Autoblindo T.L.37 "Autoprotetto S.37" - Kit WIP3D - Scala 1/35

Balcani 1942

La FIAT SPA Autoprotetto S37 è stata un'auto blindata italiana della seconda guerra mondiale. I primi prototipi del veicolo furono realizzati nel 1941, e la produzione in serie proseguì probabilmente negli anni 1941-1942, terminando con la produzione di circa 150 veicoli di questo tipo. L'auto era alimentata da un motore SPA 18VT con 67 CV. Il veicolo era armato con un solo Breda mod. 38 calibro 8 mm.

  

L'Autoprotetto S37 è basato sul trattore di artiglieria leggera FIAT TL37 di grande successo. Grazie all'uso del suo telaio e alle ipotesi di progettazione generali, la nuova auto blindata dell'esercito italiano era caratterizzata da ottime caratteristiche fuoristrada, grande mobilità e trazione integrale. L'armatura non superava gli 8 millimetri di spessore e proteggeva da armi di piccolo calibro e frammenti di proiettili di artiglieria. Piccole quantità di Autoprotetto S37 sono state convertite in lanciafiamme o cannoni anticarro da 47 mm. I veicoli Autoprotetto S37 presero parte principalmente ad azioni antipartigiane nei Balcani, e un piccolo numero di essi fu utilizzato dall'esercito tedesco.

  

  

Buon Modellismo a Tutti

Paolo Baldoin "Paul Stainer"

Panzer Pz. Kpfw. III Ausf. J - Kit Ryefield Model - Scala 1/35

3./Panzer Regiment 7 della 10^ Panzerdivision, di base in Tunisia nel 1943

Il Panzer III, abbreviazione del nome completo Panzerkampfwagen III, il cui numero d'identificazione dell'esercito tedesco era Sd.Kfz. 141, fu un carro armato medio della seconda guerra mondiale.
Con una lunghezza di 5,52 metri e un'altezza aumentata a 2,50 metri, l'Ausf. J ebbe per primo la corazzatura aumentata di serie a 50 mm sul fronte e sul retro dello scafo e sulle sovrastrutture, cosa che portò all'adozione di un portello per il visore (Fahrersehklappe 50) e di un supporto a sfera (Kugelblende 50) per la mitragliatrice coassiale dello stesso spessore; inoltre furono installate nuovi tipi di prese d'aria e di portelli d'accesso sul muso dello scafo. Il motore utilizzato fu il Maybach HL 120TRM Ausf. A, simile a quello precedente ma con filtri dell'aria a bagno d'olio. Mostrata ad Adolf Hitler il 18 aprile 1941, la versione J fu messa subito in produzione totalizzando a fine anno 1 549 unità; a partire dall'aprile 1942, furono montate in fabbrica protezioni supplementari da 20 mm sulla sovrastruttura o sul mantelletto. Questa prima serie ebbe però vita relativamente breve, sia per le riconversioni effettuate, sia per le pesanti perdite subite in azione, ma soprattutto perché Hitler aveva ordinato di concentrare le risorse sulla serie di Panzer III J armata del più efficace 5 cm KwK 39 L/60.

  

  

Tale modello aveva tardato a essere sviluppato a causa delle soddisfacenti prestazioni di cui aveva dato prova il cannone KwK 38; inoltre, i primi prototipi del KwK 39 cominciarono a essere consegnati solo durante l'autunno 1941. Dopo i collaudi, la nuova arma entrò in servizio e si poté iniziare, a dicembre, la produzione della variante, per il resto identica al predecessore. La fabbricazione durò fino al luglio 1942 e fu portata avanti da tutte le ditte che produssero il Panzer III; in totale gli esemplari completati furono 1 067, cui fu assegnata la designazione Sd.Kfz. 141/1 a indicare il cambio d'arma.

