprattutto per dettagliare la cabina di pilotaggio. Proprio dalla cabina di pilotaggio partiamo, con l’autocostruzione di pannellature laterali, cloche, apparato radio, manette gas, quadro strumenti ecc. Dettaglio deve essere fatto anche sui seggiolini dei piloti.
Quindi si passa al montaggio della fusoliera e delle ali. Dopo le dovute stuccature e re incisione delle pannellature, si passa alla verniciatura. Sulla parte sotto del velivolo è stata applicato un grigio chiaro (LifeColor UA113), mentre per le superfici superiori ho usato il grigio neutro (UA046) e il verde scuro (UA051).
I velivoli omaniti spesso portavano due razzi aria-terra non guidati, per l’impiego antiguerriglia razzi che ho recuperato dalla mia personale “dispensa” dell’usato/recuperato… Dopo la colorazione sono stati montati carrello ed accessori vari. Quindi una mano di trasparente lucido, e la posa delle dedcal.
Quindi un bel lavaggio con nero opaco Testor molto diluito per evidenziare le pannellature, invecchiamento generale del velivolo con dovute scrostature. Per concludere la consueta “mano” di trasparente opaco.