  

  

Il cannone KwK 39 L/60 aveva un munizionamento su tre tipi di proiettile. La Sprenggranate 38 era una granata esplosiva da 1 960 grammi e con velocità alla volata di 549 m/s. La Panzergranate 39 era perforante con capsula tenera e cappuccio tagliavento, con un peso di 2 250 grammi e velocità alla volata di 823 m/s: poteva penetrare a 1 000 metri di distanza una piastra d'acciaio da 50 mm inclinata di 30° e da 61 mm dalla metà della distanza. La Panzergranate 40, infine, era una munizione perforante decalibrata, dal contenuto peso di 975 grammi ma con una velocità alla volata di ben 1 198 m/s: con gli stessi valori di distanza e inclinazione adottati per la PzG 39, riusciva a penetrare 55 mm di acciaio e trapassava 86 mm a 500 metri. Il cambio d'armamento e la maggiore lunghezza della Panzergranate 40 limitarono lo stivaggio delle munizioni a 84 proiettili, rispetto ai precedenti 99. Inoltre l'eliminazione del freno di bocca, presente sull'analogo cannone controcarro trainato, costrinse al potenziamento dei freni di recupero del KwK 39.

  

  

I Panzer III J con cannone da 50 mm L/42 operarono sul fronte sovietico a partire dal settembre 1941 continuando a combattervi fino alla fine della guerra. La 7. Panzer-Division figura tra le prime unità che li ricevettero assieme alla 2. e alla 5. Panzer-Division; i mezzi con cannone da 50 mm L/60 andarono inizialmente in carico a cinque distaccamenti corazzati facenti parte, rispettivamente, della 3., 16., 29. e 60. Infanterie-Division (mot.) e della 5. SS-Panzer-Division "Wiking".[66] In seguito entrambi i modelli furono distribuiti a tutte le divisioni corazzate presenti. Dal settembre 1941 furono inviati anche in Nord Africa e presero servizio nella 21. Panzer-Division: fu in questo teatro che gli Ausf. J con l'L/60 raccolsero i maggiori successi operando contro i mezzi angloamericani (M3 Lee/Grant e Mk III Valentine), tanto che i britannici li ribattezzarono "Mark 3 Special", anche perché più temuti del Panzer IV, all'epoca armato ancora di un obice da 75 mm a bassa velocità iniziale. Questi risultati spinsero i progettisti tedeschi a equipaggiare i carri armati con cannoni che avessero velocità alla volata quanto più alte possibili per perforare le corazze sempre più spesse dei veicoli avversari. L'Ausf. J dimostrò invece difficoltà nell'affrontare i carri sovietici T-34 e KV-1, più pesantemente corazzati rispetto ai mezzi alleati.
Un numero imprecisato di Ausf. J della prima serie fu successivamente ricondizionato con il KwK 39 L/60 mentre numerosi esemplari furono portati agli standard di protezione dell'Ausf. L. Tra il 1941 e il 1942 la Krupp tentò una nuova versione, la Ausf. K, unendo allo scafo della serie J la torretta del Panzer IV, ma l'esperimento non andò oltre lo stadio di prototipo.

  

  

Buon Modellismo a Tutti

Roberto Cimarosti "Cima"

Autoblindo Fiat-SPA S37 - Kit WIP3D - Scala 1/35

Regio Esercito operante in Sicilia nel 1943

l Fiat-SPA Autoprotetto S37 è un veicolo trasporto truppe blindato prodotto dalla Società Piemontese Automobili (SPA) ed adottato dal Regio Esercito durante la seconda guerra mondiale. Il solo esemplare rimasto, restaurato e marciante, è attualmente parte dalla collezione privata Teméroli, nella Repubblica di San Marino.

  

Questo veicolo fu sviluppato nel 1941 partendo dal trattore d'artiglieria leggero Fiat-SPA TL37 versione Libia. Il Regio Esercito ne acquisì 150 esemplari nel 1942. A causa della blindatura leggera fu utilizzato essenzialmente per ruoli di polizia e di contrasto ai partigiani nei Balcani occupati. In particolare equipaggiò il 31º Reggimento carri, la 955ª e la 1034ª Sezione autoprotetti, la 1118ª Autosezione mista della Divisione "Macerata", il 259º Autoreparto autoprotetti ed il LXXI Battaglione motociclisti (costituito dal Deposito del 6º Reggimento bersaglieri). Dopo l'8 settembre, 37 mezzi furono catturati dai tedeschi (7. SS-Freiwilligen-Gebirgs-Division "Prinz Eugen") che li ribattezzarono Gepanzerte Manntransportwagen S 37 (italien) ovvero gep.M.Trsp.Wg. S37 250(i), mentre alcuni caddero nelle mani dei partigiani jugoslavi.

  

Il vano di trasporto è a cielo aperto ed è ottenuto con lamiere a scudo inclinate imbullonate sul telaio originale a 4 ruote motrici e sterzanti. Nel vano prendono posto, su un sedile anteriore destro, il conduttore, mentre sulle panche laterali siedono 8 uomini della squadra di fanteria. Si accede al mezzo da un portello posteriore in due elementi. L'armamento era costituito da una mitragliatrice veicolare Breda Mod.38 da 8 mm. In alcuni casi veniva installato un lanciafiamme o il cannone anticarro 47/32 Mod. 1935. Per compensare la mancanza di feritoie per l'uso delle armi da bordo, vennero installate delle scudature con feritorie sul cielo del vano. Tra i pregi del mezzo, l'ottima mobilità, dovuta alla trazione integrale ed alle ruote tutte sterzanti, e la grande autonomia. Alcuni esemplari furono dotati di radio Magneti Marelli RF3 M.

  

Bbuon Modellismo a Tutti

Paolo Baldoin "Paul Stainer"

Sikorsky SH-34 - Kit Mark1 Models - Scala 1/144

4° Gruppo Elicotteri della Marina Militare, di base a Catania-Fontanarossa durante il 1959.

La Marina Militare nel 1958 ordinò alla Sikorsky i primi tre HSS-1 con l'approssimarsi dell'entrata in servizio dei primi due incrociatori portaelicotteri della classe “Doria” che vennero sbarcati a Brindisi il 10 marzo 1959 in contenitori di legno che dopo essere stati assemblati vennero trasferiti a Catania presso il 1º Gruppo, che nello stesso anno era stato trasferito da Augusta all'aeroporto di Fontanarossa; il terzo esemplare del primo lotto giunse in Italia solamente il 25 febbraio 1961, sbarcato a Napoli dalla portaerei USS Shangri-la, mentre i primi due HSS-1N assegnati in conto MDAP giunsero il 25 ottobre 1961 a Catania a bordo di una nave mercantile e gli altri quattro previsti consegnati nei primi mesi del 1962 e nello stesso anno venne cambiata la designazione dei velivoli con gli HSS-1 designati SH-34G e gli HSS-1N designati SH-34J, in conformità al Department of Defense degli Stati Uniti che il 6 luglio 1962 decise l'adozione di un sistema unificato per contraddistinguere il tipo ed il ruolo degli aerei e degli elicotteri della US Navy dell'USAF e dell'US Army.
Al termine di questa prima fase la dotazione completa era di nove esemplari, costituiti da tre HSS-1 e sei HSS-1N, tutti identificati con ordine progressivo della matricola militare con numeri progressivi da 21 a 29; successivamente arrivarono altri due SH-34J mentre perso per incidente uno il terzo dei tre HSS-1, l'esemplare MM 80237, e nei primi mesi del 1964 venne adottata una nuova colorazione degli elicotteri e il sistema dell'identificazione ottica.

  

  

Il 31 ottobre 1964 una violenta tromba d'aria si abbatté sull'aeroporto di Catania interessando gli hangar del 1º Gruppo; particolarmente colpiti furono i Seabat, a causa di un corto circuito elettrico che innescò un incendio, le cui fiamme fusero letteralmente le leghe leggere di cui erano costituiti gli elicotteri, risparmiando solamente il motore. Dei dieci elicotteri Seabat in quel momento in dotazione alla Marina Militare solo due si salvarono, gli esemplari 4-04 (MM149082) e 4-05 (MM149083) perché imbarcati sul Doria, impegnato insieme alla nave trasporto truppe Etna nella crociera in Estremo Oriente mentre il 4-10 (MM150821) rimase danneggiato in maniera talmente estesa da essere sottoposto ad un lavoro esteso di ricostruzione in Belgio, venendo poi ricodificato 4-03 dopo il ritorno in servizio, per non lasciare buchi di numerazione tra questo mezzo ed i rimpiazzi arrivati dagli Stati Uniti. La tromba d'aria colpì anche l'hangar dell'Aeronautica Militare Italiana situato a fianco di quello dato in uso alla Marina Militare, distruggendo una sezione di S-2F Tracker della Marina olandese in quel periodo rischierata a Catania per operare con l'87º Gruppo. Subito dopo la catastrofe furono immediatamente donati dagli Stati Uniti tre esemplari di SH-34G ritirati direttamente dal ponte di volo della portaerei Saratoga all'ancora nel Golfo di Napoli chiamati “Calmieri” dagli equipaggi per le loro condizioni di volo particolarmente usurate, privati delle apparecchiature antisom e utilizzati per compiti di ricerca e soccorso sulle portaerei americane, che presero la codifica da 4-06 a 4-08 e rimasero in servizio per poco tempo in quanto non considerati allo stesso standard degli altri esemplari e perché provati da un'attività molto intensa con la Marina degli Stati Uniti e vennero affiancati ed in seguito sostituiti da altri sei elicotteri SH-34J nuovi di fabbrica codificati da 4-09 a 4-14, che gli Stati Uniti cedettero, per colmare le perdite, tra il 1964 ed il 1967.

  

  

A partire dall'autunno 1969 con l'arrivo a Catania dei più moderni SH-3D Sea King i Seabat vennero progressivamente trasferiti presso il 5º Gruppo elicotteri che era stato costituito presso la nuova base elicotteri della Marina di Luni - Sarzana in provincia di La Spezia. Il Gruppo con l'arrivo dei Seabat, non più validi per l'impiego come mezzi antisommergibili, iniziò un periodo di collaborazione con il COMSUBIN e con il Battaglione "San Marco"; con la rimozione degli apparati antisommergibile ormai obsoleti, i Seabat vennero trasformati in elicotteri da trasporto per gli incursori del COMSUBIN e per gli uomini del "San Marco" per i quali venne modificata agli inizi del 1971 la poppa dell'Andrea Bafile per imbarcare stabilmente almeno due di questi elicotteri, che operarono fino al 30 giugno 1979, data della radiazione definitiva degli ultimi tre velivoli in servizio.

Buon Modsellismo a Tutti

Luca Zampieri "Zampy"

Signifer Auxilia - Kit Pegaso Models - Scala 54 mm

Significo romano del I sec D.C.

L'uomo che rivestiva l'incarico dei signifer degli ausiliari (Signifer Avxilia) era scelto tra quanti erano i più meritevoli, che si erano distinti per atti di valore e per una limpida condotta di servizio. Il signifer era infatti un principalis (ufficiale minore) che godeva di speciali esenzioni dai servizi più pesanti e aveva l'onore di rappresentare l'intera centuria della quale esibiva orgogliosamente l'insegna. Riceveva una paga doppia rispetto a quella di un semplice ausiliario ma inferiore a quella di un legionario.

  

  

  

Fondamentale e delicatissima era la sua funzione in battaglia, il signifer rimaneva vicino al comandante e ne riceveva gli ordini, traducendoli in movimenti dell'asta del signum, era perciò necessario che il signifer fosse un uomo di particolare esperienza e valore poiché la centuria agiva sulla base di quanto egli indicava. In battaglia i signifer stavano al ridosso delle primissime linee, quindi esposti al pericolo di contatto con il nemico. Il signifer era punto di riferimento e di aggregazione della centuria, infatti ogni auxilia sapeva di dover cercare il proprio signum per disporvi vicino ad esso per occupare il proprio posto ed assumere, insieme ai suoi commilites, lo schieramento voluto dal comandante. L'ordine emanato era “ad signum”.

  

  

  

Buon Modellismo a Tutti

Andrea Masiero

SPA-Viberti AS43 Ambulanza Scudata - Kit WIP3D - Scala 1/35

Progetto di ambulanza da campo per il Regio Esercito 1943-44

Nel gennaio 1944 le Officine Viberti di Torino ripresero il progetto dell'Autoblindo TL37, questa volta basato sul telaio della Camionetta SPA-Viberti AS43, al fine di ottenere un veicolo che fosse più economico e più facile da produrre rispetto ai blindati della "Serie AB".

Nell'aprile 1944 i veicoli erano pronti e nel maggio 1944 furono visti per la prima volta fuori dallo stabilimento di produzione.

  

È probabile che lo sviluppo della SPA-Viberti AS43 Ambulanza Scudata sia iniziato dopo lo sviluppo della Carrozzeria Speciale su SPA-Viberti AS43. Dai disegni originali, infatti, si possono osservare molti dettagli comuni. Ciò è stato probabilmente fatto dalle Officine Viberti per accelerare lo sviluppo, la produzione e ridurre i costi.

La differenza principale tra la Carrozzeria Speciale su SPA-Viberti AS43 e la SPA-Viberti AS43 Ambulanza Scudata era la sovrastruttura. La differenza più evidente era l'assenza della porta sinistra, sostituita sull'Ambulanza Scudata dal supporto per la ruota di scorta. A destra una porta era divisa in due parti a causa delle piastre corazzate angolate. La porta si apriva all'indietro e non avrebbe fornito un'adeguata protezione frontale ai membri dell'equipaggio se fossero scesi dal veicolo in una situazione di emergenza.

Dai disegni originali (e unici) del veicolo, sembra che la porta fosse identica a quelle della Carrozzeria Speciale, ma posizionata qualche decina di centimetri più avanti. Un'altra cosa interessante che si può notare è che, per accelerare il processo di progettazione e la futura produzione, i progettisti hanno preso la porta laterale sinistra della Carrozzeria Speciale e l'hanno posizionata su un telaio invertito sull'Ambulanza Scudata. Per questo motivo, purtroppo, si sarebbe potuto aprire solo all'indietro.

  

  

Lo scompartimento per il trasporto del ferito, era di forma più rettangolare e più alto dello scompartimento da combattimento della Carrozzeria Speciale. Nella parte posteriore era presente una porta centrale divisa in due parti. Per velocizzare la produzione, sia le porte laterali che quelle posteriori non furono dotate di feritoie. Questo poteva costituire un grave inconveniente, in quanto le feritoie avrebbero potuto essere utili ai membri dell'equipaggio per controllare l'area circostante prima di aprire la porta per evitare imboscate nemiche.

Lo SPA-Viberti AS43 Ambulanza Scudata avrebbe potuto essere un veicolo efficace sui campi di battaglia della Seconda Guerra Mondiale. La velocità non sarebbe stata molto elevata, ma avrebbe avuto una grande mobilità, anche fuoristrada.

Buon modellismo a Tutti

Paolo Baldoin "Paul Stainer"

Panzerspähwagen P 204 (f) - kit Revell - Scala 1/35

Wehrmacht, unità antipartigiana in Francia nel 1944

L'automitralleuse de découverte Panhard et Levassor Type 178 era una moderna realizzazione francese entrata in produzione dall 1935, quando la ditta francese concretizzò le richieste dell'esercito francese per una nuova autoblindo che rimpiazzasse i vecchi modelli allora in servizio. Il progetto venne derivato da un mezzo chiamato TOE-M-32, pensato per l'impiego coloniale in Nord Africa e armato con un cannone corto da 37 mm. La macchina che ne derivò aveva un motore posteriore (a differenza del precedente) mentre manteneva la propulsione 4×4.

  

Tecnicamente, essa era un veicolo, come detto, a trazione integrale 4×4 e motore posteriore, con una grossa torretta biposto (quando i carri francesi erano dotati di torri monoposto) armata di cannone semiautomatico da 25 mm SA 35. Questo armamento era capace solo di fuoco a colpo singolo, ma nondimeno poteva perforare corazze di 40 mm a 400 m di distanza, molto in quanto esso aveva una elevata velocità iniziale e quindi una potenza controcarro di tutto rispetto. Non tutte le macchine erano così armate, alcune avevano solo 2 mitragliatrici leggere da 7,5 mm (una coassiale era sempre presente anche col cannone) mentre i veicoli comando erano dotati di apparecchiature radio ma privi di qualsiasi arma. Per il resto, la costruzione era solida, con una buona meccanica e una corazza imbullonata.

  

  

  

In servizio in grandi quantità nel 1940, le Panhard combatterono in unità di cavalleria dell'esercito francese, tra le più numerose del mondo. Esse non poterono arrestare, nonostante la mobilità di tali unità si avvicinasse a quella delle Panzerdivisionen tedesche, l'invasione del loro Paese. Alla fine di giugno nel 1940 ne restavano in linea almeno 190, ma nessuna venne ceduta all'Esercito italiano, che scarseggiava di autoblindo mentre ebbe un certo numero di carri ex-francesi di dubbia utilità. La massa di veicoli rimasti era infatti tenuta dai tedeschi, che ebbero modo di apprezzarne le qualità, chiamandole Panzerspähwagen P 204 (f) e usandole per pattugliamenti antipartigiani in URSS. Altre 45 ebbero invece un uso diverso, nascoste dai reparti francesi e utilizzate dalla resistenza. La mancanza di torretta rese necessario armarle con realizzazioni di fortuna, ma pur sempre con armi da 25 o 47mm.
La storia non era finita, perché nel 1944, dopo la liberazione le Panhard tornarono in produzione per le esigenze dell'esercito francese, prodotte dalla Renault dalle fabbriche di Parigi. La Panhard 178B venne armata di cannoni da 47 mm e rimasero in servizio con la cavalleria francese nel dopoguerra, con altri impieghi in azioni durante le tragiche guerre d'Indocina e di Algeria, fino a che essa venne tolta dal servizio nel 1960. Infatti era arrivata una nuova blindo, con un cannone da 90 mm controcarro che l'adeguava alle corazze dei carri nemici, e scafo saldato, ma per il resto assai simile alla 178, si trattava della Panhard AML.

  

  

Buon modellismo a Tutti

Roberto Cimarosti "Cima"

03 Aprile 2024

Ikiryō

Ikyriō - Kit Mkotraros - Scala 75 mm

Ikyriō, lo "Spirito Vivente"

  

  

I termini ikiryō, o shōryō, seirei, ikisudama (生霊, lett. "fantasma vivente", "eidolon"), nelle credenze popolari e nella fiction giapponesi, si riferiscono ad uno spirito che lascia il corpo di una persona vivente e va a perseguitare altre persone o luoghi, a volte a grande distanza. I termini sono usati in contrasto a shiryō, che si riferisce invece allo spirito di un defunto.

  

  

  

Buon modellismo a Tutti

Andrea Masiero

Aermacchi MB.326 - Kit Heroes Model - Scala 1/144

Aermacchi MB.326 della Squadriglia Collegamento del 6° Stormo di base a Ghedi negli anni '80.

L'Aermacchi MB-326 è un aereo da addestramento avanzato, biposto, monomotore a getto e monoplano ad ala bassa, sviluppato dall'azienda aeronautica italiana Aermacchi nei primi anni cinquanta.
Progettato dall'ingegner Ermanno Bazzocchi (M=Macchi, B=Bazzocchi) per equipaggiare i reparti da addestramento dell'Aeronautica Militare, dal modello originale ne venne anche sviluppata una variante da attacco al suolo (la K - combat) che riscosse un discreto successo commerciale per il mercato dell'aviazione militare da esportazione.

  

  

È stato l'aviogetto italiano più venduto nel dopoguerra, entrando in 800 esemplari nell'armamento di 12 nazioni, tra le quali Argentina, Brasile, Repubblica Democratica del Congo, Ghana, Paraguay, Sudafrica, Togo, Tunisia, Emirati Arabi Uniti, Zambia.
Il MB-326 fu destinato al programma addestrativo avanzato su jet a reazione per i piloti dell'Aeronautica Militare. Venne in seguito utilizzato per lungo tempo presso la Scuola di Volo Basico Iniziale nella base di Lecce-Galatina e poi sostituito dal successore MB-339.
Alcuni velivoli Aermacchi MB-326 sono attualmente utilizzati presso la National Test Pilot School presso il Mojave Air and Space Port in California (USA) per l'addestramento degli aspiranti piloti collaudatori sperimentatori.

  

  

  

Buon Modellismo a Tutti

Luca Zampieri "Zampy"

Fiat CR.42 Falco - Kit Italeri - Scala 1/48

Fiat CR.42 Falco della 412^ Squadriglia Aut. Caccia della R.A. pilotato dal Ten. Mario Visintini in Eritrea nel 1940.

Il Tenente Mario Visintini, fu decorato con la medaglia d'oro al valor militare, e fu, in ordine di tempo, il primo degli assi dell'aviazione della Regia Aeronautica, e il pilota con in assoluto il maggior numero di abbattimenti in Africa Orientale tra tutte le forze belligeranti, nonché l'asso di biplani da caccia con il maggior numero di abbattimenti della seconda guerra mondiale, durante la quale ottenne sedici vittorie aeree confermate e cinque probabili, sotto le insegne della Regia Aeronautica, che si assommano alla vittoria aerea ottenuta durante la guerra civile in Spagna, con l'Aviazione Legionaria.

  

  

A causa della perdita dei registri della 412ª Squadriglia basata a Massaua, alla quale apparteneva, ricostruire le sue sedici vittorie non è facile. Nel corso di cinquanta combattimenti aerei, abbatté almeno cinque Blenheim britannici, un numero anche maggiore di Wellesley e quasi certamente tre Gladiator. A questi numeri si devono aggiungere quelli relativi agli aerei distrutti al suolo durante i mitragliamenti degli aeroporti di Gadaref, Goz Regeb e Agordat, che - secondo fonti britanniche - costarono alla RAF e alla SAAF "decine di aerei distrutti" (per l'esattezza trentadue aerei incendiati da solo e in cooperazione). Tutte le sue vittorie furono conseguite ai comandi del biplano Fiat C.R.42.
Visintini fu il primo pilota italiano da caccia della seconda guerra mondiale a ottenere notorietà come asso. Le sue imprese in Africa Orientale infatti vennero ampiamente pubblicizzate in Italia, dove gli venne dedicato anche il volume Il pilota solitario del libro Eroi e avventure della nostra guerra, pubblicato nel 1942. Per la sua meticolosità e abilità venne soprannominato il "cacciatore scientifico".

  

  

Buon Modellismo a Tutti

Francesco Sfriso "Kekko"

Joomla SEF URLs by Artio

CERCA NEL SITO

TECNICHE E COLORI

RECENSIONE AEREI

RECENSIONE MEZZI CORAZZATI

STORIA

Visite:

Oggi:1081
Questo Mese11601
Visite Totali4756998